Il governo Draghi ha finalmente messo mano alle prime ipotesi concrete di disegno di legge per la Riforma Fiscale. Il primo passo, a quanto riferiscono le fonti governative, nella persona di Fabrizia LapecorellaDirettore Generale delle Finanze, è una riforma dell’IVA, con una modifica del numero delle aliquote, che dovrebbe passare dalle quattro attuali a due.

L’ipotesi è stata considerata durante l’incontro, avvenuto il 26 marzo 2021 tra le commissioni di Camera e Senato. Ovviamente, la modifica delle aliquote IVA è solo uno degli aspetti della Riforma Fiscale che mira ad un più profondo e sostanziale cambiamento di tutto il sistema tributario italiano.

Al vaglio del governo vi è infatti anche una modifica del numero degli scaglioni IRPEF e la possibile abolizione dell’IRAP.

Andiamo ad approfondire tutte le novità in fatto di Riforma Fiscale, soprattutto quelle che riguardano le aliquote IVA.

Come cambiano le aliquote IVA

Attualmente le aliquote IVA sono quattro, tre ridotte e una ordinaria:

  • aliquota ridotta del 4% per bevande, alimenti e prodotti agricoli;
  • del 5% per alcuni specifici tipi di alimenti;
  • del 10% per medicinali, forniture domestiche di gas ed elettricità e alcuni interventi edilizi che riguardano il recupero del patrimonio di determinate tipologie di beni;
  • aliquota ordinaria del 22%.

I prodotti a cui si applicano le aliquote ridotte possono essere verificati controllando le tabelle pubblicate sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

Come si è detto, le due commissioni di Camera e Senato stanno valutando la proposta di rimodulare le aliquote IVA, portandole da quattro a due: una ridotta per i beni di prima necessità, fissata tra il 5% e il 10%; un'aliquota ordinaria del 20% o 21%.

Per un approfondimento sul calcolo dell’IVA, una buona visione è il video YouTube dell'Avv. Carlo Alberto Micheli:

Cosa cambia con la riforma delle aliquote IVA

Come si può osservare, la Riforma Fiscale prevede che l’aliquota ordinaria IVA sia abbassata di uno o due punti rispetto a quella attuale. Mentre, alcuni hanno osservato che un’unica aliquota ridotta per i beni di prima necessità, tra il 5% e il 10%, farebbe salire i prezzi dei prodotti a cui può essere applicata ora l’IVA del 4%

Secondo i sostenitori della riforma dell’IVA questo aumento sarebbe però compensato dall’abbassamento dell’aliquota per quei beni, che hanno attualmente un'IVA al 10%, e dalla riduzione dell’aliquota ordinaria dal 22% al 20% o 21%.

Lo scopo della rimodulazione dell’IVA è semplificare l’applicazione dell’imposta, anche se sarà necessario chiarire bene, attraverso studi e simulazioni, che tipo di conseguenze una manovra di questo tipo possa avere sui prezzi finali dei prodotti per i consumatori.

La riforma Fiscale introduce due nuovi scaglioni IRPEF

Al vaglio del governo sul fronte della Riforma Fiscale, non solo la rimodulazione delle aliquote IVA, ma anche una modifica delle aliquote IRPEF. In particolare, il nuovo esecutivo, allo scopo di alleggerire il ceto medio dalla pressione fiscale, sta vagliando l’ipotesi di introdurre due nuovi scaglioni IRPEF tra il secondo è il terzo scaglione attuale.

Questo perché il sistema tributario così come è organizzato prevede cinque scaglioni di reddito che pagano cinque diverse aliquote percentuali non molto bilanciate:

  • il 23%, per i redditi fino a 15.000 euro; 
  • il 27%, tra 15.000 e 28.000 euro;
  • il 38%, tra 28.000 e 55.000 euro;
  • il 41%, tra 55.000 e 75.000 euro;
  • il 43%, per i redditi superiori a 75.000 euro.

