Ci sono molte normative, introdotte dal fisco italiano, che hanno lo scopo di andare a contrastare l’evasione fiscale nel nostro Paese. 

I reverse charge è uno di questi, che negli ultimi mesi ha subito delle modifiche, tra le quali è stata presa la decisione di prorogare questo strumento fiscale per altri 4 anni.

L’evasione fiscale nel nostro paese è purtroppo un problema ancora molto diffuso, che crea disagi a livello economico per tutto il nostro paese e non solo.

L’evasione è un problema diffuso in tutta Europa, ed è proprio per questo motivo che assieme a tutta la corte europea si è arrivati alla decisione di prorogare una serie di manovre.

Infatti, è stata presa la decisione direttamente assieme all’Unione Europea che con la direttiva del 3 giugno 2022, la direttiva 890 del 2022, di prorogare fino al 31 dicembre del 2026 il reverse charge.

Lo strumento in questione precedentemente era previsto fino al 30 giugno di quest’anno, mentre a pochi giorni dal suo termine, è stato prorogato insieme anche ad un altro meccanismo costruito per combattere l’evasione fiscale. 

Stiamo parlando di uno strumento che crea una reazione rapida contrastando le frodi fiscali, legato anche in questo caso all’imposta IVA, il QRM

Vediamo assieme in quest’articolo quali sono le motivazioni di questa proroga e perché questo strumento è stato considerato così importante. 

Reverse charge: come funziona il meccanismo

Chiamato anche inversione fiscale, consiste in una misura innovativa ed efficace per riuscire a contrastare l’evasione fiscale in modo rapido e veloce, agendo sui meccanismi di funzionamento dell'imposta IVA.

Si tratta di un vero e proprio strumento a favore della lotta contro l’evasione fiscale, questo perché grazie alla sua struttura non può essere utilizzato per ogni transazione, ma esclusivamente per quella maggiormente a rischio. 

Il meccanismo riguarda nello specifico l’uso dell’imposta IVA, o meglio il suo pagamento e da parte di chi viene effettuato.

Nelle normali transazioni rispetto alla vendita di un bene soggetto all’IVA, questa deve essere addebitata al cessionario.

In una normale transazione infatti funziona che:

  • colui che vende il prodotto è colui che risulta a debito di IVA nei confronti del fisco;
  • colui che riceve e compra diventa debitore e ricevere anche il diritto alla detrazione dell’imposta IVA. 

Nel momento in cui viene applicata la regola del reverse charge tutto cambia; infatti, il committente deve andare a registrare direttamente l’IVA con una modalità doppia, per garantire l’estrema sicurezza.

In primo luogo, viene registrata presso i registri delle fatture emesse, in secondo luogo viene registrata anche in quello degli acquisti.  

Una regola fondamentale per poter usufruire del meccanismo è che entrambi gli individui possiedano partita IVA.

I due soggetti coinvolti nell'operazione devono anche essere residenti in Italia, o meglio l'operazione si può concludere se almeno uno dei due soggetti è residente e opera nel nostro paese. 

Il meccanismo che stiamo descrivendo ha due parti distinte, che vanno a definirsi in base alla tipologia di operazione che si esegue:

  • le operazioni che sono chiamate esterne riguardano tutte le operazioni che vengono svolte con soggetti che sono appartententi all'UE o extra UE, ma non con soggetti italiani;
  • le operazioni chiamate interne riguardano tutti gli scambi che sono svolti tra due soggetti, entrambi residenti e operanti all'interno del territorio italiano. 

La specifica da sottolineare è che il reverse esterno viene utilizzato sempre, mentre quello interno viene usato solo in particolari operazioni.

La parte del processo chiamata esterna è utilizzata ogni volta che avvengono degli scambi economici che coinvolgono l' imposta IVA effettuate sul territorio nazionale e che coinvolgono soggetti passivi di IVA, quando questi sono soggetti non residenti nel nostro paese. 

Reverse charge: perché è stato rinnovato

Il motivo principale per cui è stato rinnovato il reverse charge è che questo meccanismo si è rivelato molto efficace nei suoi obiettivi. 

Il suo rinnovo è stato deciso anche per riuscire nel mentre a creare nuovi strumenti che siano efficaci come quello del reverse charge.

Purtroppo, questo strumento è ancora di fondamentale importanza per il nostro paese; perché il problema legato all’evasione dell’imposta IVA è un problema ancora molto diffuso nel nostro paese.

Le frodi in materia di IVA nel nostro paese provocano ancora tutt’oggi delle gravi perdite in materia di bilancio fiscale, questo incide tantissimo sul bilancio interno e sul funzionamento del mercato. 

Quello che è stato deciso all’interno dei consigli dell’Unione Europea con la direttiva del 2006 numero 112 prestabilisce che:

il meccanismo di inversione sia utilizzato per la cessione di servizi o beni che possono ritenersi a rischio di frode.

Il sistema del reverse charge è quindi utilizzato solo per particolari transizioni, per tutte le altre transizioni si stanno pensando a delle soluzioni alternativi e a nuovi meccanismi da introdurre. 

Reverse charge: come si utilizza 

Quando si effettuano delle transazioni tra due soggetti, i quali sono uno il venditore che emette la fattura, e sulla quale applica l’IVA, il secondo sarà invece l’acquirente, il quale potrà andare a detrarre la suddetta imposta. 

