Lavoro con ritenuta d’acconto: cos’è e a chi conviene?

Ogni qualvolta si presenta la possibilità di svolgere un lavoretto occasionale, ci si chiede se e quando sia necessario aprire una Partita IVA. In realtà, in caso di brevi collaborazioni è possibile semplicemente emettere una prestazione occasionale, la quale prevede la trattenuta di una parte del compenso lordo, nota come ritenuta d'acconto, da versare al fisco. Ma a chi spetta pagarla? E quando conviene applicare questa modalità di pagamento?

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Checché i dati Istat ci dimostrino che i lavoratori autonomi siano in netto calo dopo il primo anno di emergenza epidemiologica da Covid19, l'Italia rimane ancora uno dei Paesi che contano più professionisti autonomi in Europa.

Sono sempre più numerose le aziende che cercano freelancer, ovvero lavoratori autonomi o liberi professionisti, a fronte di una diminuzione dei contratti a tempo indeterminato e determinato rispetto al passato. E in ogni caso, in un periodo storico di crisi e instabilità economica come quello attuale, la possibilità d'investire su se stessi rimane sempre una valida carta da giocare.

Insomma, le occasioni per svolgere un lavoro di tipo autonomo sono diverse, ma qui il dubbio: è possibile pagare le proprie obbligazioni al fisco senza essere titolari di Partita IVA? La risposta è affermativa, a patto che non si tratti di un lavoro continuativo.

Qualora infatti ti capitasse l'opportunità di svolgere un lavoretto occasionale non dovrai necessariamente essere titolare di una costosa Partita IVA (ovviamente nei limiti previsti dalla legge!). Potrai comunque pagare le tasse sul tuo compenso, emettendo una fattura con ritenuta d'acconto al committente.

Che cosa significa? Bisogna compilare una prestazione occasionale, ovvero una vera e propria ricevuta contenente i dati di entrambi le parti, il tipo di prestazione e la somma da pagare. In molti casi, una tassa in ritenuta verrà inclusa nell'importo, nota appunto come ritenuta d'acconto

Ma a quanto ammonta e come funziona esattamente? Chi la paga e quando si deve aprire la Partita IVA? E soprattutto quali sono le condizioni per legge da rispettare e le limitazioni che ne derivano?

In questo articolo voglio aiutarti a comprendere meglio cosa significa lavorare con ritenuta d'acconto e chiarire tutti i dubbi a riguardo. Prima di iniziare, però, tengo ad anticiparti che la ritenuta d'acconto non è un'alternativa alla Partita IVA, come spesso si è portati a pensare, bensì un'opzione ben distinta.

Cos'è come funziona la ritenuta d'acconto

Cosa vuol dire innanzitutto ritenuta d'acconto? Si definisce ritenuta d'acconto la parte di compenso che viene trattenuta dal cliente e che verrà versata da quest'ultimo al fisco. Come ci suggerisce stesso il nome, è un anticipo sulle tasse che il lavoratore deve pagare al fisco, di cui però si fa carico il committente.

Nello specifico, sulla prestazione occasionale emessa dal lavoratore autonomo, avremo un importo comprensivo di una ritenuta d'acconto pari al 20% del compenso lordo pattuito.

"Gli enti e le società in possesso di Partita IVA indicati nell'articolo 87, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi, devono operare all'atto del pagamento una ritenuta a titolo di acconto dell'imposta sul reddito delle persone fisiche dovuta dai percepenti, con obbligo di rivalsa."

L'articolo 23 del DPR n 600/73 definisce la ritenuta d'acconto e sottolinea che l'importo può essere trattenuto soltanto da enti e società che siano titolari di Partita IVA. Ciò significa che la ritenuta d'acconto non sarà presente nelle prestazioni occasionali destinate a privati senza Partita IVA, poiché questi non possono costituirsi come sostituti d'imposta.

Nelle ricevute per lavori occasionali destinate a privati senza partita IVA o a clienti esteri non sarà inclusa la ritenuta d'acconto del 20% e quindi l'importo lordo corrisponderà all'importo netto. In questo caso quindi sarà il professionista stesso a occuparsi della tassazione a fine anno, dichiarando i suoi compensi sul Modello 730. 

La ritenuta di acconto sarà assente anche nel caso in cui il committente sia in possesso di un regime forfettario.

Per legge, la ritenuta d'acconto si applica su compensi minimi, inferiori a 5000 euro all'anno. Infatti, mantenendosi entro questo limite non si è sottoposti a detrazione IRPEF, ma neanche al pagamento dei contributi previdenziali.

Superata la soglia dei 5000€ lordi di guadagno, sarà obbligatoria l'iscrizione alla Gestione Separata INPS, nonchè l'apertura della Partita IVA.

Compilare una ricevuta con ritenuta d'acconto

Nel caso ci serva compilare una prestazione occasionale con ritenuta di acconto, quali dati bisognerà includere? Come riporta lexdo.it, compilare questa ricevuta fiscale è un'operazione più semplice di quanto si possa pensare. Tuttavia, è importante inserire tutti i dati fondamentali per essere considerata valida, e che sono:

  • la data in cui viene emessa la ricevuta;
  • il numero progressivo della ricevuta, che conta tutte le collaborazioni stipulate in ordine cronologico di emissione;
  • i dati anagrafici del lavoratore e i dati relativi alla società ricevente o libero professionista in possesso di partita IVA;
  • la descrizione delle prestazioni e il relativo importo lordo pattuito;
  • la ritenuta d'acconto del 20% e i riferimenti legislativi relativi anche a eventuali agevolazioni.

