Domani martedì 30 novembre è il Tax Day. Oltre 62 scadenze fiscali arrivano al traguardo insieme, e i contribuenti dovranno pagare le tasse arretrate con lo stato, oltre alle rate della pace fiscale. Da giorni molti partiti stanno chiedendo una proroga per alcune di queste scadenze, sulla quale però il governo sembra più che incerto. 

In particolare sulla pace fiscale, ovvero sulla rottamazione delle cartelle e sulle operazioni di saldo e stralcio, il governo è diffidente di un’ulteriore proroga data la storia di queste due misure. La rottamazione ter in particolare ha un passato di continui rinvii delle scadenze e proroghe, che l’hanno trascinata dall’aprile del 2019 ad oggi. 

Su fa strada anche l’ipotesi di una rottamazione quater, una nouova edizione della rottamazione delle cartelle che si estenda per il 2022. In particolare è la Lega, che da sempre ha come cavallo di battaglia questo tipo di condoni, a fare pressione sul governo perché si proceda con un’altra rottamazione delle cartelle esattoriali

Pace fiscale, le 62 scadenze del 30 novembre

Una data, tante incognite. Il 30 novembre, domani, oltre sessanta adempimenti diversi dovranno essere portati a termine dai vari contribuenti. Un vero e proprio tax day che include il pagamento degli acconti e la trasmissione della dichiarazione dei redditi, ma anche molte altre incertezze legate soprattutto a tre fattori. 

Il primo è la pace fiscale. Cosa dovranno fare i contribuenti che hanno le rate sospese per la rottamazione delle cartelle e le operazioni di saldo e stralcio? Si parla di una proroga ulteriore, ma al momento la data ultima resta quella di domani. 

Poi c’è la quesitone delle aziende che non hanno versato l’Irap nel 2020 perché hanno sfondato i tetti degli aiuti di stato. E infine c’è anche la situazione degli avvisi bonari, e dei cittadini e dei lavoratori autonomi che hanno beneficiato della moratoria. 

Tutta questa incertezza è data dal fatto che, in entrambi i casi, il destino di chi deve saldare i propri debiti con lo stato sarà ufficialmente chiarito soltanto una volta scaduto il termine ultimo di domani martedì 30 novembre. Il governo infatti sta discutendo di proroghe e rinvii, ma lo sta facendo in queste ore, al Senato, nel mezzo della discussione sulla legge di bilancio. 

L’eventuale comunicato legge che chiarirà la situazione e nel caso fisserà le nuove scadenze arriverò oltre la data limite, con il rischio quindi di non pagare in tempo le rate dovute. Le conseguenze per i contribuenti che sforano anche la data di tolleranza della rottamazione delle cartelle possono essere molto dure, quindi è normale che i contribuenti siano agitati. 

Pace fiscale, proroga delle cartelle

Il primo problema della giornata di domani è quello delle cartelle esattoriali. La rottamazione delle cartelle è un condono fiscale che permette a chiunque non abbia pagato le tasse, di vario tipo, una rateizzazione del proprio debito con lo stai to. Inoltre il contribuente moroso non dovrà pagare nessuna mora ulteriore né gli interessi dovuti allo stato. 

In questo modo l’erario si garantisce il rientro delle tasse evase, ricavando nuovi fondi, e il contribuente può saldare più facilmente la sua posizione evitando pagamenti ulteriori e more che peserebbero ulteriormente sulla usa posizione. Inoltre la rateizzazione dell’importo dovuto è un ulteriore vantaggio e invoglia i contribuenti a partecipare a questa iniziativa. 

La rottamazione delle cartelle fu introdotta dal governo Renzi e ha ormai raggiunto la sua terza edizione. Questa norma ha una storia di rinvii e proroghe che ha portato i contribuenti spesso a sperare che le date indicate dall’Agenzia delle Entrate per il pagamento delle rate siano soltanto indicative e che, alla fine, arriverà sempre la proroga a salvarli. 

Un esempio chiaro di questa prassi è proprio la rottamazione ter. Ideata nel 2018, doveva scadere ad aprile 2019. Fu poi rinviata tramite decreto a luglio dello stesso anno, e poi ancora al 2020. Scoppiò quindi la pandemia, e le operazioni di riscossione delle tasse, debiti inclusi, furono interrotte per supportare la popolazione durante il lockdown. 

Si arriva così all’inizio di settembre, quando le cartelle sono ripartite e con loro anche le rate della rottamazione. Peccato che si sia immediatamente arrivati ad una proroga prima ad ottobre, e poi infine quella che ha portato alla data del 25 novembre, cui aggiunti i canonici cinque giorni di tolleranza ci ha condotti fino a domani, martedì 30 novembre.

Così, quando i partiti sono andati da Draghi a chiedere un’altra proroga fino al 2022, il presidente del consiglio, ben consapevole della storia della norma, ha fatto muro. Niente proroga per la rottamazione ter, nulla che trascini la norma per altri mesi. Questo condono deve finire quest’anno, anzi se possibile nelle prossime settimane.

