Una direttiva UE del 2019 (n. 904) ha stabilito che tutti i 27 Paesi membri sospendano entro il 3 luglio 2021 la vendita e l’utilizzo degli oggetti in plastica monouso. Il 31 maggio 2021 la Comunità Europea ha fornito proprio le linee guida per l’applicazione di questa direttiva nei singoli Stati membri.

Obiettivo di questa normativa UE e fare un passo avanti nella transizione ecologica riducendo il numero degli oggetti di plastica, visto il danno ambientale che il materiale causa soprattutto in mare.

Accanto a questo, ricordiamo che il DL Sostegni bis ha posticipato al 1 gennaio 2022 l'introduzione della plastic tax.

Con questi intervanti la UE mira a ridurre del 50% il consumo di plastica entro il 2025 e dell’80% nei successivi cinque anni, cioè entro il 2030. 

Quindi lo stop alla plastica monouso avverrà il 3 luglio, vediamo quale sarà l’impatto sui consumatori, quali oggetti non saranno più in commercio e in cosa consisterà la plastic tax.

Legge UE vieta la plastica monouso in Italia dal 3 luglio 2021

Come si è detto, nel 2019 fu emanata la direttiva UE, chiamata “Single use plastic” (SUP), per limitare il consumo di plastica in Europa. Agli Stati membri è stato concesso del tempo per adeguarsi alla normativa, tempo che però scadrà il 3 luglio 2021, data a partire dal quale tutti i paesi della Comunità Europea saranno obbligati al ritiro della plastica monouso.

Le linee guida per l’applicazione della normativa specificano che anche la plastica biodegradabile debba essere considerata alla stregua di vera e propria plastica, questo perché al momento non è possibile determinarne gli effetti ambientali sul breve periodo.

In base a questa definizione sono coinvolti tutti gli oggetti monouso che sotto fatti completamente o parzialmente di plastica, ma da cui sono esclusi i dispositivi di protezione personale come mascherine e guanti.

Infine, la legge stabilisce che alcuni prodotti in plastica possano essere venduti, ma solo con un marchio che informi i consumatori che sono fatti in plastica e che fornisca indicazioni sul loro specifico smaltimento.

Stop a piatti, bicchieri, cannucce e… anche i palloncini!

Enunciate le linee guida della normativa vediamo come esse si tradurranno nei fatti e cioè quali oggetti saranno banditi dall’uso quotidiano. In primo luogo, diremo addio alle tanto amate stoviglie di plastica (piatti, posate, bicchieri, etc), poi cannucce, cotton fioc, tappi, coperchi, prodotti in polistirolo espanso, bottiglie (con capacità inferiore a 3l) e perfino i palloncini.

Coinvolti saranno anche gli assorbenti fabbricati con applicatori di plastica. In parole povere, di plastica rimarrà solo cioè che non è monouso, ma riutilizzabile. Al posto della plastica monouso si useranno invece alternative fatte di materiali riciclabili, completamente biodegradabili e a basso impatto ambientale.

Le paure di Confindustria e del Ministero della Transizione Ecologica

La legge non è ancora in vigore e si è già attirata una quantità di critiche, in primis Confindustria, il cui presidente Carlo Bonomi ha sottolineato come ad essere maggiormente colpito sarà il settore del packaging degli alimenti che dovrà reinventarsi completamente. La legge poi arriva in un periodo già difficile vista la generalizzata crisi economica dovuta alla pandemia. 

Ad essere attaccata è soprattutto la normativa che vieta l’utilizzo di plastica biodegradabile e autorizza solo i materiali riciclabili al 100%.

Al momento infatti le confezioni alimentari sono fatte principalmente con un tipo di plastica biodegradabile definita oxo-degradabile. In parole povere è plastica tradizionale, ma trattata con sostanze che la fanno naturalmente frantumare e degradare.

Questo materiale sarà vietato a favore della carta o al massimo di plastica riciclabile e biodegradabile al 100%.

Dure critiche vengono dal Ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, per cui la UE “ha dato una definizione stranissima di plastica”, escludendo dal commercio anche quella biodegradabile.

Il Ministro ha definito la direttiva un’assurdità poiché alcune nazioni come l’Italia sono invece proprio all’avanguardia nell’impiego e nella ricerca di plastiche biodegradabili e oxo-degradabili.

Cingolani ha sottolineato anche e come la legge sia in contraddizione con gli stessi progetti che la UE finanzia sullo studio di questi materiali.

Al coro dei preoccupati si unisce anche il Ministro per lo Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, il quale auspica che la data di entrata in vigore della legge slitti di qualche tempo, almeno per quanto riguarda alcuni prodotti specifici, come piatti e bicchieri. La paura del Ministro è l’impatto economico che la legge avrà su alcuni settori industriali.

Greenpeace sulla biodegradabilità e la bioplastica

Un documento prodotto da Greenpeace e pubblicato il 19/04/2021 contiene un approfondimento sulla normativa UE, che riguarda il divieto della plastica monouso. A pag. 26 il rapporto contiene un focus sulle plastiche biodegradabili e le bioplastiche in genere, il quale chiarisce la finalità della legge che ne ha proibito la vendita e il consumo.

Partendo dal presupposto che in chimica la biodegradazione indica semplicemente un processo enzimatico di degradazione, che avviene per effetto di batteri, funghi e microorganismi. In parole spicciole, la biodegradabilità indica la capacità di un materiale di essere trasformato in sostanze più semplici e “distrutto” per così dire da microorganismi naturali.