Come abbiamo spiegato nei precedenti paragrafi l’IVA non viene applicata dal venditore, come avviene per le transazioni normali, ma viene poi applicata e successivamente detratta dall’acquirente. 

Nel momento in cui stiamo compiendo una vendita di un prodotto secondo le regole stabilite, possiamo applicare il meccanismo contro l'evasione fiscale nel seguente modo:

  • il venditore emette come per ogni operazione di vendita la sua fattura, escludendo in questo caso di inserire il valore dell'imposta IVA;
  • colui che sta acquistando il prodotto dovrà poi a seguito dell'accettazione della prima fattura, integrare il valore dell'imposta non inserita producendo quella che si chiama autofattura, inserendola poi all'interno dei due registri che abbiamo già citato quello degli acquisti e quello delle vendite. 

Nel corso dei prossimi paragrafi vedremo anche in che modo può venire utile il sistema dell’autofattura, che risulta essere l’unico metodo efficace per andare a versa l’IVA all’interno del sistema del reverse charge.

Questo perché il sistema del reverse charge consente all’acquirente e non al committente di procedere al versamento e di conseguenza anche alla detrazione dell’imposta IVA.

L’unico metodo per poter effettuare questo procedimento è sicuramente quello di introdurre l’autofattura nel procedimento esecutivo. 

Reverse charge: cosa succederà fino al 2026

Il meccanismo antifrode è stato rinnovato in relazione a diversi fattori, i quali sono:

  • il rischio di una possibile frode fiscale;
  • specifici servizi per la quale deve essere prodotta una prestazione;
  • combattere le frodi in materia di IVA con un meccanismo rapido;
  • cedere determinati servizi rapidamente.

Il reverse charge è stato uno strumento estremamente efficace e questa sua efficacia è stata prontamente testata nel corso degli ultimi mesi, questa misura temporanea è sicuramente efficace come antifrode

Fino all’anno 2026, anno nel quale verrà abolito per il momento il reverse charge, si svolgeranno una serie di operazione volte a cancellare o comunque rendere minima l’evasione fiscale nel nostro paese. 

Abbiamo già accennato che uno dei motivi per cui è stato rinnovato così a lungo il reverse charge è quello di trovare dei sistemi alternativi che possano diventare permanente nel nostro paese per la lotta all’evasione.

Questi sistemi devono non solo essere efficaci, ma anche essere usufruibili per qualsiasi tipo di operazione soprattutto per quelle che coinvolgono l’imposta IVA. 

La commissione europea ha già diverse proposte a riguardo, tra le quali troviamo anche quello che vorrebbe essere il sistema definitivo dell’IVA. 

L’altra proposta che è stata ideata dalla commissione ha lo scopo di garantire una risposta che mira ad essere globale rispetto a tutti i sistemi di frodi fiscali.

Le due proposte emanate dovevano già entrare in vigore a partire da quest’anno, ma a seguito di innumerevoli ritardi non si quando queste saranno effettivamente attive. 

Il reverse charge è stato prolungato fino al 2026 anche per coprire tutte le azioni che il governo italiano ha in programma relative a tutte le manovre che si vorranno approvare grazie ai fondi istituiti per combattere l’evasione fiscale. 

Reverse charge: come integrare l'autofattura al meccanismo

Per utilizzare il meccanismo antifrode della quale abbiamo parlato bisogna essere in grado di utilizzare anche l’autofattura, un elemento che andrà compilato direttamente dall'acquirente.

Con la circolare pubblicata direttamente dall’Agenzia delle Entrate la numero 14/E del 2019 ha stabilito tutte le regole specifiche relative al meccanismo, anche all’interno della fatturazione elettronica. 

Il documento della autofattura sostituisce quello della fattura tradizionale, e la differisce, in quanto nonostante vada a certificare l’avvenuta transazione di un bene o un servizio, non viene emessa dal prestatore, ma a differenza viene emessa direttamente dal committente. 

Il documento dell’autofattura viene emesso in particolari situazione come:

  • per fatturare quelli che sono omaggi;
  • nel momento in cui avviene un autoconsumo di beni aziendali;
  • nel momento in cui si emette una denuncia;
  • quando utilizziamo il reverse charge. 

È quindi chiaro che l’autofattura sia necessaria da utilizzare, e da sapere usare, nel momento in cui vogliamo effettuare il meccanismo in questione. 

L’autofattura per questo meccanismo serve per andare a certificare la transazione avvenuta; è necessario specificare anche che esistono due modalità:

  • la prima dove è necessario integrare le varie ricevute che non contengono l’imposta IVA quando usiamo il reverse charge, la modalità in questione fa riferimento a tutte le operazioni avvenute all’interno della comunità europea;
  • la seconda riguarda tutte quelle operazioni dove i prestatori hanno la residenza in paesi che sono extra UE, in questo caso sono i cessionari che devono emettere l’autofattura ed integrarla con l’imposta IVA.

Per entrambi i casi è previsto che ci sia la doppia annotazione, quella di cui abbiamo parlato nei paragrafi precedenti, sul registro delle fatture emesse su quello degli acquisti. 

Quando utilizziamo la fatturazione elettronica all’interno del meccanismo del reverse charge dobbiamo ricordarci di inserire lo specifico codice TD16, inserendolo nell’autofattura.