Circa 600 mila famiglie sono state colpite dalla crisi economica innescata dall’emergenza epidemiologica e dalle conseguenti misure di contenimento messe in atto dal Governo.

Una recente Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani, condotta dal Centro di Ricerca e Documentazione Luigi Einaudi e Intesa San Paolo, ha messo in evidenza come negli ultimi 12 mesi il risparmio precauzionale sia diventato un meccanismo comune un po’ a tutte le fasce di popolazione.

Enormi quantitativi di liquidità continuano a fluire nei conti correnti degli italiani per rimanere congelati in attesa di tempi migliori. Una patrimoniale aggressiva troverebbe ottime opportunità finanziarie per sostenere anche se in minima parte il debito pubblico.

Ma quanto è da temere una patrimoniale su conto corrente, e come potremo difenderci dal suo prelievo forzoso?

Il risparmio sul conto corrente degli italiani

L’indagine Einaudi-Intesa San Paolo, mostra come negli ultimi 12 mesi, la pandemia abbia congelato i piani di acquisto di privati e imprese. La liquidità dei privati è aumentata di 117 miliardi

È come se per ogni 100 Euro che spariscono sotto i colpi di pandemia e di restrizioni alle attività produttive, gli agenti reagissero tagliando 70 Euro di consumi e spese e li depositassero su conto corrente in attesa di essere spesi o investiti una volta usciti dall’emergenza.

L’impatto della crisi sulle abitudini di imprese e famiglie è decisamente depressivo, con riserve che eccedono il normale tasso di risparmio, già passato negli ultimi quindici anni (in periodi pre-Covid) dal 7,3% all’11,8%.

Lo studio mostra come se nel 2021 i due terzi di questa riserva supplementare fossero utilizzati, verrebbe triplicata la capacità di attivazione della ripresa innescata dal primo anno del Recovery Fund, rendendo realistica la prospettiva di una ripresa a V di produzione, redditi e occupazione.

Il trend del risparmio precauzionale, continua lo studio, dovrebbe normalizzarsi una volta rientrata l’emergenza, quando le prospettive sulle condizioni future gradualmente inizieranno a migliorare. Intanto il totale dei conti correnti di cittadini e imprese registra la cifra astronomica, certificata dall’ABI, che sfiora i 1700 miliardi di Euro, a una linea al sorpasso del PIL che a fine 2019 viaggiava intorno ai 1787 miliardi.

Si tratta di una cifra davvero imponente dalla quale una patrimoniale potrebbe trovare risorse liquide facili e disponibili, esattamente come accadde nel 1992 quando il Governo Amato applicò su tutti i conti correnti e i depositi bancari un prelievo forzoso del 6 per mille.

Quali sono i rischi di un ritorno di una patrimoniale sul conto corrente

Facciamo qui riferimento al solo prelievo forzoso sulla liquidità, perché in realtà le imposte patrimoniali, almeno una quindicina, le stiamo già pagando regolarmente ogni anno, fra imposta di bollo, canone TV, bollo auto, diritti catastali, IMU, TASI, ecc.

Il Governo con buona frequenza, propone il tema della patrimoniale. Apparentemente sembrano accenni casuali, quasi a preparare la cittadinanza a un intervento al quale prima o poi dovrà adattarsi.

Si presenta come nota a margine di una conferenza, come il caso delle parole del premier Conte di alcuni mesi fa, che con ‘la forza del risparmio privato italiano’ aveva alimentato i timori di una manovra volta a ridurre il debito pubblico appunto con questa forza

Oppure ancora, come la recente proposta di emendamento alla Legge di Bilancio 2021, a firma Fratoianni e Orfini, che avrebbe dovuto colpire i grandi patrimoni a partire dai 500 mila Euro con aliquote crescenti.

L’emendamento è stato respinto, e ancora una volta la patrimoniale ‘brutale’ sui conti correnti è stata evitata.

Attualmente una patrimoniale su conto corrente è poco probabile

Le misure di emergenza varate dall’Esecutivo hanno portato il rapporto Debito/Pil intorno al 160%, valore prossimo a quello che ha condotto nel 2011 lo stato greco in default. Va tenuto presente, comunque, che questi provvedimenti attuati hanno avuto lo scopo preciso di limitare i danni economici conseguenti la pandemia e la molto probabile recessione che seguirà nel prossimo futuro.

Una patrimoniale molto aggressiva, sul modello del Governo Amato per intenderci, non è molto probabile fino a che l’emergenza sanitaria non si sarà conclusa definitivamente.

Un intervento di questa natura avrebbe una direzione opposta a quella a cui il Governo sta guardando. Una patrimoniale su conto corrente genererebbe ulteriore sfiducia nel futuro, con un aumento della tendenza al risparmio a cui si contrapporrebbe un decremento dei consumi e della domanda di beni e servizi. In aggiunta a tutto andrebbe considerata anche l’ipotesi dell’espatrio dei capitali, a conferma che lo svantaggio di una simile operazione sarebbe più grande del beneficio.

Una patrimoniale, resa operativa in questo contesto emergenziale, produrrebbe sicuramente un impatto deleterio e recessivo. Anche dal punto di vista meramente elettorale, qualunque forza politica che la promuovesse riscuoterebbe il generale malcontento.

