Il tanto atteso Decreto Sostegni varato dal nuovo governo Draghi è arrivato scatenando il prevedibile carico di malcontento, in particolare tra le partite Iva. Dei 32 miliardi stanziati per il recupero economico, 11 sono destinati a questa categoria. Scopriamo in che modo lo Stato provvederà ai lavoratori indipendenti e cosa devi aspettarti oggi se lavori in autonomia.

Cosa ha deciso Draghi per le partite Iva

Dopo che il 2020 le ha viste escluse dai ristori e con bonus elargiti in maniera discontinua (e talvolta anche per sbaglio), il Decreto Sostegni arriva in aiuto delle partite Iva. Saranno infatti 11 i miliardi destinati ad aziende (anche se start up), liberi professionisti e lavoratori autonomi, con fatturato fino a 10 milioni di euro.

Quindi come affermato nel testo della Gazzetta Ufficiale i titolari di redditto agrario, d’impresa, e i lavoratori autonomi di arte e professioni per un totale di 3 milioni tra imprese e liberi professionisti che abbiano subito un calo mensile di fatturato di almeno il 30%.

Potrà ricevere gli aiuti infatti chi tra il 2019 e il 2020 ha subito una discesa degli introiti pari almeno al 33%, con un minimo di 1000 euro per le persone fisiche e 2000 per le giuridiche ma non oltre la soglia dei 150 mila euro.

Ci saranno quindi 5 fasce di risarcimento calcolate in riferimento al fatturato del 2019:

  • Con fatturato inferiore a 100 mila euro e perdita mensile del 60%
  • Con fatturato tra 100 e 400 mila euro e perdita mensile del 50%
  • Con fatturato tra 1 e 5 milioni di euro e perdita mensile del 30%
  • Con fatturato tra 5 e 10 milioni euro e perdita mensile del 20%

L’assegno verrà quindi calcolato in base alla percentuale di perdita di guadagno media mensile.

“Le partite Iva sono state escluse ingiustamente dai ristori l’anno scorso e ora ci troviamo nella situazione in cui alcuni soggetti hanno preso doppi e tripli ristori mentre gli autonomi rimangono solo con questo sostegno", queste le parole di Emiliana Alessandrucci, presidente del Colap, associazione dei lavoratori autonomi.

Rispetto alle misure prese in precedenza è stata abolita la selezione in base ai codici ATECO ed è sfumata l’ipotesi degli “aiuti a pioggia” perché, come si può capire, c’è chi riceverà risarcimenti alquanto esigui. 

Il codice ATECO è una combinazione alfanumerica indicativa di un’attività economica in cui le lettere rappresentano il macro settore  mentre i numeri le varie articolazioni e sotto categorie.

Decreto Sostegni le proteste delle partite Iva

Nel complesso tra autonomi e imprese nel 2020 si sono registrate perdite di circa 300 miliardi di fatturato ed è per questo che molti lavoratori e rappresentanti di categoria hanno giudicato “elemosina” i sostegni decisi dal Governo (che inoltre arriveranno con quasi 4 mesi di ritardo).

“Lo scorso anno la pandemia ha causato la perdita di oltre 300 miliardi di fatturato, come accertato dall’Agenzia delle Entrate. Sommando le risorse stanziate dal decreto Sostegni a quelle distribuite precedentemente, si arriva appena 22 miliardi. Una cifra insufficiente a coprire pure i costi fissi: secondo le nostre stime servirebbero ancora altri 18 miliardi di euro anche solo per recuperare una soglia minima del 10% delle spese.” è il commento di Confesercenti. (da quifinanza.it)

Le proteste arrivano non solo dai bistrattati ristoratori e operatori del turismo ma anche dall’Unione Artigiani Italiani. Le piccole imprese e le famigliari saranno, infatti, le più penalizzate con risorse insufficienti per coprire le perdite effettive.

Per questo motivo i ristoratori, i tassisti e altre categorie, scenderanno nelle principali piazze italiane Venerdì 26 marzo protestando a suon dell’hashtag #blocchiamolitalia.

Partite Iva e sgravi fiscali

Nel Decreto Sostegni sono però presenti anche sgravi fiscali per liberi professionisti, autonomi e imprese, operazione costata 200 milioni di euro.

È previsto un condono per chi nel biennio 2017/2018 ha presentato una dichiarazione dei redditi con qualche irregolarità ma solo in caso il fatturato del 2020 sia calato almeno del 30%. Questi soggetti potranno saldare il dovuto ma senza il rincaro della sanzione che normalmente verrebbe applicata.

Altra possibile esenzione riguarda quella del canone RAI sempre per chi ha subito un calo di almeno il 30% dei guadagni e solo per strutture ricettive e di somministrazione/consumo bevande.

L’Agenzia delle Entrate ha inoltre stanziato 25 milioni di euro per riconoscere agli interessati il credito d’imposta del 30% in caso il versamento del canone sia avvenuto prima dell’attuazione del decreto.

Partite Iva esonero contributi previdenziali

Il Fondo esonero contributi previdenziali per l’Anno bianco fiscale annunciato dalla legge di bilancio 2021, ora ammonta a 2,5 miliardi per l’anno corrente (l’incremento è di 1,5 miliardi rispetto all’iniziale) che dovrebbero garantire un esonero parziale di 3000 euro per i soggetti beneficiari.

Aumento confermato dal Decreto Sostegni e dal 22 marzo presente in Gazzetta Ufficiale.

Solo chi ha un reddito fino a 50 mila euro riferito al 2019 e un calo del fatturato non inferiore al 33% registrato nel 2020, potrà però beneficiare della manovra che, secondo il MEF, agevolerà 800 mila tra titolari di partita Iva e lavoratori autonomi iscritti all’Inps.

