Pensioni: da gennaio ritorna la perequazione piena!

Pensioni: da gennaio ritorna la perequazione piena! Dal 1° gennaio del 2022, rivaluatzione dell’1,7% sulle pensioni per il nuovo anno! Tale rivalutazione consentirà di poter ottenere trattamenti previdenziali migliori rispetto a quelli goduti fino a questo momento. Vuol dire che ritorna ad operare a pieno il meccanismo della perequazione della pensione che consente l’adeguamento delle stesse al costo della vita. Leggi l'articolo per sapere tutte le novità!

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Il 2022 porterà buone notizie ai pensionati. A partire infatti al 1° gennaio, tutte le pensioni saranno rivalutate, sulla base dei vecchi criteri che prevedevano la presenza di appositi scaglioni di importi.

Tale rivalutazione consentirà quindi, di poter ottenere trattamenti previdenziali migliori rispetto a quelli goduti fino a questo momento.

Vuol dire che ritorna ad operare a pieno il meccanismo della perequazione della pensione che consente l’adeguamento delle stesse al costo della vita.

Per l’anno 2022 sulla base di quanto ha deciso lo scorso 17 novembre il ministro dell’economia con decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il successivo 26 novembre, si è stabilito che alle pensioni dell’anno 2021 debba essere applicata una percentuale a titolo di perequazione dell’1,7% da applicarsi a partire dal 1° gennaio del 2022.

Tale percentuale sarà poi soggetta a possibile conguaglio alla fine dello stesso anno.

Questo in termini pratici, si tradurrà quindi in un incremento delle pensioni a partire dal 2022 per una percentuale pari all’1,7%, tuttavia a differenza di quanto già veniva fatto 2020, questa percentuale di perequazione verrà applicata in maniera progressiva per diversi scaglioni, ovvero per diversi livelli soglia di pensione percepita.

Il criterio di progressività farà sì che la rivalutazione più alta spetterà conseguentemente ai pensionati che invece percepiscono trattamenti previdenziali più bassi.

Ma procediamo per gradi vedendo prima cosa si intende per perequazione e come abbia di fatto operato questo meccanismo di rivalutazione sulle nostre pensioni fino ai nostri giorni.

Per chi fosse interessato, un video tratto dal canale Daniele Stroppiana - YouTube, offre spuntiinteressanti sul tema.

Pensioni, come si adeguano nel tempo al costo della vita

La perequazione è un meccanismo di tutela del tutto particolare rivolto in maniera esclusiva solo alle pensioni. In effetti la pensione, non ha le caratteristiche tipiche di tutti gli altri redditi da lavoro.

Per questi, quando il costo della vita cambia, normalmente si hanno quasi automaticamente delle pari progressioni a questo cambiamento perché protetti dalla contrattazione collettiva in ipotesi di reddito da lavoro subordinato, o perché semplicemente il nuovo costo del lavoro dipenderà esclusivamente dalle leggi di mercato per quel che riguarda i lavoratori autonomi.

Questi tipi di situazioni e adeguamenti piuttosto elastici vengono a mancare completamente per le pensioni dove, l’importo della rendita, è il frutto dell’applicazione stringente di una precisa formula matematica che varia ovviamente a seconda del metodo di calcolo della prestazione previdenziale ma che comunque non lascia spazio ad altri margini di manovra.

Il problema è quindi come proteggere la vasta categoria dei pensionati allorquando cambia il costo della vita. Per questo è stato introdotto il meccanismo della cosiddetta perequazione automatica, meccanicismo per effetto del quale l’importo dell’assegno pensionistico si adegua automaticamente nel tempo, in base all’andamento del tasso di inflazione, in modo che il “reddito” dei pensionati sia sempre in linea con quelli che sono i reali costi dell’economia.

Ma vediamo che cos’è proprio la perequazione.

Pensioni e perequazione: che cosa è

La perequazione altro non è un meccanismo attraverso il quale si riesce adeguare, ovvero a rivalutare, l’importo delle pensioni all’andamento del costo della vita.

Il fine ultimo della perequazione è quindi quello di evitare proprio che il potere di acquisto delle pensioni possa essere in qualunque modo eroso dalla presenza di fenomeni inflattivi, mettendo quindi in serie difficoltà il tenore di vita degli stessi pensionati.

