La bufera sul Reddito di Cittadinanza è stata – ed è ancora – davvero incalzante nelle ultime settimane. L’introduzione di nuove regole e limitazioni ha fatto discutere, e spaccato l’Italia a metà tra chi sostiene che il Reddito di Cittadinanza sia una misura di umanità per gli indigenti e chi invece ne sottolinea una presunta componente assistenzialista che non fa bene al paese. 

In questo articolo analizzeremo l’ultima circolare in oggetto, e vedremo chi può fare domanda, quale importi spettano e quali sono le attività ammesse dalla misura che erogherà un contributo ai percettori di Reddito di Cittadinanza che desiderano avviare un'attività imprenditoriale. 

Il provvedimento

Il provvedimento in questione è stato in realtà già introdotto ad inizio 2019, ma vede la luce solo in tempi recenti. Coloro che beneficiano del Reddito di Cittadinanza, e che intraprenderanno un percorso imprenditoriale autonomo, di impresa individuale o di società cooperativa entro i primi 12 mesi dall’approvazione della richiesta del RDC, potranno avere accesso ad un bonus sull’importo già erogato pari a sei mensilità in un’unica soluzione. Naturalmente viene posto un limite, che è quello dei 780€ mensili. 

Il decreto che va a regolamentare le modalità di richiesta ed erogazione del bonus è quello del 12 Febbraio 2021, che può essere consultato nella sua interezza nella Gazzetta Ufficiale n° 115 del 15 Maggio. 

I requisiti

Prima di tutto, il beneficio in questione è risolto solo a coloro che fanno parte di un nucleo familiare che percepisce il Reddito di Cittadinanza, senza eccezioni, al momento di presentazione della richiesta di contributo. Questo significa che possono percepire tale bonus anche i componenti terzi del nucleo familiare, e non il principale intestatario – ad esempio un figlio o il coniuge convivente. 

La seconda condizione determinante per la ricezione del contributo è quella di aver avviato l’attività imprenditoriale entro dodici mesi dalla data di erogazione della prima mensilità RDC. 

Esempio

Se un componente del nucleo familiare del signor Rossi – nella fattispecie suo figlio – decide di avviare la propria attività imprenditoriale il 25 Novembre 2021, ed ha cominciato a percepire il Reddito di Cittadinanza il 15 Marzo 2021, la sua richiesta potrà essere accolta, perché non sono ancora decorsi i dodici mesi dalla ricezione della prima tranche di pagamento del RDC. 

Se, invece è il signor Bianchi a voler avviare la propria attività imprenditoriale sempre il 25 Novembre 2021, avendo cominciato a percepire il RDC però il 15 Settembre 2020, la sua richiesta non potrà essere accolta. 

In un terzo caso, in cui il signor Verdi fosse intenzionato ad avviare la sua attività imprenditoriale in data 25 Novembre, ma non comincerà a ricevere il RDC fino al 30, anche in questo caso la richiesta verrà rigettata, perché va mandata durante il periodo di percezione del RdC senza eccezioni. 

Quindi attenzione alle tempistiche! 

Le attività imprenditoriali ammesse

Vi sono solo alcune tipologie di impresa che possono sbloccare il bonus previsto nell’ambito del Reddito di Cittadinanza. Nel dettaglio: 

  • Lavoro autonomo, ovvero attività professionali esercitate da liberi professionisti
  • Imprese individuali nell’ambito del commercio, dell’artigianato e dell’agricoltura
  • Sottoscrizione di una quota di capitale sociale di una cooperativa nella quale il rapporto mutualistico ha ad oggetto la prestazione di attività lavorative da parte del socio
  • Società unipersonale in cui vi sia un singolo socio
  • Società di persone o capitali 

Condizioni di esclusione dal beneficio

Attenzione però alle condizioni di esclusione dall’erogazione di questo incentivo. Coloro che dichiareranno l’apertura prima di aver visto la propria richiesta di RDC approvata – o l’abbiano fatto al contrario troppo tardi, dopo i primi dodici mesi – non avranno diritto al beneficio. 

Inoltre, il beneficio non è richiedibile più di una volta per nucleo familiare. 

Non sarà necessaria dichiarazione o autodichiarazione, perché le condizioni saranno verificate automaticamente dai motori dell’INPS. Nel caso in cui due componenti dello stesso nucleo familiare dovessero fare domanda, sarà accolta la richiesta inviata prima in ordine cronologico. 

Come presentare la richiesta

Le domande andranno presentate tramite il modello “RdC-Com Esteso” non oltre i trenta giorni dall’avvio dell’attività imprenditoriale.

Questo modello è quello utilizzato per comunicare modifiche dello stato occupazionale che siano avvenute durante la fruizione del RdC.

Il modello potrà essere presentato attraverso le seguenti modalità: 

  • Effettuando l’accesso sul portale dell’INPS tramite SPID, CNS o CIA
  • Presso un CAF autorizzato
  • Presso un Istituto di Patronato 

Si farà fede alla data di presentazione della domanda, quindi una persona che farà richiesta durante il periodo di ammissibilità – e che starà in quel periodo percependo il RDC – potrà beneficiare del contributo anche se in data di approvazione non starà più percependo il RDC. Naturalmente si escludono i casi in cui la sospensione del RDC derivi da revoche o sanzioni. 

