Dalla riforma del catasto al taglio delle imposte per il terzo scaglione, dalle novità per la fatturazione elettronica alla lotta aperta all’evasione fiscale: la riforma fiscale che nel corso del 2021 sta prendendo forma per opera del Governo Draghi si sta delineando sempre più.

Una promessa portata avanti dal Presidente del Consiglio Draghi al momento del suo insediamento e ormai la presentazione della bozza al Consiglio dei ministri sembra essere all’ordine del giorno nel corso delle prossime settimane.

L’obiettivo del Governo? Raggiungere nel più breve tempo possibile l’ok da parte dell’Esecutivo per poter passare poi direttamente all’approvazione presso le camere.

Ma le divisione sembrano essere come sempre molto vive e trovare un punto di incontro tra i partiti è la vera sfida del Governo.

Ecco quindi che Draghi dovrà provare a mediare tra i favorevoli alla flat tax, come Lega e Forza Italia, e sostenitori dell’accrescimento della progressività del sistema fiscale, come il PD.

Un progetto a lungo termine, dritti vero il 2023

Il confronto tra i partiti è ormai il vero fulcro della riforma, che comunque non sarà effettiva prima del 2023

Da un punto di vista tecnico, infatti, tutti i dettagli sembrano essere stati curati al meglio.

Già in questo primo passaggio, per rintracciare i temi principali della riforma fiscale, il Governo e i tecnici hanno tenuto presente le richieste delle varie parti politiche.

I principali punti della riforma sono sostanzialmente:

  • riduzione del cuneo fiscale;
  • tagli all’Irap e agli scaglioni fiscali Irpef, per un possibile taglio dell’aliquota del 38%;
  • riforma del catasto;
  • modifiche in merito alla fatturazione elettronica.

Una serie di punti il cui scopo principale è quello di voler supportare quanto più possibile il ceto medio e ancora di più il gradino economicamente più in basso della popolazione, da un lato riducendo le imposte e dall’altro aumentando gli stipendi e il valore delle singole buste paga.

Ma la strada da percorrere è ancora lunga: quello proposta dal Governo è ancora un testo generico che deve essere sottoposto al vaglio del Parlamento e che, secondo le tempistiche che l’esecutivo si è prefissato, non sarebbe attuato prima del 2023.

Al centro della Riforma fiscale di Draghi ci sono i lavoratori

Come appena accennato, uno dei punti centrali è il supporto alle fasce meno abbienti e, più in generale, ai lavoratori.

Tra i punto salienti in questo senso, particolarmente caldeggiati da alcuni partiti, vi è la riduzione della terza aliquota Irpef, ovvero quello scaglione che va a gravare sul ceto medio, ovvero su quei cittadini il cui reddito è al di sopra dei 28 mila euro e al di sotto dei 55mila euro, con un’aliquota pari al 38%.

Proprio questa percentuale è al centro del dibattito, dal momento che vi è una differenza, rispetto alla soglia limite dello scaglione precedente, ben dell’11%.

La questione rimane però in sospeso perché deve essere valutato e concordato il taglio che si potrebbe effettuare.

Se infatti avvicinarsi troppo allo scaglione precedente o, addirittura, pensare ad un’aliquota unica al 27% è altamente improbabile, forse una riduzione di qualche punto potrebbe essere più realizzabile.

Si è anche pensato di accorpare tra di loro alcune aliquote. Ma anche questa è una decisione che deve essere ben valutata, non solo per trovare un punto comune tra i partiti ma, sopratutto, avrebbe un costo eccessive per le casse dello Stato.

Un’altra riforma fiscale per lavoratori: la Cassa unica assegni familiari

Tra le altre possibili modifiche nell’ambito del mondo del lavoro rientra l’abolizione della Cassa unica assegni familiari (Cuaf), una forma di supporto economico rivolto ai lavoratori devoluta dagli stessi datori di lavoro.

Nel momento in cui quest’erogazione venisse abolita, i fondi risparmiati in questo modo potrebbero essere spesi per un intervento strutturale e definitivo, non parziale, riducendo tra l’altro anche il costo del lavoro che è a carico delle imprese che intendono assumere.

L’idea di fondo è infatti quella di andare a rimpolpare alcune misure sempre rivolte alle famiglie, come ad esempio l’assegno unico universale, che verrà erogato a partire dal 1 gennaio 2022 a tutte le famiglie con figli a carico.

Si parla anche dell’abolizione dell’IRAP

Per agevolare, forse, le aziende, è stata anche avanzata la proposta di abolire, a partire da gennaio 2022, l’IRAP.

Avanzata dal presidente della commissione Finanze della Camera Luigi Marattin (Iv), il disegno propone l’inglobamento, per le imprese di grandi dimensioni, dell’Irap nell’Ires, ovvero nell'imposta sul reddito delle società, potendo beneficiare dei 3 miliardi già disponibili per interventi sull’Irap.

