La Riforma Fiscale è praticamente al via con il premier Draghi che vorrebbe portare la Legge Delega sul tavolo del Consiglio dei Ministri già questa settimana.

Durante l’estate le Commissioni Finanze di Camera e Senato hanno pubblicato il cosiddetto documento conclusivo della Riforma Fiscale. Chiariamo in primis che tale documento non è ancora una bozza in senso stretto, ma si tratta di un’indagine conoscitiva che analizza i difetti del sistema tributario e suggerisce alle forze politiche come e quando intervenire per risanare il fisco.

Secondo l’iter procedurale perché la Riforma Fiscale abbia davvero inizio il Consiglio dei Ministri sarà chiamato a votare una Legge Delega, la cui bozza è in stesura, passaggio che nonostante le distanze tra le varie forze politiche Draghi vorrebbe accelerare e portare all’attenzione del governo questa stessa settimana.

Ad ogni modo, in questa fase sono già chiare le modifiche che saranno attuate e che prima di tutto riguarderanno un taglio all’Irpef. Saranno ridotte le aliquote soprattutto dei redditi medi, con la conseguenza che ci saranno meno tasse da pagare e uno stipendio più alto. A favorire questo aumento in busta paga ci sarà anche la probabile nascita della no tax area, cioè una parte di reddito a cui non sarà applicata la tassazione Irpef.

Ancora, modifiche enormi al prelievo fiscale per la Partita Iva e la nascita possibile di un’agevolazione nuova per gli autonomi a regime forfettario, oltre all’abolizione dell’Irap.

Le ultimissime sulla Riforma Fiscale anche nel video YouTube di Non fare lo struzzo!:

 

La Riforma Fiscale rimodula l’IRPEF

Le novità previste dalla Riforma Fiscale sono una quantità enorme e si prospettano tutte dalle grosse conseguenze per i lavoratori.

Il documento conclusivo che analizza il fisco italiano traccia infatti un bilancio del tutto disastroso con la conclusione che non c’è una vera progressione e uniformità e nei fatti sono lavoratori dipendenti e pensionati, soprattutto se di fascia media di reddito, che pagano più Irpef degli altri.

Quindi il primo passaggio è ridistribuire completamente la tassazione, cioè non solo ridurre le aliquote, cioè la percentuale di Irpef da pagare, ma anche semplificare tutto il sistema riducendo il numero degli scaglioni, cioè le fasce di reddito.

Per capire il perché di questo intervento, così delineato dalle Commissioni Finanze, è d’obbligo comprendere prima di tutto come è organizzata l'Irpef al momento, cioè quali problemi presenta.

Come è organizzata la tassazione IRPEF in Italia 

Partendo dal concetto che l’Irpef è la tassazione sul reddito che si produce e che più reddito si accumula più Irpef si paga, al momento esistono cinque scaglioni di reddito che pagano una percentuale diversa di tasse:

  • 23%, sul reddito fino a 15.000 euro;
  • 27%, da 15.000,01 fino a 28.000 euro;
  • 38%, da 28.000,01 fino a 55.000 euro;
  • 41%, da 55.000,01 fino a 75.000 euro;
  • 43%, quando il reddito supera i 75.000 euro.

Ora, secondo l’analisi della Commissione Finanze che del resto conferma quanto già aveva sottolineato lo stesso Mario Draghi, siamo di fronte ad un sistema che di “progressivo” non ha nulla. Cerchiamo di capire perché è cosa vuol dire un sistema tributario poco progressivo.

Come cambierà l’IRPEF con la Riforma Fiscale

Scandagliamo al microscopio le informazioni fornite nel precedente paragrafo e analizziamo la percentuale di aumento dell’Irpef da scaglione a scaglione.

Sui redditi accumulati fino a 15.000 euro, cioè il primo scaglione, si paga il 23% e quando il reddito eccede e si cade nel secondo scaglione, allora l’Irpef aumenta del 4%.

Ma nel passaggio da secondo a terzo scaglione, cioè i redditi tra 28.000 e 55.000 euro, l’aumento è enorme e arriva all’11% in più. Da terzo a quarto scaglione invece l’Irpef aumenta di nuovo in maniera più regolare, cioè del 3%, per poi avere un ulteriore aumento del 2%, nel quinto scaglione.

Riassumendo, il sistema così organizzato non è progressivo perché: dal secondo al terzo scaglione c’è un aumento enorme e senza senso dell’11% non bilanciato con quello degli altri scaglioni.

L’effetto di questo meccanismo è la creazione di un punto critico, una vera e propria soglia di evasione fiscale, nell’affanno dei contribuenti di non ricadere nel terzo scaglione.

Perciò primo passo della Riforma Fiscale deve essere intervenire sulla percentuale di Irpef da pagare e ridurre l’aliquota dei redditi medi, cioè abbassare la percentuale di tasse da pagare.

La Riforma Fiscale riduce il numero degli scaglioni Irpef

Ma il sistema fiscale italiano non risulta solo poco progressivo ed è pure estremamente complesso, anche a causa delle mille agevolazioni fiscali che, come sottolineano le Commissioni Finanze, gli fanno perdere uniformità.

Perciò la Riforma Fiscale dovrà dare al fisco italiano un’impronta non solo più progressiva, ma anche più semplice.

Cosa che accadrà riducendo il numero degli scaglioni, con la proposta più plausibile che essi da cinque diventino solo tre.

Meno Irpef da pagare con la nuova no tax area della Riforma Fiscale

Ancora, al fine di alleggerire la tassazione sul lavoro, la Riforma Fiscale dovrà portare un’altra grande modifica che dovrebbe contribuire a gonfiare gli stipendi.

