Sono diverse le novità in arrivo per quanto riguarda l'IRPEF nei prossimi mesi. Novità per l'IRPEF sono previste a breve e medio termine. Da una parte con la possibilità di vedersela rimborsata, in caso di credito d'imposta, a partire dal mese di luglio; dall'altra con una nuova casistica riguardante le detrazioni; e in prospettiva con una riforma IRPEF allo studio del Governo Draghi, che dovrebbe servire ad abbassare le tasse per un maggior numero di imprese – in particolare piccole e medie – e quindi da una parte a combattere l'evasione fiscale (ancora molto alta in Italia e in particolare proprio a causa dell'evasione dell'IRPEF), e dall'altra a rilanciare l'economia aumentando il PIL, e compensando così i costi dell'operazione.

Rimborsi a partire da luglio

L'IRPEF - Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche – è un po' il simbolo di tutte le tasse, ed è anche la più evasa, ma anche quella da cui lo Stato, secondo Wikipedia, percepisce circa un terzo delle entrate tributarie: 184,89 miliardi di Euro su 433,37 nel 2009. 
Primo punto: i rimborsi IRPEF. Come spiega Proiezionidiborsa.it in questo articolo, coloro a cui spetterà un rimborso IRPEF potranno averlo in busta paga, sulla pensione, o sul conto corrente ove manchi un sostituto d'imposta, già da luglio, se presenteranno il Modello 730 entro fine maggio. Il rimborso spetta, naturalmente, se dalla dichiarazione dei redditi – sottraendo ai redditi detrazioni e deduzioni - risulta un conguaglio IRPEF a credito. 

Prima presenti, prima incassi

Il modello 730 riguarda lavoratori dipendenti e pensionati, e può essere presentato all'Agenzia delle Entrate a partire dal 10 maggio e fino al 30 settembre. I primi a ricevere il rimborso dell'IRPEF sono i lavoratori dipendenti, mentre i pensionati, generalmente, devono attendere due mesi dalla data di presentazione del 730. Se poi capita - come ricorda Quifinanza.it in questo articolo - che il proprio modello sia tra quelli scelti a campione dall'Agenzia per un controllo preventivo – che può essere effettuato entro quattro mesi dalla data di scadenza per la presentazione, allora il rimborso dell'IRPEF può arrivare fino a 6 mesi dopo la data di scadenza per la presentazione della dichiarazione dei redditi.

Se poi non si ha un sostituto d'imposta – cioè l'intermediario che presenta la dichiarazione a nome del contribuente, come il commercialista – si deve fornire direttamente all'Agenzia delle Entrate il proprio IBAN per ricevere il credito IRPEF sul conto corrente, ma in questo caso si potrebbe finire in fondo alla lista dei beneficiari, ricevendo i soldi entro fine anno. 

Attenzione alla franchigia sulle spese mediche

A proposito delle detrazioni, è quindi utile inserirne il più possibile, ma tenendo presente che può esserci una soglia minima di franchigia, entro la quale la detrazione non spetta: nel caso delle tanto gettonate spese mediche e sanitarie, questa soglia è di 129,11 Euro, e la detrazione è al 19%. 

I rimborsi IRPEF saranno dunque a scalare, e le tempistiche dipendono dai termini per cui CAF e patronati devono presentare le dichiarazioni all'Agenzia delle Entrate. I rimborsi arrivano al contribuente nel mese successivo a quello in cui scade il termine per l'intermediario. Per le dichiarazioni presentate entro fine maggio CAF e patronati devono presentare i risultati entro il 15 giugno. E così di seguito nei mesi successivi. 

Niente IRPEF sugli affitti non incassati

Un'altra nuova agevolazione che riguarda l'IRPEF è il fatto che questa non sarà dovuta sugli affitti se l'inquilino non ha pagato la rata d'affitto. Lo spiega qui il Corriere: la misura è in un emendamento al Decreto Sostegni bis, approvato dalle Commissioni Bilancio e Finanze del Senato. I canoni di locazione non riscossi potranno non essere dichiarati dal locatore (chi dà in affitto l'immobile) se il locatario (l'inquilino) non li ha pagati. Questa misura era già prevista nel Decreto Crescita, come ha ricordato il presidente della Commissione Bilancio al Senato, Daniele Pesco del Movimento 5 Stelle. Ma riguardava solo i contratti di affitto stipulati a partire dal 2020. Con l'emendamento l'agevolazione si estende anche ai contratti stipulati negli anni precedenti. 

