Non c'è pace sulle tasse che probabilmente gli italiani odiano di più. IMU, Tari e Canone Rai sono oggetto di continui dibattiti e decisioni che spiazzano i cittadini. Come nel caso dell'IMU. Abbiamo letto in questi giorni che organizzazioni internazionali come il Fondo Monetario Internazionale e l'OCSE chiedono a Draghi il ritorno dell'IMU anche sulla prima casa. Ma sempre sull'IMU il decreto sostegni la cancella per alcune categorie. Così come il Canone Rai è ridotto, si vocifera, del 50% per gli esercizi pubblici. E la TARI che porta cassa nei comuni, è prossima ad abbattersi sulle tasche delle famiglie. Proviamo allora a fare ordine, di cosa potrebbe accadere nelle prossime settimane.

IMU: il pressing su Draghi da FMI e OCSE

Il Fondo Monetario Internazionale è stato netto e chiaro. Non si può pensare che l'incremento del PIL, previsto già nel 2021, possa essere sufficiente a sostenere gli interessi debitori. Si deve intervenire con una patrimoniale sulle ricchezze più cospicue, ma in via temporanea. La posizione del Fmi è quella di mettere tasse più alte sui ricchi e sui redditi alti con l'obiettivo di pagare i conti dell’emergenza economica innescata dalla pandemia da Covid-19. 

Anche l'OCSE nel suo report Going for Growth 2021, chiede all'Italia di reintrodurre l'IMU sulla prima casa. Tutta colpa del Covid e della crisi economica. Ma non solo, l'organizzazione per la cooperazione e sviluppo economico chiede di aggiornare i valori catastali di tutto il patrimonio immobiliare. Questo significa incrementare le rendite catastali che sono alla base del calcolo dell'IMU. 

 

Le risorse possono arrivare da un intervento sul patrimonio degli italiani: reintroduzione dell'IMU sulla prima casa, revisione degli estimi catastali e ripensamento della cedolare secca

Fin'ora l'IMU non è applicata sulle prime case. Tuttavia una patrimoniali sulla casa già esiste pechè colpisce le seconde case e gli altri immobili commerciali. 

 

IMU: cancellata nel 2021

Sembra una partita a dama. Chi mangia chi? Le partite IVA mangiano i proprietari delle prime case? Sembrerebbe così visto che la reintroduzione dell'IMU sulla prima casa è richiesta da organizzazioni autorevoli internazionali. Ma nello stesso tempo, il Parlamento italiano, nell'iter di conversione del Decreto Sostegni, insiste in un intervento consistente a favore di ristoranti, bar, strutture ricettive, esercenti per i quali si va verso la cancellazione dell'IMU anche per il 2021. La misura era stata già introdotta nel 2020, prima con la cancellazione della prima rata, poi la cancellazione dell'intera IMU del 2020, con lo stralcio del saldo (grazie al decreto Ristori quater). 

La proposta di cancellazione dell'IMU per il 2021 arriva dal relatore in commissione bilancio, Daniele Manca che nel suo intervento sostiene 

Penso all'Imu, in questo caso si porrà attenzione al versamento 2021 per settori come il turismo: sarebbe inutile farla pagare. È un segno che lo stato e le istituzioni vengono incontro per la riduzione dei costi fissi. Un modo, anche questo, di evitare il conflitto sociale.

Le proteste, anche violente, di questi giorni non può che far prevalere il buon senso di chi guida il Paese in questo momento e quindi, riportando le parole del premier Mario Draghi

è il momento di dare i soldi e non di chiederli

dovrebbe essere ammessa la cancellazione dell'IMU per il 2021. Da capire solo se questa sarà solo per quei proprietari dell'immobile commerciale che gestiscono direttamente l'attività, oppure anche a chi è proprietario e concede in affitto la gestione dell'azienda.

 

Canone Rai: tra chi è graziato e chi paga

Il decreto Sostegni da 32 miliardi ha portato con un minicondono fiscale che grazia tutti coloro che tra il 2000 e 2010 non hanno pagato le tasse. Il primo ministro, Mario Draghi, ha raggiunto un equilibrio sui criteri di ammissibilità dello stralcio del debito fiscale. L'asticella temporale è stata fissata tra il 2000 ed il 2010 e non più fino al 2015 come chiedevano alcuni partiti dell'attuale maggioranza; mentre il requisito reddituale per vedersi cancellare i debiti con il fisco è fissato a 30.000 euro come reddito imponibile nel 2019. Chi ha un debito con il fisco, come il canone Rai non pagato tra il 2000 e 2010, e rispetta il vincolo reddituale, si vedrà cancellare le cartelle esattoriali se l'importo non supera i 5.000 euro. 

Chi invece non è graziato da pagamento del canone Rai sono i cittadini onesti che dal 2016 si vedono addebitare in nella bolletta dell'energia elettrica l'importo di 9 euro al mese per 10 mesi. La decisione di utilizzare la bolletta energetica (elettrica) come strumento di prelievo del Canone Rai risiede in due motivi. Il primo era quello di trovare un modo per ridurre il numero di coloro che non pagavano il Canone Rai, la cui riscossione era demandata all'ex Equitalia. Il secondo motivo risiede nel principio che chiunque possieda un'utenza elettrica domestica, presumibilmente ha anche un dispositivo per ricevere le frequenze televisive.

