Il primo tassello per ricevere i fondi dell'EU Next Generation, cosiddetto Recovery Plan, è stato posto. La riforma della giustizia è fatta dopo la telefonata di chiarimenti tra Mario Draghi, attuale presidente del Consiglio dei Ministri, e Giuseppe Conte, in veste di presidente del Movimento Cinquestelle. Il secondo tassello è la riforma fiscale che deve essere presentata entro fine luglio. Ma su questo, lo stesso Mario Draghi, in conferenza stampa sulle nuove misure anticovid è stato chiaro ammettendo la necessità di qualche giorno in più. Più probabile invece un intervento nell'immediato su IVA e Irap, mentre sull'Irpef ci vuole ancora di più. Ma come cambieranno?

Riforma fiscale: cosa c'è all'orizzonte

Rimodulare l'intero sistema di tassazione sia sulle imprese che sui lavoratori, oltre ad intervenire sul balzello dell'IVA. Questa la sintesi della riforma fiscale che l'attuale governo dovrà realizzare per ricevere i fondi del piano EU Next Generation, necessari a dare voce al Piano Nazionale di Resilienza e Ripartenza. Come tutte le riforme, per farle oltre alla volontà politica, ci vogliono anche le risorse. Si stima in circa 13 miliardi. E queste ci sono per un massimo di 2 miliardi, quanto è rimasto degli otto miliardi stanziati con la legge di bilancio 2020 proprio per finanziare la riforma fiscale. Ma sei miliardi sono stati usati per l'assegno unico ai figli, che al momento è temporaneo e valido solo per chi non può presentare domanda per gli assegni al nucleo familiare. La riforma fiscale quindi deve essere fatta con 2 miliardi. Impensabile. Ecco perchè il Ministro dell'economia e delle finanze, Daniele Franco, ha detto che la riforma va fatta per gradi, agendo per priorità.

La priorità al momento è eliminare l'IRAP e rivedere l'IVA. Poi si metterà le mani sul sistema dell'Irpef, per ridurre il cuneo fiscale che è ancora alto di 5 punti rispetto alla media OCSE. Ma questa riforma non va fatta a pezzi, ma come ha detto Mario Draghi

l’obiettivo è arrivare a una “riforma organica” del sistema perché non è una buona idea cambiare le tasse una alla volta, e che duri nel tempo.

IRAP addio: sollievo per le imprese

Le informazioni che circolano sulla bozza del disegno di legge delega, per la riforma fiscale, che il governo è chiamato ad approvare in tempi stretti, per demandare poi a decreti attuativi l'implementazione delle scelte, indicano che l'abolizione dell'Irap sulle pmi potrà avere un costo, per l'erario, pari a 3mld di euro. Cifra che potrebbe arrivare a crescere fino a 11 miliardi, nel caso in cui il taglio si estenda a società di capitali, srl e spa. 

Il principio però di togliere l'IRAP è condiviso. 

Nell'ottica di una semplificazione del sistema tributario, si legge nel testo, e all'interno di un complessivo quadro di riforma in cui valutare gli aspetti di redistribuzione del carico fiscale, la commissione concorda sulla necessità di una riforma che porti al superamento dell'Imposta regionale sulle attività produttive.

IRAP: cosa è e chi deve pagarla

L'imposta regionale sulle attività produttive, introdotta nel 1997, grava sugli esercenti attività d’impresa e lavoro autonomo, operanti sia in forma individuale che associata, gli enti non commerciali privati nonché le amministrazioni ed enti pubblici. Ne sono esclusi le persone fisiche esercenti attività d'impresa, arti o professioni che applicano il regime forfetario.

L'imposta è gestita a livello regionale e si calcola applicando aliquote diversificate sul valore della produzione netta, sottraendo quindi dal fatturato i costi sostenuti per i lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato. A beneficiare di questa deduzione anche le attività stagionali che impiegano lavoratori stagionali contrattualizzati per almeno due stagioni e per non meno di 120 giorni a stagione. 

Le aliquote vigenti sono:

  • aliquota ordinaria, 3,90 %
  • aliquota per le imprese concessionarie diverse da quelle di costruzione e gestione di autostrade e trafori, 4,20 %
  • aliquota per banche, altri enti e società finanziarie, 4,65 %
  • aliquota per imprese di assicurazione, 5,90 %
  • aliquota per amministrazioni ed enti pubblici, 8,50 %

Essendo un'imposta a gestione regionale, queste possono decidere di modificare tali aliquote fino ad azzerarle, tranne nel caso in cui la maggiorazione dell'aliquota regionale Irpef sia superiore a 0,5%.

