Fin dal discorso al Senato per introdurre il nuovo governo, il Presidente del Consiglio Draghi ha considerato il fisco come "l'architrave di bilancio" perché tiene conto della complessità di trovare un equilibrio con una proprorzionata base imponibile. La priorità di questo percorso riformatore è stata indicata nella “revisione profonda dell'IRPEF, con il duplice obiettivo di semplificare e razionalizzare la struttura del prelievo, riducendo gradualmente il carico fiscale”.

Si sta analizzando, per l'esattezza, un sistema a tre aliquote: 23% fino a 25 mila euro di reddito, 33% da 25 mila a 55 mila euro, 43% sopra i 55 mila euro: si punterebbe in realtà a ridisegnare il prelievo fiscale in un'ottica di progressività del prelievo che implica una crescita dell'aliquota in parallelo a quella del reddito imponibile.

I parametri della riforma fiscale per il 2021 comprendono un'ipotesi di IRPEF applicabile in tre modi differenti

Essa può essere applicata seguendo queste tre diverse modalità: il primo è quello della detrazione, ad esempio, se l'aliquota è pari al 20% e la detrazione ammessa è uguale a cento si avrà che i redditi fino a cento non pagheranno imposta, quelli di 200 pagheranno di imposta 20, quelli di 400 pagheranno di imposta 60.

Il secondo, è per classi quando, cioè, ad ogni classe imponibile corrisponde un'aliquota costante, che cresce passando da una classe più bassa ad una più alta. Ad esempio, agli imponibili fino a 100 si applica l'aliquota del 5%; a quelli fino a 200 l'aliquota del 6%; a quelli fino a 300 l'aliquota del 7% e così via.

Il terzo, invece, per scaglioni, quando per ogni classe d'imponibile è prevista un'aliquota che si applica solo allo scaglione di imponibile compreso in quella classe.

Il meccanismo tributario è un sistema complesso, le cui parti si legano una all'altra": così avrebbe continuato, nel suo discorso, il Presedente Mario Draghi, e per riformarlo serve una "visione a tutto campo" fuori dall'ottica parziale dell'emergenza. Il fulcro del ritorno alla sistematicità sta nel fatto che "ogni singola fattispecie è la parte di una struttura unitaria più ampia": gli interventi devono essere coordinati, anche per rendere “più difficile che specifici gruppi di pressione riescano a spingere il Governo ad adottare misure scritte per avvantaggiarli.

La riforma fiscale del 2021 in vista dell'attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

Data l'urgenza di attuare i progetti previsti nel Piano Nazionale di Rirpresa e Resilienza, il diritto tributario "richiede" che venga restituita coerenza ai meccanismi di tassazione, ripristinando l’equità sociale, l’efficienza economica e la competitività nazionale.

Tra una tassazione sostitutiva che colpiva i redditi già tassati e l'adozione di crediti d'imposta sempre più improbabili, l'IRPEF in crisi è diventata il fulcro di rinnovamento realmente finalizzato alla concreta realizzazione degli interessi generali a dispetto di agevolazioni passate poco trasparenti e controllabili.

Queste ultime, a tal fine, subiranno un drastico sfoltimento, al fine di concentrare i sostegni in situazioni circoscritte, sulla base di esigenze rappresentate anche a livello costituzionale.

Il debito pubblico è ormai aumentato in modo esponenziale, per finanziare interventi poco incisivi contro la crisi economica scatenata dalla pandemia. Per evitare l'ulteriore spreco dispersivo di risorse già limitate si devono sostenere programmi di reale modifica infrastrutturale dell'Italia, dai quali vi siano concrete aspettative di ritorno per l’intera collettività in termini economici e sociali.

A questo scopo, si possono favorire la digitalizzazione e la transizione ecologica, principalmente attraverso l'anticipazione del credito di una certa rilevanza finanziaria destinato alle medesime: ad esempio mediante la cessione del credito stesso al fornitore o la creazione di titoli negoziabili su tale remunerazione, a livello bancario.

Per le imprese, l'introduzione di super ammortamenti confermerebbe una logica d'investimento con un aumento del 30% del costo di acquisizione dei beni materiali strumentali nuovi fino ad un massimo di 2,5 milioni di euro, al fine non solo di sostituire i macchinari e le atterzzature più obsolete, ma anche per attuare un vero e proprio ammodernamento, tramite l'approvvigionamento di beni tecnologicamente più avanzati e interconnessi: in quest'ultimo caso, si tratterà di iperammortamenti.

