Ad un certo punto della propria carriera lavorativa vi sarà capitato di prendere in considerazione la possibilità di avere un’attività tutta vostra e abbandonare il lavoro dipendente per sempre.

L’emozione di poter aprire un negozio tutto vostro di abiti, un’impresa edilizia, una libreria, un ristorante.

O perchè no, mettersi in gioco lavorando da soli come freelance professionista.

Sono tutte idee che, oltre alla volontà e all’intraprendenza, hanno bisogno anche di una solida base fiscale su cui appoggiarsi e alla quale rendere conto durante gli anni di esercizio.

Stiamo parlando proprio di lei: la temuta Partita Iva.

Perché temuta? Perché molti, sopratutto i giovani, che bazzicano poco in materia, pensano che sia un gioco da ragazzi.

Sono sicuri che che basti registrarsi ed ottenere quel codice a 11 cifre per inziare a lavorare per conto proprio.

Ahimè sottovalutano la cosa più importante: i costi di mantenimento.

Ecco perchè è necessario vederci chiaro e conoscere tutti gli aspetti dell’argomento, partendo da una definizione e arrivando fino ai vantaggi e agli svantaggi di un’operazione così delicata.

Che cos'è la Partita Iva:

Aprire la Partita Iva è indubbiamente il primo passo da fare per avviare un’attività di lavoro autonomo e quindi, fare impresa.

La Partita Iva si presenta a noi come un insieme di 11 numeri che servono ad identificare una società o una persona fisica.

I primi 7 infatti, la collegano al futuro titolare dell’attività ( chiamato anche contribuente) mentre i successivi 3 corrispondo al codice indentificativo dell’Ufficio delle Entrate.

L’ultimo funge da numero di controllo.

Come avrete inteso, è una sequenza numerica che al primo impatto vi potrà sembrare molto simile ad un qualsiasi altro codice.

La differenza sta nel fatto che è indispensabile in ottica tributaria poiché utile a riconoscere non solo il titolare dell’attività registrata ma anche la sua posizione fiscale.

Nella sua etimoligia continene l’acronimo IVA ( imposta sul valore aggiunto) poiché tratta proprio quell’imposta che viene pagata da chi si rivolge ad un lavoratore autonomo.

Essa serve al Fisco per porre a carico di quest’ultimo tutte le imposte da pagare ed è il regime fiscale al quale sono sottoposte tutte quelle figure professionali che:

“offrono un servizio o un bene per conto proprio e non sono pertanto, titolari di rapporto subordinato.”

I soggetti che sono obbligati ad aprire la Partita Iva sono:

"tutti coloro che svolgono attività in proprio e che non sono soggetti a reddito da lavoro dipendente."

Per questo motivo sono chiamati ad assolvere i propri obblighi fiscali atttraverso l’IVA.

I futuri titolari di Partita Iva sono tenuti ad aprire anche una posizione previdenziale all’Inps per pagare i contributi e all’Inail per avere un’assicurazione che è a tutti gli effetti obbligatoria.

Come fare per aprire la Partita Iva:

La procedura per aprire la Partita Iva in realtà non ha niente di diverso da una qualsiasi operazione fiscale ordinaria.

È molto semplice, chiara e soprattutto gratuita.

Il soggetto che vuole avviare la propria attività deve presentare richiesta all’Agenzia delle Entrate compilando il modello AA9/12 ( in caso di persona fisica) o AA7/10 ( per soggetti diversi).

In questo momento sarà fondamentale scegliere il codice ATECO dell’attività che si intende svolgere.

In caso di variazione, si deve comunicare il nuovo codice identificativo per non incorrere in spiacevoli disguidi.

Questi modelli di cui vi sto parlando altro non sono che la dichiarazione di inizio attività.

Possono essere scaricati sul sito dell’Agenzia delle Entrate e dovranno essere consegnati con tanto di documento di riconoscimento in allegato.

Tramite raccomandata con ricevuta di ritorno o in modalità telematica poco cambia.

L’importante è che pervenga all’ente competente entro 30 giorni dall’avvio della propria attività professionale autonoma.

Quale regime fiscale scegliere:

 

A questo punto, l’Agenzia delle Entrate provvederà a rilascare il codice di 11 cifre.

Come abbiamo visto, aprire una Partita Iva è gratuito ma è necessario occuparsi anche del regime fiscale al quale aderire con la nostra attività.

Ve ne sono due tipi: quello forfettario ( tempo fa conosciuto come “regime dei minimi”) e quello a contabilità ordinaria.

Entrambi prevedono costi di gestione diversi, per tale ragione prima di procedere all’apertura è bene fare due conti per vedere se l’operazione in sè,  conviene oppure no.

Il regime forfettario è la tipologia in cui rientrano tutti quei contribuenti che non superano il limite di 65.000 euro di ricavi o compensi:

“rappresenta il regime naturale delle persone fisiche che esercitano un’attività d’impresa, arte o professione in forma individuale purché siano in possesso dei requisiti stabiliti dalla legge e, contestualmente, non incorrano in una delle cause di esclusione.”

inoltre, dall’anno scorso é necessario aver sostenuto spese per un importo che non superi i 20.000 euro lordi per :

“lavoro accessorio, dipendente e compensi a collaboratori anche a progetto.”

questo tipo di regime prevede un’aliquota al 5% per i primi 5 anni che passa al 15% a partire dal sesto anno.

