Dopo solo poco più di due anni dalla sua introduzione, il tanto discusso e controverso Reddito di cittadinanza, fortemente voluto dai pentastellati, si prepara a un cambiamento sostanziale, tale per cui è possibile che del vecchio Rdc rimarrà ben poco: totale insuccesso del provvedimento grillino o un restyling volto a migliorare strutturalmente un Decreto che col passare del tempo ha dato segni di cedimento?

La verità è che questo strumento non ha prodotto gli effetti desiderati, cioè l'occupazione non ha risentito (se non in minima parte) dei tanto auspicati benefici gridati a gran voce dalla forza politica che l'ha tanto insistentemente introdotto.

Vediamo a cosa porterà questa ristrutturazione, resasi necessaria per mettere a tacere l'Ocse, sulla cui bontà ha recentemente avanzato forti dubbi e per tentare di rendere questo strumento meno dispendioso per le casse statali e più efficace in termini di assunzioni.

Reddito di cittadinanza: restyling completo all'orizzonte

Uno strumento da cambiare, tanto che la creatura che verrà partorita avrà fattezze e connotati tali che la renderanno irriconoscibile: quando il Consiglio dei ministri ha approvato il Decreto fisco, il premier Draghi ha precisato che quello del Reddito di cittadinanza è un tema che necessita di un'attenzione particolare.

Gli fa da eco l'Ocse quando dice che se è in parte vero che l'Rdc può aver contribuito ad abbassare il livello di indigenza in alcuni strati della popolazione italiana, certamente il numero di quelle che persone che hanno beneficiato del contributo e che successivamente sono riuscite a trovare lavoro è decisamente troppo basso. 

E' anche per questo che il Reddito di cittadinanza divide non solo le forze politiche in parlamento ma anche quelle alla maggioranza: ecco allora aprirsi un cantiere con l'obiettivo di sistemare per bene uno strumento concepito senza le dovute e approfondite analisi, cantiere che sarà gestito da una commissione di professionisti chiamati (e pagati) per l'occasione: le maggiori e più sostanziali rettifiche interesseranno proprio le colonne sulle quali si sarebbe dovuto reggere il Decreto grillino, ovvero la protezione delle famiglie numerose e le politiche attive dell'impiego.

Reddito di cittadinanza: senza lavoro sono soldi regalati

La principale debolezza del Reddito di cittadinanza è la connessione fra chi incassa l'assegno dell'INPS e la ricerca di un impiego; anche il disperato tentativo dell'attuale Ministro del lavoro, il democratico Andrea Orlando sembra destinato a fallire, visto che potenziare i centri per l'impiego dai quali passa solo il 5% scarso della assunzioni non sembra una scelta vincente.

Invece sembra più plausibile la scelta del Ministro dello Sviluppo Economico, il leghista Giancarlo Giorgetti, che addirittura vorrebbe cambiare il nome allo strumento, da Reddito di cittadinanza a Lavoro di cittadinanza: l'obiettivo sarebbe quello di interconnettere lo Stato con le aziende in modo tale che queste ultime possano sperare di ingaggiare quella manodopera anche non specializzata di cui lamentano la cronica assenza/mancanza. 

Il paradosso sta nel fatto che l'attuale Reddito di cittadinanza entra in concorrenza con impieghi dagli stipendi bassi;

l'Agenzia Nazionale Politiche Attive Lavoro (Anpal) snocciola dati non proprio confortanti rendendo noto che su un bacino di utenza di tre milioni di persone interessate solamente 1 milione sono coloro che devono sottoscrivere il patto sul lavoro: di questo milione sono 392.000 i soggetti presi in carico, anche se non si capisce se sono riusciti a trovare un impiego, perché stranamente questo dato non viene più fornito (nel 2020 il numero degli occupati era drammaticamente basso, solo 92.000).

Reddito di cittadinanza: le famiglie al centro

Attualmente le famiglie numerose sono le più svantaggiate a causa del meccanismo di equivalenza che attribuisce un valore di 1 al primo membro, un valore di 0,4 ai figli maggiorenni e un valore di 0,2 ai minorenni; questo genera un'incongruenza visto che una madre separata o senza marito e che abbia 3 figli minorenni riceve solo un punteggio di 1,6 sia per le entrate al di sotto delle quali è ritenuta povera e sia per il sostegno economico ottenibile: due adulti con un figlio nella maggiore età ricevono un valore di 1,8 e pertanto si studia una revisione della scala che parametrizza i valori al fine di valorizzare di più i minori.

Si lavora anche all'eliminazione della "pausa" trimestrale che stoppa l'invio dell'assegno da parte dell'INPS quando si sono raggiunti i diciotto mesi di percepimento: è infatti allo studio un modo per far quadrare i conti qualora questa limitazione venisse abolita per le famiglie con minori a carico.

Reddito di cittadinanza: soglia minima e differenze geografiche

Sappiamo che la soglia al di sotto della quale i pentastellati non vogliono scendere è pari a 500 euro, che anche se sembrano pochi pesano come macigni sulle esauste casse di uno Stato dai conti perennemente in rosso: in questo senso è necessario mediare un dialogo fra i partiti e questo compito spetta al Presidente del Consiglio, così come competerà a Draghi trovare i soldi per stanziare nel 2022 la bellezza di 8 miliardi di euro per garantire un futuro al Reddito di cittadinanza.

