Le tasse sono l'incubo di tutti, in particolare dei lavoratori che ogni anno si ritrovano a dover pagare una determinata somma e a fare i calcoli tra lo stipendio lordo e quello netto. 

Avrete sicuramente sentito parlare dell'Irpef, l'acronimo di imposta sul reddito delle persone fisiche, ma siete sicuri di conoscerne tutti i dettagli e le regole che si aggirano intorno all'argomento? 

In questo articolo vogliamo approfondire il tema, in particolare affronteremo alcuni aspetti importanti troppo spesso trattati con leggerezza e superficialità. Tra questi il calcolo, le differenze tra una categoria e l'altra e le novità del 2021.

Irpef: che cos'è?

Quando parliamo di Irpef facciamo riferimento ad un'imposta diretta e totalmente personale valida per tutte le persone fisiche, vale a dire tutti i lavoratori e non le aziende intese come enti, capitali, società. 

Questa tassa è valida in Italia e segue delle linee guida che si trovano nel testo unico delle imposte sui redditi, emanato con DPR 22 dicembre 1986 n. 917.

L'imposta è progressiva, ciò significa che cresce in base al reddito di ogni singolo cittadino. Più il reddito è alto e più l'Irpef aumenterà.

Secondo quanto si legge sul testo unico, esistono sei tipi di redditi:

  • reddito capitale: che derivano dal profitto finanziario e dai dividendi da partecipazione.
  • reddito fondiario: fa riferimento ai terreni e ai fabbricati, che si trovano nel Paese, che sono o devono essere segnalati, a cui viene attribuito un profitto, nel registro dei terreni o in quello edilizio urbano.
  • reddito di lavoro dipendente: inerenti alle relazioni aventi per oggetto la prestazione di lavoro, con qualsiasi qualifica, dipendente o subordinato ad altri. Rientra in questa categoria anche il lavoro a domicilio se considerato lavoro dipendente facendo riferimento alle norme legislative sul lavoro.
  • reddito di lavoro autonomo: derivano dal lavoro abituale, ma non esclusivo.
  • redditi di impresa: legato al lavoro di impresa commerciale, cioè tutti gli esercizi professionali ed abituali, ma non esclusivi. 
  • reddito diverso: tutti quei profitti che non rientrano in alcuna categoria e presentano caratteristiche diverse.

L'imposta rispetta l'anno solare e, salvo eccezioni, ad ognuno di essi corrisponde una quota tributaria autonoma. Ogni categoria presenta delle regole che dovranno essere rispettate e seguite nel corso del pagamento. 

Irpef: un po' di storia

L'Irpef è stata istituita con la riforma del sistema tributario del 1974. All'epoca essa conteneva 32 aliquote, dal 10% al 72%, per gli scaglioni di reddito da 2 a 500 milioni di lire.

Solo successivamente, con il DPR n. 917/1986, l'argomento è stato racchiuso in un unico testo che ha sostituito i decreti presidenziali nn. 597, 598 e 599 del 1973.

Prima della riforma, il sistema tributario italiano era molto complesso e si basava su diversi tipi di imposte che venivano applicati alle varie categorie di reddito. Per la svolta ci vollero circa dieci anni e l'obiettivo da parte del governo era quello di introdurre due tipi di quote, da una parte un’imposta personale a carattere progressivo sui redditi e dall'altra un’imposta a carattere generale sui consumi.

A partire dal 1973, la riforma fiscale prese forma, prima con l'introduzione dell'IVA, Imposta sul Valore Aggiunto e l’INVIM, Incremento Valore Immobili, successivamente venne aggiunto l’Irpef.

Irpef: chi sono i soggetti passivi

Quando si parla di Irpef bisogna far riferimento ai cosiddetti soggetti passivi, vale a dire tutti coloro che devono pagare l'imposta. 

Secondo quanto si legge sul testo unico delle imposte sui redditi:

I soggetti passivi dell'imposta sono le persone fisiche, residenti e non residenti nel territorio dello Stato. Ai fini delle imposte sui redditi si considerano persone residenti sul territorio italiano soggetti che per la maggior parte del periodo di imposta risultino iscritti nell’anagrafe comunale della popolazione residente e che abbiano domicilio o residenza nel territorio italiano.

A partire dal 1 gennaio 1999 sono stati considerati residenti nel territorio italiano, salvo prove contrarie, anche quei cittadini italiani cancellati dall’anagrafe dei residenti e trasferiti in Paesi che adottano un regime fiscale privilegiato. 

Esistono poi i soggetti passivi impropri cioè le società di persone e di capitali dove i soci adottano la tassazione per trasparenza, a prescindere dal guadagno effettivo e quindi pagano l’imposta direttamente in base alla loro quota di partecipazione.

Come si calcola l'Irpef

Per calcolare l'imposta è necessario fare riferimento a due elementi:

  • aliquote a scaglioni
  • detrazioni

Per quanto riguarda le aliquote, all'inizio il numero previsto era di 32, adesso invece cambiano di anno in anno. Ad ogni modo l'Irpef, come si legge sul sito dell'Agenzia delle entrate:

si applica sul reddito complessivo del soggetto. L’imposta lorda si calcola applicando al reddito complessivo, al netto degli oneri deducibili, le aliquote per scaglioni.