Contro la "logica dispersiva", nella riforma fiscale del 2021 si tenta una collaborazione più funzionale tra fisco e contribuenti

Al cotrario alla "logica dispersiva" delle risorse, contribuisce l'eccessiva macchinosità dell'attuale sistema, la già anticipata poca trasparenza e la conseguente ambiguità di di interpretazione giuridica: per rimediarvi, sarà necessaria una collaborazione veramente effettiva tra il fisco italiano e i contribuenti.

Il primo intervento da compiere sarebbe un'intensa bonifica di provvedimenti che si accavallano l'uno sull'altro: si devono togliere, cioè, inutili grovigli di linguaggio e applicazione tecnica che rimanda eccessivamente ad altre norme infinite per ribadire i medesimi concetti; come conseguenza, a livello pratico, ci dovrà essere una progressiva eliminazione delle tasse a minor gettito e ad alto onere di gestione.

Si deve poi procedere ad una ridefinizione, finalizzata all'incremento, del reddito imponibile, per un sistema fiscale che possa indicare con maggior certezza, stabilendo quali priorità e opportunità comuni debbano essere perseguite.

Si abbreviano, così, le fasi procedimentali, facendo diventare gli eventuali accertamenti e controlli maggiormente focalizzati sui soggetti a rischio precedentemente individuati, essendo meno stringenti e oppressivi nei confronti di un'attività economica in difficoltà. 

"L’adempimento spontaneo dei contribuenti (la compliance) va accompagnato a un’azione di impulso e assistenza da parte dell’Amministrazione, rivedendo in senso meno autoritativo il processo istruttorio degli uffici e garantendo effettivamente il rispetto dei diritti del contribuente, secondo i principi sanciti dallo statuto".

Per reperire le risorse necessarie bisognerebbe stabilire un tetto limite alla tassazione imposta simulando le manovre necessarie ad una ripartizione più equa tra imposte dirette e indirette per raggiungere obiettivi come l'uguaglianza fiscale e il ripianamento delle differenze sociali per contrastare la povertà effettiva. 

"Non sarebbe male considerare che al momento in Italia le imposte sui redditi costituiscono il 29,2% delle entrate tributarie e l’Italia si colloca all’ottavo posto nelle UE e che le imposte sul lavoro gravano per il 42,7% (l’Italia è in questo caso sul podio, al terzo posto). Nelle imposte sui consumi, che costituiscono il 15,7%, il nostro paese si colloca al 27° posto. L’Italia è perciò squilibrata nella struttura dei tributi rispetto al resto dell’Europa e dei paesi OCSE e in qualche modo occorrerà meglio assestare questo rapporto. E lo è anche sul versante delle diverse mini e micro imposte patrimoniali (sugli immobili, sulle disponibilità bancarie, etc.), da rivedere radicalmente razionalizzandole o abolendole. Dovrebbe essere previsto un tetto medio per le aliquote (in ipotesi il 30-33% dell’imponibile complessivo"

Per i redditi più alti, poi, si dovrebbero versare in aggiunta:

"contributi integrativi, ad esempio del 10% per redditi maggiori di 120.000 euro e fino a 300.000 e del 20% per quelli superiori, anche qui con un tetto massimo dell’aliquota media complessiva (in ipotesi del 40-45%)".

Spesa pubblica, digitalizzazione, giustizia fiscale e altri interventi non meno importanti della riforma tributaria per il 2021

Altro fattore su cui intervenire è il controllo della spesa pubblica: l'effettiva produttività dev'essere superiore o quantomeno corrispondente ai costi sostenuti. Ma l'IRPEF rimane il punto da cui partire con la riforma, in quanto si tratterebbe di una tassa universale che sarebbe, secondo il sistema attualmente in vigore, da applicare a tutto il "cumulo" di redditi senza distinzioni.

La digitalizzazione, inoltre, potrebbe contribuire grandemente alla semplificazione, se si estendesse a tutti i soggetti interessati, dai contribuenti e intermediari agli uffici finanziari, sviluppando idonee capacità di gestione delle numerose banche dati disponibili e delle altre fonti di informazione.

