Il Governo spinge sempre di più per rendere la prestazione occasionale "scomoda", in modo che sempre più cittadini adottino un metodo diverso anche per lavori di breve durata o comunque non continuativi. Quali sono le novità del 2022 pensate in tal senso? Ecco tutto ciò che c'è da sapere, dalla documentazione alle possibili sanzioni!

Si parte dalla ritenuta d'acconto e dal limite dei 5.000 euro e si arriva fino alle novità che la maggior parte dei cittadini non conoscono, relative principalmente ai documenti ed alle comunicazioni obbligatorie quando si collabora attraverso la prestazione occasionale.

La si è sempre ritenuta alternativa all'apertura della Partita IVA, ma non è esattamente così. Infatti, è semplicemente una modalità lavorativa disincentivata dallo Stato perché difficile da tenere sotto controllo, non tanto perché permette di non aprire Partita IVA, con tutte le conseguenze che ciò comporta.

Rimane però chiaro che in questa fase togliere la possibilità di collaborare occasionalmente sarebbe uno sgambetto a chi non lavora e vuole cogliere la possibilità di iniziare una collaborazione, seppur non stabile. Anzi, la prestazione occasionale è pensata proprio in questo modo, per consentire in maniera temporanea di collaborare con un'impresa anche senza contratto da dipendente o una Partita IVA aperta.

Nel 2022 sono arrivate numerose novità e tra queste alcune riguardano proprio la prestazione occasionale, ritenuta sempre meno al passo con i tempi e "antica". Talmente antica che lo Stato non riesce a tenere sotto controllo questa modalità lavorativa sotto cui si mascherano spesso accordi lavorativi ben più stabili di quanto consentirebbe la legge. Per impedire questo fenomeno, appunto, ecco quanto fatto dal Governo nel 2022 e quanto ancora potrebbe essere fatto nei prossimi mesi.

Prestazione occasionale 2022: come funziona?

La prestazione occasionale non è altro che una modalità di collaborazione semplificata tra un privato cittadino ed un'azienda. Semplificata perché non serve un contratto da lavoratore dipendente, con tutti gli obblighi che ne conseguono, e neanche l'apertura di Partita IVA per il lavoratore.

Una vera e propria via di mezzo che però è concepita per specifici casi e per situazioni sostanzialmente casuali di collaborazione, perché uno dei criteri è che la collaborazione non sia stabile e duratura nel tempo. Il tempo massimo di collaborazione è infatti pari a 30 giorni, ma non è solo una questione di giorni impegnati.

Se si impiegasse anche un giorno al mese tutti i mesi, già la prestazione occasionale non sarebbe più autorizzata. Ci sarebbe infatti una forma di collaborazione stabile e ricorrente, incompatibile con quanto dice la legge per la prestazione occasionale. Non solo, perché ci sono anche altri vincoli fondamentali dal punto di vista economico, di cui parliamo nel prossimo paragrafo, e anche di esercizio dell'attività.

Se si collabora attraverso la prestazione occasionale, infatti, non ci si può fare pubblicità, non si può lavorare in maniera ricorrente per uno stesso soggetto e bisogna fare moltissima attenzione alle comunicazioni da recapitare all'ispettorato del lavoro, altrimenti si rientra nella casistica del lavoro in nero, pesantemente sanzionata.

Vediamo dunque tutti i limiti di questo sistema ed anche le novità introdotte nel 2022 per arginarne il più possibile l'utilizzo da parte di imprese e cittadini.

Prestazione occasionale 2022: i limiti economici previsti dalla Legge

Uno dei limiti più noti ed anche più rilevante quando si sceglie la modalità con cui collaborare è sicuramente quello economico, rilevante sia dal lato del lavoratore sia dal lato dell'azienda. Infatti, il limite è fissato per legge a 5.000 euro e deve essere rispettato dal lavoratore in tutto l'anno solare.

