Tra i nodi ancora aperti relativamente alla manovra per il prossimo anno c’è sicuramente l’Irpef per cui si sta valutando un ridisegno complessivo finalizzato a ridurre inizialmente a quattro e successivamente a tre gli scaglioni rimodulando la curva delle detrazioni.

Sul fronte fiscale non è l’unico tema dibattuto perché è allo studio anche un dimezzamento della platea dell’Irap, mediante una nuova deduzione da 30-35mila euro che permetterebbe di escludere dall’imposta circa un milione di partite Iva e piccole imprese sui due milioni che attualmente sono tenute a pagarla.

Sono questi i fronti sui quali, valutati i numeri presentati ieri dal Ministero dell’Economia nel corso della riunione del tavolo sul fisco, il governo dovrà trovare un accordo con i partiti della maggioranza circa l’utilizzo degli 8 miliardi destinati, all’interno della manovra, al taglio delle tasse. 

Riforma fiscale: l'Irpef passa a quattro aliquote

Sicuramente lIrpef sarà protagonista poiché interessa tutti i partiti per l’impatto generalizzato su una vasta platea di contribuenti. Infatti, le intenzioni del governo sono di utilizzare il fondo istituito per finanziare il primo passo verso un’Irpef che abbia soltanto tre aliquote, la prima al 23% considererebbe i contribuenti fino a 25mila euro, la seconda al 33% fino a 55mila e la terza al 43%.

L’aliquota per i redditi fra 55mila e 75mila euro risulterebbe più alta di due punti ma godrebbe di maggiori detrazioni rispetto a quella attuale.

Le intenzioni però, seppure supportate dalla volontà della maggioranza, devono confrontarsi con i costi che sarebbero generati dall’attuazione di questa ridefinizione delle aliquote: circa 10 miliardi all’anno, una somma ben superiore a quella accantonata attualmente per l’intera ridefinizione del fisco.

Per cui si procederebbe per step adottando un passaggio intermedio con il quale si andrebbe a considerare lo scaglione mediano: al 25% per quanto riguarda il livello più basso (fino a 35mila euro) e al 34% in quello più alto (redditi compresi fra 35mila e 55mila euro).

La risultante finale dell’incrocio fra nuove aliquote e le detrazioni ipotizzate, secondo le analisi dei tecnici del Ministero dell’economia che sono state presentate ieri, comporterebbe un evidente vantaggio per tutte le fasce di contribuenti che presentano redditi più bassi e medi, ossia coloro che oggi hanno aliquote marginali effettive più alte (45% fra 28mila e 35mila euro e 61% fra 35mila e 40mila). 

Obiettivo principale della revisione sarebbe, infatti, proprio andare ad agire per appianare gli scaloni d’imposta effettiva prodotti dagli attuali meccanismi andando a disegnare un andamento più lineare della progressività.

Invece, a guadagnarci in termini di reddito disponibile sarebbero anche le fasce più alte, a cui il nuovo sistema permetterebbe un guadagno incrementale di circa l’1 per cento. 

L’ipotesi in questione, quindi, porterebbe alla riduzione delle aliquote rappresenterebbe la premessa fondamentale per la realizzazione della riforma definitiva, quella che porterebbe l’imposta sui redditi a un sistema a tre scaglioni con richieste al 23, 33 e 43%. Ma bisognerebbe ovviare al problema dei costi eccessivi.

Quindi, dopo il terzo confronto al Mef fra il ministro dell’Economia Daniele Franco e gli esponenti dei partiti della maggioranza circa l’utilizzo del fondo si tornerà ad una nuova tornata di calcoli e simulazioni, con il compito per il dipartimento di Finanze ed economia di realizzare una versione sull’Irpef che lasci maggiore spazio all’Irap. Il tutto sarà ridiscusso in una nuova sessione di incontri per domattina alle 8 con l’obiettivo di chiudere in settimana.

Riforma fiscale: Irap una componente importante del dossier fiscale 

Il punto delicato non è però solo sul piano economico ma anche su quello politico poiché tra le priorità dei partiti della maggioranza c’è sempre il conflitto fra Irpef e Irap.

La nota diramata ieri mattina dal leader della Lega Matteo Salvini conferma appunto la richiesta di un intervento a beneficio delle partite Iva e degli autonomi, per i quali è necessario che venga realizzato l’azzeramento dell’Irap, tenuto conto che negli ultimi 18 mesi si è verificata la chiusura di 300mila attività.

L’imposta regionale resta una componente importante del dossier fiscale in costruzione per la legge di bilancio.

Anche in questo caso la realizzazione progettuale della revisione potrebbe essere effettuata in più tappe andando in modo da soddisfare comunque le richieste pervenute da alcune forze politiche del centrodestra: l’abolizione definitiva dell’imposta magari da inglobare all’interno dell’Ires.

La prima mossa da realizzare però è rappresentata dall’uscita dall’Irap dei contribuenti più piccoli. Per poterla attuare, fra le varie ipotesi, una delle più accreditate riguarda la quota 35mila euro come riferimento per la deduzione, indicazione che, secondo i calcoli del ministero dell’Economia, consentirebbe di far uscire dal raggio d’azione dell’Irap circa un milione di contribuenti privati, ossia la metà della platea.

Un’alternativa quella della deduzione che rispetto a quella della cancellazione secca per ditte individuali e società di persone, offrirebbe due vantaggi: avrebbe costi di circa un miliardo in meno, e perseguirebbe le indicazioni sulla riforma del fisco richiamate dalla delega.