La giustizia fiscale, inoltre, deve supervisionare la leggittimità degli atti tributari e la tutela dei contribuenti. Le controversie di minore importanza dovrebbero venire affidate ad un unico giudice, limitando, in questi casi, i ricorsi in cassazione ed evitando, così, la ripetizione di sentenze conformi e di merito, il cui valore non superi determinati importi, ad esempio, €200.000.

Una volta terminato questo riassetto globale, il passaggio successivo sarebbe costituito da interventi di secondo piano, come "l’introduzione eventuale della tassazione per cassa per tutti i contribuenti minori non tenuti alla redazione del bilancio, la semplificazione della normativa IRAP, la sistematizzazione armonizzata della tassazione transnazionale".

L'ultima, ma non meno importante, facilitazione da adottare sarebbe unificare tutti i testi normativi fiscali in unico codice tributario comprendente i relativi regolamenti attuativi ed altre fonti secondarie individuabili nell'ambito della tassazione.

L'eventuale ripercussione sui finanziamenti di Comuni e Regioni, però, non deve avvenire a discapito di obiettivi come la riduzione delle aliquote effettive sui redditi da lavoro, dipendente e autonomo, in particolare per i contribuenti con redditi bassi e medio-bassi.

Aumentare il tasso di occupazione, ridurre il lavoro sommerso, incentivare l’occupazione delle donne e dei giovani e favorire la più delicata adempienza tributaria spontanea: per tali fini, le risorse potrebbero anche essere recuperate da una revisione del catasto, dallo sfoltimento delle spese fiscali e da un efficace contrasto dell’evasione fiscale

si sposterebbe, poi, la tassazione dai fattori produttivi verso i consumi, accogliendo una richiesta che viene riproposta annualmente dalla Commissione Europea nelle Raccomandazioni specifiche per l'Italia, favorendone la crescita riducendo le distorsioni del medesimo sistema tributario.

Il vero problema della riforma fiscale: anche nel 2021 bisogna scegliere tra le diverse tipologie di aliquota o le sovraimposte

Riassumendo, dunque, il problema è scegliere la tipologia di aliquota da imporre: proporzionale come succede per le società di capitali, progressiva, cioè che aumenta in modo più che proporzionale all'accrescimento dell'imponibile, oppure una modalità di prelievo neutrale, indipendentemente dalla forma giuridica dell'impresa, cioè con aliquota unica al 24%, la stessa delle società di capitali.

Mentre la remunerazione del professionista o dell’imprenditore, ossia la parte di utili che viene distolta dall’attività professionale o dall’impresa, verrebbe assoggettata a tassazione progressivaristabilendo l’equità orizzontale del prelievo.

In questo modo verrebbe incentivata la patrimonializzazione delle piccole imprese e la riforma dell’Irpef potrebbe essere l’occasione per introdurre un meccanismo di calcolo dell’imposta più chiaro, con una più immediata percezione dell’effettiva incidenza del prelievo (aliquota media effettiva).

Nell’ottica che la capacità redistributiva dell’imposta debba essere decisa a livello centrale, la riforma dell’Irpef dovrebbe includere anche quella del sistema delle addizionali regionali e comunali consentendo alle Regioni e ai Comuni di fissare un’aliquota costante per tutti i livelli di reddito.

 

Alternativamente, le addizionali potrebbero essere sostituite da sovraimposte, che hanno il vantaggio rispetto alle prime di essere neutrali con riferimento alla progressività di quella statale. Queste costituiscono tutte le analisi possibili;

Tra l'effetto "domino" della complessità attuale e la riforma fiscale del 2021 urge un nuovo ruolo dell'erario  contro la pandemia

l'unica certezza attuale è che persino la modifica della sola Irpef provocherebbe un effetto domino di semplificazione o annientamento verso tutti i soggetti coinvolti e le attività economiche interessate. Appare chiaro, di conseguenza che anche il ruolo dell'erario deve trasformarsi:

sulle orme della Costituzione Italiana, contro la crisi pandemica, il suddetto, da "acerrimo riscossore", deve diventare il "principale salvatore" liberando per davvero l'iniziativa economica individule, per il perseguimento del bene comune.