Se si osservano gli scaglioni, tra il primo e il secondo c’è uno stacco di 4 punti percentuali, tra il secondo e il terzo scaglione invece la differenza è di 11 punti.

Proprio questa enorme differenza di aliquota IRPEF applicata alla seconda e alla terza fascia di reddito, rende il sistema italiano poco progressivo. In particolare, si sta pensando all’introduzione di due nuovi scaglioni con due aliquote differenziate:

  • 32%, per i redditi tra 28.000 e 44.000 euro;
  • 38%, per i redditi compresi tra 44.000 e 55.000 euro.

In questo modo, si otterrebbe una tassazione più progressiva, che dovrebbe per altro disincentivare l’evasione fiscale, visto che l’aumento dell’aliquota IRPEF superati i 28.000 euro sarebbe solo del 5% e non dell’11%, come adesso.

È chiaro che se questa manovra venisse attuata si dovrebbe ripensare anche al regime forfettario, cioè alle Partite Iva che godono di un regime fiscale agevolato e pagano un’aliquota fissa del 15%, quando il fatturato non supera i 65.000 euro l’anno. Ovvio che in questo sistema di estrema progressività non ci sarebbe spazio per questa forma di flat tax.

Infine, la Riforma Fiscale dovrebbe investire anche i redditi bassi, quelli cioè con un ISEE sotto gli 8.000 euro, che rappresentano la cosiddetta zona “no tax” e non sono tenuti al pagamento dell’IRPEF. Per questi soggetti si è ipotizzata l’introduzione di un'imposta negativa, cioè un contributo che dovrebbe essere erogato in automatico quando il reddito è basso.

L’abolizione dell’IRAP è vicina

L’IRAP (Imposta Regionale sulle Attività Produttive) è l’imposta sul valore della produzione che viene pagata dai lavoratori autonomi titolari di Partita IVA.

Sappiamo che al vaglio del governo vi è l’abolizione di questa tassa, tuttavia è bene tener presente che l’abolizione dell’IRAP potrebbe essere anche intesa nel senso di un suo accorpamento ad altri tributi, nell’ottica della semplificazione del sistema fiscale che il governo mira ad attuare. 

Ci sarà una IMU sulla prima casa?

Ancora, in campo di riforma della tassazione pare, per adesso, che nessuno abbia formulato proposte concrete riguardo l’introduzione dell'IMU o di una qualsiasi imposta patrimoniale sulla prima casa. Tuttavia, tra le ipotesi prese in considerazioni delle commissioni di Camera e Senato vi è un aumento delle tasse sugli affitti a cedolare secca e a canone concordato

Lo scopo infatti sarebbe quello di reperire, aumentando le tassazioni sui fitti e gli immobili, i fondi necessari all’alleggerimento della pressione fiscale sul lavoro.

Se l’ipotesi dovesse concretizzarsi allora la cedolare secca per gli affitti andrebbe equiparata a alle rendite finanziarie, cioè dovrebbe salire dal 21% al 26%. Mentre, gli affitti a canone concordato dovrebbero eguagliare i titoli di stato aumentando del 2,5%, in particolare salendo dall’attuale 10% al 12,5%.

Perche la Riforma Fiscale 2021?

Tutte queste novità in fatto di Riforma Fiscale 2021 sono ancora al vaglio del governo in qualità di proposte, tuttavia gli stravolgimenti in materia tributaria sono stati già annunciati dallo stesso Premier.

A spingere verso un alleggerimento e una progressività maggiore del sistema fiscale italiano è in primo luogo la UE, preoccupata del debito pubblico italiano e dell’impiego dei soldi del Recovery Fund.

Secondo la Commissione Europea infatti il basso potenziale di crescita della nostra penisola è dovuto principalmente alla forte pressione fiscale attuata sui lavoratori. Mentre, le proprietà immobiliari non sarebbero secondo Bruxelles sufficientemente tassate.