Da pochi giorni si è aperta la possibilità di consultazione del modello 730 in modalità precompilata. Molti contribuenti hanno ricevuto una brutta sorpresa scoprendo di essere a debito con il fisco di importi anche molto alti.

Quando si verifica questa situazione, in alcuni casi può essere risolta ma in altri purtroppo no. E allora vediamo cosa fare per evitare la batosta IRPEF derivante dalla dichiarazione dei redditi. E se proprio bisogna pagare, quali sono le modalità migliori per rateizzare il debito ed evitare alte trattenute in busta paga o pensione?

In quali situazioni si può verificare che dopo la presentazione del modello 730 risulti un debito anche alto da dover corrispondere al fisco? I casi possono essere diversi.

Uno dei più diffusi si verifica quando facendo la precompilata online, ci sono errori di calcolo da parte di agenzia delle entrate che in automatico omette o non tiene conto di vari dati, e questo può essere risolto.

In altri casi però bisogna davvero pagare. Ecco perchè.

Irpef a debito, modello 730: chi rischia di più

Il sistema di tassazione IRPEF a variabili percentuali è basato su fasce di reddito che impongono un sottile limite di passaggio dall'area no tax allo scaglione tassabile.

Questo, in particolare, va a colpire spesso le categorie di lavoratori part time che hanno più rapporti di lavoro. Pur avendo un reddito basso purtroppo in sede di conguaglio, sommando tutti i redditi si passa automaticamente dalla zona incapiente allo scaglione tassabile.

Quindi quello che succede è che ogni singolo datore di lavoro non applica le ritenute prevedendo un reddito complessivo inferiore a 8.000 euro. Ma poi quando si compila il 730 si cumulano i redditi indicati nelle diverse certificazioni uniche e bisogna pagare la differenza tassabile.

Questa cifra che ne deriva, potrebbe anche diminuire nel caso il lavoratore abbia spese da detrarre o oneri deducibili che andranno ad abbassare il reddito. Ma il calcolo finale potrà essere fatto sempre in sede di conguaglio 730.

Con più di una certificazione unica i rischi sono alti. In particolare due situazioni che possono far scattare il debito. 

Quando ogni sostituto di imposta applica le detrazioni da lavoro dipendente. Primo rischio. Si sommano le detrazioni quindi quelle non spettanti vanno restituite.

Secondo rischio: Sommando tutti i redditi percepiti si supera la soglia. Ad esempio ogni datore di lavoro o sostituto di imposta ha precedentemente applicato l'aliquota irpef al 27%.Quando risulta che la somma dei due redditi da lavoro dipendente fa slittare allo scaglione successivo occorre pagare la differenza dell'aliquota nuova da applicare. Quindi andrà integrata al fisco la parte di irpef dovuta ma non applicata calcolata sulla differenza tra i due scaglioni di reddito.

La doppia CU quest'anno interessa moltissimi lavoratori in più rispetto al 2019. Essendo stato il 2020 un anno caratterizzato da numerosi periodi di sospensioni lavorative in molti settori. Così molte aziende hanno alternato lavoro, riduzioni significative di orario, periodi di cassa integrazione, contratti a termine. E di conseguenza i lavoratori hanno fatto più ricorso ad ammortizzatori sociali come l'indennità di disoccupazione.

Nel caso di Naspi inoltre, quando il pagamento dell'indennità finisce prima che Inps possa fare un conguaglio irpef, si troverà la dicitura nella certificazione unica "conguaglio non effettuato, obbligatorio 730".

Questo significa che non sono state applicate le detrazioni o le trattenute correttamente quando il rapporto con Inps finisce prima del mese in cui l'istituto di previdenza effettua i conguagli sulla Naspi. Quindi bisogna presentare il modello 730 per mettersi in regola con il fisco e calcolare eventuali addizionali, detrazioni, bonus irpef e detrazioni.