Per inciso, possiamo ricordare un altro emendamento approvato dalle stesse Commissioni parlamentari, che prevede l'esenzione dal pagamento dell'IMU di giugno per proprietari e gestori di immobili sede di attività imprenditoriali per chi ha subito un calo di fatturato a partire dal 30% rispetto al 2019.

Nel quadro del Recovery Fund

Oltre queste agevolazioni pensate per alleggerire il carico fiscale su cittadini e imprese provati dalla crisi economica legata alla (perdurante) pandemia da Covid-19, allo studio del Governo Draghi c'è una riforma complessiva del sistema fiscale italiano, che coinvolge anche l'IRPEF.
Un programma di riforme con piani e tempistiche è la condizione per avere dall'Europa i fondi del Recovery Fund, ed è comunque l'impegno “standard” delle campagne elettorali e poi dei programmi di governo. Le più ricorrenti sono: riforma della giustizia (cioè dei processi), riforma delle pensioni e appunto riforma fiscale.
Il Recovery Fund, ricordiamolo, ammonta complessivamente a 750 miliardi di Euro, di cui 390 miliardi a fondo perduto e 360 miliardi in prestiti. All'Italia spettano 208,8 miliardi (la somma più alta di tutte), divisi in 81,4 miliardi a fondo perduto e 127,4 miliardi in prestiti

Come potrebbero cambiare le aliquote

Per quanto riguarda in particolare l'IRPEF, l'attuale Governo ha allo studio una ridefinizione delle aliquote – le percentuali applicate sui redditi – e una ridefinizione anche degli scaglioni di reddito, che nei progetti del Governo dovrebbero passare da cinque a tre. Lo scopo è quello di alleggerire la tassazione sui redditi più bassi stimolando così l'impresa, aumentando il PIL e compensando la perdita di gettito in percentuale. 

Al momento le aliquote IRPEF sono:

23% fino a 15000 Euro

27% da 15000 a 28000 Euro

38% da 28.000 a 55.000 Euro

41% da 55.000 a 75.000 Euro

43% oltre i 75.000 Euro.

La riforma prevederebbe la seguente suddivisione:

23% fino a 25000 Euro

33% da 25000 a 55000 Euro

43% oltre i 55000 Euro

Chi pagherebbe meno e chi di più

In questo modo, rispettando i principio di progressività e proporzionalità sanciti in Costituzione come ispiratori dell'intero sistema fiscale italiano, si andrebbe ad ampliare la platea di imprese a cui applicare l'aliquota più bassa, e dall'altra parte si farebbe pagare l'aliquota massima a una platea più ampia di coloro che percepiscono i redditi più alti. 

Le piccole e medie imprese, risparmiando sull'IRPEF, potrebbero migliorare la propria produttività, si avrebbe quindi un aumento complessivo del PIL nazionale. Inoltre la ridefinizione delle aliquote IRPEF non sarebbe l'unico punto della riforma fiscale, anche se forse quello più “in vista”.
Un altro punto allo studio, per esempio, sarebbe quello di aumentare la tassazione delle Partite IVA, che in Italia sono numerosissime. In particolare si tratterebbe di rivedere il regime forfettario agevolato, che per i primi cinque anni di attività prevede una tassazione molto bassa. Tra le ipotesi, anche quello di prelevare le tasse dovute allo Stato direttamente dal conto corrente dei titolari. 

Sul modello tedesco

Altro elemento della riforma fiscale allo studio del Governo Draghi: ridurre le agevolazioni fiscali, per reperire i 10 miliardi di Euro calcolati come per compensare la riforma degli scaglioni IRPEF, sostituendoli con trasferimenti diretti di denaro (naturalmente con un saldo attivo per lo Stato).

Il modello fiscale di riferimento è quello della Germania. Che è, naturalmente, progressivo, ma anche più flessibile di quello italiano. Perché, dopo una no tax area a 9000 Euro, ci sono due scaglioni a tassazione fissa per i redditi più alti (42% tra i 55000 e i 260000 Euro, 45% oltre quest'ultima cifra). Mentre nella fascia dei redditi medio- bassi, tra 9000 e 55000 – presumibilmente quelli che riguardano la gran parte dei contribuenti tedeschi – la tassazione sale gradatamente con il reddito, in modo più continuo rispetto agli scaglioni centrali dell'attuale sistema italiano.