Le Commissioni riunite di Camera e Senato stanno continuando a lavorare alacremente sulla riforma fiscale. Non c'è nulla di certo al momento e non si sa con sicurezza quali saranno i cambiamenti a cui andremo incontro, ma alcune voci si stanno già diffondendo, perché alcune proposte sono già state fatte.

La riforma fiscale è comunque prevista entro e non oltre il 2022 e con tutta probabilità impatterà non solo l'IRPEF, ma anche la flat tax e il regime forfettario

Vediamo quali sono le proposte di cui si è già a conoscenza e come mai hanno sollevato già alcune polemiche

Le prime polemiche riguardanti la Flat Tax

A far montare la prima polemica è stata innanzitutto la proposta della dottoressa Lapecorella,  Direttore Genereale delle Finanze, la quale non considera affatto equa la flat tax al 15% per i redditi fino ai 65 mila euro

Il motivo per cui il Direttore consideri iniqua questa tassazione si comprende da queste sue parole: «considerando che soggetti che percepiscono redditi dello stesso ammontare e di altra natura, quali lavoro dipendente o pensione, subiscono un livello di tassazione superiore».

Questa iniquità è ancora più evidente in quelle attività dove i costi sono minimi e, di conseguenza, la redditività è elevata. La Flat Tax, infatti, ingloba tutti gli adempimenti fiscali in un'unica tassa, assorbendo all'interno Irap, Iva e addizionali Irpef. Inoltre per le start up, nei primi cinque anni, l'aliquota si abbassa ulteriormente arrivando al 5%.

Ed è proprio considerando tutti questi fattori che il Direttore Generale delle Finanze fa la sua proposta: fissare l'aliquota dell’imposta sostitutiva al pari della prima aliquota dell’IRPEF, questo porterebbe l'aliquota del  15% (5% per i primi 5 anni di attività) al 23%. Secondo Lapecorella andrebbero rivisti anche i coefficienti di redditività che non rispecchiano più lo scenario corrente. 

Questa proposta ha infiammato la polemica, dentro e fuori il parlamento.

Le intenzioni di prendere ad esempio il modello di tassazione scandinavo

L'uscita di due agenzie di stampa ha provocato l'ira di alcune forze politiche. In queste agenzie, infatti, si afferma che gli uffici di presidenza delle commissioni Finanze di Camera e Senato, avrebbero raggiunto un accordo da sottoporre poi al voto, sul modello scandinavo della Dual Income Taxation, che fa restare i redditi di lavoro progressivi per scaglioni e invece ai redditi di capitale applica la prima aliquota del primo scaglione.  

Contro questi cosiddetti "punti cardine" della riforma, si scagliano Lega e Forza Italia.Non c'è accordo su nulla, né su metodi né su contenuti hanno dichiarato  il senatore Alberto Bagnai e il deputato Gusmeroli. Alla Lega non piace affatto nemmeno il modo di tenere le riunioni delle commissioni, informali e nell'ufficio di presidenza, senza lasciare traccia scritta in un verbale dei lavori e del dissenso di alcuni.  

Anche varie associazioni di liberi professionisti si sono scagliate contro queste proposte, considerando che è stata proprio la flat tax e la mini flat tax a far resistere alcune partite iva e a consentire la loro sopravvivenza in un momento così difficile

Le proposte dei consulenti del lavoro sulla riforma fiscale

Anche i consulenti del lavoro, che sono a stretto contatto con partite iva e imprenditori, propongono alcune riforme. 

La prima proposta è stabilire un tetto massimo di 100mila euro annui per la flat tax: chi lo supera, smette immediatamente di applicare la flat tax , nello stesso anno in cui è avvenuto il superamento. Verrebbe modificata dunque la norma che, nonostante il superamento della soglia, prevede che si tenga conto del fatturato dell'anno precedente, permettendo di fatto a chi ha superato la soglia di continuare a utilizzare un'aliquota agevolata. 

Applicando questa proposta dei consulenti del lavoro si elminierebbe questo problema e si supererebbe questa criticitià. Il contribuente che supera il 100 mila euro, rientra immediatamente nella tassazione ordinaria, con tutto ciò che ne consegue: adempimenti fiscali, Iva,  eccetera.

Un'altra proposta dei consulenti del lavoro è l'introduzione di un limite temporale. Attualmente si fuoriesce dal regime forfettario quando si sfora il tetto dei 65 mila euro annui. Secondo il consulenti, invece, sarebbe più opportuno un limite temporale, per esempio di dieci anni.

I prima cinque anni si lavorerebbe con mini flat tax al 5%, i successivi 5 anni con flat tax al 15% e allo scadere del decimo anno si passerebbe automaticamente al regime ordinario.