Come fare per evitare il 730 a debito

Quando il lavoratore è consapevole che corre questo rischio, può scegliere di non fare applicare le detrazioni da uno dei due datori di lavoro. Oppure quando il contratto è a termine, farsi fare il conguaglio irpef nell'ultima busta paga e farsi elaborare la certificazione unica prima possibile in modo da consegnare tutto al nuovo datore di lavoro e permettere un allineamento fiscale reale. Questo potrà evitare sgradite sorprese in sede di dichiarazione 730.

Si può poi verificare anche di dover restituire il trattamento integrativo o bonus irpef quando è stato erogato dal datore di lavoro erroneamente. Questo vale sia per quelli al limite dell'incapienza, sia per quelli che invece sono vicini al reddito massimo di 40.000 euro.Per questi ultimi la restituzione della detrazione si verifica spesso per superamento redditi.

Perchè il datore di lavoro quando applica le detrazioni irpef non tiene conto degli altri redditi del lavoratore che sono cumulabili con quelli dello stipendio.

Per evitare questa situazione spiacevole, l'unica cosa da fare è non fare applicare questo tipo di detrazione, o nel caso del bonus chiedere la rinuncia ad averlo in busta paga.

In questo modo si può effettuare il calcolo corretto con il conguaglio annuale così da verificare il reddito effettivo e recuperare le somme dovute direttamente in unica soluzione. Grazie alla presentazione del 730.

Il lavoratore dipendente che ha un contratto regolare, e svolge sempre lo stesso orario di lavoro corre invece meno rischi. Perchè può calcolare facilmente quale sarà il reddito sul quale potranno essere applicate le detrazioni e il bonus irpef.

La proiezione del reddito complessivo sarà sempre la stessa. Quindi per il trattamento integrativo o altre detrazioni si è meno a rischio restituzione.

Quando il 730 precompilato risulta a debito per errore

Come abbiamo visto la doppia certificazione unica comporta sempre dei rischi. C'è però un caso molto frequente in cui si può sistemare tutto. Infatti quando il lavoratore ha avuto brevi periodi di lavoro diversi, l'errore dell'agenzia delle entrate è non calcolare esattamente i giorni lavorati.

Quindi se si è effettuato per un periodo un lavoro e per un altro l'indennità di disoccupazione ad esempio, l'agenzia delle entrate potrebbe calcolare doppiamente gli stessi giorni inserendoli sia nella Naspi che nel lavoro dipendente.

Oppure con contratto a termine che venga conteggiato un intero anno. Spesso l'agenzia delle entrate inserisce 365 giorni in automatico anche quando il contratto era breve.

Questo però si può risolvere in due modi: Da quando la precompilata sarà disponibile per le modifche. Andando a controllare in ogni singola certificazione unica quali sono le giornate per ogni attività o indennizzo inps. Si potranno andare ad inserire manualmente i dati corretti e si avrà un ricalcolo.

Oppure facendosi assistere da intermediari che potrebbero risolvere la situazione in tempi brevi, o meno brevi integrando la dichiarazione dei redditi quando il contribuente abbia già inviato la precompilata.

Nel 99% dei casi, una volta sistemata la situazione, da alti importi a debito si passa automaticamente ad una situazione regolare nella quale spetta un rimborso qualora vi siano anche spese detraibili.

Modello 730 a debito: come pagare

Quando il debito irpef è accertato e confermato purtroppo non resta che pagare. Ma ci sono differenti modalità.

La prima ovviamente è quella che il debito venga trattenuto direttamente in busta paga o pensione, nelle stesse modalità e tempi del rimborso. Cioè un mese dopo la presentazione del 730 per i dipendenti e due mesi dopo per i pensionati.Primo addebito o prima rata quindi potrebbe essere luglio e agosto.

Per chi sceglie la modalità senza sostituto invece saranno disponibili i modelli F24 da agenzia delle entrate per il pagamento anche da effettuare direttamente online.

Ricordando che è sempre possibile la scelta della rateizzazione. Utile soprattutto per chi ha un importo elevato, per evitare di svuotare completamente la busta paga o di trattenere tutta la pensione.

Si hanno a disposizione un massimo di rate fino ad arrivare a fine anno con una piccola maggiorazione di interessi. Quindi anche per questo motivo, prima si presenta il 730 e più tempo si avrà per pagare.