Naturalmente, nelle ricevute destinati a clienti esteri, privati senza partita IVA o in regime forfettario, la voce relativa alla ritenuta d'acconto sarà assente. In compenso, in questo tipo di prestazione occasionale si deve applicare una marca da bollo del valore di 2 euro per importi superiori a 77,47 euro.

Come precisato da Fiscomania, la data del valore bollato deve essere anteriore a quella di emissione della ricevuta, per evitare di incorrere in sanzioni. Inoltre, il valore può essere addebitato al cliente.

Per approfondimenti su come compilare la prestazione occasionale e sul funzionamento della ritenuta d'acconto, ti suggerisco di guardare questo video YouTube molto accurato del tributarista Giampietro Teresi.

Ritenuta d'acconto: chi la paga e come calcolarla

Come precedentemente anticipato, sarà il committente, ossia chi riceve la prestazione, a occuparsi del versamento dell'imposta al fisco al posto del lavoratore, e lo farà trattenendo il 20% del compenso spettante al prestatore.

A questo punto il cliente è tenuto a versare la somma entro il sedicesimo giorno del mese successivo al pagamento del compenso, tramite il modello F24 da presentare all'Agenzia delle Entrate.

Entro il 31 marzo dell'anno successivo ai pagamenti inoltre, il datore di lavoro dovrà presentare al lavoratore una Certificazione Unica contenente tutte le ritenute trattenute, utile al professionista per la dichiarazione dei redditi.

Tuttavia, è compito del professionista compilare correttamente la fattura e occuparsi delle operazioni di calcolo. È bene innanzitutto ricordare che la ritenuta d'acconto è pari al 20% per i lavoratori residenti in Italia, ma sale al 30% per i non residenti.

Premesso ciò, il resto è semplice, dal momento che si tratta solamente di applicare suddetta percentuale al compenso stabilito. 

Ad esempio, se una società richiede la consulenza informatica occasionale di un professionista, stabilendo un compenso che ammonta a 100€, il lavoratore percepirà 80 euro netti, mentre i restanti saranno trattenuti dal committente e poi versati all'Erario.

Quando conviene la ritenuta d'acconto

In quali casi conviene lavorare con la ritenuta d'acconto? Per valutare ciò, bisogna prima fare alcune considerazioni. Abbiamo visto che la prestazione occasionale con ritenuta d'acconto consente di regolare attività lavorative di tipo occasionale e non continuativo.

Per potersi definire come "lavoro occasionale", l'attività lavorativa svolta deve avere generalmente carattere sporadico e non abituale, e non ci deve essere alcun coordinamento con il committente in merito alle tempistiche e alle modalità di svolgimento del lavoro. È altresì importante che il lavoratore non risulti inserito nell'organizzazione aziendale.

Altra condizione assolutamente fondamentale per poter usufruire di questa modalità di pagamento è legata alla percezione di un compenso annuo pari o inferiore a 5000 euro lordi per ogni committente.

Anche se la dichiarazione dei redditi non è obbligatoria per compensi inferiori a questa cifra, è comunque consigliabile presentarla per l'eventuale recupero delle somme trattenute, sotto forma di credito d'imposta.

Alla luce di quanto esposto, come afferma money.it, la prestazione occasionale conviene nel momento in cui si tratti di una collaborazione di breve durata e non si prevedano altre collaborazioni con soggetti appartenenti allo stesso settore per cui si è già svolta l'attività.

Ciò significa che nonostante si preveda un compenso basso, a volte vale la pena comunque considerare di aprire la partita IVA, qualora ad esempio ci sia l'intenzione di specializzarsi e quindi d'investire in un determinato settore, al fine anche di comunicare alle aziende un'immagine di sé più "professionale". 

Prestazione occasionale o Partita IVA

È molto diffusa la concezione per cui aprire una Partita IVA non è conveniente, per l'elevata tassazione che in effetti comporta, la quale appunto si aggira tra il 23 e il 42% per il regime ordinario. 

Tuttavia, ricapitolando, possiamo sostenere che la ritenuta d'acconto non è conveniente nel senso economico del termine, bensì è una soluzione "comoda" per il lavoratore in caso di brevi collaborazioni e piccoli guadagni.

Ricordiamo tuttavia che oltre alle limitazioni sul guadagno complessivo, con questo tipo di pagamento non è possibile ottenere i contributi per la pensione.

Per questo, nel momento in cui si decide di avviare una carriera come libero professionista esiste un'alternativa a quel regime di tassazione così elevato che è l'IVA?

In effetti esiste, e si chiama regime forfettario. Si tratta di un regime fiscale che applica ai liberi professionisti titolari di Partita IVA una tassazione ridotta al 15%, percentuale che scende al 5% per le nuove attività. Uno dei vantaggi principali è che questo regime è esente da IVA e ovviamente non si applica neanche la ritenuta d'acconto del 20%.

Per poter accedere al regime forfettario, tuttavia, bisogna soddisfare alcuni requisiti, ad esempio non si deve aver superato un guadagno pari a 65.000 euro nell'anno precedente o avere un reddito lordo superiore ai 30.000 euro per i lavoratori dipendenti. 

Per maggiori dettagli sul regime forfettario e sulle novità del 2022 leggi questo articolo