Nel momento in cui si decide di avviare la pratica per aprire una partita IVA, bisogna essere consapevoli di ciò che questa apertura comporterà: più nello specifico, è necessario acquisire consapevolezza di tutti i costi e le scadenze legati alla partita IVA stessa.

Ogni possessore di partita IVA, per tutti gli anni relativi all’esercizio della propria attività, è infatti tenuto a pagare imposte e contributi; con imposta, intendiamo una somma che viene commisurata in base al proprio reddito e viene percepita dallo Stato (o da enti pubblici, come nel caso dell’addizionale IRPEF regionale o comunale). Le imposte vengono di solito utilizzate per poter finanziare opere di natura pubblica e sono indivisibili in quanto riguardano opere pubbliche di cui ogni cittadino del Paese può fruire.

I contributi, invece, sono simili alle imposte, ma finanziano beni pubblici divisibili.

Ecco quali imposte e contributi deve pagare una partita IVA, e quali sono le scadenze che vanno annualmente rispettate.

Partita IVA: una panoramica sui costi delle tasse in regime ordinario

Innanzitutto, è bene essere consapevoli del fatto che, quando si apre una partita IVA, il guadagno ricavato verrà tassato per via delle varie tipologie di tasse previste nel nostro Paese.

Innanzitutto, il possessore di partita IVA dovrà fare i conti con l’IRPEF, ossia l’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche; l’IRPEF non è uguale per tutti, ma la sua percentuale subisce un aumento che è commisurato al fatturato annuo registrato.

Più nel dettaglio, la percentuale sarà uguale a:

  • 23% del fatturato annuo registrato per redditi fino ai 15.000 euro
  • 27% del fatturato, a cui si aggiunge un fisso pari a 3.450 euro per redditi tra i 15.001 e i 28.000 euro 
  • 38% del fatturato, a cui si aggiunge un fisso pari a 6.960 euro per redditi tra i 28.001 ed i 55.000 euro 
  • 41% del fatturato, a cui si aggiunge un fisso pari a 17.220 euro per redditi tra i 55.001 ai 75.000 euro
  • 43% del fatturato, a cui si aggiunge un fisso pari a 25.420 euro per redditi superiori ai 75.000 euro.

Andrà poi pagata l’IRAP al 3,9%, ossia l’Imposta Regionale sulle Attività Produttive, ma solamente qualora l’attività si occupi della produzione di beni e/o servizi.

A questi costi andrà aggiunta l’Imposta sul Valore Aggiunto, meglio conosciuta come IVA, che non è altro che un’imposta che si applica quando, nel nostro Paese, vengono effettuate transazioni legate sia a bene che a servizio. L’IVA, in Italia, è al 22%.

In ultimo, non bisogna dimenticare tra i costi delle tasse che gravano sul possessore di partita IVA né l’addizionale regionale, né l’addizionale comunale, due imposte locali le cui aliquote sono molto differenti a seconda del comune e della regione dove si svolge la propria attività.

Panoramica dei costi partita IVA con regime forfettario agevolato

La panoramica dei costi analizzati al paragrafo precedente vale solamente nel caso in cui il titolare di partita IVA aderisca al regime ordinario: le cose cambiano radicalmente nel caso di partita IVA forfettaria.

Con questo regime, non sono previste tutte le tasse fino ad ora analizzate, ma solamente una unica imposta sostitutiva, che può andare dal 5% al 15%, in base allo specifico caso, che non prevede l’applicazione all’intero fatturato annuo registrato, ma si basa sul forfait che cambia in base alla categoria economica (e, conseguentemente, al codice ATECO) della partita IVA.

Per ulteriori dettagli sulla partita IVA forfettaria, che rappresenta il regime fiscale più vantaggioso del nostro Paese, si rimanda alla lettura del nostro articolo precedente ad essa interamente dedicato.

Costi partita IVA: quando vanno pagate le imposte?