Allo stato attuale, fino al momento in cui le politiche della Banca Centrale Europa garantiranno acquisti illimitati (fino a giugno 2021) di titoli di Stato Italiano e titoli privati, con la possibilità di rinnovo dei titoli in scadenza già detenuti, e le politiche dell’Unione Europea garantiranno fondi a basso costo per il rifinanziamento dei conti pubblici ai paesi più indebitati come l’Italia, molto probabilmente il rischio di una patrimoniale si manterrà molto basso.

In futuro, all’uscita dall’emergenza sanitaria, quando il risparmio prudenziale si riallineerà al trend dello scorso anno, e le prospettive future degli italiani saranno migliori, sarà lecito considerare una patrimoniale molto più probabile di quanto lo sia attualmente.

Come difendersi da una imposta patrimoniale sul conto corrente

Anche se il rischio di una patrimoniale sembra essere scongiurato, almeno nell’immediato, e probabilmente fino all’esaurirsi dello scenario emergenziale, può essere utile esaminare alcune opzioni di difesa dall’imposta patrimoniale.

Non dimentichiamo come la patrimoniale del Governo Amato del 1992 venne varata con effetto retrodatato, a dimostrazione che ogni tentativo di sfuggirle sarebbe stato vano.

Sul web leggiamo di moltissimi metodi volti a sottrarre i risparmi fermi su conto corrente dagli effetti deleteri di una patrimoniale. Molti di questi possono avere un senso esclusivamente se il rischio che essi comportano è inferiore a quanto una patrimoniale potrebbe influire sul patrimonio stesso.

Facciamo un esempio. Possiamo acquistare oro, diamanti, orologi e opere d’arte, ma se non possediamo le competenze necessarie sui temi trattati, la scarsa trasparenza dei prezzi potrebbe condurci a perdite di capitale ben superiori ai danni prodotti da una patrimoniale. Senza parlare poi della possibilità sempre presente di truffe.

Gli assegni circolari intestati a sé stessi sono una pessima idea perché alla loro scadenza triennale dovranno essere reimmessi nel circuito bancario, e non si può nemmeno escludere che una futura patrimoniale non vada a colpire anche questa forma di liquidità.

L’acquisto di immobili è sconsigliato a causa della continua erosione del valore reale e dell’evidenza fiscale dei beni stessi. In un’ottica di salvaguardia da una patrimoniale, per una seconda casa sarebbe opportuno mantenerne il solo usufrutto al fine di ridurne l’imposizione fiscale.

E ancora, un correntista titolare di cassetta di sicurezza è segnalato all’Agenzia delle Entrate, e l’accertamento di detenzione di contante all’interno di essa potrebbe comportare verifiche e sospetti di evasione fiscale.

I conti correnti e i prodotti di investimento esteri ormai non offrono protezione alcuna in questo senso. I primi sottostanno allo scambio automatico delle informazioni fiscali (CRS) che è ormai esteso a buona parte di paesi del mondo, (compresa la Svizzera) e che fornisce al Fisco italiano tutte le informazioni necessarie per accertamenti e prelievi forzosi. I prodotti di investimento, invece, sono comunque detenuti tramite intermediario italiano che agisce da sostituto d’imposta, e qualunque intervento di natura fiscale andrebbe a colpire gli investimenti sia di diritto italiano che estero.

Le due uniche soluzioni al prelievo forzoso della patrimoniale su conto corrente

Rimangono due soluzioni.

Quella più estrema e semplice, consiste nel ridurre allo stretto necessario la giacenza sul conto corrente. Il mantenimento di un importo sufficiente a garantire la copertura delle spese mensili, lascerebbe ai margini le preoccupazioni sugli effetti di un'aggressione patrimoniale sul nostro capitale.

Conservare i soldi su conto corrente non comporta nessun vantaggio oltre quello della semplice custodia. Il potere d’acquisto, fra spese, imposta di bollo e inflazione è destinato a perdersi in misura maggiore rispetto a quanto avviene con una custodia di tipo casalingo.

La seconda soluzione risiede nella previdenza integrativa. La sottoscrizione di polizze vita molto probabilmente rappresenta la strategia migliore a difesa dal prelievo forzoso su conto corrente di una patrimoniale.

Il legislatore ha disposto per questi strumenti caratteristiche tali da renderli immuni dagli effetti di una patrimoniale, almeno fino a questo momento. Le polizze vita non sono pignorabili, godono dell’esenzione dall’imponibile dall’asse ereditario, dell’esenzione dell’imposta di bollo caratteristica degli strumenti finanziari e della tassazione agevolata a scadenza.

Non hanno scadenza e possono indifferentemente venire liquidate ai beneficiari o essere riscattate dal sottoscrittore che potrà riavere l’intero capitale investito. Inoltre, i beneficiari della polizza possono anche non fare parte dell’asse ereditario ed essere modificati più volte nel corso della durata della polizza.

Infine, le polizze vita migliori sono in grado di offrire rendimenti, esenti bollo, anche del 2% all’anno. Un risultato discreto, se si considera il basso livello di rischio che comportano, e che il capitale investito è garantito dalla compagnia presso cui si è sottoscritta la polizza.

Si sta parlando comunque di polizze vita di puro ramo primo o multiramo con componente di ramo primo prevalente. Sono da evitare le polizze unit e index linked, prodotti ad alto contenuto finanziario che oltre a essere molto costosi e rischiosi, non garantiscono la protezione che stiamo cercando da pignoramenti, prelievi forzosi e patrimoniali.