Parliamo dell’introduzione di un no tax area, cosa che peraltro esiste già in moltissimi sistemi fiscali dei Paesi Membri dell’Unione Europea.

Una no tax area consiste in una soglia per quale una parte iniziale del reddito che non può essere tassata con l’IRPEF. Ad esempio, uscendo fuori dall’UE, nel Regno Unito i primi 12.500 pound guadagnati non sono soggetti all'equivalente della tassazione Irpef italiana, stessa cosa che in Europa accade in Germania dove la no tax area è fissata a 9.408 euro. In tutti i sistemi la soglia viene rivista su base annuale.

A questo punto bisogna chiarire alcuni concetti, poiché molto spesso si crede che l’Italia abbia già una no tax area, di 8.000 euro, ma in realtà è qualcosa di molto diverso della no tax area applicata all’estero.

Cioè in Italia se il reddito complessivo non supera gli 8.000 euro all’anno allora non si paga Irpef, ma se si supera questa soglia si rientra nel primo scaglione, cioè si paga il 23% di Irpef dal primo euro guadagnato. Facendo un esempio, in Italia un lavoratore che guadagna 14.000 euro all’anno, al netto di eventuali detrazioni, pagherà il 23% di Irpef su tutto quello che ha guadagnato.

Nel Regno Unito e nella gran parte dei paesi occidentali invece lo stesso lavoratore che guadagna 14.000 pound o euro all’anno, non pagherà alcuna Irpef su una parte iniziale di reddito, che In UK corrisponde ai primi 12.500 pound guadagnati e i Germania ai primi 9.408.

In parole povere la percentuale di tasse sul reddito che in UK paga il primo scaglione è il 20%, ma questa sarà applicata solo al reddito che eccede i 12.500 pound.

Tirando le somme un lavoratore in Italia che guadagna 14.000 euro all’anno, paga il 23% di Irpef sul reddito netto complessivo.

Nel Regno Unito, che tutto è fuorché un paradiso fiscale, lo stesso lavoratore che guadagna 14.000 pound all’anno paga il 20%, ma solo sul reddito eccedente la no tax area (12.500£), cioè il 20% di 1.500 pound.

Questa è la nuova tipologia di no tax area che la Riforma Fiscale dovrebbe introdurre cioè una parte di reddito non tassabile a prescindere da quale sia il reddito complessivo. Questa no tax area porterebbe molti benefici ai contribuenti e non è nulla di strabiliante, ma solo qualcosa già attiva in moltissimi paesi.

Cosa cambia per la Partita Iva con la Riforma Fiscale 

Lasciamo per un attimo la rimodulazione Irpef e veniamo alla Partita Iva, per la quale si prospettano cambiamenti in merito al prelievo fiscale.

Questo perché al momento gli autonomi pagano il secondo acconto in un unico versamento a novembre, mentre con la Riforma Fiscale la scadenza del pagamento sarà spostata a fine gennaio e sarà data alla Partita Iva la scelta se rateizzare o versare tutto in una soluzione.

In ultimo dovrebbe arrivare una nuova agevolazione per le Partite Iva a regime forfettario, cioè la possibilità di rimanere nel regime agevolato anche se il fatturato eccede il tetto limite ora fissato a 65.000 euro, subendo per altri due anni solo un aumento pari al 5%.

Come verrà attuata la rimodulazione Irpef della Riforma Fiscale nella pratica?

Dunque se queste sono le modifiche ordinate per così dire dalle Commissioni Finanze, quello che al momento manca è un accordo tra le fazioni politiche sulla loro attuazione nella pratica. 

Se quindi Draghi vuole procedere con la stesura della bozza della Riforma Fiscale e la sua presentazione in Consiglio dei Ministri dovranno anche essere appianate in fretta le distanze politiche esistenti.

Ad esempio sulla rimodulazione di aliquote e scaglioni ci sono proposte contrastanti, dove il centrodestra vedrebbe bene un taglio alla percentuale delle aliquote fisse a la riduzione degli scaglioni da cinque a tre.

Il centrosinistra guarda al modello tedesco con un numero minore di scaglioni, ma anche un sistema fatto di aliquote Irpef fisse e variabili.

Stesso disaccordo riguarda la no tax area e su quale dovrebbe essere il limite da fissare.

Inoltre la Commissione riguardo la no tax area consiglia anche la creazione di una nuova agevolazione cioè una no tax area più alta per i lavoratori sotto i 35 anni, così che questi paghino ancora una tassazione Irpef minore.

Le ultime da Palazzo Chigi sulla Riforma Fiscale

Come si è detto Draghi vorrebbe accelerare l’iter di approvazione della Riforma Fiscale, con la bozza della Legge Delega già in stesura e che dovrebbe essere presentata al Consiglio dei Ministri questa settimana.

Del testo si è discusso in un incontro a Palazzo Chigi tenutosi il 13 settembre e dal quale sono trapelate informazioni importanti circa l’attuazione della Riforma Fiscale.

A parlare è stato un volto noto, Maria Stella Gelmini di Forza Italia, la quale ha affermato che le parti politiche sembrano aver trovato un accordo sulla rimodulazione dell'IRPEF e l’abolizione dell’IRAP per le imprese. Ma stando a quanto sostiene la Gelmini non c’è ancora accordo sulla no tax area, che alcuni vorrebbero addirittura accantonare.

Resta comunque da chiarire che l’approvazione di una Legge Delega è un iter lungo e complesso è che in ogni caso le modifiche non dovrebbero entrare in vigore prima del 2023, come ha sottolineato il presidente della Commissione Finanze, Luigi Marattin, in un’intervista.