Diciassette sono i miliardi di euro che fino ad ora hanno lasciato le casse dall'erario, di cui nove miliardi solamente quest'anno, a fronte di una percentuale di successo della misura grillina pari al 2%.

Per la compilazione dell'assegno si prevede anche di valutare il territorio in cui risiede il beneficiario; il provvedimento infatti non prende in considerazione tutte le ragioni per le quali si viene classificati come poveri: il comune e la residenza abitativa sono ad esempio due fattori significativi, perché

finalmente si è voluto capire quanto si sia più poveri, a parità di reddito e numero di familiari a carico, nelle grandi metropoli del nord piuttosto che in una città del sud.

Se è vero che una parte economica importante ai fini della composizione dell'assegno è data dalla voce sull'affitto, il Governo lavorerà anche per rivedere con occhi più attenti quella che è la relazione fra erogazione del sussidio in rapporto alla residenza.

Reddito di cittadinanza: più verifiche e lotta ai falsi invalidi

Degli imbroglioni e dei truffatori non ce ne libereremo mai (e un sostegno economico di questo tipo è come miele per le api), le truffe continueranno ad esserci così come gli illeciti di vario tipo; l'attuale Governo però, dopo esser stato raggirato bellamente da furfanti di ogni sorta, corre ai ripari e cerca quantomeno di limitarne il numero: lo scorso luglio i soldi sono stati erogati a un milione e trecentosettanta mila famiglie su più di 3 milioni di soggetti coinvolti e 754 milioni di spesa mensile: il 44% con il 7% delle famiglie con minimo 5 membri.

Si valuta un modo affinché il contributo possa essere erogato solo a chi è veramente in difficoltà e non a chi (come invece spessissimo accade) sottrae denaro indebitamente.

E' allarmante il dato che si evince da un recente resoconto stilato dalla Guardia di Finanza, secondo il quale preso in esame il Reddito di cittadinanza e i falsi invalidi, ad oggi sono stati rubati allo Stato italiano quindici miliardi di euro: in poco meno di un anno la GdF ha effettuato 65.600 verifiche e aperto dodici mila fascicoli su delega dei magistrati penali e 1.700 per la Corte dei conti, cosa che fa pensare quanto ancora ci sia da lavorare per avere un quadro della situazione più chiaro.

Può uno strumento pensato dalla maggioranza ritorcersi contro lo stato e i cittadini onesti?

"Gravissimo danno economico e sociale"; queste le esatte parole del Generale Giuseppe Arbore della Guardia di Finanza in riferimento alle risorse sottratte dai soliti mascalzoni che si credono furbi perché riescono a trovare un sistema per frodare le istituzioni: non solo persone che ricevono il Reddito di cittadinanza pur non avendone titolo, ma anche falsi invalidi e quelli che incamerano l'assegno INPS dei cari estinti: ma anche i "quasi poveri", che ottengono tutta la serie di bonus messi a disposizione dello Stato godendo di un reddito decisamente maggiore rispetto a quello minimo, tutti ingegnosi farabutti.

Il paradosso consiste in uno Stato che, già in pesante affanno, con l'introduzione del Reddito di cittadinanza, dei Sostegni e dei Ristori vari, vede aumentare enormemente la platea dei soggetti aventi diritto ad ulteriori sussidi e che magicamente deve trovare soldi che non ha e che non riesce a procurarsi se non introducendo nuove tasse e alzando quelle esistenti:

la Guardia di Finanza indica in otto miliardi il danno all'erario da parte dei dipendenti della PA e in quindici i soldi rubati dalle casse statali.

Settemila e trecento controlli per duecentosessantanove milioni di euro sottratti: Velletri avvia un'indagine su erogazione dell'assegno sociale, pensioni di anzianità e vecchiaia e contributo per l'invalidità, incrociando numeri forniti dall'INPS con quelli della GdF.

Un delitto economico da 1,5 milioni di euro per l'INPS di cui si sono macchiati 21 cittadini che incameravano soldi destinati a parenti defunti da anni.

Messina: duecentossessanta residenti hanno fatto domanda per buoni baby sitter, sostegno alle locazioni e buono spesa, ricevendoli senza detenerne i diritti e, solamente a danno fatto, 40 di questi sono stati denunciati per  indebita percezione di erogazioni ai danni dello Stato e falso in atto pubblico, mentre i rimanenti 220 verranno multati con sanzioni amministrative.

Palermo: millequattrocento i percettori del Reddito di cittadinanza che abusivamente hanno sottratto 1,2 milioni di euro allo stato e centoquarantacinque di questi avevano pure precedenti condanne per mafia.

Reggio Calabria: trecento soggetti denunciati per indebita appropriazione del Rdc, tutti ‘ndranghetisti organici alle maggiori cosche della locride, già gravati da pesanti condanne passate in giudicato per associazione per delinquere di stampo mafioso.

Bologna: centocinquantaquattro famiglie ricevevano buoni spesa da 600 euro mensili, sostenendo di trovarsi in stato di indigenza quando al contrario percepivano il Reddito di cittadinanza.

Napoli: uguale a Bologna, senonché qui i beneficiari erano settecento.

Se volete approfondire il tema del Reddito di cittadinanza vi rimando ad un altro mio articolo sul tema pubblicato qui.