Canone RAI: le esenzioni in vigore

Se non si possiede nè un televisore nè altro apparecchio di ricezione di frequenze televisive (es. pc, tablet, smartphone) si può non pagare il canone RAI pur avendo attiva un'utenza elettrica. Per dichiarare di non possedere alcuno di questi dispositivi oltre alla tv, si deve compilare ed inviare una certificazione che attesti l'assenza del possesso della tv. Attenzione però. Perchè se l'utenza è intestata alla moglie o al figlio, o ad un soggetto che faccia parte dello stesso stato di famiglia, l'intestatario dell'utenza elettrica domestica dovrà pagare il canone Rai. La dichiarazione quindi è personale e non collegata alla propria famiglia. 

Il modello di dichiarazione sostitutiva va presentato direttamente dal contribuente o dall’erede tramite l’applicazione web sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate, utilizzando le credenziali Fisconline o Entratel, o Spid oppure tramite gli intermediari abilitati. 

Se la dichiarazione è presentata dal 1° febbraio al 30 giugno, l'esonero dall’obbligo di pagamento scatta per il secondo semestre dello stesso anno.

Se la dichiarazione è presentata dal 1° luglio al 31 gennaio dell’anno successivo, l'esonero dall’obbligo del pagamento vige per l’intero anno successivo.

 

Tari: in arrivo gli aumenti dai Comuni

La tassa sui rifiuti è una delle entrate maggiori delle casse dei Comuni. E per questo non è stata sospesa. Semmai molte amministrazioni locali hanno posticipato il pagamento, ma non cancellato. Anzi, in alcuni casi, sebbene le attività commerciali siano state ferme o soggette a chiusure e poi rimozione delle stesse, il 60% dei Comuni ha aumentato la tariffa della Tari in capo alle partite IVA che svolgono attività commerciale. Ad essere penalizzati maggiormente sono i negozi di ortofrutta, fiorai, pescherie, ristoranti, pizzerie e pub. Lo sancisce lo studio condotto dall'Osservatorio delle tasse locali di Confcommercio analizzando tutte le delibere comunali relative alla Tari.

Ma capita anche ai cittadini privati, come nel Comune di Chieti, che ha inviato la prima rata con scadenza 31 marzo, poi prorogata al 31 maggio. I cittadini di Chieti hanno notato un aumento della Tari che presenta una nuova voce che prevede l'esborso di un tributo, scorporato in due. Ma su questo chiarisce subito l'amministrazione comunale

Le cartelle inviate non prevedono aumenti, la voce che trovate a parte di pochi euro con codice TEFA è il tributo provinciale del 4% che fino allo scorso anno era versato al comune, mentre da quest'anno va direttamente alla provincia.

Anche Milano si appresta ad approvare le tariffe TARI per il 2021. Sono 1.000 gli emendamenti presentati al bilancio preventivo. E tra questi anche la proposta di Forza Italia di intervenire sulla Tari riducendo le tariffe

Già nel 2020 chiedemmo un taglio vero sulla Tari. Abbiamo presentato emendamenti per non farla pagare per le giornate in cui non si sono prodotti rifiuti. Speriamo che la giunta capisca che diminuire le tasse è la strada per salvare l'occupazione e le imprese. Se chiudono le imprese, anche il bilancio del Comune subirà gravi perdite future.

La Tari può ridursi se non si usa il servizio pubblico

Il Dl Sostegni introduce una profonda novità per la TARI. Infatti per gli operatori degli esercizi commerciali, artigiani e imprese, c'è la possibilità di fuoriuscire dal servizio pubblico per la gestione in toto o in parte dei propri rifiuti urbani, a patto che affidino la gestione a terzi soggetti. In questo modo si avrà diritto già da quest’anno a riduzioni tariffarie della Tari  in proporzione alle quantità avviate a qualunque processo di recupero e non solo al riciclo, diverso da quello municipale. La circolare del ministero per la Transizione ecologica dello scorso 12 aprile chiarisce modalità e tempistica.

 

Come fare per ottenere lo sconto sulla Tari? Si deve comunicare al gestore dei rifiuti del proprio Comune l’attestazione rilasciata dal soggetto che effettua l’attività di avvio a recupero rifiuti, a prescindere dalla quantità degli scarti prodotti nel processo di recupero. Ricordiamo che questo sconto vale solo sulla componente variabile. Resta dovuto il versamento della quota fissa della Tari.

Tocca ai Comuni, come ogni anno, stabilire le tariffe per l'anno in corso e comunicarle entro il 30 giugno. In caso di mancata approvazione rimane in vigore quanto previsto nell’anno precedente.

Tari: sconti per famiglie in difficoltà

Il bonus Tari è stato introdotto dal decreto fiscale n. 124/2019 ed è collegato al bonus sociale. Una serie di riduzioni a favore delle famiglie in condizioni economiche di svantaggio. Il collegamento al bonus sociale era stato determinato per semplificare la procedura di accesso allo sconto. In altri termini tutte le famiglie che risultavano beneficiare del bonus sociale, in automatico dovevano ricevere uno sconto sulla Tari. La base di riferimento è il valore dell'ISEE. Attraverso i dati comunicati dalle famiglie nel 2020, sulla base dei requisiti economici, l'ARERA, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, comunicava ai vari gestori delle utenze l'eleggibilità nell'ottenere lo sconto in bolletta e ai vari comuni i beneficiari per applicare lo sconto sulla Tari. Niente di tutto questo, lasciando ai singoli comuni di applicare nel regolamento TARI le condizioni per erogare uno sconto alle famiglie in particolare condizioni economiche di svantaggio.