Si aggrava la situazione economica vaticana, già caratterizzata da un disavanzo che da tempo pesa sulla gestione delle casse di San Pietro e che in prospettiva 2021 presagisce un deficit pari a 50 milioni di euro: l'acuirsi della crisi è dovuto anche all'emergenza sanitaria seguita alla diffusione del Covid-19, che ha inciso pesantemente su tutte le fonti di ricavo della Santa Sede e dello Stato Vaticano.

Nell'ottica di contenere i costi e la spesa del piccolo stato all'interno delle Mura Leonine e soprattutto di tutelare e salvaguardare gli attuali posti di lavoro, Papa Francesco opera un taglio neppur troppo leggero alle retribuzioni di cardinali, alti superiori e religiosi, che a far corso dal 1° aprile 2021 percepiranno uno stipendi inferiore.

Papa Francesco tira dritto e, dopo un incontro con la Curia romana, attua la riforma economica della Chiesa con un Motu Proprio, procedendo secondo criteri di proporzionalità e progressività, a cominciare dai cardinali e dai capi dicastero della Curia: la Segreteria per l’Economia in accordo con il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e coinvolti il Fondo Pensioni, il Fondo di Assistenza Sanitaria e altri enti interessati, avalla i provvedimenti di attuazione del decreto voluto da Papa Francesco.

Taglio dei costi: le retribuzioni interessate

Nello specifico la retribuzione corrisposta dalla Santa Sede ai Cardinali è ridotta del 10% rispetto all’ultima rimunerazione, quelle degli alti superiori (inquadrati nei livelli retributivi C e C1), sono ridotte dell’8% rispetto all’ultima busta paga e quelle dei chierici e membri di Istituti di vita consacrata o di Società di vita apostolica (inquadrati nei livelli retributivi C2 e C3 e nei dieci livelli funzionali non dirigenziali), del 3%.

Per tutte le altre figure professionali laiche non dirigenziali vengono invece sospesi per due anni gli scatti di anzianità e non vengono inficiati da tagli gli stipendi più bassi: il provvedimento tocca anche il Vicariato di Roma, le Basiliche Vaticane, Lateranense e Liberiana, la Fabbrica di San Pietro e la Basilica di San Paolo fuori le mura, compresa la Fabbrica di San Pietro.

Papa Francesco riflette sul futuro economico della Santa Sede e nella Lettera apostolica intravede nella necessità di adottare misure austere la via per sostenere i fragili equilibri che sottendono al buon governo delle risorse eccelsiastiche; questo perché da sempre, e non solamente fra le mura vaticane, i costi per il personale compongono la voce di spesa a bilancio più onerosa: misure, però, che non si applicheranno se i diretti interessati toccato dal provvedimento documentersnno l'oggettiva impossibilità di far fronte alle spese fisse sostenute per curare se stessi o i loro parenti entro il secondo grado.



Contenimento del deficit vaticano: i fedeli possono giocare un ruolo importante

Papa Francesco fa sapere che i costi preventivati per il 2021 sono i più bassi della storia recente della Santa Sede; c’è però bisogno del sostegno dei fedeli per contenere la diminuzione delle entrate: si stima che per l’anno in corso le entrate si attestino su 213 milioni di euro, il 30% in meno di quelle registrate nel 2019 (307 milioni).

Se il deficit, approvato da Papa Francesco, toccherà i 50 milioni di euro, esso verrà coperto con 30 milioni erogati dall'Obolo di San Pietro, che ricordiamo serve a coprire le spese della missione del Santo Padre - l’unità nella carità - e che Papa Francesco esercita attraverso i vari dicasteri (la maggior parte dei quali praticano la loro missione come centri di costo senza ricavi), mentre si provvederà all'appianamento della parte restante con i tagli alla spesa.

