“Gli affari segreti e beni nascosti di alcune delle persone più ricche e influenti del mondo sono stati svelati nella più grande raccolta di fughe di dati offshore della storia” 

Definito così la raccolta di documenti Pandora Papers dal Guardian in un articolo di pochi giorni fa, le informazioni mettono a dura prova la reputazione di numerose figure di spicco nel panorama politico internazionale. 

La fuga di notizie deriva da circa 12 milioni di documenti che rivelano l’evasione fiscale e i tesori nascosti di ricchi e potenti di tutto il mondo. I documenti, ottenuti dall’International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ) con sede a Washington DC, sono stati analizzati da oltre 600 giornalisti da 117 nazioni diverse.  

La gigantesca azione di investigazione globale ha esposto gli affari offshore di politici, celebrità e star dello sport, un capitale nascosto che arriva complessivamente a toccare i triliardi di euro.  

I Pandora Papers contano fra i personaggi coinvolti almeno 35 capi di stato e più di 300 politici che hanno aperto strutture e fondi fiduciari in paradisi fiscali come le Seychelles, Hong Kong e il Belize. Per un totale di attività offshore superiore al doppio di quella portata alla luce dai Panama Papers di cinque anni fa. 

Chi ha fatto uso dei vantaggi dei paradisi fiscali? 

Un articolo di Al Jazeera riassume brevemente le rivelazioni sui capitali offshore dividendole per nazioni coinvolte. Dalla Russia agli Stati Uniti, molti sembrano aver approfittato delle incredibili agevolazioni fiscali di alcune destinazioni.   

Scendendo nel dettaglio compaiono i nomi di Re Abdullah II di Giordania, accusato di aver accumulato il corrispettivo di circa 100 milioni di dollari in proprietà negli Stati Uniti e nel Regno Unito tramite società segrete. Sembra che gli spazi siano stati acquistati tra il 2003 e il 2017 tramite compagnie registrate in paradisi fiscali e includono proprietà a Malibu, nella California meridionale, e a Londra.   

DLA Piper, uno studio legale con sede a Londra che rappresenta Abdullah, ha dichiarato alla ICIJ che il re non ha mai abusato del denaro pubblico o fatto alcun uso dei proventi destinati all’assistenza sociale o ad agli aiuti pubblici. 

Il reportage citava anche il Primo Ministro della Repubblica Ceca, Andrej Babis, che sembra aver mobilitato 22 milioni di dollari tramite compagnie offshore per comprare un immobile nella riviera francese nel 2009, rimanendone proprietario in segreto.  

A seguito di queste rivelazioni, la reputazione del Primo Ministro ceco si è ancora più indebolita. Essendo la sua posizione già precaria date la sua ideologia e i progetti preoccupanti dichiarati in campagna elettorale, i Pandora Papers non hanno fatto altro che riconfermare la sconfitta di Babis e il partito populista alle elezioni di quest’anno.  

La BBC ha anche riportato il coinvolgimento del Presidente del Kenya Uhuru Kenyatta e altri sei membri della sua famiglia. Gli investimenti offshore erano collegati a 13 compagnie e includevano azioni e titoli per 30 milioni di dollari. L’articolo specifica anche: 

“Un’indagine sui registri pubblici nelle Isole Vergini britanniche e a Panama ha prodotto che la maggior parte delle compagnie legate alla famiglia Kenyatta è adesso dormiente, alcune per via del mancato pagamento di oneri fiscali.” 

Il Washington Post ha anche scritto di Svetlana Krivonogikh, donna russa diventata proprietaria nel 2003 di un appartamento a Monaco tramite una compagnia offshore dell’isola di Tortola nei Caraibi. Al tempo la donna era in una relazione segreta con il Presidente russo Vladimir Putin.  

Tra le molte altre attività emerge anche quella del presidente cileno Sebastian Pinera che sembrava aver utilizzato compagnie nelle Isole Vergini britanniche per delle transazioni riguardanti il progetto minerario Dominga, di cui la famiglia Pinera figurava comproprietaria insieme ad un amico. 

Il governo nel 2011 aveva più volte tentato di evitare di dichiarare che la miniera era situata nel Cile centrosettentrionale dove si troverebbe la riserva naturale della regione Coquimbo. Gli ambientalisti avevano più volte denunciato il progetto, legato alle acccuse di corruzione del presidente, che metteva a rischio la fauna unica della zona e del vicino arcipelago Humboldt.  

Come possono le proprietà essere nascoste in compagnie offshore? 

Sembrerebbe che uno dei settori più fiorenti dell’industria dei servizi finanziari sia proprio quella di aiutare clienti abbienti nel celare i loro beni e minimizzare legalmente le tasse che dovrebbero altrimenti pagare in toto. Come descritto dal New York Times, questi vantaggi possono essere ottenuti tramite due semplici metodi: la proprietà celata e minima regolamentazione

Infatti, nascondere la ricchezza è diventata una specialità di paradisi fiscali, oltre a quelli già citati, come le Isole Cayman, la Svizzera, Monaco e Dubai, assieme ad alcuni stati degli Stati Uniti come il South Dakota.   

Questi movimenti rimangono però del tutto legali. Molte persone abbienti possono aver bisogno di proteggere i loro beni per evitare tentativi di estorsione o per salvaguardarli per i loro discendenti. Il sistema non dovrebbe però essere abusato in tal modo, ritengono i sostenitori di una maggiore trasparenza finanziaria.   

