Purtroppo in seguito alla pubblicazione della nuova circolare numero 174 resa nota il 22 novembre da parte dell’Istituto Nazionale Previdenza Sociale, sono stati informati i cittadini ed i contribuenti italiani di un possibile nuovo allarme che vede sempre più vicino il rischio di dover restituire i soldi indietro all’INPS.

A questo proposito, si tratta di un meccanismo di restituzione che non è affatto nuovo alla popolazione, in quanto potrebbe coinvolgere ogni giorno tantissime categorie di cittadini che anche inconsciamente risultano essere percettori di contributi e di benefici che non gli spettano.

Per questo motivo è diventato fondamentale riuscire a comprendere quali sono tutte le indicazioni operative da seguire da parte degli utenti e le nuove modalità previste da parte dell’Istituto Nazionale Previdenza Sociale in merito al processo obbligatorio di restituzione delle somme che sono state indebitamente percepite da parte dei cittadini.

In tal senso, si tratta a tutti gli effetti dell’applicazione di una serie di disposizioni che sono state previste da parte della squadra di Governo italiano precedentemente guidata da parte dell’ex Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, nonché attuale leader del Movimento 5 Stelle, contenute in un apposito decreto-legge, di cui si tratterà nei prossimi paragrafi.

In questo contesto, dunque, appare chiara la necessità di riprendere tutte le dinamiche legate alla restituzione delle somme che sono state indebitamente percepite, così da comprendere al meglio quali siano gli utenti ed i contribuenti italiani che si ritroveranno purtroppo a dover restituire i soldi indietro all’istituto.

Per questo motivo, all’interno del seguente articolo saranno effettivamente approfondite tutte le indicazioni contenute all’interno della recente circolare dell’INPS, numero 174, pubblicata il 22 novembre di questo anno. In tal senso, nei prossimi paragrafi, saranno anche riprese tutte le possibili condizioni che potrebbero di fatto presentarsi come potenziali fattori di rischio che tendenzialmente provocherebbero la necessità di restituire i soldi che sono stati indebitamente percepiti direttamente all’Istituto INPS.

Quali sono le novità sul rischio di restituzione dei soldi indietro all’INPS

Purtroppo è scattato immediatamente l’allarme di un possibile rischio di dover restituire i soldi indietro all’istituto Nazionale Previdenza Sociale che potrebbe andare a coinvolgere purtroppo un’ampia platea di cittadini e di contribuenti.

Si tratta dell’applicazione di una serie di normative e di leggi che hanno previsto la possibilità per l’Istituto previdenziale di richiedere la restituzione dei soldi che sono stati percepiti in maniera indebita da parte dei cittadini.

A tal proposito, effettivamente la circolare dell'Istituto Nazionale Previdenza Sociale pubblicato il 22 novembre 2021, numero 174, è volto a fornire tutte le indicazioni operative in relazione alla nuova modalità relativa alla restituzione delle somme che sono state percepite ingiustamente, in ottemperanza al decreto legge numero 34 del 19 maggio 2020.

In tal senso, la circolare illustra tutte le indicazioni e tutti i criteri per la determinazione relativa alle somme nette che sono oggetto di ripetizione. Tuttavia è necessario sottolineare che tutte le novità inerenti al rischio di restituire i soldi all’INPS saranno comunicate ulteriormente attraverso un successivo messaggio dell’Istituto contenente le istruzioni necessarie dal punto di vista operativo che fanno riferimento agli adeguamenti dei sistemi informativi.

La restituzione dei soldi indietro all’INPS: la premessa e il quadro normativo

Quando si parla del rischio di andare a restituire i soldi indietro all’INPS è necessario fare riferimento alle disposizioni che sono state inserite all’interno del testo del decreto-legge numero 34 del 19 maggio 2020, in particolare all’articolo150.

Si tratta di un decreto-legge, successivamente convertito con modificazioni dalla legge numero 77 del 17 luglio 2020 che riporta appunto le modalità di ripetizione dell’indebito sulle prestazioni previdenziali e sulle retribuzioni che sono state assoggettate alle ritenute alla fonte, a titolo di acconto.

Questa legge, ha quindi introdotto, al fine di semplificarne la procedura, il comma 2-bis nell’articolo 10 del Decreto del Presidente della Repubblica numero 917 del 22 dicembre 1986, che esplica ulteriori dettagli in merito alle somme restituite al soggetto erogatore, appunto l’istituto INPS.

A tal proposito, è stato quindi specificato che se tali somme sono state assoggettate a ritenuta, queste dovranno essere restituite da parte del soggetto debitore, al netto della ritenuta che è stata subita e non andranno a costruire degli oneri deducibili.

Restituzione dei soldi all’INPS: quando succede? 

I motivi per cui l’Istituto Nazionale Previdenza Sociale potrebbe richiedere i soldi indietro, possono purtroppo essere tantissimi, riguardare differenti ambiti e applicazioni di varia natura. Effettivamente, come precisato in precedenza, la legge consente all’Istituto previdenziale di provvedere al ricalcolo degli importi che spettano ad ogni cittadino contribuente in qualsiasi momento, così da poter effettuare un confronto diretto con gli importi erogati e corrisposti dall’Istituto stesso.

