Durante l’audizione davanti alle Commissioni finanze di Camera e Senato Pascal Saint-Amans direttore del centro di politica fiscale dell’Ocse invita l’Italia a :

rivedere l’adeguatezza del regime forfettario al 15% per i titolari di Partita IVA con redditi fino a 65.000 euro bilanciando l’incoraggiamento allo sviluppo delle PMI con la garanzia all’equità orizzontale del sistema fiscale e la riduzione al minimo dell’elusione fiscale”.

Secondo l’OCSE il regime forfettario:

contrasta in modo significativo” con la progressività “che si applica ai salariati dove viene applicata un’aliquota fino al 41%”.

"In Italia il peso del cuneo fiscale sui redditi da lavoro dipendente, che comprende sia le imposte fiscali sia i contributi sociali, è molto alto rispetto agli altri paesi europei questo è un disincentivo all'occupazione", rileva Saint-Amans sottolineando che "l'Italia dovrebbe ridurre il cuneo proprio per migliorare i livelli di occupazione". Inoltre - ha proseguito - "la progressività della tassazione sale in maniera molto forte sui redditi medi. Non avete, ad esempio come in Francia un'aliquota zero ma si parte subito con aliquote piuttosto alte".

Cosa significa cuneo fiscale

Il cuneo fiscale è la somma delle imposte (dirette, indirette, contributi previdenziali) che impattano sul costo del lavoro, sia dalla parte dei datori di lavoro, sia rispetto ai lavoratori dipendenti, autonomi o liberi professionisti. In pratica è la differenza tra lo stipendio lordo versato dal datore di lavoro e la busta paga netta ricevuta dal lavoratore. Attraverso questo parametro si possono quantificare gli effetti della tassazione del costo del lavoro sul reddito dei lavoratori, dell’occupazione e del mercato del lavoro.

In Italia il cuneo fiscale è ancora molto alto, a fronte di un valore medio del cuneo fiscale nei 36 Paesi Ocse pari al 36,1%, l’Italia occupa il terzo posto.

Disincentivo al lavoro

"L'annullarsi delle detrazioni fiscali e dei crediti d'imposta sopra un certo livello di reddito crea delle aliquote fiscali effettive, significativamente più alte di quelle legali. Questo determina un disincentivo al lavoro per molti contribuenti",

sottolinea il Direttore del centro di politica fiscale dell'Ocse invitando il nostro Paese a:

"considerare in dettaglio i dati sulla distribuzione del reddito con l'obiettivo di ridurre al minimo gli ulteriori effetti disincentivanti derivanti dal venir meno delle detrazioni e dei crediti d'imposta".

Per il rappresentante OCSE:

"una riforma fiscale dovrebbe garantire la progressività della tassazione sui redditi personali "in modo neutrale" rispetto al tipo di reddito e al gettito che ne deriva".

Di certo una modifica in questo senso, nell’attuale crisi innescata dalla pandemia, avrà difficoltà a trovare spazio nel breve periodo.

Revisione necessaria per una maggiore equità orizzontale

La necessità di una revisione del regime agevolato riservato alle partite IVA in una visione di una maggiore equità orizzontale,  è stata oggetto della proposta avanzata dal Direttore Generale delle Finanze del MEF, Fabrizia Lapecorella, in occasione dell’audizione del 26 marzo 2021 che si è svolta presso le Commissioni Riunite Finanze di Camera e Senato.

Si tratterebbe, infatti, di alzare l’aliquota sostitutiva, oggi al 15 per cento, al livello della prima aliquota dell’Irpef fissata al 23 per cento.

Il suggerimento del MEF è una modifica che salvaguardi l’obiettivo di semplificazione degli adempimenti innalzando l’aliquota sostitutiva ma revisionando, al contempo, anche gli attuali indici di redditività.

Cos’e’ il regime forfettario

Il regime forfettario è un metodo di imposizione fiscale, studiato soprattutto in ottica di piccole e piccolissime attività, che si applica in sostituzione dell’Irpef a chi ha una partita iva individuale. Entrato in vigore nel 2015, attualmente è il solo regime fiscale agevolato disponibile in Italia per coloro che avviano una nuova attività. Garantisce sia agevolazioni fiscali che vantaggi dal punto di vista contabile.

Il regime forfettario prevede il pagamento di aliquota del 15% sull’imponibile (per redditi fino a 65.000 euro annui), aliquota ridotta al 5% per i primi cinque anni per le attività di nuova costituzione. In pratica i redditi derivanti dalle attività con partita iva e che sottostanno a questo particolare regime fiscale, sono tassati secondo un’aliquota fissa (una flat tax a tutti gli effetti), con i titolari che non subiscono l’ordinario prelievo Irpef.