Inoltre si propongono nuove deduzioni, oltre a quelle riguardanti i contributi previdenziali, si propone la deducibilità dei contributi di previdenza complementare  e dei costi di assunzione dipendenti.

La riforma fiscale secondo Draghi

C'è da ricordare che a Febbraio, durante la presentazione del programma di Governo alle Camere, il premier Mario Draghi aveva già citato il tema fiscale e un'eventuale riforma. Draghi si era detto favorevole ad una riforma complessiva ( non sarebbe ottimale secondo lui la riforma di una tassa alla volta).

Parlando dell'Irpef, per esempio, il premier auspicava una semplificazione del prelievo con conseguente riduzione del carico fiscale, ma conservando la caratteristicha della progressività.

Lega e Forza Italia sul piede di guerra

Il deputato della Lega, Gusmeroli, afferma che per la Lega qualsiasi riforma deve avere necessariamente come obbiettivo la semplificazione e riduzione imposte. Nessun aumento dell'Irpef, dunque, e soprattutto deve restare intoccabile la flat tax al 15% per redditi fino a 65 mila euro. Inoltre la Lega non accetterà mai nessuna patrimoniale e nessun aumento Iva. 

Roberta Toffanin, vicepresidente della Commissione Finanze e senatrice di Forza Italia smentisce «categoricamente che i componenti delle commissioni congiunte Finanze di Senato e Camera abbiano trovato un'unione di intenti sulla riforma del fisco». 

Si è entrati in maniera inusuale in questo argomento durante un incontro in Ufficio di Presidenza, ma non era né la sede né il momento adeguato per farlo. Questi argomenti saranno analizzati nelle sedi opportune, in totale trasparenza e reale condivisione».

Le commissioni parlamentari si stanno concentrando su 12 punti fiscali fondamentali. Per citarne alcuni: la revisione del sistema di tassazione dei capitali; una revisione delle aliquote Irpef, la riorganizzazione della giustizia tributaria e, soprattutto, il punto riguardante il riordino sconti fiscali. 

Secondo il presidente di Confindustria Bonomi, gli sconti fiscali devono essere una parte fondamentale della riforma fiscale

Secondo Bonomi, infatti, il nostro paese sarebbe prigioniero ormai da troppi anni di una visione fiscale che ha concorso solo a farci perdere più punti di pil dei nostri partner e a recuperarli più lentamente, ad avere una produttività stagnante e un reddito procapite tornato al potere d'acquisto di  26 anni fa e il conto più salato lo pagano sempre i più deboli: giovani; donne; famiglie a minor reddito. 

Positivo il pensiero di Bonomi sull'assegno unico per i figli, che ha il merito di riunire in un'unica misura tutte quelle mini misure caotiche su figli e famiglie che esistevano in precedenza. 

Secondo il presidente però, è più che necessaria una riforma complessiva dell’Irpef, che sani le attuali gravi iniquità orizzontali e verticali e che preveda un riordino di detrazioni e deduzioni per imprese e famiglie.

Una proposta sarebbe quella di riunire deduzioni e detrazioni in un credito d'imposta, magari al 10%. 

Oppure rendere gli sconti fiscali a tempo determinato per spingere in avanti un determinato settore per un periodo di tempo, ma non rendendo più uno sconto fiscale a tempo illimitato, per non causare distorsioni di nessun tipo.

Il "consiglio" del Fondo Monetario Internazionale

L'ultimo fiscal Monitor del Fondo Monetario Internazionale di qualche giorno fa, consigliava agli stati di tentare di raggiungere obbiettivi come: migliore accesso ai servizi base, una migliore rete di sicurezza e uno sviluppo sostenibile, riformando la tassazione domestica e internazionale

Per far questo le i governanti dei paesi potrebbero pensare e prendere in considrerazione un contributo per la ripresa post pandemia, imposto sui redditi elevati o sui grandi patrimoni.

Il principio di progressività sancito anche dalla nostra Costituzione non può essere rimosso o aggirato. Tutti devono pagare le tasse, ma chi ha di più deve pagare di più, come affermato anche dal premier Draghi nel suo discorso programmatico.

Nel Usa, intanto, Joe Biden ha già iniziato a fare questo, annunciando un super piano da 2000 miliardi dollari, aumentando la tassazione sulle grandi imprese.

L'Italia è da troppi anni vittima di un quadro caotico e desolante dal punto di vista fiscale, intrappolata in una una giungla di norme che determinano non unità ma distorsione nella materia fiscale e che è stato spesso oggetto di richiami severi anche da parte  della Commissione Europea.

Trovare un compromesso non sarà facile, ma va fatto! La riforma fiscale è indispensabile per il nostro Paese, se vogliamo davvero assistere a una ripresa economica virtuosa.