È un meccanismo di adeguamento che trova applicazione per tutte le tipologie di prestazioni previdenziali erogate, sia esse di natura pubblica o provenienti dalle casse previdenziali relative a lavoratori autonomi.

Si applica anche a tutti i trattamenti che derivano da gestioni sostitutive, ai trattamenti della previdenza integrativa e sostitutiva.

Si applica infine sia alle pensioni dirette che quelle che invece vengono pagate in favore di soggetti superstiti, quindi tipicamente le pensioni di reversibilità o le pensioni indirette.

Ai fini dell’applicazione della perequazione non rileva il fatto che le stesse siano state maggiorate nell’importo fino ad arrivare al trattamento di minimo.

Pensioni e perequazione: quale tasso viene utilizzato

Abbiamo detto quindi che la perequazione è un meccanismo che consente l’adeguamento delle pensioni al costo della vita, che viene applicato sulle pensioni all’inizio di ogni anno e che come misura di riferimento per l’adeguamento prende sempre in considerazione l’indice dei prezzi al consumo che viene elaborato dall’INPS.

Il tasso effettivo di perequazione poi, che è quello in virtù del quale verranno adeguati nel tempo i valori dei trattamenti previdenziali, è semplicemente il risultato di una moltiplicazione tra due precisi tassi.

Questi tassi sono, indice dei prezzi al consumo elaborato dall’ISTAT che di fatto sintetizza il tasso di inflazione, e il tasso di rivalutazione, che non è fisso ma varia in virtù dello scaglione di appartenenza del trattamento previdenziale goduto dal pensionato.

È ovviamente per come è stato costruito necessariamente un tasso di natura provvisoria, perché fa rifermento per il suo calcolo, al tasso d’inflazione del precedente anno, mentre il reale valore di adeguamento verrà definito solo alla fine del mese di novembre dell’anno in corso, con apposito decreto dal ministero dell’economia.

Nell’ipotesi in cui i due tassi dovessero essere poi effettivamente diversi ci sarà il calcolo dell’eventuale conguaglio che potrà essere sia positivo che negativo o nullo quando invece tra i due tassi non si presenti alcun tipo di differenza.

Pensioni e perequazione: come ha operato nel tempo

Pur avendo come finalità comune l’adeguamento delle pensioni al costo della vita, bisogna dire che nei quasi venti anni in cui ha operato, la perequazione non si è applicata negli anni in maniera analoga a tutti i trattamenti.

La regola generale, è stata quella operare secondo un meccanismo progressivo, per cui dare sempre piena rivalutazione alle pensioni più basse, e procedere ad un adeguamento soltanto parziale per quelle pensioni di importo più elevato.

Tuttavia, anche le vicende normative dell’intero trattamento non sono state prive di intoppo, alcune volte hanno dato luogo anche ad interventi tra di loro in completo conflitto.

In altri anni invece, si è deciso di non procedere proprio ad alcun tipo di perequazione, in altri infine, i trattamenti perequativi sono stati applicati con criteri così differenti, che purtroppo hanno generato diminuzioni non solo temporali. ma propriamente strutturali nelle prestazioni che non si è riusciti più a reintegrare. È evidente come il cammino di questo meccanismo sia stato quindi molto tortuoso.

Segnaliamo a tal fine le principali vicende. Nel 2011 ad esempio, mentre si è mantenuta piena l’indicizzazione per tutte le pensioni al di sotto del trattamento di minimo, tanto che nel 2012 e nel 2013 queste sono stare rivalutate per una percentuale pari al +2,7% e al 3%, rispettivamente, contestualmente si è deciso il totale annullamento delle indicizzazioni per tutte le pensioni superiori a tre volte il trattamento di minimo.

Successivamente nel 2014, le cose sono ulteriormente cambiate e per effetto della legge n. 147 del 2013, la perequazione è stata rimodulate sulla base di un sistema che prevedeva una suddivisione in scaglioni.

Questo sistema ha avuto applicazione fino al 2018.

Pensioni e perequazione: triennio 2019-2021

A partire dal 2019, però, le cose sono state ulteriormente cambiate. La Legge di bilancio del 2019 ha stabilito espressamente che per i tre anni a seguire, quindi 2019-2021, operasse un meccanismo di perequazione transitorio così articolato.

