Importanti novità sono attese per chi si affacci il prossimo anno ad un lavoro in proprio. In particolare, alcuni cambiamenti sono stati previsti dalla Legge di Bilancio 2022. Come sappiamo, il disegno di legge è stata approvato dal governo, ma si dovrà ancora attendere perché la legge venga approvata anche dal Parlamento.

Si parla infatti della possibilità di introduzione della fatturazione elettronica anche per chi lavori con regime forfettario. Attualmente, tranne per chi lavori con la Pubblica Amministrazione, nonostante gli incentivi, non vige ancora l'obbligo. Esso, però, potrebbe subentrare dal 2022.

Sono infatti in corso, a livello europeo, le verifiche per l'approvazione di alcune variazioni e proroghe: l'obbligo di fatturazione elettronica tra privati esteso al 2024 e l'estensione della fatturazione elettronica ai forfettari.

Scrive PMI: Quando l’iter europeo sarà concluso, l’Italia potrà continuare ad applicare l’obbligo di fatturazione elettronica ed estenderlo alle Partite IVA in regime forfettario, che fino a questo momento sono stati esclusi dal vincolo.

Nonostante, al momento, non sia ancora in vigore alcun obbligo o certezza su tale tema, circa il 10 per cento dei forfettari utilizza già la fatturazione elettronica. In ogni caso, bisognerà attendere il via libera della Commissione.

Prima di introdurci in seno alle novità del regime forfettario, cerchiamo di andare per sommi punti.

Come funziona il regime forfettario

Sebbene fosse in dubbio la proroga del regime forfettario al prossimo anno, esso è confermato che resterà in vigore.

Ci sono solo alcuni aggiustamenti che dovranno essere fatti per chi voglia entrare in questo regime, o che vi voglia rimanere.

Il regime forfettario, si sa, non è infatti adottabile da chiunque.

Ci sono delle importanti caratteristiche che è necessario avere affinché esso possa essere ottenuto. In sintesi, lo spiega bene il Servizio Contabile Italiano, il regime forfettario è:

Un’agevolazione fiscale che permette di pagare un’imposta sui redditi del 5% o 15% fino ad una fatturazione di 65.000 €.

Chiunque scelga di avvalersi del regime forfettario, infatti, otterrà una sostanziale riduzione delle imposte. Invece di pagare Irpef e addizionali, i forfettari pagano soltanto un'unica tassa sostitutiva sul reddito imponibile, pari al 15%.

In alcuni casi, si può accedere ad un'ulteriore agevolazione: stiamo parlando dell'aliquota start-up, un'aliquota molto più bassa, che è pari al 5% sul reddito imponibile. Una volta trascorsi i 5 anni di usufrutto di tale imposta, però, si ritornerà all'aliquota standard del 15%.

Inoltre, grazie ai calcoli agevolati sul reddito imponibile ed il fatto di avvalersi della franchigia IVA, il regime forfettario è assai vantaggioso per tutte quelle aziende che vogliano iniziare un proprio business senza però dover affrontare degli ingenti rischi.

Quali sono però i requisiti per poter avere diritto a questo tipo di regime? Lo vediamo nel prossimo paragrafo.

Tutti i requisiti del regime forfettario

In questo video, Fiscal Focus racconta quali siano i requisiti ed i limiti cui prestare attenzione per restare nel regime forfettario anche nel 2022.

Secondo quanto noto fino ad ora, non sono previsti cambiamenti nei requisiti per aderire al regime forfettario nel 2022. Vediamo, quindi, quali sono i requisiti che sono previsti ad oggi.

Innanzitutto, potranno continuare ad accedere a questo tipo di regime le attività di impresa, arte o professione, per artigiani, commercianti, lavoratori autonomi e professionisti (anche professionisti iscritti ad albi professionali).

Bisognerà che vengano rispettati dei limiti sui ricavi: essi infatti non devono essere superiori a 65 mila euro all'anno. Nel caso in cui la propria partita IVA sia legata a più codici ATECO, e quindi a diverse attività professionali, si considerano la somma di tutti i ricavi per ciascun codice.

La seconda grande discriminante sarà legata al limite sulle spese sostenute: l'importo complessivo non dovrà infatti essere superiore a 20.000 euro lordi per lavoratori dipendenti o lavoro accessorio e collaboratori a progetto.

Potrebbe venir aggiunta una nuova clausola legata ai redditi percepiti nell'anno precedente alla richiesta. Ovvero, si tratta di redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati, che vadanno ad eccedere il limite massimo di 30 mila euro. Questo costituirebbe un problema per chi, avendo aperto partita IVA nel 2019, si sia poi ritrovato a doverla chiudere.

Il passaggio da regime semplificato a forfettario

I regime fiscali che sono a disposizione delle imprese sono 3: semplificato, forfettario ed ordinario.

Chi sceglie il regime semplificato ha accesso ad una contabilità più semplice e snella, soprattutto per quanto riguarda la gestione dei registri contabili. È chiamato anche il regime delle imprese minori.

Costi ed oneri, nonostante i vantaggi sopra descritti sono piuttosto sostanziosi. Innanzitutto l'IRPEF calcolato in base agli scaglioni di reddito e che può arrivare fino al 43% per i redditi oltre i 75 mila euro. Oltre a ciò, IRAP, INPS e IVA.