La vulnerabilità del sistema alla corruzione è però anche acuita dalla presenza di ufficiali all’interno delle compagnie offshore che conoscono bene le mancanze dei vari sistemi finanziari e le lacune su cui fare leva. 

I Pandora Papers rendono chiari i rischi dei trust offshore e delle agevolazioni dei paradisi fiscali 

Un gruppo di pressione politica con base a Parigi, l’Indipendent Commission for the Reform of International Corporate Taxation, ha accolto i Pandora Papers con entusiasmo, dichiarando:  

“I Pandora Papers rivelano le macchinazioni interne di quello che è un mondo finanziario “ombra” che permette ad alcune delle persone più ricche al mondo e alle multinazionali di nascondere la loro ricchezza e pagare poche, se non zero, tasse.” 

I documenti pubblicati possono essere descritti al momento come il resoconto più comprensivo di questo mondo finanziario parallelo i cui risultati corrosivi possono perpetrarsi per generazioni. Le conseguenze negative sono ben più ampie di una semplice antipatia per la ricchezza smisurata di alcuni.  

Infatti, questo tipo di dinamiche possono impedire alle autorità e alle vittime di furto o di truffa di ritrovare i loro beni, risucchiare risorse dalle tesorerie dei governi e, nel frattempo, nutrire le disparità di ricchezza che già piagano la società.  

Nell'intervista del Washington Post ne parla anche Sherine Ebadi, un’ex agente dell’FBI che ha guidato le indagini di dozzine di crimini finanziari. L'esperta ha sottolineato come la tutela del patrimonio e lo stratagemma dei fondi fiduciari abbiano spesso un ruolo cruciale nel traffico di droga, attacchi ransomware e lo spaccio di armi.  

Chi è nell’occhio del ciclone dopo i Pandora Papers? 

II documenti rilasciati dall’ICIJ dimostrano chiaramente come alcuni luoghi abbiano avuto un ruolo centrale nel torbido mondo dell’offshore. Londra, per esempio, è casa di molti wealth manager, studi legali, consulenti per la creazione di società e contabili. Tutti sembrano servire magnati stranieri che cercano di salvaguardare il loro benestare con azioni offshore.  

Gli sviluppi derivati dalla fuga di dati ha anche messo sotto pressione il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, che aveva promesso di dirigere gli sforzi internazionali per riuscire a portare trasparenza nel mondo finanziario globale. Gli USA sembrano, infatti, essere uno dei primi paradisi fiscali. Come già menzionato, il South Dakota sta proteggendo miliardi di dollari di personaggi precedentemente accusati di crimini finanziari.    

Le precedenti fughe di dati sui paradisi fiscali 

Altre rivelazioni riguardano anche delle ripercussioni causate dalle precedenti fughe di dati andate inosservate.  

Alcune piccole riforme sono avvenute, per esempio, nelle Isole Vergini britanniche che adesso tengono un registro dei veri posseditori delle compagnie registrate nel loro territorio. Tuttavia, sembrerebbe che i capitali stiano solo muovendosi da un luogo all’altro man mano che i clienti e i loro consulenti comprendono e si adattano alle nuove realtà. 

Esempio lampante sono i clienti della Mossack Fonseca, l’ora defunto studio legale panamense da cui provenivano i documenti dei Panama Papers del 2016, che hanno semplicemente trasferito le compagnie a gestori rivali come un altro trust globale e amministratore aziendale con un ufficio a Londra, che adesso è comparso nei Pandora Papers.  

I Panama Papers sono stati un fascicolo digitalizzato con 2,6 TB di informazioni confidenziali che erano state raccolte dalla Mossack Fonseca in cui venivano riferite le identità di migliaia di azionisti e dei manager coinvolti nelle transazioni di compagnie offshore.  

Le informazioni compromettenti risalivano fino agli anni Settanta ed erano stati consegnati al Süddeutsche Zeitung nell'agosto 2015 che a sua volta lo aveva passato all’ICIJ. Tra i nomi che comparivano nei documenti si trovavano anche quelli di cinque capi di stato, tra cui il Primo Ministro islandese Sigmundur Davíð Gunnlaugsson, quasi spinto alle dimissioni dopo le proteste causate dallo scandalo. 

I Paradise Papers, a loro volta, con oltre 1,4 TB di documenti appartenenti ad Appleby, studio legale offshore, e altri 20 registri di aziende in paradisi fiscali, avevano mostrato chiaramente gli affari nascosti di società quali Facebook, Apple, Allianz e Nike nel 2017. Tutte erano riuscite ad evadere miliardi di dollari di tasse. 

Purtroppo, nonostante questo succedersi di fughe di notizie scioccanti da ormai cinque anni, il sistema continua a fallire. Le società si muovono per riuscire a continuare a servire gli interessi dei più ricchi tenendo il pubblico all’oscuro e i paradisi fiscali continuano ad esistere. 

Gerard Ryle, il direttore della ICIJ, si esprime al riguardo dicendo che i politici che hanno organizzato le loro finanze nei paradisi fiscali hanno ovviamente un interesse nel preservare lo status quo e sono molto probabilmente un ostacolo nel riformare la offshore economy.  

“Finché avremo leader mondali, politici e pubblici ufficiali che utilizzeranno la segretezza di questo mondo finanziario, non penso che riusciremo mai a vedere la sua fine.”