Il governo Draghi è al lavoro su diverse questioni economiche: dalle crisi aziendali più importanti, Alitalia ed ex Ilva-Arcelor Mittal, a quelle dei settori della ristorazione, del commercio, del turismo, o ancora della cultura.

Tra i tanti temi complessi c'è sicuramente quello della riforma fiscale. Annunciata dall'ex ministro dell'Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, a occuparsene ora è Daniele Franco

Lo scorso anno, al meeting di Rimini, Mario Draghi aveva ammonito il governo Conte, perché il paese non avrebbe potuto continuare ad andare avanti a lungo solo con i sussidi.

Ora, proprio il suo governo è pronto ad approvare un nuovo Decreto Sostegni bis per sostenere milioni di italiani in difficoltà economiche per la pandemia di coronavirus. 

La stagione dei bonus, dei sussidi e dei ristori non si ferma. Eppure, nel frattempo, il governo Draghi si prepara a intervenire sul sistema fiscale, iniziando con l'abolizione dell'imposta sostitutiva dell'Irpef, la cosiddetta mini flat tax, in nome della progressività fiscale. Perché?

Partite Iva, mini flat tax nel mirino del governo

Per il governo Draghi, il modo migliore per aumentare il gettito fiscale dello Stato è riformare il regime forfettario o mini flat tax per le partite Iva. L'abolizione colpirebbe naturalmente anche i professionisti. 

A introdurre il tema lo scorso 26 marzo, in audizione alla commissione Finanza della Camera e del Senato, è stata Fabrizia Lapecorella, direttore del dipartimento delle Finanze del ministero dell'Economia. 

Dopo aver ricordato che la redistribuzione dei redditi resta una delle funzioni principali del Fisco, possibile solo grazie alla progressività delle imposte e dell'aliquota media, Lapecorella ha puntato il dito contro il regime forfettario che solo nel 2018 avrebbe ridotto di sette miliardi di euro gli incassi dello Stato. 

La legge di Bilancio 2020 ha confermato la mini flat tax anche per il 2021, apportando alcune modifiche. Possono accedere al regime forfettario le partite Iva che abbiano ottenuto ricavi o ricevuto compensi pari o inferiori ai 65mila euro l'anno e che abbiano sostenuto spese non superiori ai 20mila euro lordi. Infine, possono chiedere di essere ammessi anche coloro che hanno iniziato da poco una attività.  

La mini flat tax è uno strumento fiscale più favorevole per i contribuenti. E sostituisce il pagamento dell'Irpef (Imposta sul reddito delle persone fisiche) che ha aliquote più alte che aumentano col reddito.

Il governo Draghi sta valutando quindi di togliere di mezzo questa tassazione agevolata, le aliquote sono al 15% o al 5%, perché non la considera equa.

Partite Iva, la proposta di modifica della mini flat tax

Solo nel 2018 hanno beneficiato del regime forfettario per le partite Iva circa un milione di italiani, giovani e meno giovani. Complessivamente la mini flat tax ha riguardato 10 miliardi di euro di redditi, e ha generato un miliardo di euro di entrate.

Durante l'audizione Lapecorella ha riconosciuto il vantaggio del regime forfettario: la semplificazione degli adempimenti soprattutto per persone, pensiamo ai più giovani, che hanno avviato da poco un'attività o che percepiscono redditi modesti. 

La proposta del ministero dell'Economia e delle Finanze è di eliminare le aliquote agevolate, per sostituirle con una unica al 23%, che per il momento corrisponde al minimo della tassazione sul reddito delle persone fisiche (Irpef).

Il governo Draghi si prepara poi a modificare anche i cosiddetti "coefficienti di redditività legati ai codici Ateco di appartenenza", rimasti gli stessi dal 2014: 

  1. 40% alloggio e ristorazione, commercio al dettaglio e all'ingrosso, commercio di alimenti e bevande, industrie alimentari e delle bevande; 
  2. 54% commercio ambulante non alimentare;
  3. 62% intermediari del commercio;
  4. 67% altre attività economiche;
  5. 78% attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie di istruzione, servizi finanziari e assicurativi; 
  6. 86% costruzione attività immobiliari. 

La percentuale serve per ricavare il reddito imponibile su cui si applica poi l'aliquota della mini flat tax.  

Partite Iva, un esercito di milioni di persone

Il regime forfettario coinvolge liberi professionisti e autonomi con o senza dipendenti. L'Italia vanta il numero di partite Iva più alto d'Europa.

Nonostante l'emergenza sanitaria, lo scorso anno sono state aperte 464.700 partite Iva. Il 72,2% è stata una persona fisica, quindi, un libero professionista.

I dati del ministero dell'Economia e delle Finanze mostrano una riduzione del numero delle partite Iva (-14,8%) nel 2020. Anche se la percentuale di quelle che hanno chiuso tra gennaio e dicembre 2020 è stata inferiore di quella registrata nello stesso periodo del 2019.

Numeri che il Mef spiega: "Vanno comunque interpretati con cautela per tre motivi: ritardi nelle comunicazioni da parte dei contribuenti; chiusure operate dall'Agenzia delle Entrate per non operatività; non è stato rispettato l'obbligo di chiusura della partita Iva quando è cessata l'attività". 

In Italia i lavoratori indipendenti costituiscono tra il 20 e il 23% degli occupati a livello nazionale. Il nostro paese conta cinque milioni di lavoratori indipendenti: tre milioni e 652mila sono autonomi senza dipendenti. 

Tra restrizioni e limitazioni per arginare il Covid-19 le partite Iva stanno soffrendo più di ogni altro a livello economico, perché una buona parte si concentrano nei settori fermi da più di un anno. 

Partite Iva, la mini flat tax è bocciata anche dall'Ocse

Ma a bocciare la mini flat tax per le partite Iva non è stato solo il direttore del dipartimento delle Finanze del Mef. Prima di procedere alla riforma fiscale - tassello fondamentale per rilanciare la crescita economica - il governo Draghi ha ascoltato anche un altro tecnico. 

Pascal Saint-Amans è il direttore del centro di politica fiscale dell'Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico):

"L'Italia dovrebbe valutare di rivedere l'adeguatezza del regime forfettario al 15% per i titolari di partita Iva con redditi fino a 65mila euro". 

Ha poi aggiunto: "Il regime forfettario contrasta in modo significativo con la progressività che si applica ai salariati con aliquote fino al 41%". Amans ha parlato dei dipendenti e dei pensionati italiani che possono trovarsi a pagare più tasse di una partita Iva, a parità di reddito. 

Il direttore dell'Ocse ha auspicato che lo strumento fiscale possa essere utilizzato per sostenere invece le micro e le piccole imprese: datori di lavoro che, oltre un milione di partite Iva attive, alimentano il sistema produttivo del paese.