Ciò significa che il totale ricevuto attraverso prestazione occasionale non deve superare i 5.000 euro complessivi, a prescindere da quanti e quali siano stati i datori di lavoro. Anche per questi ultimi vale questo limite: non più di 5.000 euro spesi verso collaboratori in questa modalità, che siano due o dieci poco importa.

Un limite piuttosto rilevante, a dire il vero, soprattutto dal lato dell'azienda. C'è poi anche il limite di 2.500 euro per la singola transazione, ma è meno rilevante perché basta semplicemente spezzare il pagamento in più tranche (con comunque le fatture di riferimento).

Se si eccede il limite dei 5.000, al contrario della credenza popolare, non è obbligatorio aprire Partita IVA, ma piuttosto iscriversi alla Gestione Separata INPS (ma nel più dei casi le due cose vanno di pari passo).

L'altro limite rilevante riguarda una novità del 2022: la comunicazione all'ispettorato del lavoro.

Prestazione occasionale 2022: obbligo di comunicazione all'ispettorato del lavoro!

Dal 2022 nel progetto del Governo rientra anche questa novità, pensata appositamente per disincentivare i cittadini nello scegliere questa modalità di collaborazione. Semplicemente lo Stato vuole spingere i cittadini a lavorare in maniera autonoma attraverso Partita IVA e le imprese ad assumere i collaboratori di cui si avvale, anche alla luce degli enormi problemi visibili nel mondo del lavoro.

L'obbligo consiste nel comunicare all'ispettorato del lavoro più vicino l'inizio della prestazione occasionale e le informazioni più importanti: anagrafica del lavoratore, durata, tipologia, retribuzione. La comunicazione la deve inviare l'azienda, altrimenti rischia di subire una multa che va dai 500 ai 2.500 euro.

Ricordiamo che l'azienda deve anche trattenere la ritenuta d'acconto (del 20%) che il soggetto può ricevere in detrazione d'imposta in caso di non superamento del limite dei 5.000 euro. In questo modo, si evitano le sanzioni di cui parleremo nel prossimo paragrafo.

Prestazione occasionale 2022: sanzioni per il lavoro in nero!

Se non vengono rispettati i limiti già esposti, si va incontro ad una serie di sanzioni che sono esattamente le stesse subite quando si lavora in nero, cioè in sostanza si è completamente fuori dai confini della prestazione occasionale e ci sono molte conseguenze amministrative e penali, dall'aspetto contributivo a quello assicurativo.

Le sanzioni sono pensate sulla base della durata del lavoro irregolare e della retribuzione, principalmente, e sono così suddivise:

  • da 1.800 euro a 10.800 euro per ciascun lavoratore irregolare, in caso di impiego del lavoratore fino a trenta giorni di lavoro effettivo;
  • da 3.600 euro a 21.600 euro per ciascun lavoratore irregolare, in caso di impiego del lavoratore da trentuno e fino a sessanta giorni di lavoro effettivo;
  • da 7.200 euro a 43.200 euro per ciascun lavoratore irregolare, in caso di impiego del lavoratore oltre sessanta giorni di lavoro effettivo.

Inoltre, le sanzioni sono maggiorate del 20 per cento nel caso in cui il datore di lavoro impiegasse lavoratori stranieri, minori in età non lavorativa o percettori del reddito di cittadinanza.

Prestazione occasionale 2022: conviene ancora?

Facendo un bilancio sulla prestazione occasionale nel 2022, è piuttosto evidente che il Governo stia raggiungendo il suo obiettivo, perché di fatto non è particolarmente conveniente. Sia per le sanzioni a cui si va incontro in caso di illeciti sia per i limiti imposti, la prestazione occasionale non è una grande alternativa in termini di convenienza.

Ricordiamo anche che facendo tutto in regola, se si supera il limite dei 5.000 euro ci si ritrova a dover pagare i contributi del soggetto (2/3 a carico del datore di lavoro e 1/3 a carico del soggetto, ma con il sostituto d'imposta) e dunque la convenienza si perde completamente.

Non sappiamo cosa accadrà in futuro, ma ad oggi la prestazione occasionale è disincentivata e praticamente svuotata della sua convenienza.