L’importo

Per avviare la maggior parte delle attività si necessita di fondi non indifferenti, e questo tipo di bonus è un buon punto di partenza, considerato che il tetto massimo sono sei mensilità fino a quasi 5000€. 

L’importo verrà calcolato secondo la cifra erogata in data di sottoscrizione della richiesta: ad esempio se un soggetto percepisse 600 euro al momento della richiesta, e la sua quota fosse aumentata fino a 780 al momento dell’erogazione del contributo, lo stesso rimarrà comunque di 3600 euro. 

Come verrà erogato il contributo? 

La procedura di erogazione del contributo risulta molto semplice: dopo circa due mesi dall’invio della domanda, l’importo stabilito verrà accreditato direttamente sul conto corrente del richiedente, sull’IBAN indicato in sede di presentazione. Diversamente, sarà predisposto un bonifico domiciliato. 

Le verifiche per accertare la veridicità dei dati dichiarati verranno svolte tramite controllo incrociato con IBAN e Codice Fiscale del richiedente. Nel caso di un bonifico domiciliato, qualora la cifra superi l’importo massimo consentito dalla legge, l’importo verrà suddiviso in più rate. 

Condizioni di revoca

Va da sé che se l’attività dovesse chiudere entro dodici mesi dall’avvio, il contributo verrà revocato. Lo stesso potrà essere revocato anche nel caso in cui il beneficiario del reddito dovesse incorrere in sanzioni che portino alla cessazione del beneficio di Reddito di Cittadinanza, instaurando di fatto una situazione debitoria. 

L’INPS verificherà la veridicità dell’attività imprenditoriale

Sarà l’INPS stesso ad effettuare i controlli necessari a stabilire che l’attività imprenditoriale beneficiaria del contributo abbia effettivamente le condizioni per riceverlo, tramite i suoi strumenti. Sarà compito dell’INPS verificare la data effettiva in cui l’attività sia stata avviata, e sempre l’INPS a verificare che non si tratti di un’azione “fittizia”, creata ad hoc solo per ottenere il contributo. 

I pro e i contro della partita IVA

Non è tutto oro quello che luccica: quando si decide di mettere in piedi un’azienda, è necessario valutare tutte le possibili spese, tra cui quelle di apertura e mantenimento di una partita IVA, che in Italia risulta piuttosto cara come procedura. 

I contro nell’aprire una partita IVA sono più che altro da imputare alla salata tassazione riservata ai lavoratori autonomi in Italia. Nel dettaglio

  • Contributi INPS insieme all'IRPEF con stesso meccanismo di anticipo e stesse date

Dall’altra parte, i detentori di partita IVA hanno diritto ad alcuni sgravi fiscali: 

  • Sono consentite alcune detrazioni sui costi a fini fiscali
  • Alcune ditte possono essere soggette a un programma sintetico di accertamento fiscale noto come "Studi di settore" che determina il rendimento fiscale  di una ditta rispetto ad altri soggetti simili
  • Vi sono alcuni regimi fiscali di avvio per i giovani e per coloro che non superano determinati livelli di reddito.

Le attività imprenditoriali low cost

In molti si staranno chiedendo: cosa si può effettivamente fare con 5000 euro? Quale attività imprenditoriale potrebbe essere avviata con una somma così esigua

Sicuramente un modello di business low cost friendly è il franchising: il franchising si basa su un concetto di marketing che può essere adottato da una compagnia come strategia per espandere il proprio business.

Laddove implementato, un franchisor concede in licenza parte o tutte le proprie conoscenze, strategie, proprietà intellettuali, modello di business, marchio e diritti ad un proprio affiliato, che costruirà così la propria azienda. In cambio, l'affiliato andrà a pagare determinate commissioni e si impegnerà a rispettare determinati obblighi, tipicamente stabiliti in un contratto di franchising. In questo articolo, le migliori idee di franchising a basso costo!

Un’altra idea imprenditoriale a costo quasi zero è il dropshipping, che però è rivolto ad una fascia di popolazione che abbia abbastanza dimestichezza con la tecnologia. Il dropshipping è un modello di business che si basa su quello dell’e-commerce, con la differenza che non vi sono spese iniziali per avere un magazzino: la rivendita si effettua totalmente online, con i fornitori che si occupano della parte logistica. Anche qui, le spese di avvio sono irrisorie. Maggiori dettagli in questo articolo. 

L’agente immobiliare è una di quelle professioni per cui spesso viene richiesta partita IVA dalla maggior parte delle aziende. Un agente immobiliare è un professionista autorizzato che organizza transazioni immobiliari, mettendo insieme acquirenti e venditori e fungendo da loro rappresentante nelle trattative. Gli agenti immobiliari di solito sono compensati da una commissione, una percentuale del prezzo di acquisto della proprietà, quindi il loro reddito dipende dalla loro capacità di concludere il maggior numero di affari possibili. In Italia un agente immobiliare è di solito affiliato ad un’agenzia immobiliare, come ad esempio la Tecnocasa o la Gabetti.