Questo meccanismo si fondava sempre su un concetto progressivo dipendendo quindi l’ammontare della rivalutazione, sempre dal valore del trattamento previdenziale. Come tale è stato stabilito che, per trattamenti previdenziali:

-fino a tre volte il mino la rivalutazione è completa;

-da tre a quattro volte il minino la rivalutazione opera al 97%;

-da quattro a cinque volte il minimo, la rivalutane è del 77%;

-da cinque a sei volte il minimo, la percentuale di rivalutazione è del 52%;

-da sei a otto volte il minimo la rivalutazione è del 47%.

- da otto a nove volte il mimino, rivalutazione è al 45%;

- superiori a 9 volte il mimino la rivalutazione è del 40%.

Pensioni e perequazione: cosa succede per il 2022

Il 2022 rappresenta invece, un anno di svolta per le pensioni e nello specifico, per la perequazione proprio perché il Presidente dell’INPS ha espressamente dichiarato che tornerà una rivalutazione completa del 100%, per tutte le pensioni che arrivano fino a quattro volte il valore mimino, prevedendo poi un adeguamento a scalare in modo progressivo, per tutti i trattamenti previdenziali di importi superiori.

Tradotto in soldoni, sapendo che il trattamento di minimo per il precedente anno è stato di 515,58 euro, le pensioni fino a quattro volte il livello di minimo, ovvero quelle che arriveranno a 2.062 euro, in virtù della piena rivalutazione avranno un incremento percentuale del +1,7%.

Quindi quella che è stata detta la presidente dell’INPS, e che poi ha trovato conferma nella circolare n.197 del 2021, è stata senza dubbio una notizia estremamente importante e di sicuro positiva per tutti i pensionati, perché finalmente le pensioni tornano a crescere.

A fronte infatti di un adeguamento che è stato praticamente nullo per l’anno 2020, in virtù di un’inflazione di fatto inesistente, si capisce come una percentuale positiva dell’1,7% per tutte le pensioni a partire da questo mese di gennaio, sia indubbiamente un segnale che fa ben sperare.

Questo vuol dire che sicuramente nelle tasche dei pensionati ci saranno più soldi, ed in virtù del precedente tasso di perequazione posto a 0, non sarà operato neanche nessun conguaglio per l’anno appena passato.

Pensioni e perequazione: nuovi scaglioni 2022

Possiamo proprio dire che la fine del vecchio anno sancisce anche la fine del vecchio sistema di transizione voluto dalla legge 147/2013 che abbiamo sopra descritto, e che è stato applicato negli ultimi tre anni dal 2019 al 2021.

Inoltre con la nuova circolare n. 197 del 2021 si sono introdotti delle novità sia per quanto riguarda il meccanismo di calcolo che per ciò che attiene la percentuale di adeguamento, che porteranno più soldi nelle tasche dei pensionati.

Va innanzitutto specificato che per il 2022 il trattamento di mino è stato fissato a 524,34 euro, inoltre in relazione a questo, si sono stabiliti i nuovi scaglioni per le pensioni a cui applicare le rivalutazioni.

Nello specifico abbiamo questi nuovi 3 scaglioni:

-fino a 4 volte il livello del minimo, ovvero pensioni fino a 2.062 euro;

- da 4 a 5 volte il livello di minimo, ovvero pensioni comprese tra i 2.062 euro e i 2.577,90 euro;

-oltre 5 volte il livello di minimo, ossia superiori a 2.577,90 euro.

Per quanto riguarda la percentuale di rivalutazione, in virtù del tasso di rivalutazione riconosciuto dell’1,7% sarà consentita una rivalutazione:

- piena, quindi pari esattamente all’1,7% per le pensioni appartenenti al primo scaglione;

-pari al 95% di questo tasso, è cioè una rivalutazione pari all’1,53%, per le pensioni appartenenti al secondo scaglione;

-pari al 75% del tasso di rivalutazione, quindi pari all’1,275% per tutte le pensioni rientranti nel terzo scaglione.

Da stime effettuate risulta che ad esempio l’assegno previdenziale aumenterà ogni mese di circa 34 euro, per una pensione lorda di 2 mila euro quindi, rientrante nel primo scaglione, aumenterà di circa 42 euro mensili se la prestazione previdenziale sale a 2.500 euro e quindi ricade nel secondo scaglione.