Vantaggi del regime forfettario

Il regime forfettario 2021 porta con sé anche delle semplificazioni contabili e dei vantaggi relativi all’Iva:

  • non è necessario addebitare l’iva in fattura ai clienti;
  • non si può detrarre l’imposta versata sugli acquisti;
  • non si hanno obblighi di liquidazione dell’imposta e di presentazione della relativa dichiarazione annuale iva;
  • la contabilità è essenziale e semplice tanto da permettere di abbattere notevolmente i costi del commercialista;
  • non si è tenuti a registrare le fatture emesse, i corrispettivi e gli acquisti;
  • si è esonerati dall’obbligo di fatturazione elettronica.

A chi è rivolto il regime forfettario

Soltanto chi svolge attività in proprio, come libero professionista o imprenditore individuale, può accedere a questo regime. Il titolare di partita iva con regime forfettario può avvalersi anche di dipendenti, collaboratori e/o personale a progetto, a patto che le spese per queste figure non superino i 20.000 euro all’anno.

Il limite dei 65.000 euro annui del regime forfettario è relativo solo ai redditi conseguiti svolgendo l’attività per la quale si è aperta la partita iva: questo significa che si possono svolgere anche altre attività, anche come dipendente seguendo comunque precise disposizioni:

  • i redditi derivanti da attività svolta in regime di partita iva non devono essere superiori ai 65.000 euro all’anno;
  • i redditi derivanti da attività svolta come lavoratore dipendente (o derivanti da pensione) non possono eccedere il limite di 30.000 euro lordi annui.

Proposta del Mef: regime forfettario al 23%

Il regime forfettario è indubbiamente uno strumento che agevola le realtà imprenditoriali agli esordi o quelle di piccole dimensioni.

Una modifica di questo trattamento di favore, da quanto emerso dall’audizione del MEF del 26 marzo, seppur necessaria deve essere intrapresa con i dovuti accorgimenti.

Da una parte, un’eventuale rimodulazione dovrebbe mantenere inalterata la funzione di semplificazione e di incentivo del regime, dall’altra dovrebbe essere improntata ad una maggiore equità orizzontale evitando un’eccessiva erosione della base imponibile.

Si legge nella memoria depositata dal MEF:

“Anche nel caso del regime forfetario, la sottrazione alla progressività dell’imposta è assai discutibile sul piano dell’equità orizzontale, considerando che soggetti che percepiscono redditi dello stesso ammontare e di altra natura, quali lavoro dipendente o pensione, subiscono un livello di tassazione superiore” .

Il MEF pertanto propone un regime forfettario caratterizzato dalle percentuali che seguono:

  • Aliquota dell’imposta sostitutiva al livello della prima aliquota dell’Irpef, oggi fissata al 23 per cento, in luogo dell’attuale aliquota pari al 15 per cento;
  • mantenimento per i primi cinque anni di attività del regime super agevolato al 5 per cento.

Opportuna revisione dei coefficienti di redditività 

La modifica, da far rientrare in un progetto complessivo di riforma, secondo quanto riferito dal MEF, dovrebbe essere accompagnata da un’opportuna revisione dei coefficienti di redditività che già adesso risultano obsoleti.

Si tratta delle percentuali da applicare agli incassi conseguiti per ricavare il reddito imponibile sul quale successivamente calcolare l’imposta sostitutiva.

I coefficienti di redditività, ha evidenziato la professoressa Lapecorella nel corso della sua relazione, non sono stati modificati in seguito all’innalzamento della soglia di ricavi o compensi per l’accesso al regime forfettario, da 25.000 euro o 50.000 euro a 65.000 euro, intervenuta con la Legge di Bilancio 2019.

Si tratterebbe, quindi, di modificare i coefficienti che già oggi non sono coerenti con la struttura dei costi di imprese di dimensioni meno contenute. Secondo la prof.ssa Lapecorella:

“Sulla base di un’analisi preliminare effettuata dal Dipartimento delle finanze, l’adeguamento dei coefficienti di redditività per tenere conto dell’ampliamento della platea dei beneficiari del regime forfetario a attività imprenditoriali di maggiori dimensioni si tradurrebbe in una riduzione della base imponibile solo per i settori del commercio ambulante e delle costruzioni”.

Queste considerazioni, in un’ottica di revisione, assumono sempre più rilevanza a seguito dell’aumento della soglia massima di ricavi e, in particolare, in riferimento alle attività professionali caratterizzate da una bassa incidenza dei costi che beneficiano, quindi, di un elevato grado di redditività.

Intanto per le partite Iva, la scadenza del 28 maggio per presentare la domanda relativa ai contributi a fondo perduto, è il termine ultimo anche per l'invio della domanda sostitutiva, qualora siano stati commessi errori formali nella prima istanza di accesso ai contributi a fondo perduto presentata dal contribuente o da un proprio intermediario.