Greenpeace sottolinea che l’aggettivo biodegradabile applicato ad un prodotto o a un materiale, tenendo conto delle premesse sopra indicate, non indica praticamente nulla. Cioè, non specifica in quanto tempo, in che percentuale e in che modo avverrà la degradazione, se autonoma o per mezzo di un compostaggio, cioè se necessita di un processo industriale per degradarsi. Ancora, non indica se un prodotto è stato fabbricato in origine con prodotti fossili o con materie prime rinnovabili. 

Infine, Greenpeace evidenzia che altrettanta vaghezza e confusione copre il termine “bioplastica”, con cui si indicano sia le plastiche derivate da fonti rinnovabili (anche se queste non sono biodegradabili), sia la plastica ottenuta da fonti fossili, ma biodegradabile.

Un approfondimento sulle varie plastiche e bioplastiche è contenuto nel video YouTube di Tecnologia Duepuntozero:

Plastic Tax e credito di imposta per chi produce e acquista plastica biodegradabile 

Accanto alla riduzione del numero dei prodotti in plastica in circolazione, il DL Sostegni bis ha anche previsto dal 1 gennaio 2022 l’entrata in vigore della plastic tax.

Di questa tassa si è parlato spesso perché sarebbe dovuta essere attiva già nel 2020, dopo una serie di rinvii semestrali ora la sua attivazione è prevista per l’inizio dell’anno prossimo.

La plastic tax consiste in una tassa aggiuntiva da pagare suoi prodotti fabbricati con plastica, nello specifico 0,45 centesimi per ogni kg di plastica, con l’esclusione di quella prodotta da materiali riciclati, cioè completamente riciclabile.

Per incentivare l’utilizzo di materiali diversi dalla plastica la Legge di Bilancio 2019 ha anche introdotto un credito di imposta pari al 36% dei costi sostenuti dalle imprese, che acquistano materiali da imballaggio biodegradabili, compostabili o riciclati da carta e alluminio.

Nella stessa direzione la Legge di Bilancio 2020 ha invece stabilito un credito di imposta pari al 10%, fino al tetto di 20.000 euro, per le spese sostenuta dalle imprese nel 2020, allo scopo di riconvertire la produzione e adeguarsi tecnologicamente alla produzione di materiali biodegradabili e compostabili.

Infine, un altro passo avanti è stato fatto con la Legge di Bilancio 2021 che ha introdotto il bonus risparmio idrico e il bonus acqua potabile. 

Due bonus ecologici, il bonus risparmio idrico e il bonus acqua potabile 

Il bonus risparmio idrico ha lo scopo di limitare lo spreco di acqua che in Italia è attestato a livelli altissimi. 

Il contributo prevede un bonus di 1.000 euro per chiunque sostituisca sanitari, docce e rubinetti, con dei nuovi a scarico ridotto e flusso limitato d’acqua.

La normativa illustrata dall’Agenzia delle Entrate chiarisce che sono ammesse sia le spese di acquisto che di installazione dei seguenti prodotti:

  • vasi sanitari di ceramica che abbiano un volume di scarico massimo pari a 6 litri d’acqua:
  • apparecchi di controllo del flusso d’acqua, rubinetti o miscelatori con una portata che non superi i sei litri d’acqua. Sono ammesse sia le installazioni in bagno che in cucina.

Il bonus acqua potabile mira invece a fornire un incentivo a chiunque installi sistemi volti al miglioramento della qualità dell'acqua potabile, così da favorirne il consumo al posto dell’acqua in bottiglia e limitare l’impatto ambientale. 

Il bonus offre un contributo di 1.000 euro ad immobile per le persone fisiche e 5.000 euro per le attività commerciali, che rimborsa il 50% di costi per l’installazione di impianti di purificazione dell'acqua, refrigerazione e anche addizione di anidride carbonica.

Tutti gli incentivi e i bonus 2021 all’insegna della sostenibilità 

Se lasciamo un attimo da parte la plastica e guardiamo al processo di transizione ecologica nella sua interezza, sono molti gli incentivi a disposizione in questo senso nel 2021.

Prima di tutto, al fine di ridurre la diffusione dei veicoli alimentati a carburanti fossili, cioè inquinanti come benzina e diesel, sono stati pensati sconti e incentivi per chi acquista un veicolo elettrico.

Basti pensare che le auto elettriche godono, in modo piuttosto uniforme su tutto il territorio nazionale, di un’esenzione dal pagamento del bollo auto per cinque anni dalla data di immatricolazione. Ancora, grazie al bonus auto elettriche i redditi ISEE sotto i 30.000 euro possono avere il 40% di sconto sul prezzo di listino se acquistano un veicolo elettrico.

Infine, il vecchio caro bonus mobilità che nel 2020 ha restituito a molti cittadini italiani il 60% delle spese effettuate per l’acquisto di una bici o un monopattino elettrico.

Attualmente, sono attivi in molti comuni dei bonus bicicletta che pagano per ogni chilometro percorso in bici, tradizionale o a pedalata assistita, se si usa questa per andare al lavoro o anche solo per spostarsi.

Tutti questi incentivi aumenteranno probabilmente in futuro proprio per favorire il processo di transizione ecologica, mentre sempre più caro diventerà mantenere un veicolo tradizionale, tra costi di tasse e carburante.