Riduzione del cuneo per favorire l’occupazione, taglio alle imposte per il terzo scaglione, riforma del catasto, fatturazione elettronica, riduzione del costo del lavoro, lotta all’evasione e intervento sulle tax expenditures, ecco si cosa verterà la riforma fiscale voluta dal Premier Draghi.

Il governo Draghi l’aveva promesso e proverà, a portare, salvo particolari veti, in Consiglio dei ministri la bozza della delega fiscale, per il fine settimana. Non sarà già una riforma compiuta, poiché ci sono ancora importanti distanze tra i partiti. Si parte da un testo che ha ricevuto a giugno il consenso unanime da parte delle Commissioni Finanze di camera e Senato in giugno.

L’obiettivo del Governo è quello di arrivare a un via libera in consiglio dei ministri già giovedì di questa settimana o al massimo la prossima nel Cdm successivo, mentre l’altra riforma attesa da luglio, quella della concorrenza, sembra più lontana dal traguardo.

Fermo restando la priorità dell’estensione del Green pass, la delega riporterà alla luce le storiche divisioni sul fisco tra i partiti della larga maggioranza, con Lega e Forza Italia favorevoli alla flat tax e con il Pd interessato all’accrescimento della progressività del sistema fiscale come strumento di redistribuzione del reddito. 

Il lavoro è stato condotto fin qui sul piano tecnico, mentre adesso per i partiti si attendono un confronto politico serrato prima del passaggio in consiglio dei ministri. 

Riforma fiscale: la legge entrerà in vigore dal 2023

I temi prioritari, espressi da una parte ampia della maggioranza, che potrebbero confluire nella delega vanno da un nuovo intervento di riduzione del cuneo fiscale, all’Irap e agli scaglioni fiscali Irpef sui quali si lavora al taglio della aliquota del 38%, ossia quella che concentra i redditi compresi tra i 28 e i 55 mila euro. Quello che emerge è che tutte le forze politiche vorrebbero, in vario modo, provare a dare dei segnali al ceto medio basso attraverso la riduzione dell’imposta sulle persone fisiche (Lega e forza Italia) o il costo del lavoro in busta paga (Pd).

La delega sarà un testo abbastanza generico che il governo sottoporrà al Parlamento per il dibattito e che successivamente lo rinvierà all’esecutivo attraverso un mandato per la realizzazione dei decreti attuativi. La legge entrerebbe in vigore a partire dal 2023. 

Sul tavolo ci sono delle risorse ( circa 2,3 miliardi secondo i calcoli) che saranno presentate con la Nadef il prossimo 27 settembre. Saranno sufficienti a fare un intervento parziale.

Riforma fiscale Draghi: focus sulla Cassa unica assegni familiari

Grande attenzione da parte dei tecnici sul contributo Cassa unica assegni familiari (c.d. Cuaf). Nella fattispecie si tratta di un onere a carico dei datori di lavoro con cui si finanzia il sostegno economico ai nuclei familiari. 

Qualora venisse abolito porterebbe al vantaggio di poter utilizzare le coperture disponibili per effettuare un intervento strutturale, invece di disperderle in nuove misure fiscali che con questi importi finirebbero per risultare inevitabilmente parziali e poco percepibili. Si avrebbe così una riduzione del costo del lavoro lato imprese, con un beneficio anche le famiglie che hanno in carico badanti e collaboratori domestici. Quindi la misura andrebbe ad arricchire le misure per la famiglia, insieme con l’assegno unico per i figli che andrà a regime a partire dal prossimo 1° gennaio. 

Riforma fiscale Draghi: verso la riduzione dell’Irpef  e del costo del lavoro

Come anticipato ci sono partiti che vorrebbero avviare la riduzione della terza aliquota Irpef, quella che grava sul ceto medio con redditi sopra i 28mila euro di reddito e un’aliquota pari al 38%. Ossia 11% in più rispetto chi dichiara fino ai limiti della soglia precedente. Difficile ipotizzare un’aliquota unica al 27% perché risulterebbe particolarmente oneroso, mentre si potrebbe pensare ad un taglio di qualche punto (34%?) come primo step per un intervento. 

La riduzione e l’accorpamento delle aliquote da 5 a 3 piace ad alcuni partiti ma questa parte di riforma sembra una opzione di difficile attuazione poiché costerebbe tre miliardi all’anno, con un impatto quasi impercettibile da parte degli aventi diritto e avvantaggerebbe i redditi più alti. 

Nella maggioranza sponda di destra è stata particolarmente apprezzata la proposta del presidente della commissione Finanze della Camera Luigi Marattin (Iv), che mira all’abolizione dell’Irap da gennaio

L’idea, riportata dal documento approvato dalle commissioni Finanze di Camera e Senato, è l’assorbimento dell’Irap nell’Ires (imposta sul reddito delle società), beneficiando dei 3 miliardi già disponibili per interventi sull’Irap. Sostituendo quest’ultima con l’Ires per quanto concerne le imprese di grandi dimensioni ed eliminandola per professionisti, autonomi, ditte individuali e società di persone. 

Riforma fiscale: Draghi inserisce il catasto nella riforma

Nella delega entrerà anche la riforma catastale che si propone di aggiornare la mappatura e il valore degli immobili su tutto il territorio nazionale.