Si sono drasticamente ridotte le spese per le consulenze che ammontano a 1,5 milioni di euro, si sono annullati tutti gli eventi previsti (assemblee plenarie, Visite ad limina, congressi ed eventi simili, conferenze) per un totale di 1,3 milioni di euro: anche i viaggi hanno subito forti limitazioni (COVID a parte) che hanno portato a un risparmio di 3 milioni di euro.

Infine sono stati sospesi fino a data da definirsi gli acquisti degli arredi (0,9 milioni di euro) e bloccate attività non essenziali per la ristrutturazione degli immobili (4,8 milioni di euro), riprogrammate per il 2023.

Auserity vaticana: atto dovuto che salvaguarda gli aiuti ai bisognosi

Sugli aiuti Papa Francesco non lesinerà un centesimo.

Soprattutto oggi che la pandemia ha messo in ginocchio diverse Diocesi, Papa Francesco destinerà cinque milioni di euro per assistere, tramite la rete internazionale della Caritas, le Chiese più svantaggiate. 

Papa Francesco ricorda quanto sia fondamentale ed irrinuciabile la Missione della Chiesae, ma anche quanto quest'ultima generi inevitabilmente dei costi; in quest'ottica le donazioni giocano un ruolo importantissimo: la Santa Sede non è né un’azienda che basa la sua esistenza sulla produzione di utili e neppure uno Stato come gli altri né tantomeno una Ong; indubbiamente le entrate sono diminuite, ma la Chiesa non può permettersi di comportarsi come un'azienda qualsiasi che giustamente ragiona solo sui profitti.

Lo Stato vaticano è unico nel suo genere e pertanto non può aumentare il suo debito e adottare misure fiscali; in mancanza di donazioni da parte dei fedeli il Vaticano può solamente risparmiare quanto più gli è possibile e usare le riserve strategiche per far fronte a situazioni particolarmente critiche; di certo, stante la sua natura caritatevole e l'intrinseco amore per il prossimo, non può licenziare i suoi dipendenti (la protezione dei posti di lavoro e dei salari è stata fino ad oggi una priorità assoluta) e tagliare in questo modo una parte importante di costi ricorrenti: difatti il bilancio non è molto flessibile nella parte dei costi, rappresentati per il 50% dalle spese per il personale, che fra l'altro nel 2020 è cresciuto del 2%. 

Il futuro economico vaticano: l'Apsa e il suo patrimonio

Dovendo ricorrere alle riserve dell'Obolo vaticano la liquidità dello stesso si esaurisce e a causa dell'attuale crisi si fa sempre più concreta l'ipotesi che nel 2022 sarà necessario servirsi del patrimonio dell’Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica (Apsa): le speranze sono riposte nelle aspettative che la Chiesa ha in una breve risoluzione della crisi generata dal COVID-19, finita la quale molti dei flussi di entrate diminuiti ultimamente riprenderanno se la situazione generale migliorerà.

Cardinali e vescovi: quanto guadagnano 

Meno di quanto sarebbero portati a pensare i più maliziosi.

In primis è utile fare una considerazione: amministrativamente parlando (e non solo) sussiste una netta distinzione fra Chiesa italiana, la Cei e la Curia romana (Santa Sede), quest'ultima un vero e proprio mondo parallelo dal punto di vista economico e fiscale.

Difatti, i cardinali e i vescovi che gravitano nelle diocesi italiane e che dati alla mano sono circa 220, dipendono dall'Istituto centrale per il sostentamento del clero (ICSC) e percepiscono fra i 1.300 e i 1.400 netti euro al mese; in caso ricoprano cattedre universitarie o di altro genere, questi ultimi possono ovviamente contare su stipendi più alti: un vescovo italiano quindi, che sia cardinale o meno, se rientra nel sostentamento del clero della Cei percepirà questo importo massimo.

Invece, il cosiddetto piatto cardinalizio dei porporati al servizio della Santa Sede si attesta su ben altre cifre, tra i 4.500 e i 5.000 euro netti, anche per via del fatto che in Vaticano non ci sono le tasse.