Dovrebbero arrivare tra l’11 e il 30 aprile ma l’attuazione dovrà prima passare al vaglio della Commissione Europea.

Sostegni al reddito per le partite Iva

Piccole e grandi imprese, liberi professionisti e lavoratori autonomi resistono come possibile alla crisi odierna. Come si è visto, però, gli aiuti dal Governo sembrano non essere sufficienti per tutti e si prospettano momenti difficili relativi al calo di lavoro.

L’essere titolare di partita Iva non esclude però dalle forme di tutela elargite dallo Stato per chi è in difficoltà. Tra queste la più recente creata ad hoc per questa categoria è Iscro, mentre le altre sono forme di sostegno aperte a tutti i lavoratori e quindi anche alle P.I.

La cassa integrazione per le partite Iva

Finanziata con 70,4 milioni di euro l’Iscro (Indennità Straordinaria di Continuità Reddituale e Operativa) è stata una delle novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2021.

Si tratta di un ammortizzatore sociale per ora provvisorio dedicato ai lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata. È l’Inps a erogarla per il triennio 2021-2023 e potrà essere richiesta una sola volta in questo arco di tempo.

La Gestione separata è attiva dalla legge n.335/95 (“Riforma sistema pensioni”) è dedicata a lavoratori autonomi e liberi professionisti, non iscritti a nessun albo, i cui contributi vengono calcolati in base al reddito e all’aliquota contributiva relativa all’attività svolta, con le stesse prestazioni dei fondi previdenziali obbligatori.

I requisiti per ottenere l'Iscro sono:

  • Avere una partita Iva da almeno 4 anni;
  • Calo di reddito del 50% rispetto alla media dei 3 anni precedenti, con guadagno che non superi gli 8145 euro;
  • Non vale per i pensionati, per chi percepisce l’Rdc, chi è iscritto ad altre forme di previdenza obbligatoria e per chi non è in regola con i contributi.

L’ammontare dell’Iscro va dai 250 agli 800 euro mensili a seconda dell’ultimo reddito certificato dall’Agenzia delle Entrate, calcolata su 6 mensilità non prevede l’accredito della contribuzione figurativa.

Una delle questioni che più ha fatto discutere è chi dovrà pagare l’indennità. I portafogli infatti saranno quelli delle restanti partite Iva con un contributo aggiuntivo che decreterà l’aumento dell’aliquota del 25,8% a partire da quest’anno, e destinata a crescere per i prossimi 2 anni.

Chi percepirà l’Iscro avrà inoltre l’obbligo di partecipare a corsi di aggiornamento e formazione professionale gestiti da ANPAL.

Partite Iva in disoccupazione

Per le partite Iva che svolgono anche attività dipendente c’è la possibilità di chiedere l’indennità di disoccupazione Naspi

È importante sapere che:

  • Se si apre la partita Iva dopo aver richiesto la Naspi questa non decade;
  • Se l’attività lavorativa per cui è stata aperta la P.Iva è fonte di altro reddito, l’indennità può essere ridotta fino all’80% a seconda del guadagno percepito;
  • Se il reddito derivante dal lavoro supera i 4800 euro lordi all’anno, la Naspi decade automaticamente.

Reddito di cittadinanza, è possibile per le partite Iva?

Anche autonomi e liberi professionisti possono richiedere il Rdc qualora ve ne sia la necessità, a patto di essere in attività dal 2017 e con determinati parametri di cui tenere conto, primo fra tutti l’ISEE inferiore a 9360 euro.

Se per esempio si percepiscono redditi da lavoro autonomo e occasionale è possibile che la cifra venga ridotta a seconda della soglia relativa. Quando la partita Iva viene aperta dopo aver richiesto il Reddito di cittadinanza è importante comunicare tempestivamente all’Inps la variazione, in modo da verificare ed eventualmente adeguare i parametri.

La somma percepita va inoltre indicata nella dichiarazione dei redditi se appartenenti alla categoria dei lavoratori autonomi che svolgono solo prestazioni occasionali.

Per calcolare il reddito ai fini della domanda si fa riferimento alla differenza tra ricavi e compensi percepiti e le spese sostenute per l’attività. La comunicazione del reddito per partite Iva va poi rinnovata all’Inps ogni tre mesi entro 15 giorni dalla fine del trimestre solare.

In questo caso l’obbligo di aderire al Patto del lavoro come per il resto dei richiedenti non è prevista per i lavoratori autonomi ma ne viene offerta la possibilità a chi fattura meno di 4800 euro lordi annui.

La richiesta va inoltrata attraverso il modello “Rdc/Pdc-Com Ridotto” da inoltrare di persona al Caf entro 30 giorni dalla presentazione della domanda all’Inps.

Partite Iva, i dati

Secondo i dati raccolti dal Mef, nell’ultimo quarto del trimestre 2020 sono state aperte 102.373 partite Iva, un -1,6 % rispetto al 2019, tra persone fisiche (64,5%), società capitali (26%) e società di persone (41%).

Le attività commerciali sono in cima alla lista e le zone geografiche registrano un 44,8% al Nord Italia con a seguire il Sud e infine il Centro. Mentre a livello anagrafico sono i giovani sotto i 35 anni (44,8%) i più propensi a mettersi in proprio.

Il calo dei consumi relativo all’anno passato ha però decretato anche molte chiusure di partite Iva. Per ora i settori più colpiti, secondo Confcommercio, sono abbigliamento e calzature con perdite di circa 120 miliardi di euro che hanno costretto alla chiusura 390 mila commercianti.

Tempi non facili per le partite Iva, in particolare per quelle categorie penalizzate dal saliscendi di aperture e chiusure che si vedono costrette a sopperire ai sostegni che, anche stavolta, sembra non saranno sufficienti.