Sulla riforma fiscale si è parlato molto in questi ultimi mesi, cosa potrebbe cambiare, cosa non cambierà. Quello che è certo, e sembra essere stato messo in chiaro dallo stesso Draghi è che non aumenteranno le tasse. Una dichiarazione forte che il premier ha voluto sottolineare, soprattutto per quanto riguarda gli immobili, per tentare di chiudere le polemiche sulla prossima revisione del catasto.

Resta però da colmare il vuoto derivato dalle mancanze di fondi nelle casse del fisco. Dovute sicuramente anche allo stop di quasi due anni di cartelle esattoriali e notifiche, pagamenti e pignoramenti. Oltre ad un problema abbastanza radicato di evasione abituale e di magazzini pieni di crediti non più esigibili.

Quindi anche la lotta all'evasione resta un nodo centrale della riforma del fisco, e si sta parlando proprio in queste ultime ore anche di interventi che necessitano l'approvazione del garante della privacy, per attuare nuovi controlli e rafforzare le verifiche sui contribuenti sospetti.

Altro punto da risolvere è quello sull'irpef, e sulle detrazioni fiscali e sgravi, le cosiddette tax expenditures, sulle quali il governo ha intenzione di mettere mano. In pratica la questione da risolvere è: come tagliare le tasse in busta paga ai lavoratori del ceto medio, e come recuperare i fondi eliminando la frammentazione del sistema di spese detraibili e deducibili, in favore di una maggiore semplificazione.

Tutto ciò inevitabilmente andrà a colpire qualcuno che attualmente beneficia di questo tipo di agevolazioni, ma andrà a impattare positivamente su una grande fetta di lavoratori dipendenti e pensionati che vedrebbero aumentare le entrate grazie ad una minore percentuale di imposta irpef.

Cosa cambierà per gli italiani? Per chi aumenteranno gli stipendi e per chi invece diminuiranno le detrazioni e i bonus che attualmente sono inseriti in busta paga? Ecco in base al testo della prima legge delega di riforma fiscale, quali saranno i cambiamenti più significativi.

Riforma fisco e irpef: tagli in arrivo

Lo scorso giugno si era parlato molto delle varie proposte dei partiti in merito ad un abbassamento della percentuale di imposta irpef, che attualmente grava sulle tasche dei lavoratori in maniera non proprio equa, soprattutto per quanto riguarda il cosiddetto terzo scaglione cioè quello al 38% per i redditi imponibili tra i 28.000 e i 55.000.

Perchè la differenza con il precedente è troppo elevata, visti gli undici punti in più. Infatti i redditi da 1.000 fino a 28.000 sono attualmente tassati al 27%.

Tutto ciò contribuirebbe non solo ad abbassare il peso del fisco sui redditi, ma a rafforzare il potere di acquisto del ceto medio e a ridurre il costo del lavoro. Su questo argomento si sta decidendo per la riduzione di uno o forse due punti in meno, e le forze politiche sono tutte d'accordo in merito alla necessità.

Il taglio comporterebbe un netto in busta paga più elevato per circa 7 milioni di contribuenti. Nulla di certo invece per quanto riguarda la tassazione dei ceti medio bassi ed un eventuale ritocco anche per le percentuali.

Tra le proposte, ricordiamo, c'era anche quella di abbassare l'aliquota per i redditi fino a 28.000 e di alzare la soglia di incapienza ed esenzione irpef. Bisogna però ammettere che nella legge delega nulla è stato ancora definito con certezza, e quindi per parlare di un intervento effettivo, bisognerà attendere l'approvazione dei successivi decreti, quindi le misure in merito agli scaglioni irpef potrebbero subìre ulteriori variazioni.

Riforma fisco Draghi: detrazioni fiscali irpef cancellate

Quello sul sistema di detrazioni è un altro argomento attuale e previsto nella riforma del fisco, fortemente voluto soprattutto da Draghi, che ha sempre ribadito l'inutilità di revisionare le tasse "una alla volta" ma che per una vera e propria riforma ci sia la necessità di rivedere e modificare l'intero pacchetto delle tax expenditures.

Di fatto si parla di detrazioni, deduzioni fiscali, che attualmente in Italia sono svariati e frammentati. In favore di una semplificazione però, si cerca anche di ridurre la spesa, perchè il fine è esattamente quello.

E dunque la revisione delle tax expenditures prevede inevitabilmente qualche taglio netto ai benefici che attualmente sono ancora presenti nel sistema fiscale italiano. Fa parte di questa manovra anche l'assegno unico che da gennaio 2022 andrà ad eliminare le detrazioni per i figli a carico e gli assegni familiari ANF, per passare ad un bonus universale basato sul reddito ISEE. Quindi non più legato alla busta paga e all'imponibile irpef, ma che terrà conto di tutti i patrimoni del nucleo familiare.

Come questo, potrebbero poi gradualmente essere assorbite nella riforma altre detrazioni delle quali attualmente i contribuenti possono beneficiare sia in busta paga che dopo presentazione del modello 730 per la dichiarazione dei redditi.

Un'altra proposta infatti che probabilmente prenderà forma insieme all'abbassamento delle aliquote irpef è l'assorbimento del bonus per la riduzione del cuneo fiscale.