Così si sta trattando per una proroga di qualche giorno. Ad essere particolarmente combattiva è la Lega di Matteo Salvini, che storicamente ha già sostenuto diversi condoni fiscali durante le sue esperienze di governo. Si parla di un rinvio che metterebbe un totale di altre due settimane a disposizione dei contribuenti. 

La data che sta circolando in queste ore è quella del 9 dicembre, con i soliti cinque giorni di tolleranza. Si giungerebbe quindi al 14 dicembre come data ultima, questa volta senza appello, per saldare i propri debiti con lo stato tramite la rottamazione ter. Stesso discorso vale per le operazioni di saldo e stralcio, che seguono il destino della rottamazione ter nelle proroghe. 

Pace fiscale, la restituzione dell’Irap

Panorama più chiaro invece quello che si delinea per il versamento dell’Irap per le imprese che hanno sforato il tetto degli aiuti di stato nel 2020. Forza Italia ha presentato infatti un emendamento al decreto fisco-lavoro, in fase di conversione in legge al Senato, e il governo sembra aver espresso parere favorevole. 

Si attende ora il parere favorevole delle commissioni fisco e bilancio del Senato, con il quale il governo potrà ufficializzare lo slittamento di due mesi della data. Sarà quindi con ogni probabilità il 31 gennaio e non più il 30 novembre, la data ultima per pagare l’imposta regionale sulle attività produttive relativa al saldo 2019 e al primo acconto 2020. 

Il governo era abbastanza obbligato a questa proroga a causa di una questione tecnica. La restituzione dell’Irap è legata a dei parametri, che permettono alle imprese di autocertificare il rispetto dei paletti legati agli aiuti di stato. Il decreto che li fissa però, non è ancora stato convertito in legge. 

Quindi non c’è certezza su quali siano questi parametri, se saranno validi dato che il decreto deve essere convertito entro un limite di tempo o diventa nullo. Le imprese infatti devono restituire l’Irap solo in caso gli aiuti di stato che hanno richiesto, in cui rientrano moltissimi contributi a fondo perduto, da quelli dell’IMU a quelli dei tamponi per i dipendenti, fino ad arrivare ai costi per la santificazione dei locali, superano un certo limite. 

Pace fiscale, moratoria sugli avvisi bonari

Infine si arriva al capitolo sugli avvisi bonari. Chi ha ricevuto comunicazione dall’Agenzia delle entrate che la propria dichiarazione dei redditi presentava alcune lacune e alcune tasse da pagare, avrà con ogni probabilità più tempo per adempiere a questi debiti. 

In particolare la moratoria su questi avvisi fa riferimento a quelli sospesi durante il periodo covid. Si fa riferimento agli avvisi bonari in scadenza tra l'8 marzo e il 31 maggio 2020, e che avrebbero dovuto essere pagati entro il 16 settembre o il 16 dicembre dello stesso anno, a seconda se il pagamento era a soluzione unica o rateale. 

I deputati Emiliano Fenu del Movimento 5 Stelle e Mauro Laus del Partito Democratico hanno presentato un emendamento al decreto legge fisco-lavoro, in corso di approvazione, in cui si sposta la data massima per questi adempimenti fino al 16 gennaio del 2022. Inoltre l’emendamento esclude questi ritardi da eventuali more o dal pagamento degli interessi. 

Lo stesso emendamento prevede anche la rateizzazione del debito. A partire dal 16 gennaio chi deve ancora pagare quegli avvisi bonari può rateizzarlo in quattro pagamenti, con il primo il 16 gennaio e gli altri che scadrebbero il 16 di ogni mese successivo. Rimane l’opzione di versare gli avvisi bonari il 16 dicembre in soluzione unica.  

Pace fiscale, rottamazione quater?

La proroga della rottamazione ter è esclusa quindi, se non per le due settimane che la porteranno al 14 dicembre. Quella data sembra la fine della pace fiscale, per la ferma opposizione del governo a questa pratica. Ma i partiti stanno provando a spingere verso una rottamazione quater per il 2022. 

Questa pratica infatti ha successo tra le file di tutti gli schieramenti. Benché sia da tempo il cavallo di battaglia della Lega di Salvini, che l’ha ereditato dal passato del partito, anche gli altri azionisti della maggioranza lo sostengono. Infondo è stato proprio un governo sostenuto in gran parte dal Partito Democratico, quello di Renzi, a inventare questa norma. 

Come dichiarato dal deputato leghista Alberto Gusmeroli a Informazione Fiscale:“quando chiedi in una stessa data di pagare un numero di rate così elevato e in più c’è acconto e saldo delle tasse è pacifico che non puoi aspettarti che la gente ce la faccia. Noi come Lega abbiamo presentato e puntiamo uno a rottamazione quater con dentro 2018 e 2019 e due vorremmo che si riaprissero tutte le rate della rottamazione ter. Ovviamente nella fase del decreto Fiscale non è stato inserito questo intendimento, che per ora era solo della Lega poi adesso si è aggregata Forza Italia e forse parte del Movimento 5 Stelle.”

La pace fiscale quindi potrebbe riprendere l’anno prossimo, ma per ora si attende solo la comunicazione del governo riguardo alla mini proroga di dicembre. Per un’eventuale rottamazione quater bisognerà aspettare l’anno prossimo.