Adesso che abbiamo una chiara panoramica delle imposte che una partita IVA deve pagare allo Stato italiano, cerchiamo di capire quando questi costi devono essere pagati.

Non esistono, purtroppo, delle scadenze uguali per tutti i possessori di partita IVA: i termini dei pagamenti variano a seconda della tipologia di partita IVA in questione.

Ma ogni partita IVA ha in comune la modalità per effettuare i pagamenti: si utilizza infatti, per tutti, il modello F24.

Si tratta, come leggiamo su sito ufficiale dell’Agenzia delle Entrate, di un modello che va utilizzato per versare imposte e contributi non soltanto in caso di partita IVA, ma anche per molti altri casi: per questo, dato che con un unico modello si possono pagare più tipologie di tasse, il modello F24 viene definito come un modello unificato.

Questo significa che il modello F24 deve essere utilizzato tanto dalla partita IVA in regime forfettario per pagare l’imposta sostitutiva, quando dai professionisti in regime ordinario per il pagamento di IRPEF e addizionali IRPEF.

In linea generale, una nuova partita IVA aperta quest’anno inizierà a pagare le imposte dovute a partire dal 2022, in quanto le imposte si pagano l’anno successivo. Nel 2022 non si pagheranno solamente le tasse relative al 2021 ma anche una parte delle tasse del 2022, in quanto è previsto, ogni anno, un acconto per l’anno successivo.

Per le partite IVA in attivo da più di un anno, invece, le scadenze previste sono quelle che possiamo analizzare grazie ad un articolo di partitaiva24.it.

Lo scorso 30 giugno è stato fissato come data di scadenza per la prima rata del saldo relativo all’anno precedente; la seconda scadenza è invece fissata al 30 novembre. Specifichiamo che la prima rata, relativa a metà acconto anno 2020, può essere rateizzata in un massimo di sei quote. Per quando riguarda la scadenza del 30 novembre, invece, non è prevista rateizzazione.

Partita IVA e contributi: quali sono dovuti?

Fino ad ora, ci siamo occupati dei costi e dei pagamenti delle imposte per la partita IVA; occupiamoci adesso dei contributi. L’entità e le date di pagamento dei contributi, in realtà, dipendono dalla categoria cui il lavoratore appartiene.

Nel caso in cui il lavoratore aderisca alla Gestione Separata INPS, infatti, l’aliquota per l’anno 2021 è fissata al 25,98%.

Se invece il lavoratore fa parte di una specifica cassa previdenziale, allora bisognerà fare riferimento alla propria cassa di pertinenza, sia per quanto riguarda i costi, che per quanto riguarda le date di scadenza dei pagamenti annuali.

Nel caso del lavoratore aderente alla Gestione Separata INPS, invece, le cose sono davvero molto semplici: per il pagamento dei contributi va utilizzato, come per le imposte, il modello F24.

Contributi partita IVA, quando vanno versati?

Le date dei versamenti dei contributi variano a seconda della categoria di appartenenza della partita IVA stessa; per quanto riguarda i lavoratori autonomi, questi vanno pagati, in relazione ai propri ricavi annui ottenuti, seguendo le date dei pagamenti delle imposte: abbiamo detto, infatti, che il versamento di contributi e imposte può, in questo caso, avvenire grazie al modello unico F24. Il versamento dei contributi INPS, dunque, è avvenuto a partire dallo scorso 30 giugno 2021.

Anche in questo caso, come nel caso delle imposte, va pagato per l’anno successivo un acconto. Il secondo acconto, invece, potrà essere versato alla data del 30 novembre 2021.

Per le imprese e gli iscritti alle relative casse professionali, si invita invece a fare riferimento alle comunicazioni date dalla propria cassa previdenziale. Per quanto riguarda un caso specifico, ossia quello della cassa artigiani e commercianti, per il 2021 sono state stabilite ufficialmente le seguenti dati per concludere il pagamento dei contributi previdenziali: 16 maggio, 20 agosto, 16 novembre dell’anno 2021, con ultima rata il 16 febbraio 2022.