Allo stesso modo, l’IRAP verrebbe abolita per:

  • professionisti;
  • autonomi;
  • ditte individuali;
  • società di persone. 

Non solo lavoro: la Riforma fiscale coinvolge anche il Catasto

All’interno della proposta della Riforma Fiscale per il 2023, il Governo Draghi ha inserito anche alcune importanti modifiche al Catasto, per svolgere un aggiornamento della mappatura e ricalcolare il valore degli immobili sull’intero territorio nazionale.

La scelta di inserire anche il Catasto nella riforma è data dal fatto che si intende far fronte, in questo modo ,ad una serie di problemi che sono connessi all’intero sistema catastale.

Sebbene infatti nel corso del tempo siano state fatte migliorie ed aggiustamenti, i divari tra i vari immobili presenti nel Paese risulta ancora eccessivo.

Basti pensare che ad oggi gli immobili di pregio nelle zone centrali delle città ricevono una valutazione di molto superiore rispetto ad abitazioni che, seppure più recenti, ricevono una valutazione più bassa perché più decentrate.

Rideterminare le destinazioni d’uso degli immobili, apportare un riordino complessivo degli immobili, classificare e distinguere gli immobili in ordinari e speciali comporterebbe un radicale cambiamento di tutte le valutazioni degli immobili.

Proprio per questo motivo un fattore determinante sarà rappresentato dalla cooperazione tra l’agenzia delle Entrate e i Comuni, dalla cui sinergia di potrebbero determinare i nuovi valori catastali, anche con un aggiornamento periodico necessario.

Addio agli immobili fantasma

Con la revisione del Catasto, inoltre, si provvederebbe a mettere a sistema anche quelli che sono stati definiti immobili fantasma.

Un lavoro certosino operato negli ultimi anni dall’Agenzia delle Entrate in cui, grazie ad una sovrapposizione dei rilievi aerofotogrammetrici con gli elaborati catastali, ha creato una mappatura catastale particolarmente dettagliata di tutti i beni immobiliari presenti sul territorio nazionale.

Ancora oggi tuttavia questo elemento rappresenta un punto di discordo tra i partiti, dal momento che una possibile azione in tal senso creerebbe malcontento nei proprietari degli immobili fantasma. 

Al tempo stesso però la Commissione Europea, l’OCSE e tutti gli organi internazionali chiedono un’azione dell’Italia in tal senso.

A opporsi particolarmente alla riforma del catasto è il partito della Lega, che non concorda con l’innalzamento delle imposte dirette o indirette previste sugli immobili, dal momento che, a loro giudizio, la tassazione sugli immobili in Italia risulterebbe essere già particolarmente alta e un ulteriore innalzamento richinerebbe di compromettere una possibile ripresa auspicata per il prossimo anno.

Inoltre la Lega non vede di buon occhio neanche la revisione degli estimi catastali.

L’opposizione della Lega sembra essere insanabile ma anche il Movimento 5 Stelle appare contrario alle proposte avanzate dal Governo; più supportante invece il Partito Democratico, che già da tempo avanzava l’ipotesi di una revisione del catasto.

Le proposte della Lega: pace fiscale e fatturazione elettronica

Proprio la Lega ha avanzato due proposte che, ad oggi, risultano essere al vaglio degli altri partiti.

Innanzitutto, si propone di promuovere la pace fiscale, come spesso è accaduto con le riforme fiscali degli ultimi anni, frequentemente accompagnate da condoni più o meno importanti.

In secondo luogo, si è proposto di estendere la fatturazione elettronica a più settori, per favorire rimuovere l’intera amministrazione finanziaria e per consentire ad una più vasta platea di ricevere i vantaggi collegati alla digitalizzazione per gli adempimenti fiscali.

Fattura elettronica estesa a tutti?

Proprio per ampliare la diffusione delle informazioni e monitorare al meglio i flussi di denaro, si potrebbe pensare all’estensione dell’obbligo della fattura elettronica anche per tutte le Partite IVA, anche per quelle che ad oggi ne sono esente, come ad esempio i proprietari di partita IVA a regime forfettario e le associazioni culturali o le società sportive dilettantistiche, purché i proventi non siano superiori ai 65mila euro annui.

Al centro di tutto: la lotta all’evasione fiscale

Una fetta importante della bozza di riforma fiscale per il 2021 si concentra sulla lotta all’evasione fiscale.

Incrociare i dati, riequilibrare i principi della tutela della privacy e la necessità di lottare nel modo più stringente possibile il cosiddetto sommerso: sono questi i due punti cruciali su cui il Governo è chiamato a trovare un accordo.

In generale comunque tutte le voci che circolano rappresentano solo delle possibilità, perché ancora la legge delega non appare all’orizzonte.

Tutti i punti principali infatti rimangono vaghi e solo a voce, come centro delle discussioni tra i partiti ma senza alcuna certezza.

Non rimane che aspettare che il Governo mette nero su bianco le proposte e attendere il consueto iter della riforma.