Dopo la Legge Delega e la Legge di Bilancio 2022 la Riforma Fiscale inizia finalmente a delinearsi e non solo per grandi linee.

Le ipotesi erano tante e fra le poche certezze quella che l’Irpef sarebbe stata rimodulata, ma non sapevamo come. Adesso arriva il piano del governo Draghi che annuncia in che misura la percentuale delle tasse da pagare scenderà e per chi. Ci sarà infatti non solo una riduzione delle aliquote, ma anche del numero degli scaglioni Irpef che da cinque diventeranno quattro.

In ballo ci sono comunque anche altre novità che riguardano l’Irpef come la rivisitazione del sistema di detrazioni e anche una cancellazione dell’ex bonus Renzi, cioè la riduzione del cuneo fiscale per effetto della quale spettano 100 euro extra in busta paga.

È poi prevista una rimodulazione dell’IRAP, con l’eliminazione della tassa per le imprese individuali e i lavoratori autonomi, mentre sembrano rimandate ad un secondo momento le modifiche sulle aliquote Iva e la no tax area.

Una Riforma Fiscale però che se trova la mediazione delle parti politiche non piace nell’insieme a Sindacati e Confindustria, che la accusano: i primi di non intervenire a favore dei redditi bassi; la seconda di non guardare ad un aumento stabile del PIL in futuro.

Cerchiamo quindi di capire in cosa consisterà davvero la Riforma Fiscale e chi tra i lavoratori trarrà beneficio da questi cambiamenti. Analizzando quelli che saranno i cambiamenti al sistema tributario e che avranno effetto a quanto si apprende già dall’inizio del nuovo anno, con lo scopo soprattutto di comprendere quali contribuenti ne trarranno vantaggio.

La Riforma Fiscale riduce a quattro gli scaglioni Irpef e taglia le aliquote. Come?

La prima mossa della Riforma Fiscale Draghi che avrà effetto immediato già dal 2022 è la rimodulazione completa del sistema di prelievo Irpef, che promette tagli alle tasse con la riduzione di aliquote e numero degli scaglioni, al fine di creare un sistema maggiormente progressivo e semplificato.

Come si è spesso sottolineato il nostro sistema fiscale oltre ad essere un immenso universo frastagliato di agevolazioni, che lo rendono complesso e poco uniforme, è anche poco progressivo, perché salendo il reddito sale l’Irpef, ma non in modo proporzionale ed uniforme per tutti gli scaglioni. Il principale problema avviene nel passaggio da secondo a terzo scaglione, dove si registra un aumento Irpef smodato, pari all’11%.

In questo senso la Riforma Fiscale dovrebbe intervenire in questo modo, prima di tutto dagli attuali cinque scaglioni Irpef si passerà a quattro scaglioni. In quest’ottica saranno anche rimodulate le aliquote, cioè cambierà la percentuale di Irpef da pagare in questo modo:

  • il primo scaglione includerà i redditi fino a 15.000 euro, con aliquota Irpef al 23%;
  • il secondo scaglione includerà i redditi compresi tra 15.000,01 e 28.000 euro, con aliquota Irpef al 25%;
  • il terzo scaglione includerà i redditi compresi tra 28.000,01 e 50.000 euro, con aliquota Irpef al 35%.
  • il quarto scaglione includerà i redditi sopra i 50.000 euro, con aliquota Irpef al 43%;

Commentando le modifiche si può vedere che la situazione del primo scaglione resta invariata, mentre c’è una riduzione per il secondo e il terzo, che ora hanno aliquote fissate al 27% e al 38%. Mentre è eliminata l’aliquota al 41% e lo scaglione di riferimento, con un aumento per i redditi sopra i 50.000 euro.

Dunque sostanzialmente redditi bassi e redditi alti non trarranno beneficio dalla manovra, la quale, come del resto era intento dichiarato di Draghi, va alleggerire la pressione fiscale sui redditi medio-alti.

Questo complesso di novità potrebbe già essere introdotto con un emendamento al testo della Legge di Bilancio 2022 così da rendere le modifiche attive con l’anno nuovo, anche perché al momento il disegno di legge, pur indicando la necessità della rimodulazione Irpef e il fondo di 7 miliardi di euro ad essa destinato (1 miliardo extra per l’IRAP), è ancora piuttosto vaga su come tale cambiamento si concretizzerà.

