Chiunque si sia anche solo trovato a pensare di aprire una partita IVA si è trovato davanti alle diverse regolamentazioni e situazioni che riguardano la realtà dei lavoratori indipendenti e autonomi.

Scegliere di aprire una partita IVA infatti non è una cosa facile e spesso le persone tendono a temporeggiare in attesa del momento giusto. Questo perché, anche se non è necessario avere accesso a dei guadagni minimi, si tratta comunque di una scelta che finirà con l’avere dei costi.

Infatti, anche se è vero che aprire una partita IVA è gratuito e il processo, nel 2021, si può fare anche totalmente online, non significa che con il passare del tempo non si debba pagare niente, anche in caso di nessun guadagno.

Prima di tutto, è necessario sapere che con l’apertura di una partita IVA, indipendente dal tipo di regime, si sarà obbligati a fare la dichiarazione dei redditi. Inoltre è sempre necessario pagare i contributi INPS, che possono variare a seconda del regime scelto, ma superano sempre l’ordine delle migliaia di euro.

I contributi INPS, per capirci, sono quelli per il pagamento della pensione, spesso molto poco apprezzati dagli italiani, in particolare dalle generazioni più giovani che dalle conversazioni riguardanti il mondo pensionistico vengono spesso esclusi, penalizzati dal sistema attuale.

Tutte le regole e i consigli per l’apertura di una partita IVA si possono trovare in questa guida molto dettagliata, che sarà un grande aiuto per chi, di fronte a questa scelta, si trovi confuso e in cerca di risposte.

Regime forfettario della partita IVA: cos’è

Nel mondo delle Partite IVA esistono diversi regimi, che danno vantaggi e svantaggi diversi. Il regime forfettario è uno di questi. Gli altri due invece sono quello ordinario e quello ordinario semplificato.

Il regime forfettario è la soluzione migliore per coloro che si trovano a non avere guadagni troppo alti. In particolare permette di avere accesso a una tassazione agevolata.

Infatti ricordiamo che è sempre obbligatorio pagare i contributi INPS, a meno che non si faccia parte di categorie di lavoratori con casse previdenziali, dove il percorso è leggermente diverso perché in questo caso i contributi verranno pagati alla cassa che si occuperà poi del resto. In questo caso i contributi sono fissi, in caso contrario invece no.

Perché scegliere il regime forfettario nel 2022: i vantaggi

I vantaggi del regime sono diversi e facilmente la scelta ricade su questo nel momento in cui si decide di andare ad aprire la propria partiva IVA.

Partiamo subito con una precisazione: si può cambiare regime della propria partita IVA in corso d’opera. Non si tratta infatti di una condanna a vita e possono anche esserci situazioni in cui si passa automaticamente del regime superiore, senza bisogno di fare richiesta, come anche analizzato in questo articolo.

In breve, il più grande vantaggio del regime forfettario nel 2022, così come in passato, è quello di avere una tassazione minore rispetto agli altri due.

In particolare l’aliquota IRPEF è del 15% per i primi cinque anni, e se si tratta di una nuova attività, come una start up per esempio, sarà ancora inferiore, solo del 5%.

Però in questo caso sarà necessario anche non aver esercitato nessun’altra attività nei tre anni precedenti. Inoltre la nuova attività non può essere la prosecuzione di una già precedentemente esistente.

Tuttavia, nel caso in cui si avesse la possibilità di scegliere questo, non si potranno scalare le fatture dei dipendenti dai guadagni, così come non lo si potrà fare per le spese, come carburante, ufficio, o altro. Inoltre non si può accedere a molti bonus fiscali riservati alle altre due tipologie di Partita IVA.

Inoltre non tutti possono aprire una partita IVA a regime forfettario. Questa possibilità, tanto per cominciare, è riservata solamente a coloro che hanno un guadagno annuo inferiore ai 65.000 euro.

Questo significa che con l’aumentare dei guadagni si passerà per forza di cose a regimi superiori.

Quali sono i limiti di guadagni per chi sceglie il regime forfettario nel 2022

Come abbiamo detto, il limite massimo di guadagni per poter rientrare nel regime forfettario è di 65.000 euro.

Nel caso in cui si fosse in possesso di più codici ATECO, e quindi si è in una situazione in cui si hanno più attività che fanno riferimento alla propria partita IVA, il limite di 65.000 euro annui di guadagni vale per tutte le attività e i ricavi di queste dovranno essere sommati.

Ma non è tutto, ci sono anche altre regole da dover rispettare per poter rimanere all’interno di questo regime.

Prima di tutto, nel caso in cui si avesse anche un lavoro dipendente o redditi assimilabili, si dovrà sottostare a un tetto massimo di guadagni che non superi i 30.000 euro nell’anno precedente all’apertura della partita IVA. 

Anche per quel che riguarda le spese ci si troverà di fronte a un limite massimo. In questo però è di 20.000 euro lordi per i pagamenti e retribuzioni di dipendenti e collaboratori.