Il risparmio quindi non si vede soltano nella tassazione agevolata al 15% ma anche nei costi di gestione della propria attività.

Le semplificazioni di cui tanti parlano riguardano l’esonero all’obbligo di fatturazione elettronica sebbene sia obbligatoria l’emissione dello scontrino elettronico.

Ad oggi rimane il regime più vantaggioso tra i due.

Nel regime ordinario la cosa si fa un pò più complessa.

Il costo per aprire e di conseguenza, mantenere una Partita Iva si divide tra:

  • il costo per camera di commercio ( diritto camerale),
  • i costi irpef,
  • i costi di gestione separata inps o cassa professionale,
  • irap,
  • in iva calcolata su ogni fattura.

Giovani e Partita Iva: agevolazioni per un nuovo futuro

Negli ultimi anni, sono sempre di più i giovani che decidono di intraprendere il percorso che porta all’apertura della Partita Iva.

Mossi da un grande senso di avventura, di crescita e di fiducia nel futuro intendono avviare un’attività tutta loro e proporsi come freelance.

Per fare ciò, in Italia occorre per forza di cose rientrare nella Partita Iva, uno strumento che oltre a certificare la loro posizione come lavoratori autonomi permette di versare i contributi.

Ma sopratutto, permette anche di essere in regola con il fisco e con il versamento delle imposte allo Stato.

Quest’operazione presenta un bel pò di agevolazioni se compiuta al di sotto dei 30/ 35 anni.

In entrambe le età, l’apertura della Partita Iva consente l’adesione al regime forfettario visto in precedenza, che, da gennaio 2021 si conferma come la scelta più vantaggiosa di sempre.

Poiché prevede una riduzione delle imposte limitandosi ad una soltano (con aliquota fissa al 15% che scende al 5% per i primi 5 anni di attività) è possibile anche che si possa operare al di fuori del campo dell’Iva:

“Non dovrete calcolare e aggiungere IVA ai vostri prodotti/servizi che quindi, risulteranno più competitivi sul mercato.”

e in più,  vi sono:

  1. l’esonero dell’uso della fatturazione elettronica,
  2. l’esonero da esterometro e studi di settore
  3. una contabilità agevolata.

Quali sono i requisiti:

I requisiti per poter aprire la Partita Iva under 30/35 sono:

  • certificare di non aver svolto nei 3 anni prima alcun tipo di attività per  progetto proprio o per conto di altra impresa,
  • certificare che l’attività che si intende svolgere rappresenti la prosecuzione di quella svolta in passato,
  • dimostrare che i profitti ottenuti tempo prima non superano la soglia stabilita nei limiti della tabella per il fatturato annuo.

Anche qui la scelta del codice ATECO si rivela importante in quanto influisce sulla percentuale di reddito sulla quale si andranno a versare le imposte e i contributi ( coefficiente di redditività).

A chi affidarsi per la contabilità:

L’apertura avviene online e permette ai giovani di lavorare in proprio praticamente da subito.

In ongi caso è sempre consigliabile affidarsi ad un bravo commercialista per tutta la parte burocratica e fiscale.

Se questo non rientrasse nei vostri desideri è possibile optare per un servizio diverso, più pratico ed economico rappresentato dalle piattaforme digitali.

Un esempio è offerto da Fiscozen che si offre come:

“ ottimo  strumento per la fatturazione, la gestione dei clienti e l’espletamento di tutti gli adempimenti, con assistenza in tempo reale da parte di un consulente”.

successivamente all’anno di apertura saranno tenuti a rispettare gli adempimenti fiscali cui sono soggetti tutti i lavoratori autonomi quali la presentazione della dichiarazione dei redditi e i relativi versamenti.

Uno dei finanziamenti più interessanti per i giovani è dato da “Nuova Impresa a Tasso Zero” promosso da Invitalia.

Questo tipo di progetto:

“ copre fino al 75% del budget per l’avvio di micro e piccole imprese dirette da giovani italiani con un finanziamento a tasso zero ( per un massimo di 1,5 milioni di spesa)”

e possono accedervi i neoimpreditori di settori come l’industria e l’artigianato, il commercio e il turismo.

Ponderate bene la vostra decisione: 

Arrivati a questo punto, le informazioni fornitevi vi sembreranno tante, forse troppe.

Ma certamente saranno tutte quante utili per comprendere se il passo che state per fare sia conveniente o meno.

Aprire una Partita Iva quando i guadagni non superano le spese necessarie per l’esercizio dell’attività mi sembra un ottimo esempio di “ operazione non conveniente”.

Quindi prima di avventurarvi in qualcosa di cui non siete sicuri, o lo siete troppo e tralasciate le parti importanti, pensateci due volte