Neanche il tempo di insediarsi e il nuovo governo Draghi aveva già annunciato la necessità di attuare al più presto una Riforma Fiscale. Secondo il Premier attualmente c’è in Italia una forte pressione fiscale per nulla progressiva e bilanciata, che schiaccia i ceti medi e che richiede modifiche sostanziali al più presto.

Andando sul concreto, la VI Commissione Finanze alla Camera, diretta da Luigi Marattin, ha proposto di trasformare radicalmente il sistema di tassazione per Partita Iva e autonomi.

In primo luogo, datori di lavoro e autonomi a prestazione occasionale potranno vedere abolita la ritenuta d’acconto, inoltre si prevede una tassazione con un prelievo mensile per le Partite Iva.

Ma non è tutto qui e altre novità sono in vista, come una riforma dell’IRPEF e una riduzione da quattro a due delle aliquote Iva. Vediamo nel dettaglio cosa cambierebbe con questa Riforma Fiscale imminente.

La ritenuta d’acconto potrebbero essere cancellata a breve

La prima novità riguarda l’abolizione della ritenuta d’acconto. Diciamo in primo luogo che la ritenuta di acconto è un anticipo sull’IRPEF a carico del datore di lavoro. Per parlare in parole semplici, al momento del pagamento di una collaborazione il sostituto di imposta, che è il datore di lavoro, sottrae alla cifra una quota, che verserà come IRPEF per il collaboratore.

La ritenuta d'acconto più comune è quel 20% che il datore di lavoro, titolare di Partita Iva, trattiene dal compenso lordo del collaboratore a prestazione occasionale e che sarà poi versato allo Stato di tasse.

Diciamo subito che la proposta di abolizione è stata ideata da Marattin e Riccardo Gusmaroli, quest’ultimo vicepresidente della Commissione Finanze, e non prevede l’eliminazione della ritenuta d’acconto, da intendersi come uno sconto o una riduzione delle tasse. Ma semplicemente cambierà l'intera modalità di prelievo fiscale per le Partite Iva e di conseguenza il sistema fiscale dovrà adeguarsi a questo.

Informazioni più approfondite sulla ritenuta d’acconto, nel video YouTube de L’imprenditore in-formato:

Le tasse per la Partita Iva diventano mensili

La Riforma Fiscale proposta dalla Commissione Finanze infatti prevede che per la riscossione delle tasse alla Partita Iva sia effettuato un prelievo al mese per 12 mesi, corrispondenti ciascuno a un dodicesimo dell’anno di imposta passato.

La proposta fa già riferimento all’anno attuale è immagina che il titolare di Partita Iva nel 2021 debba versare il 16 ogni mese, da luglio a dicembre, il saldo dell’anno 2020, e da gennaio a giugno 2022, sei mesi corrispondenti al 2021. 

Sempre nella direzione della semplificazione fiscale un’altra proposta è l’abolizione dell’IRAP, ancora una volta una tassa che pagano i titolari di Partita Iva, che dovrebbe essere cancellata. Anche in questo caso, con eliminazione è ben probabile che si intenda che l’importo sarà inglobato e redistribuito con gli altri prelievi fiscali.

Pronta la riforma dell’IRPEF per tutti i contribuenti

Le novità non finiscono qui e questa volta vengono da Draghi in persona, che a proposito della Riforma Fiscale ha individuato la necessità di riformare non solo il prelievo fiscale per i titolari di Partita Iva, ma l’intero sistema delle aliquote IRPEF, che secondo il Premier non garantisce al momento una vera progressività.

Attualmente l’aliquota IRPEF si calcola su cinque scaglioni di reddito. Esiste però un punto critico che è rappresentato dalla soglia dei 28.000 euro. Se infatti si ci mantiene sotto questa soglia di reddito allora si paga l’IRPEF al 27%. Non appena i guadagni salgono e superano questo limite di 28.000 euro allora l’aliquota IRPEF sale al 38%.

Questo balzo enorme secondo Draghi è una delle principali cause di evasione fiscale delle Partite Iva, nell’affanno di non avere l’aumento dell’11% di IRPEF. Inoltre, i redditi sopra i 28.000 non costituiscono affatto il ceto ricco, ma sono soggetti ad una delle maggiori pressioni fiscali, molto più, in proporzione, dei redditi alti.

Per meglio calibrare il sistema si è pensato all’introduzione di altri due scaglioni di reddito, dopo i 28.000 euro, con un'aliquota del 32% e del 38%. Questa modifica dovrebbe servire a creare un sistema più progressivo.

Infine non poteva mancare la Riforma delle aliquote Iva

L’ultima novità in fatto di Riforma Fiscale è rivolta ad un numero ancora maggiore di contribuenti, perché riguarda una modifica delle aliquote Iva sui prodotti.

L’Iva, ovvero l’imposta sul valore aggiunto, è applicata in misura diversa ai differenti beni e prodotti e consta di quattro aliquote, una ordinaria e tre ridotte. L’aliquota ordinaria è stabilita al 22%, mentre i medicinali, le forniture domestiche di gas e luce e anche alcuni tipi di ristrutturazioni hanno un’Iva al 10%. Ancora, gli alimenti hanno un’Iva al 5% e i prodotti agricoli e le bevande al 4%.

Anche in questo caso la Riforma va nel senso della semplificazione, con le aliquote Iva che dovrebbero essere ridotte di numero, diventando solo due. Di queste, quella ordinaria sarebbe fissata intorno al 20-21%, mentre quella ridotta dovrebbe essere compresa tra il 5-10%.

Non è ancora chiaro se da questa manovra ci saranno anche benefici per i contribuenti oltre che per lo Stato, perché quello che accadrà è che l’aliquota ordinaria sarà ridotta di uno o due punti percentuali, con un possibile risparmio sul prezzo finale di questi prodotti.

Allo stesso tempo però l’aliquota ridotta, per cui dovrebbe essere stabilita una percentuale tra 5% e 10%, sarebbe superiore a quelle minime attuali, ad esempio quella per i prodotti agricoli e le bevande, che è al 4%. Secondo gli esperti proprio questa differenza dovrebbe in realtà bilanciare la situazione, ma sarà tutto da vedere.

Ma da dove verranno i fondi per la Riforma Fiscale?

La domanda che sorge spontanea a questo punto è, ma dove saranno reperiti i fondi per una così sostanziale Riforma?

Ricordiamo infatti che nel 2020 una proposta di introdurre il prelievo fiscale mensile per la Partita Iva fu fatto dal direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini, ma fu scartata proprio perché richiedeva risorse troppo ingenti. 

In questo caso però la risposta è forse già stata data da Draghi all’inizio della sua nomina, nel discorso davanti al Senato, in cui il Premier sottolineava che un alleggerimento della pressione fiscale sul lavoro sarà attuabile se si aumenta la pressione fiscale sugli immobili. Quindi se potrebbero essere in arrivo novità positive per l’IRPEF, la situazione per i proprietari di immobili sembra farsi complicata.