A causa del Covid-19, la presentazione del modulo 730 precompilato è stata prorogata anche quest’anno. Un provvedimento che, come spiegato dal ministero dell’Economia e delle Finanze, è direttamente collegato al corpo di rinvii messi in campo dal precedente governo Conte, in particolare, tramite il Decreto Rilancio convertito poi in legge (articolo 157 L. 17 luglio 2020 n.77) per venire incontro agli operatori economici in difficoltà.

Sono stati posticipati tutti gli atti di accertamento, contestazione, irrogazione delle sanzioni, recupero dei crediti d’imposta o di liquidazione, con scadenza tra l’8 marzo 2020 e il 31 dicembre 2020, notificati successivamente tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2021. 

Dall’inizio della pandemia, continuano a susseguirsi decreti-legge a sostegno dell’economia del paese, Decreto Cura Italia, Liquidità, Rilancio, Agosto, ora il Decreto Sostegni. Con cui vengono concesse proroghe, sospensioni, rinvii fiscali accompagnati in alcuni casi dalla cancellazione o dalla riduzione delle imposte, e soprattutto, da ristori e incentivi a fondo perduto.  

Chi riguarda la proroga certificazione unica 

Prima dell’approvazione del Decreto Sostegni, il ministero dell’Economia e delle Finanze aveva già annunciato la proroga dei termini per la «trasmissione telematica e consegna della certificazione unica» con la circolare n. 49 del 13 marzo 2021. Il rinvio è stato confermato inoltre anche per la «conservazione delle fatture elettroniche del 2019». 

"Vengono così accolte le richieste degli operatori del settore impegnati nella gestione dei numerosi adempimenti connessi alle misure straordinarie varate dal Governo per far fronte alla grave crisi economico-sociale causata dalla pandemia che si sono aggiunti alle scadenze ordinariamente previste dal nostro sistema tributario".

Contribuenti, centri di assistenza fiscale (o Caf) e tutti i professionisti che si occupano dell’invio delle dichiarazioni dei redditi potranno accedere al modulo precompilato 730, disponibile sul sito dell’Agenzie delle Entrate, non prima della data del 10 maggio e, quindi, non più il 30 aprile.

La proroga servirà ad aiutare gli operatori economici che hanno riscontrato delle difficoltà nella trasmissione telematica e consegna dei dati necessari per la stesura del modulo precompilato da parte dell’ente di riscossione. 

I datori di lavoro e gli enti pensionistici hanno tempo fino al 31 marzo per inviare all’Agenzia delle Entrate e consegnare ai lavoratori e ai pensionati i dati per le certificazioni uniche relative ai redditi del 2020. 

Lo stesso vale anche per le banche, le assicurazioni, gli amministratori di condominio, le università, gli asili nido, o i veterinari per la parte di dati riguardanti deduzioni o detrazioni di imposta da inserire nel modulo 730. 

Proroga certificazione unica, oltre un miliardo di dati da gestire

Intanto, per accedere alla certificazione unica precompilata è necessario andare sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Con l’introduzione e la implementazione del Sistema pubblico di identità digitale (Spid), la carta nazionale dei servizi (Cns) e la carta d’identità elettronica vengono a mano a mano dismessi i vecchi meccanismi di accesso ai servizi dell’Agenzia delle Entrate. Anche il Pin dell’Inps infatti verrà presto sostituito con lo Spid. 

Almeno fino al 30 settembre 2021, coloro che sono dotati ancora del Pin di Fisconline possono accedere alla precompilata, dopo tale termine sarà necessario richiedere lo Spid. 

Nel 2019 tre milioni di italiani hanno preferito avvalersi della certificazione unica fai-da-te per la dichiarazione dei redditi. Ma negli ultimi anni è aumentato anche l’uso del modello precompilato, senza modifiche. In sostanza è migliorata la precisione dei dati inseriti nel 730.

Eppure, la quantità di dati che l’agenzia delle Entrate è tenuta a trattare è elevata, soprattutto, per le voci di spesa che il contribuente può dedurre o detrarre fiscalmente all’atto della dichiarazione dei redditi.

Spese mediche, bonus per le ristrutturazioni e le riqualificazioni degli edifici che sono aumentati con la pandemia di coronavirus e la crisi economica. Solo nel 2020 tutte le informazioni che il Fisco è tenuto a inserire nella certificazione unica precompilata hanno toccato quota un miliardo. 

Proroga certificazione unica: cosa si può fare nel frattempo per evitare errori

Prima dell’arrivo del 10 maggio, l’Agenzia delle Entrate dà la possibilità a chi si avvale della dichiarazione precompilata di compiere tutta una serie di operazioni per evitare mancanze o errori

L’ente di riscossione infatti consiglia di verificare i dati dei fabbricati, terreni o immobili di proprietà, accendendo al servizio di consultazione personale online.  Per farlo è necessario essere registrati a Entrate/Fisconline

Da questo indirizzo è possibile accedere alla banca dati catastale e ipotecaria gratuitamente. Naturalmente il servizio è aperto sia alle persone fisiche che alle persone giuridiche, società, associazioni, enti pubblici o privati titolari di un immobile.

E’ ancora possibile comunicare al datore di lavoro i dati del coniuge o di altri familiari a carico e fare “opposizione” affinché le spese sanitarie, o quelle universitarie o ancora la retta per l’asilo nido o i versamenti a favore di No Profit o organizzazioni del terzo settore non siano resi noti all’Agenzia delle Entrate. 

Un meccanismo che serve a tutelare la privacy del contribuente, soprattutto, con riguardo alle spese mediche. Purtroppo per fare “opposizione” i termini sono già scaduti. 

Per non perdere i rimborsi Covid e non: accertarsi delle modalità di pagamento

Ad eccezione delle spese mediche sostenute rivolgendosi alle strutture pubbliche o convenzionate del Sistema Sanitario Nazionale, perché il cittadino riesca a ottenere le detrazioni fiscali al 19% dovrà accertarsi di aver pagato con metodi di pagamento tracciabili. 

La regola è entrata in vigore dal 1° gennaio 2020 e riguarda tutta una serie di spese: veterinarie, funebri, attività sportive per i ragazzi, affitti per gli studenti fuori sede e per la intermediazione immobiliare. Non basterà in questi casi avere conservato lo scontrino o la ricevuta fiscale o ancora la fattura, il rimborso è perduto. 

Se invece si è proceduto a pagare con strumenti tracciabili, carte di credito o di debito o app di pagamento, questi costi potranno essere detratti dal proprio reddito. Ma soltanto se si è conservata “una prova” di avere utilizzato metodi di pagamento tracciabili. 

L’Agenzia delle Entrate però dà anche la possibilità di avvalersi di un’attestazione del destinatario del pagamento, con cui chi è stato pagato conferma di essere stato pagato con app o carta. 

In particolare, per i rimborsi concessi con la pandemia di coronavirus, pensiamo a quelli relativi alla retta scolastica sarà detraibile sempre e solo la spesa che è rimasta a carico di chi deve presentare la dichiarazione dei redditi.