Secondo quanto si legge su www.finanzamia.com, gli scaglioni previsti per il 2021 sono:

  • 1° scaglione: reddito compreso tra 0 e 15 mila euro. L’aliquota Irpef è pari al 23% e corrisponde, in caso di reddito pari 15.000 euro, ad una tassazione di 3.450 euro. Nulla è dovuto per i redditi fino ad 8.174,00 euro (no tax area);
  • 2° scaglione: reddito tra 15.001 e 28 mila euro. In questo caso si prevede l’aliquota Irpef  per i contribuenti del 27%;
  • 3° scaglione: reddito compreso tra 28.001 e 55 mila euro. L’aliquota Irpef è pari al 38%;
  • 4° scaglione: reddito compreso tra 55.001 a 75 mila euro. In questo caso l’aliquota Irpef è pari al 41%.;
  • 5° scaglione: reddito oltre i 75 mila euro, l’aliquota Irpef applicata è del 43%.

 Le detrazioni, invece, permettono di ridurre l'imposta lorda e determinano quella netta. Applicandole quindi i cittadini avranno la possibilità di accedere ad una specie di abbassamento che si può manifestare in due modi:

  • oneri deducibili: si sottraggono alla somma prima di calcolare la tassa da pagare, andando a diminuite la base imponibile su cui si calcola l’imposta.
  • oneri detraibili: vengono tolti direttamente dalle imposte da pagare, dimunendo così la quota delle stesse.

 Novità Irpef 2021

Rientra nella legge bilancio 2021 anche la questione dell'Irpef, vale a dire viene confermato il bonus in busta paga cioè l'ex bonus Renzi degli 80 euro. Il sussidio dei 100 euro netti al mese, riconosciuto ai lavoratori dipendenti con un reddito non superiore ai 28.000 euro, ha preso il posto del bonus Renzi.

Mentre per coloro che superano tale somma annuale è prevista una nuova detrazione fiscale. Per chi percepisce un reddito tra i 28.000 e 35.000 euro riceverà un bonus di circa 97 euro, che si riduce fino ad un minimo di 80 euro; chi possiede un reddito tra 35.000 e 40.000 l’importo parte da 80 euro fino a ridursi progressivamente. 

La riforma del Governo Draghi tende a ridefinire il sistema tributario e fiscale e in particolare il testo unico dell'Irpef. Essa ha l'obiettivo di 

diminuire l’aliquota media reale facendo riferimento soprattutto ai lavoratori che rientrano nella fascia di reddito 28.000-55.000 e cambiare il sistema delle aliquote marginali effettive, così da eliminare le disparità più evidenti.

Rimborso Irpef

In questi ultimi giorni si è parlato del bonus Irpef, ma di cosa si tratta? Non c'è nulla di nuovo in questa definizione, vale a dire che i lavoratori potranno ricevere un conguaglio come avviene ogni anno, a seconda dei calcoli che si basano sulla dichiarazione dei redditi annuale.

Secondo quanto si legge su la Fondazione studi consulenti del lavoro

L’erogazione avviene di regola durante l’anno di maturazione con le buste paga mensili e il datore di lavoro è obbligato ad effettuarle.

Inoltre si legge che

non è previsto nessun accumulo nella busta paga di agosto poiché si tratta di detrazioni fiscali già riconosciute dal datore di lavoro e godute precedentemente dal lavoratore. 

Irpef per partita iva

Anche coloro che possiedono la partita iva saranno soggetti al pagamento dell'Irpef.  L'imposta per questa cerchia si baserà sia sui redditi prodotti dalle attività in corso sia sugli altri redditi prodotti. 

Una parte di coloro che possiedono la partita iva non pagherà l'Irpef, vale a dire tutti coloro che hanno quella a regime forfettario. Quelli che rientrano in questa categoria avranno un'imposta sostitutiva pari al 15%, per chi è alla prima attività la quota sarà del 5%. 

L'imposta sostitutiva per i forfettari va a sostituire oltre che l'Irpef, le  addizionali regionali e l'IRAP.

L’imposta sostitutiva del 15% andrà versata secondo i termini previsti per l'Irpef e seguirà il modello F24 e le stesse modalità del sistema generale. Quindi è obbligatorio, facendo riferimento all’importo dovuto, il versamento dell’acconto dell’imposta sostitutiva. Sia il versamento dell’imposta sia quello dei contributi vanno effettuati telematicamente.

Qualora il possedente di partita iva forfettaria dovesse percepire ulteriori redditi assoggettati a tassazione ordinaria sarà tenuto a pagare l'imposta Irpef. Ad ogni modo, anche coloro che non pagheranno la quota dovranno mostrare la dichiarazione dei redditi annuale. 

Inoltre, i lavoratori con regime forfettario possono richiedere il bonus  dei 100 euro solo nel caso in cui i redditi dai soggetti interessati prodotti non derivino esclusivamente da lavoro autonomo.

Secondo quanto si legge sul sito dell'Agenzia delle Entrate

Qualora il contribuente, titolare di redditi che consentono l'utilizzo del beneficio fiscale in argomento, produca anche redditi di lavoro autonomo in regime forfetario, tali introiti devono essere considerati nella determinazione del reddito complessivo ai fini della verifica della spettanza del trattamento integrativo.