IVA: obiettivo ridurre l'aliquota  

L'obiettivo primario è non cambiare il gettito, ma nello stesso tempo ridurre l'evasione o l'elusione fiscale. Sull'IVA, le commissioni Finanze del Senato e Camera hanno rilasciato un documento in cui richiedono semplificazione dell'IVA, nonchè rimodulazione della stessa.

Il ministro Daniele Franco, così si è espresso sui cambiamenti dell'IVA

una possibile riduzione dell’aliquota ordinaria: direi che la semplificazione e soprattutto l’aumento dell’efficienza dell’imposta attraverso riduzione di evasione ed elusione possono anche suggerire di ampliare questa prospettiva non escludendo che il legislatore delegato possa agire sul livello delle aliquote ridotte e la distribuzione delle basi imponibili tra le diverse aliquote, interventi che possono anche avere luogo a parità di gettito Iva.

Oggi l'IVA si paga su ogni transazione, con aliquote diverse. Dall'aliquota ordinaria che colpisce la maggior parte di beni e servizi acquistati, passata al 22%, alle aliquote agevolate del 10% o 4%. Queste ultime poi sono utilizzate su diverse base imponibili che diventano un altro pezzo della riforma fiscale. 

Irpef: allo studio nuova no tax area e nuove aliquote più basse

L'irpef è un macigno che non permette di far decollare l'occupazione. Spingere verso l'occupazione richiede una riduzione delle tasse sul lavoro. Ed ecco che la proposta di rivedere il sistema della fiscalità sul lavoro prende piede. L'ipotesi in campo si snoda su due fronti. Il primo in termini di no tax area che si sta pensando di aumentare a 10 mila euro, con l'esonero di presentare la dichiarazione si potrebbe verificare un aumento di gettito per lo stato perché andrebbero azzerati per i contribuenti le compensazioni di crediti fiscali in dichiarazione. Se invece questa no tax area venisse collocata in un sistema di franchigia fino al terzo scaglione Irpef (redditi compresi tra 28 mila e 55 mila euro lordi) in questo caso il conto per lo stato sale a 5 mld di euro.

L'altro aspetto della riforma dell'Irpef è invece la modifica delle aliquote. Il dibattito è se introdurre delle aliquote flat, oppure mantenere il principio di progressività e proporzione, andando però a limare sulle attuali aliquote.

La proposta è quella di intervenire sulla fascia di reddito tra 28.000 euro e 55.000 euro che oggi sconta un'aliquota al 38%, passando dal 27% dallo scaglione di reddito precedente. La strada può essere quella di abbassare tutte le aliquote, oppure di introdurre nella fascia 28/55 mila euro una ulteriore fascia, e rivedere l'aliquota del 38% spalmandola sulle due nuove fasce di reddito. Questo giochino costerebbe cinque miliardi di costo.

L'effetto complessivo desiderato è quello di ridurre la pressione fiscale sul lavoro ed aumentare il tasso di occupazione. 

In generale le semplificazioni fiscali e contabili tolgono costi alle imprese per adempimenti e scadenze non diminuendo il gettito per l'erario, auspica Gusmeroli Alberto, deputato della Lega.

Riforma fiscale: no alla patrimoniale

Esultano le forze di centro destra, su queste politiche fiscali liberiste. Un po' meno la sinistra che punta comunque a voler combattere l'evasione fiscale. Ma la doccia fredda per la sinistra arriva dalle affermazioni del Ministro dell'Economia e delle Finanze:

La patrimoniale - ha ricordato il ministro dell’Economia - credo di avere già detto che non è nel documento delle commissioni Finanze e non sarà nella delega.

La cara patrimoniale della sinistra non farà ingresso in questa riforma, e con molta probabilità anche nel futuro. Salvi i patrimoni degli italiani che possono tirare un sospiro di sollievo.

Ma come ci si comporterà con le richieste dell'OCSE e dell'Unione Europea che vogliono una reintroduzione dell'IMU sulla prima casa? Il dibattito con molta probabilità si farà aspro, perchè, se l'intento del Governo è quello di fare una riforma fiscale senza gravare sui conti dello Stato, dall'altro lato dove si troveranno i 13 miliardi per effettuare la riforma fiscale? Ci si augura che la lotta all'evasione fiscale possa portare gettito e quindi coprire il costo della riforma. Altrimenti, la vecchia patrimoniale farà il suo ingresso per recuperare risorse. A meno che la riduzione della spesa pubblica non sia effettivamente realizzata e questo possa portare a liberare risorse per tagliare le tasse. Ma la storia ci ha insegnato che toccare i diritti acquisiti della pubblica amministrazione è quasi impossibile.