Vantaggi e svantaggi della nuova riforma dell'Irpef sono spiegati dall'Avv. Carlo Alberto Micheli in uno dei suoi video YouTube sull’argomento:

  

La Riforma Fiscale rivoluziona le detrazioni e sparisce il bonus Irpef dal 2022

Ma aliquote e scaglioni a parte, la Riforma Fiscale ha in mente altri cambiamenti da attuare a breve termine e cioè prima di tutto una ristrutturazione del complesso di detrazioni Irpef.

Secondo indiscrezioni dovrebbe prima di tutto esservi una riduzione delle spese detraibili nella dichiarazione dei redditi, che dalle 80 tipologie ammesse ora dal modello 730 dovrebbero scendere intorno al numero di 20.

In questo sistema viene anche cancellato e in via definitiva il bonus Irpef, cioè l'ex-bonus Renzi, che ora ha un importo mensile massimo di 100 euro, per essere riassorbito, a quanto dice l’esecutivo, dalle detrazioni fiscali.

Sindacati e Confindustria contro la Riforma Fiscale Draghi

Come è facile prevedere questo sistema, in cui a trarne beneficio sono i redditi medio-alti, non piace ai Sindacati, che lamentano come l’impatto sui redditi bassi, della rimodulazione Irpef e quindi del taglio alle tasse, sia praticamente nullo.

A tuonare contro la Riforma Fiscale e senza mezzi termini sono i principali esponenti sindacali tra cui Maurizio Landini, leader della CGIL, che ritiene che gli 7 miliardi di euro destinati al rimodellamento dell’Irpef debbano essere usati per una riduzione delle tasse ai redditi più bassi e non andando ad intervenire in via prioritaria sui redditi medio-alti. Landini lamenta anche la mancata comunicazione dell’esecutivo Draghi con i Sindacati, con un dialogo tra le parti in netto ritardo sui tempi.

In ogni caso proprio per rispondere al coro di proteste è stato convocato un incontro tra i vertici del MEF e forze sindacali, previsto per Lunedì 29 novembre.

Anche se il governo Draghi ha mostrato in più occasioni, come nel caso della Riforma Pensioni, che è intenzionato a procedere sulla sua strada.

A tuonare contro questa Riforma del Fisco nel suo complesso e anche Confindustria secondo la quale la manovra fiscale Draghi come organizzata in Legge di Bilancio non è in grado di garantire vera stabilità al PIL.

Da parte sua l’esecutivo risponde che, stando alle simulazioni effettuate, la Riforma Fiscale dovrebbe concretizzarsi in un risparmio che arriverebbe per alcuni lavoratori dipendenti fino a 920 euro all’anno, già a partire dal 2022.

I progetti a lungo termine delal Riforma Fiscale: aliquote Iva e no tax area

Se la rimodulazione Irpef è cosa certa e prioritaria per la Riforma Fiscale, sul tavolo del governo ci sono altre manovre e ipotesi in ballo.

Prima di tutto potrebbe esserci una riduzione della soglia di reddito non tassabile per i lavoratori autonomi, prima cioè che siano obbligati ad aprire Partita Iva, che ora è fissata a 4.800 euro e che potrebbe salire a 5.500 euro.

Quella che per ora sembra invece rimandata è la creazione di una no tax area sul modello estero, che consiste nello stabilire un limite di reddito iniziale non tassabile ai fini Irpef, a prescindere dal reddito complessivo.

Ancora, quello su cui la Riforma Fiscale sembra intenzionata ad agire, ma in un secondo tempo, è la rimodulazione delle aliquote Iva anche qui allo scopo di semplificare, probabilmente creando due sole aliquote delle quali una ordinaria, ridotta rispetto al 22%, di oggi ed una agevolata tra il 5% e il 10%. Anche l'Iva infatti vive oggi nel nostro sistema fiscale la medesima complessità e frazionamento dell'Irpef, formata da un'aliquota ordinaria e tre aliquote agevolate.