Come visto fino ad adesso, il regime forfettario è utile per i contribuenti che possiamo definire "più piccoli".

Il motivo principale per cui si tende a voler passare dal regime semplificato a quello forfettario è naturalmente quello dei costi inferiori, in primis quello delle pratiche da svolgere presso il commercialista di riferimento. 

Anche nel 2022, sarà possibile passare dal regime semplificato al forfettario, e viceversa (come vedremo nel prossimo capitolo).

Se l'attività è già avviata in regime semplificato non sarà necessario fare delle pratiche troppo complicate: non bisognerà infatti fare nessuna comunicazione aggiuntiva.

Il regime forfettario è infatti considerato a tutti gli effetti un "regime naturale" e, per tal motivo, se si rispettano i limiti ed i requisiti sopra specificati, sarà possibile adeguarsi alla normativa prevista dal regime forfettario da subito, disattendendo al vincolo triennale imposto dal regime semplificato. A tal proposito, la specifica è arrivata direttamente dall’interpello 9091960/2021 DRE Emilia Romagna.

Un po' diversa è invece la questione nel caso in cui si decida di entrare nel regime forfettario provenendo dal regime ordinario. Il vincolo dei tre anni di permanenza non può essere aggirato se non in casi eccezionali.

L'opzione di cui all'articolo 1 vincola il contribuente alla sua concreta applicazione almeno per un triennio, e per un anno nel caso di regimi contabili.

Vediamo ora il passaggio inverso, da forfettario a semplificato.

Il passaggio da regime forfettario a semplificato

Nonostante tutti i vantaggi che abbiamo approfondito fino ad ora, può succedere che si desideri passare dal regime forfettario al semplificato, oppure che sia necessario farlo perché non si rientra più nei requisiti richiesti.

Nel primo caso, la decisione andrà motivata, agendo in modo da dimostrare la propria scelta. Ovvero, sarà necessario attenersi a tutti i canoni imposti dal regime IVA. La decisione andrà poi comunicata con la prima dichiarazione IVA annuale.

Come ricordato nel paragrafo precedente, se il passaggio al forfettario è piuttosto semplice, il procedimento inverso non è così facile, in quanto richiede un vincolo di permanenza di almeno 3 anni. Al termine dei 3 anni, sarà possibile rinnovare la propria scelta di anno in anno, finché non si vorrà mostrare un’intenzione diversa.

Nel secondo caso, ovvero quello in cui l'impresa non dovesse più rientrare nei requisiti richiesti dal forfettario (magari per ricavi superiori a 65 mila euro?), il passaggio da un regime all'altro non avviene immediatamente. Si dovrà infatti attendere l'anno successivo.

In questo secondo caso, inoltre, la permanenza nel regime semplificato non soggiace al vincolo triennale. Se i requisiti per il forfettario fossero rispettati negli anni successivi, infatti, sarà possibile rientrare anche prima della scadenza.

Quando si può perdere il diritto al regime forfettario

Se si rientra nel regime forfettario è assai facile rischiare di uscirne.

Ad oggi, restano invariate le cause di esclusione.

Nella fattispecie, in sintesi, ecco chi non può accedere al regime forfettario, come riporta l'Agenzia delle Entrate:

  • i soggetti non residenti in Italia (anche se con qualche eccezione);
  • le persone fisiche che si avvalgono di regimi speciali ai fini Iva o di regimi forfettari di determinazione del reddito;
  • chi effettua operazioni di cessione di fabbricati o porzioni di fabbricato, di terreni edificabili o di mezzi di trasporto nuovi;
  • i soggetti che partecipano a società di persone, ad associazioni professionali, o a società a responsabilità limitata, aventi ristretta base proprietaria, che hanno optato per la trasparenza fiscale.
  • I redditi superiori a 30 mila euro, come sopra riportato.

Inoltre, è possibile perdere il diritto al regime forfettario, come detto nel paragrafo precedente, nel caso in cui si esca dai limiti e requisiti imposti dal regime.

La legge che disciplina l'uscita è la 190 del 2014, comma 71 che prevede che il regime forfettario cessi di avere applicazione a partire dall’anno successivo a quello in cui viene meno uno dei requisiti.

Oltre a ciò, ricordiamo che restano sempre escluse dal regime forfettario particolari categorie e settori. Essi infatti adottano dei regimi IVA speciali che quindi entrerebbero in conflitto con il regime forfettario.

Stiamo parlando delle attività connesse ad agricoltura e pesca; alla vendita sali, tabacchi e fiammiferi; all'editoria; alla gestione di servizi di telefonia pubblica; agenzie di viaggi e turismo; agli agriturismi; rivendite di oggetti d'antiquariato o usati; agenzie di vendite all'asta e vendite a domicilio.

In tutti questi casi, sarà necessario avvalersi del regime IVA dedicato.

Ecco che, in sintesi, non ci sono grandi novità riguardanti l'ingresso o la fuoriscita dal regime forfettario 2022.

L'unica variabile importante potrebbe scaturire dall'entrata in vigore dell'obbligo di utilizzo della fatturazione elettronica, come accennato in apertura.