La Legge di Bilancio 2022 introduce un'importante novità per quanti siano in pensione. L'Imu si deve pagare, anche se in forma ridotta. Per il 2022 l'agevolazione sulla tassa per la casa si riduce al 37,5% e coinvolge i contribuenti che stiano percependo una pensione e siano residenti all'estero. I cittadini stranieri potranno continuare a godere delle varie agevolazioni per gli immobili dei quali sono proprietari, e che sono collocati in Italia. Purché non siano stati locati o ceduti in comodato.

Sicuramente la notizia più importante è quella che riguarda i titolari di una pensione residenti all'estero, che potranno godere dell'agevolazione Imu nella misura del 37,5%. Nel 2021, questa agevolazione, si attestava al 50%. A prevederlo è l'articolo 1, co. 743 della legge n. 234/2021, grazie al quale il legislatore ha provveduto a rimodulare nuovamente la vecchia agevolazione, che era finita sotto la lente d'ingrandimento della Commissione Ue tre anni fa.

Imu e pensionati residenti all'estero!

L'articolo 13, comma 3 del Decreto Legge n 201 del 6 dicembre 2021 aveva disposto che dal 2015 che dovesse essere considerata come abitazione principale e quindi godere dell'esenzione Imu una sola unità immobiliare, che fosse posseduta da un cittadino italiano, non residente nel nostro paese. Doveva, quindi, essere iscritto all'Anagrafe degli italiani Residenti all'Estero (AIRE) e doveva essere titolare di una pensione nel paese di residenza. L'agevolazione era rivolta a quanti fossero proprietari di un immobile in Italia, purché questo non risultasse locato o in comodato d'uso. L'agevolazione Imu si arricchiva anche dell'abbattimento della Tari e di quella che ormai è diventata ex Tasi.

Attraverso la procedura di infrazione n. 2018/4141, la Commissione europea ha puntato il dito contro questa norma, segnalando come non fosse conforme al diritto comunitario. In essa vi era, infatti, un trattamento preferenziale e che potenzialmente poteva diventare sfavorevole ai cittadini stranieri, che fossero residenti all'estero e che possedessero un'unità immobiliare in Italia. L'agevolazione Imu venne, quindi soppressa con la riforma Imu del 2019.

Pensione ed Imu, l'agevolazione del 2022

Per il 2022 arriva una nuova agevolazione, per quanti siano titolari di una pensione e siano residenti all'estero. La nuova norma prevede che sia possibile usufruire di un'agevolazione per una sola unità immobiliare ad uso abitativo, purché non sia locata o non venga data in comodato d'uso. Deve essere, ovviamente, posseduta in Italia a titolo di proprietà od usufrutto da persone che non siano residenti in Italia. Devono essere, inoltre, titolari di una pensione maturata in regime di convenzione internazionale con l'Italia.

L'agevolazione consiste nella possibilità di pagare l'Imu in misura ridotta del 37,5%. L'agevolazione viene estesa anche alla tassa o tariffa sui rifiuti, che potrà essere pagata in misura ridotta di due terzi. In altre parole questa agevolazione è stata aggiornata e adeguata al diritto comunitario e viene estesa anche cittadini stranieri, che non siano residenti in Italia. È necessario ricordare che questa misura è rivolta unicamente a quanti siano titolari di una pensione maturata in regime di convenzione internazionale, cioè con periodi lavorati all’estero.

Imu: condizioni per ottenere l'agevolazione!

Ricordiamo che il pagamento dell'Imu interessa tutti i proprietari di immobili, i titolari di diritto di usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi e superficie sugli immobili e riguarda i fabbricati, i terreni, le aree edificabili, a qualsiasi uso destinati, compresi quelli strumentali o alla cui produzione o scambio è diretta l’attività dell’impresa. L'Imu non deve essere pagata sull'abitazione principale, purché non sia accatastata nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9.

Ricordiamo che quanti dovessero decidere di non presentare la dichiarazione Imu corrono il rischio di dover pagare una sanzione amministrativa che può variare dal 100 al 200% dell'imposta dovuta, con un minimo di 51 euro. A precisarlo è stata la stessa Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 3/2012.

Se la dichiarazione viene presentata, ma risulta infedele o incompleta, la sanzione prevista va dal 50 al 100% della maggiore imposta dovuta. Se l’omissione o l’errore riguardano elementi non incidenti sull’ammontare dell’imposta, la contestazione passa a una misura variabile da 51 a 258 euro. La stessa sanzione si applica anche nei casi di violazioni che riguardano la mancata esibizione o trasmissione di atti e documenti, ovvero per la mancata restituzione di questionari inviati dai comuni nei termini previsti. Le sanzioni previste per l’omessa e l’infedele dichiarazione, tuttavia, sono ridotte a un terzo se, entro il termine per la presentazione del ricorso, interviene l’adesione del contribuente con il pagamento del tributo, se dovuto, e della sanzione.