Il Governo scende in campo per varare una vera e propria riforma Irpef, che dovrebbe dare una ringiovanita al sistema fiscale italiano. L'imposta dovrebbe prima di tutto essere costruita per incentivare la produttività: è questa, in estrema sintesi, l'esortazione di Ernesto Maria Ruffini, direttore dell'Agenzia delle Entrate. Secondo Ruffini sarebbe molto utile dare la possibilità ai contribuenti di detrarre immediatamente gli investimenti, invece di utilizzare il sistema degli ammortamenti rateizzati.

Questa soluzione - sempre secondo Ruffini - permetterebbe di adottare un sistema di tassazione per cassa, dopo che nel 2017, con la legge di bilancio, era stato introdotto un regime misto di cassa e competenza per le imprese minori.

La conclusione di questo processo - spiega Ruffini - potrebbe essere un sistema che abbini ai pagamenti mensili o trimestrali dell’Iva anche quelli dell’Irpef, superando il sistema della ritenuta d’acconto per i professionisti e quello di acconti e saldi per le imprese, e consenta di estendere la dichiarazione dei redditi precompilata anche a un certo numero di partite Iva.

Il bonus Irpef sarà cassato dalla riforma?

Il Governo è proprio intenzionato a procedere con una riforma vera e propria dell'Irpef. La domanda che a questo punto si pongono molti dei nostri lettori è se in qualche modo possa essere eliminato il bonus 100 euro in busta paga introddoto nel 2020. Ruffini spiega che qualsiasi sia l'intervento che verrà effettuato, sarà molto importante prestare attenzione attenzione ai possibili ed invitabili profili di psicologia fiscale. Ruffini ha poi spiegato che un'eventuale applicazione di un'imposta, in linea teorica, non dipende solo e soltanto dalla sua perfezione tecnica, ma anche dal fatto che la stessa venga accettata dai contribuenti.

L’accettazione di un’imposta - ha affermato Ruffini - è tanto più probabile quanto più il meccanismo d’imposta risulta operativamente semplice. Nel disegnare la nuova Irpef si dovrebbe tener conto che l’attuazione della pretesa impositiva non si esaurisce con la promulgazione della legge.

Irpef ma non solo!

All'orizzonte non si preannuncia solo e soltanto una riforma dell'Irpef. E' importante non soffermarsi solo e soltanto su quelli che potrebbero essere i risvolti in busta paga e temere che si possa perdere il famoso bonus 100 euro. Vi è anche un'altro importante capitolo.

Per quanto riguarda le ipotesi sull'introduzione di norme di rottamazione o di pace fiscale, ovviamente questa è una scelta del Parlamento, ma tutte queste disposizioni presuppongono che il cittadino sia a conoscenza del debito fiscale o previdenziale che sia a cui è chiamato ad adempiere - spiega Ruffini -. Avendo sospeso l’invio di questi atti nel 2020, anche l’introduzione di una rottamazione o di una rateizzazione straordinaria non risolve il problema comunque di portare a conoscenza del cittadino l’esistenza di questi debiti: quindi qualunque introduzione non può prescindere dal’invio di questi atti.

Secondo Ruffini, l'attuale sistema Irpef starebbe disincentivando l'offerta di lavoro. A determinare questo comportamento da parte di imprese ed aziende sono le aliquote marginali elevate sui redditi bassi, ma anche le detrazioni decrescenti al crescere del reddito. Secondo Ruffini:

sui redditi medio bassi (entro i 55.000 euro), l’attuale configurazione provoca il cosiddetto salto di aliquota, ossia uno scalino dell’aliquota marginale sui redditi aggiuntivi. Il sistema delle detrazioni e delle deduzioni ha determinato, con il tempo, una deformazione della progressività dell’imposta rispetto a quanto stabilito dalle aliquote nominali, determinando un potentissimo disincentivo a lavorare e guadagnare di più già a livelli bassi di reddito.

Riforma Irpef: l'ipotesi del modello tedesco!

La riforma Irpef potrebbe prendere ad esempio esempio dal modello tedesco. In Germania vi è un sistema di aliquote che permette di graduare con estremma precisione l'aliquota marginale effettiva. Viene, in questo modo, perfezionata la progressività dell'imposizione e si evita il disincentivo all'offerta del lavoro. Si invogliano le aziende ad assumere evitando che si venga a creare il cosiddetto salto di aliquota per i redditi medio bassi.

Ma come funziona, nel dettaglio, il modello tedesco? In Germania esiste una no tax area per i contribuenti che abbiano un reddito fino a 9.000 euro ed un aliquota variabile dal 14% al 42% per le persone che abbiano un reddito da 9.000 a 55.000 euro. E' necessario sottolineare, però, che un contribuente in Germania che abbia un reddito fino a 15.000 euro paga molte più tasse rispetto al contribuente italiano. Per la fascia compresa tra i 15.000 euro ed i 25.000 la curva delle due tassazioni si avvicina fino a sovrapporsi per le fasce di reddito comprese tra i 25.000 ed i 65.000 euro. In questo gioco è necessario capire come verrà strutturato il bonus 100 euro in busta paga, che interessa principalmente i lavoratori che rientrano nella fascia di reddito più bassa.