Per questo motivo, da tale confronto, potrebbero verificarsi delle situazioni in cui un soggetto abbia percepito degli importi superiori rispetto a quanto gli spettava effettivamente. È qui che emerge dunque la richiesta da parte dell’INPS di provvedere alla restituzione dei soldi, anche con la possibilità di effettuarla a rate.

Tuttavia, è necessario sottolineare che la richiesta dei soldi indietro da parte dell’Istituto Nazionale Previdenza Sociale nei confronti di un contribuente che ha indebitamente percepito una somma di denaro, sussiste soltanto nei casi in cui il calcolo errato non è dipeso da un funzionario INPS, bensì dal soggetto richiedente.

Questo potrebbe accadere in tantissime situazioni, ad esempio nei casi in cui il soggetto non ha effettivamente provveduto a dichiarare tutti i redditi percepiti dal lui e dal suo nucleo familiare, oppure nelle situazioni in cui egli abbia fatto delle dichiarazioni maggiori rispetto al suo nucleo familiare. 

Inoltre, spesso si potrebbero verificare anche delle situazioni in cui l’Istituto INPS richieda i soldi indietro quando un soggetto non ha aggiornato la propria situazione rispetto al coniuge, il quale potrebbe avere nel frattempo trovare un’occupazione lavorativa, o percepito un reddito lavorativo maggiore. 

Come si applica la restituzione dei soldi indietro all’INPS

Dunque facendo riferimento al testo contenuto all’interno della circolare INPS, resta fermo il diritto da parte del contribuente debitore di dedurre dal reddito complessivo nel rapporto diretto con il Fisco, tutti quegli oneri legati alle somme restituite, su cui non risulta essere stata applicata la ritenuta alla fonte.

In tal senso, nei casi in cui l’Istituto Nazionale Previdenza Sociale, in qualità quindi di sostituito di imposta, avrà la necessità di riprendere le somme che sono state indebitamente corrisposte, assoggettata durante gli anni precedenti, alle ritenute alla fonte a titolo di acconto, sarà opportuno che l’Istituto segua determinate modalità operative.

Innanzitutto, le somme che sono state richieste al contribuente, dovranno essere restituite da tale debitore al netto, non andando poi a costituire alcun tipo di onere deducibile per il cittadino, ovvero tra le spese che potranno essere effettivamente sottratte al reddito complessivo preso in considerazione ai fini IRPEF, prima di effettuare il calcolo dell’imposta.

Inoltre, al sostituito di imposta spetterà effettivamente un credito di imposta che dovrà essere pari al 30 per cento rispetto alle somme che sono oggetto di restituzione. In tal senso, tale credito di imposta sarà utilizzabile senza alcun limite di importi, in modalità di compensazione, seguendo quanto disposto dall’articolo 17 del decreto legislativo numero 241 del 1997.

Come si calcolano gli importi da restituire all’Istituto INPS?

Facendo riferimento a tutte le novità che sono state contenute all’interno del recente decreto-legge, convertito poi con modificazioni nella legge numero 77 del 17 luglio 2020, la disposizione ha previsto in maniera generica che le somme debbano essere restituito al netto della cosiddetta ritenuta che è stata subita da parte del contribuente

Appare chiaro quindi che non siano state fornite le modalità di determinazione dell’importo al netto, che dovrà essere inteso come l’ammontare complessivo che dovrà essere restituito da parte del contribuente che risulta essere debitore.

Tuttavia, all’interno della circolare l’Istituto Nazionale Previdenza Sociale approfondisce anche gli aspetti legati al calcolo delle somme che dovranno essere restituite, facendo riferimento anche ai casi in cui si verifichi un indebito relativo ad una parte di somma che è stata erogata durante gli anni precedenti. 

Nello specifico, sono stati riportati vari criteri che dovranno guidare e condurre il calcolo degli importi netti che dovranno essere restituiti direttamente all’INPS. Innanzitutto, l’individuazione delle somme nette dovrà essere effettuata per ogni annualità, nei casi di indebiti pluriennali.

Inoltre, nelle singole annualità, è necessario anche prendere in considerazione la complessiva posizione del soggetto, ovvero riferiti agli importi erogati dall’Istituto a quel soggetto in maniera complessiva, non soltanto quelli legati alla singola prestazioni di cui è debitore. 

Le caratteristiche del credito di imposta INPS e come funziona  

Dunque, la norma ha configurato anche la restituzione di un credito di imposta nei confronti del Fisco, inteso come diritto autonomo nonché distinto dal credito che viene riconosciuto dal contadino che percepisce la specifica prestazione.

Per questo motivo, è fondamentale che avvenga correttamente l’accertamento amministrativo, sia per la restituzione dei debiti da parte del cittadino, che per il diritto al credito di importa verso l’Erario.