Quando si apre una partita IVA a regime forfettario si è obbligati a rispettare alcuni adempimenti contabili. In particolare sarà necessario, oltre alla presentazione della dichiarazione dei redditi entro i termini stabiliti per legge, numerare e conservare tutte le fatture d’acquisto e le bollette doganali, e certificare i corrispettivi.

Chi può aprire una partita IVA a regime forfettario

La possibilità di aprire una partita IVA a regime forfettario è disponibile a tutti, a patto di rientrare all’interno delle regole di guadagno massimo, ci sono comunque altre caratteristiche di cui tenere conto.

Infatti non è difficile rientrare nel regime forfettario, ma è anche piuttosto semplice uscirne, situazione che avviene nel momento in cui si esce da uno dei seguenti parametri e viene applicata l’anno successivo agli eventi.

  • In particolare, prima di tutto per poter rientrare nel regime forfettario è necessario essere residenti in Italia, tranne che per alcune situazioni particolari. Infatti se si è residenti in uno stato dell’unione europea o aderente all’Accordo sullo Spazio economico europeo.
  • Non possono rientrare nel regime forfettario le persone che si avvalgono di regimi speciali ai fini dell’IVA o per determinare il reddito. Per esempio, in questo caso, si potrebbe parlare di attività legate a pesca e agricoltura, così come agriturismi, editoria, o servizi di telefonia.
  • Coloro che, come già accennato in precedenza, hanno guadagnato più di 30.000 euro di reddito come lavoratori dipendenti. Questa situazione è valida a esclusione del caso in cui il rapporto lavorativo in questione non sia terminato l’anno precedente l’apertura della partita IVA. 
  • Chi si occupa di cessione di fabbricati o porzioni di fabbricati, di mezzi di trasporto, o di terreni edificabili, che sia in via esclusiva o prevalente.
  • Coloro che hanno optato per la trasparenza fiscale e che si trovano a partecipare a società di persone, società a responsabilità limitata, o ad associazioni professionali.

Alcune di queste regole sono uguali anche per chi desidera aprire una nuova attività (start up) sfruttando la tassazione ridotta al 5% del regime forfettario. In questo caso bisognerà fare particolare attenzione a tre situazioni.

  • Se si prosegue un’attività svolta da un altro soggetto, i ricavi ottenuti nel periodo d’imposta precedente non devono essere superiori ai 65.000 euro.
  • Non si deve trattare del proseguimento di un’altra attività precedente. Questo obbligo però decade quando si tratta di periodi obbligatori per legge voluti in particolari situazioni.
  • Nei tre anni precedenti all’avvio dell'attività non si deve aver esercitato un’attività artistica, d’impresa, o professionale. La regola vale anche in caso di attività in forma familiare.

Fatturazione elettronica e regime forfettario nel 2022: cosa cambia

La più grande modifica al regime forfettario nel 2022 sarà l’obbligo di fatturazione elettronica, fino a ora necessario solo per gli altri due regimi.

Questa azione è dovuta alla necessità di evitare falsi in bilancio così da permettere un controllo maggiore sui guadagni e le spese anche delle partite IVA più piccole, così da evitare buchi e fatture non tracciabili.

Tuttavia, pur trattandosi una novità importante e che richiederà del tempo da parte delle persone dotate di partita IVA per potersi mettere in regole, oltre a essere fonte di nuove spese visto che il programma per la fatturazione elettronica deve essere acquistato, non c’è ancora una data precisa.

Per poterla avere sarà necessario aspettare alcuni passaggi legislativi. Il primo è già avvenuto il 13 dicembre, e si tratta del via libera definitivo in un Consiglio dell'Unione Europea.

Ora bisogna attendere la pubblicazione sulla gazzetta ufficiale comunitaria, e, in seguito sarà necessario attendere una norma che inserisca l’obbligo all’interno dell’ordinamento italiano. Questo potrebbe avvenire attraverso il decreto Milleproroghe, nella legge di bilancio 2022.

In breve, questo significa che pur avendo la certezza di quest’obbligo, questo non scatterà il 1 gennaio 2022, ma in futuro quest’anno, anche se non si ha ancora una data precisa al riguardo.

Inoltre c’è da ricordare che non si tratta di una situazione che interessa solo le partite IVA a regime forfettario, ma anche altre due realtà. Ovvero le associazioni e società sportive dilettantistiche che non abbiano superato i 65.000 euro nell’anno precedente, e le operazioni sanitarie. In quest'ultimo caso però sarà necessario prendere in considerazione un discorso legato alla privacy.

Attualmente la partita IVA è la soluzione migliore, nonché l’unica, per chiunque desideri mettersi in proprio e lavorare con libero professionista. Infatti per quanto la possibilità dell’utilizzo della ritenuta d’acconto in caso di collaborazione occasionali, sia utilizzabile, non si tratta di un’opzione valida a lungo termine.

Scegliere di aprire una partita IVA può essere una decisione complessa, visti anche tutti gli obblighi di legge e spese che questa comporta, compresi quelli del commercialista. Tuttavia può permettere di avviare un’attività in proprio e sempre più persone si trovano a fare questa scelta.