Negli ultimi giorni l’approvazione del DL Sostegno che reca le linee guida per l’erogazione di nuovi contributi a fondo perduto 2021 ha fatto molto parlare di sé.

In particolare, ha attirato l’attenzione l’annuncio di Mario Draghi sull’utilizzo di una nuova procedura di erogazione dei contributi che dovrebbe rendere gli aiuti già attivi e incassabili a partire dall’8 aprile 2021.

C’è però un aspetto della nuova legge che è passato sotto silenzio e cioè che l’attribuzione rapida dei contributi, così come è immaginata nei piani prevede enormi rallentamenti per i titolari di Partita Iva a regime forfettario. 

La procedura per l’assegnazione veloce di contributi a fondo perduto vuole infatti che l'Agenzia delle Entrate verifichi la correttezza dei dati inviati. L’Agenzia infatti possiede tutti i dati relativi ai contribuenti, il che rende il controllo automatizzato sui requisiti piuttosto semplice.

Il problema è che le Partite Iva a regime forfettario, oltre a non avere obbligo di fatturazione elettronica, inviano all’Agenzia delle informazioni per la dichiarazione dei redditi parziali, che non sono assolutamente sufficienti ad effettuare nessuna verifica automatizzata.

Si è quindi parlato di effettuare un duplice controllo sulle Partite Iva a regime forfettario, prima dell’erogazione del contributo a fondo perduto, ma questo allungherebbe enormemente i tempi lasciando di fatto una enorme parte di contribuenti in attesa di aiuti che potrebbero arrivare dopo mesi. Questi soggetti potrebbero vedere i contributi a fondo perduto molto, ma molto, più tardi rispetto alle altre Partite Iva.

Quindi se di fatto il DL Sostegno non fa differenza nei requisiti per accedere ai contributi a fondo perduto tra Partita Iva a regime forfettario o meno, il problema è la procedura dei controlli automatizzati che rende più complicata l’erogazione dei ristori per i forfettari.

Vediamo nel dettaglio qual è il problema e come potrebbe essere risolto.

Contributo a fondo perduto per Partite iva a regime forfettario

I precedenti ristori 2020, come ben sanno i titolari di Partita Iva, sono arrivati con un ritardo enorme rispetto alle necessità e alle esigenze dei lavoratori. Gli aiuti 2021 prevedono perciò una erogazione veloce, che permetta ai contribuenti di disporre della somma di denaro dovuta come contributo a fondo perduto nel più breve tempo possibile.

Saranno perciò effettuati dei controlli post erogazione del contributo, sempre allo scopo di velocizzare il tutto e saranno basati anche sulle dichiarazioni Iva.

Il problema si pone per i titolari di Partita Iva a regime forfettario, perché questi sono esclusi da alcuni adempimenti tra cui le comunicazioni relative all’Iva, che non addebitano in fattura essendo esenti. Inoltre, sono soggetti non obbligati alla fatturazione elettronica, altro elemento che rende più rapidi i controlli. 

In parole povere, l’Agenzia per le Partite Iva a regime forfettario non ha elementi utili ad effettuare una verifica dopo l’erogazione dei contributi, che appuri cioè che è stato dichiarato è il vero. Non possiede poi per questi soggetti tutti i dati di fatturazione in formato elettronico, che sarebbe un altro elemento utile ad effettuare un controllo veloce automatizzato.

Si dovrebbe perciò ricorrere alla procedura classica del controllo documentale preventivo, quindi con i classici tempi che prevedono mesi e mesi per il versamento dell’importo del contributo a fondo perduto

Questo vorrebbe dire che, ancora una volta, ad avere gli aiuti in ritardo sarebbe il ceto medio e soprattutto quelle Partite Iva che già hanno risentito maggiormente della crisi che stiamo vivendo.

Chi può accedere al regime forfettario?

Facciamo un po’ di chiarezza su che cos’è il regime forfettario e quando si applica. Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato, in sostituzione dell'Irpef, di cui possono godere i titolari di Partita Iva in possesso di alcuni requisiti.

Prima di tutto per rientrare di diritto in questo sistema fiscale agevolato, i compensi annuali non devono eccedere i 65.000 euro. Mentre, la spesa lorda annua per eventuali contratti di lavoro dipendente o di collaborazioni non deve superare i 20.000 euro. Infine, eventuali redditi conseguiti dal lavoro dipendente o derivanti da pensioni non devono superare i 30.000 euro.

A partire dal 2019 sono però state introdotte le cause di esclusione, cioè degli elementi ostativi in presenza dei quali non si ha diritto a rientrare nel regime forfettario.

Una spiegazione dettagliata sul regime forfettario 2021, quando e come spetta, è contenuta nel video YouTube di Giampiero Teresi, che ha un blog interamente dedicato a questo argomento:

Come funziona il regime forfettario per Partita iva

Le Partite Iva a regime forfettario non sono tenute ad addebitare ai clienti l’Iva in fattura, né al pagamento della stessa sugli acquisti. Sono perciò esenti dall’inviare all’Agenzia delle Entrate la comunicazione annuale sull’Iva.

La tassazione applicata con il regime forfettario 2021 sarà del 15%, mentre del 5% solo per le nuove attività. Inoltre, i forfettari a differenza delle altre Partite Iva non hanno l’obbligo di emettere fatture elettroniche e possono ancora utilizzare il cartaceo.

Proprio queste agevolazioni sull’invio è la raccolta dei dati potrebbe creare problemi e rallentare l’erogazione dei contributi a fondo perduto per chi si trova a regime forfettario

Le fatture web non sono obbligatorie per i forfettari

Ancora, a partire dal 2019 la Legge di Bilancio 2018 aveva decretato che per i titolari di Partita Iva ci fosse l’obbligo di presentare esclusivamente la fatturazione elettronica. Con la sola sola eccezione di chi rientra nel regime forfettario per cui l’utilizzo delle fatture web è solo facoltativo.

Quando si utilizza una fattura elettronica, se l’importo della stessa supera i 77.47 euro, allora sarà necessario pagare l’imposta da bollo virtuale. I titolari di Partita Iva a regime forfettario che scelgono di ricorrere alle fatture web dovranno attenersi alla medesima procedura.

La fatturazione web obbligatoria si è resa necessaria perché a partire da quest’anno i controlli dell'Agenzia delle Entrate avverranno in modo automatico, mediante un nuovo software in grado di verificare i codici e le marche da bollo virtuali. Se i dati fossero giudicati errati dall’Agenzia allora questa invierà una comunicazione al contribuente, sempre in via telematica.

Il medesimo controllo veloce dovrebbe appurare anche che le Partite Iva che hanno richiesto i contributi a fondo perduto, siano in regola con i requisiti. Torniamo quindi al problema dei soggetti a regime forfettario e dei controlli da effettuare, poiché queste Partite Iva non hanno l’obbligo si utilizzare le fatture web e possono ancora ricorrere alle fatture cartacee.