Il trattamento integrativo da 100 euro, attualmente erogato sotto forma di detrazione irpef variabile per i redditi da 28.000 a 40.000, diventerebbe strutturale grazie all'abbassamento della relativa aliquota.

E non solo, grazie alla riduzione percentuale ne beneficierebbero anche i redditi superiori, e fino a 55.000 euro. Mentre per chi riceve il bonus da 100 euro, cioè sotto la soglia dei 28.000, se l'aliquota relativa allo scaglione non dovesse cambiare, non dovrebbe nemmeno essere intaccato il relativo taglio del cuneo fiscale, che il precedente governo aveva reso già definitivo ed aumentato, portandolo dagli 80 euro del bonus Renzi a 100, già a luglio del 2020.

Irpef in busta paga e pensione: cosa cambia e per chi

Abbiamo visto come una riforma e una revisione delle aliquote irpef potrebbe portare benefici a tutti i lavoratori dipendenti che si trovano all'interno del terzo scaglione, e molto probabilmente anche a quelli che attualmente risultano incapienti.

Ma non solo busta paga, bisogna agire anche per quanto riguarda i pensionati, che attualmente non beneficiano del taglio del cuneo fiscale, il trattamento integrativo che prevede fino a 100 euro di bonus in più sullo stipendio come rimborso irpef, o detrazione, calcolato in base al reddito.

Nella legge delega c'è l'impegno del governo, di aumentare di ulteriori 6 miliardi il taglio del cuneo fiscale. Il Ministro Franco ha dichiarato che: "Il cuneo fiscale sul lavoro che in Italia è relativamente elevato, per un lavoratore di reddito medio è di 5 punti superiore a quello della media europea".

Quindi è ovvio che un graduale abbassamento dell'imposta sul reddito è il primo passo da compiere per arrivare al traguardo. Questo però ovviamente rafforzando le misure di contrasto all'evasione, contemporaneamente, per reperire i fondi necessari e garantire la copertura di tutto l'intervento. In questo caso attuando le proposte contenute nella legge delega, ne potrebbero usufruire anche i pensionati, visto che la pensione è assoggettata ad irpef al pari dello stipendio.

Quello del potere di acquisto di chi percepisce la pensione è uno dei temi sviluppati ultimamente dal governo, e sul quale si intende puntare nei prossimi mesi. Oltre a questo però ci sarà da risolvere anche il problema delle pensioni anticipate e di strutturare una riforma che non penalizzi troppo gli esclusi da quota 100.

Riforma fisco, la sovraimposta: addio addizionali regionali irpef

Sempre in tema di tassazione irpef, è emersa la volontà del governo di eliminare l'addizionale regionale e comunale, applicata in busta paga ai lavoratori dipendenti e sulle pensioni, in favore di una sovraimposta. In sostanza cosa cambia? Non solo il nome, potrebbe infatti venire modificato il calcolo del tributo.

Resterà però di competenza delle regioni una eventuale decisione di rimodulare le attuali aliquote, sempre entro i massimali previsti dal governo. Questo però non scongiura il fatto che la relativa percentuale, dando piena autonomia agli enti locali della applicazione potrebbe aumentare per qualcuno che attualmente paga il minimo.

Riforma Draghi: non solo irpef, tagli alle tasse per partita iva

Se nei piani del governo c'è principalmente l'obiettivo di ridurre il cuneo fiscale per i lavoratori dipendenti col taglio all'irpef, non saranno esclusi da un alleggerimento del carico fiscale anche i titolari di partita iva e chi paga attualmente le tasse per la propria attività.

Da tempo infatti si spinge per una drastica riduzione dell'Irap, cioè l'imposta regionale sulle attività produttive. L'eliminazione totale per il momento non è tra le proposte ma si parla di una manovra che gradualmente potrebbe ridurre il carico sui titolari di attività.

Purtroppo però fino a quando non verrà effettivamente firmato un relativo decreto, la situazione potrebbe rimanere in bilico e alla fine il governo potrebbe optare per una imposta sostitutiva, come già sta accadendo alle addizionali irpef, che comunque non risolverebbe il problema.

La stessa cosa si presenta con il problema del regime forfettario. Tra le ultime ipotesi infatti si parla di una revisione del sistema flat tax, che potrebbe portare al graduale superamento del brusco scaglione che passa dal 15% al 41% quando si superano i 65.000 euro. Al pari della revisione delle aliquote irpef infatti la riforma dovrebbe prevedere nuove norme anche per questa categoria di contribuenti.

Almeno, sarebbe da prevedere un ulteriore regime agevolato, da adottare per i due anni successivi al superamento del limite di compensi e ricavi, per facilitare l'ingresso alla tassazione ordinaria.

Il discorso sulla revisione della flat tax però al momento resta solo una tra le tante ipotesi in discussione, che verranno portate avanti nei prossimi mesi dalle parti politiche. Nulla per il momento è stato deciso, in quanto l'argomento non è stato trattato nel testo della legge delega. C'è infatti ancora tempo per emanare i relativi decreti che stabiliranno esattamente quali e quante saranno le riforme effettive, che dovranno essere approvate nei prossimi 18 mesi.