Uno dei principali motivi che hanno spinto il Governo ad inglobare il Catasto nella riforma non è ricercare un incremento sul gettito fiscale connesso al mattone, ma poter affrontare con i problemi connessi ad un sistema che, nonostante i vari interventi funzionali ad effettuare una manutenzione ordinaria, continua a trattare gli immobili di pregio nelle zone centrali delle città molto meglio di case che hanno un minor valore effettivo ma che essendo di gran lunga più recenti si vedono attribuire una rendita più vicina alla realtà rispetto agli altri.

Questo aspetto porterebbe ad un riordino complessivo, con la rideterminazione delle destinazioni d’uso degli immobili, classificandoli tra ordinari e speciali, ad eccezione di quelli dei beni culturali. 

Verrebbe meno il concetto del "vano" a beneficio del metro quadrato come unità di misura per la determinazione del valore patrimoniale. Anche i criteri di calcolo della superficie dell’unità immobiliare subirebbero modifiche. Relativamente a quelli speciali entrerebbero in gioco funzioni statistiche per la determinazione del valore di mercato, localizzazione e caratteristiche edilizie dei beni per ciascuna destinazione catastale. 

Sarà importante la sinergia tra Entrate e Comuni nella determinazione dei nuovi valori catastali dei beni e nel loro aggiornamento periodico

La revisione del Catasto dovrebbe poggiare poi su una nuova emersione dei cosiddetti immobili fantasma anche grazie al lavoro svolto negli ultimi anni dall’agenzia delle Entrate che ha realizzato una nuova e sofisticata mappatura catastale dei beni immobiliari su tutto il territorio nazionale sovrapponendo rilievi aerofotogrammetrici agli elaborati catastali.

Seppure attesa ormai da anni, ha sempre vissuto delle ritrosie dei governi politici ad affrontare la materia per il timore di scontentare una parte rilevante dei proprietari di immobili. 

Tuttora rappresenta una delle misure divisive tra i partiti politici, non apprezzata da buona parte della maggioranza al punto che era stata eliminata dalla risoluzione parlamentare sulla riforma fiscale della scorsa estate. Ma a chiederla insistemente sono tutti gli organismi internazionali, la Commissione europea all’Ocse.

A riguardo la Lega ha fatto sapere che è contraria ad ogni ipotesi di riforma del catasto poiché non condivide alcun inasprimento delle imposte sugli immobili, né di tipo diretto né indiretto, ne accetta alcuna revisione degli estimi catastali. Secondo la Lega gli immobili in Italia sarebbero già fin troppo tassati e rischierebbero di compromettere la ripresa del prossimo anno ripetendo l’errore che fu fatto nel 2012 con l’Imu.

Riforma fiscale: pace fiscale e fatturazione elettronica, avvolte ritornano!

In sede di confronto politico sui decreti delegati la Lega ha intenzione di riproporre il tema della pace fiscale, forte del fatto che spesso nel passato le riforme fiscali sono state accompagnate da vari tipi di condoni.

Un altro obiettivo sarà rappresentato dalla fatturazione elettronica con la quale si intendono rimuovere gli ostacoli che impediscono all’amministrazione finanziaria di beneficiare dei vantaggi connessi alla digitalizzazione degli adempimenti fiscali e dall’acquisizione delle informazioni mediante i database della Pubblica amministrazione e la totale interoperabilità delle banche dati.

Per superare queste carenze informative, la legge delega potrebbe prevedere l’estensione generalizzata dell’obbligo della fatturazione elettronica anche per quelle partite Iva, comprese quelle oggi esentate. Queste ultime sono rappresentate da associazioni e società sportive dilettantistiche che abbiano realizzato proventi da attività commerciali per un ammontare che non superi i 65mila euro, operazioni sanitarie e i cosiddetti “forfettari”, ossia gli autonomi interessati dalla Flat Tax.

Riforma fiscale e la lotta all’evasione

Al centro della bozza di legge delega che dovrebbe ridisegnare il nuovo fisco preparata in queste settimane c’è anche robusto capitolo di lotta all’evasione incentrata sull’obiettivo di rafforzare operativamente gli incroci fra le banche dati.  La lotta all’evasione infatti sarà realizzata soprattutto mediante un corretto riequilibrio tra i principi della tutela della privacy e quelli della lotta al sommerso realizzata in modo più efficace rispetto al contesto attuale.

Riforma fiscale e l’intervento delle tax expenditures

Altro punto su cui la riforma insisterà sicuramente è l'intervento delle tax expenditures (definizione che raggruppa tutte le agevolazioni fiscali con le quali alcuni contribuenti riducono il carico fiscale reale): dalle detrazioni e deduzioni d’imposta, ai crediti d’imposta, alle aliquote ridotte e le imposte sostitutive. Secondo l'ultimo rapporto annuale queste voci sono passate da 444 nel 2017 a ben 602 nel 2021, con il costo, rilevato dall’ l'Osservatorio Italiano dei Conti pubblici, che è salito da 54,5 a ben 68,1 miliardi fino a 75 miliardi in considerazione delle ultime misure varate nel corso della pandemia è cresciuto fino