Altro tema di non facile risoluzione resta l’incrocio con l’Irpef, che andando ad impattare anche le detrazioni e l’inglobamento nella curva degli attuali bonus finirebbe per incidere sulla No Tax Area degli autonomi e dei pensionati lasciando inalterata, invece, quella dei dipendenti. Qualora però lo spazio per entrambe le imposte dovesse rivelasse troppo limitato, probabilmente si propenderebbe per un intervento limitato a dipendenti e pensionati. 

Altri temi della manovra Draghi oltre la Riforma fiscale

Tra gli altri temi da affrontare al tavolo sulla manovra ci sono effetti della proroga del superbonus del 110%, quelli relativi agli altri bonus edilizi e l’impatto per la verifica degli oneri pensionistici di Quota 102.  

C’è da affrontare il capitolo del fabbisogno sanitario sottostimato per il biennio 2023-24 ed un lungo e nutrito elenco di rilievi che sono stati presentati dal Servizio Bilancio del Senato circa la manovra per il prossimo anno.  Infatti, il rifinanziamento del Fondo sanitario nazionale, che era stato valutato più che sufficiente per l’anno in corso risulterebbe inadeguato per il biennio successivo.

Un altro tema di attenzione, ma forse di minor rilievo politico è la sottostima dei costi della riduzione dell’Iva sugli assorbenti. Il dossier ha anche una particolare attenzione sul tema Alitalia per quanto concerne il Fondo di solidarietà, con una richiesta di avere specifici chiarimenti in merito alla disponibilità delle risorse necessarie per attivare i programmi formativi funzionali all’aggiornamento professionale.

Altro tema di assoluto rilievo è quello relativo alla proroga dei bonus edilizi, sui quali i tecnici del Senato hanno riportato specifiche osservazioni sollecitando di volerne ricevere altre relativamente agli effetti indiretti che sarebbero prodotti.

Un esempio è rappresentato dall’opzione per la cessione e lo sconto in fattura fino al 2025 per il quale si fa notare che con la manovra al vaglio di Palazzo Madama l’agevolazione finisce per essere fruibile anche da soggetti incapienti e, di conseguenza, andrebbero quindi necessariamente approfondite le ricadute finanziarie derivanti dall’applicazione, e il loro eventuale impatto sul deficit, con riferimento alla misura in questione.

Altro tema quello del Reddito di cittadinanza. I tecnici stanno analizzando gli elementi per verificare se davvero non produce ricadute sui conti pubblici, come ritiene l’esecutivo, e se i Comuni possano avvalersi di almeno un terzo dei beneficiari del sussidio per progetti utili alla collettività.

Il dossier riporta alcune osservazioni in merito alla distribuzione dei destinatari del Rdc che risulta concentrata in alcune Regioni e Comuni per cui sarebbe necessario effettuare delle stime dei costi pro-capite e della relativa platea.

Riforma pensioni: continua l'analisi su quota 102

Non meno complicato è il capitolo che riguarda la previdenza. I tecnici di palazzo Madama stanno continuando ad analizzare Quota 102 rilevando che all’interno della relazione tecnica della manovra manchino le indicazioni che riguardano la distribuzione temporale dei nuovi ingressi anticipati e il loro numero complessivo con evidenti difficoltà circa le stime e valutazioni. 

Riforma di primavera dell'assegno unico universale

Il calcolo relativo al nuovo assegno unico per i figli minori di 21 anni, che partirà da marzo 2022, vede come elementi decisivi gli immobili e i risparmi posseduti dai genitori come elementi determinanti, per via degli effetti diretti sull’Isee, cosa che attualmente non è rilevante nell’attuale sistema di detrazioni per carichi familiari e assegni destinanti alla famiglia.

Quindi il nuovo aiuto economico mensile andrà a premiare alcune tipologie di famiglie, come quelle numerose o i nuclei monoreddito, e le madri single.

I primi esempi di calcolo, infatti, rivelano il ruolo determinante del filtro che nel nuovo sistema avrà l’indicatore della situazione economica che determinerà la modulazione degli importi dell’assegno. Finora erano presenti le detrazioni Irpef per i familiari a carico e gli assegni al nucleo che venivano condizionati dal reddito.

La nuova modalità di assegnazione valuta la situazione economica della famiglia attraverso l’Isee allargando, oltre al reddito, anche al patrimonio, mobiliare e immobiliare, e la numerosità dei figli all’interno del nucleo. Chi sceglierà di non voler esibire l’Isee, percepirà l’assegno unico minimo, con 50 euro mensili per ogni figlio, che potrebbero essere maggiorati di 15 euro per i figli dal terzo in poi.

Nel caso in cui i genitori conviventi non fossero coniugati, attualmente gli assegni per il nucleo familiare possono essere richiesti dal genitore che presenta il reddito più basso con un evidente vantaggio sul fronte degli importi mensili. Il nuovo assegno unico, invece, vede i due genitori andare a formare un unico nucleo a fini Isee, su cui pesano i redditi di entrambi.

C’è da considerare un ulteriore importante elemento: il decreto attuativo dell’assegno unico approvato nei giorni scorsi prevede una sorta di paracadute per le famiglie che presentano un Isee fino a 25mila euro, che avranno una compensazione per evitare una perdita negli importi mensili con l’assegnazione di una maggiorazione destinata però progressivamente a terminare nei prossimi anni.