L’incontro a Palazzo Chigi con i sindacati, che avevano mostrato la loro contrarietà sulla riforma fiscale soprattutto riguardo i cambiamenti sull'Irpef, è stato positivo ed ha visto il premier Mario Draghi ben predisposto alla ricerca di un accordo prima dell’approvazione definitiva.

La proposta fatta ai sindacati verte su un taglio, solo per un anno, di 1,5 miliardi, sui contributi previdenziali, che fosse funzionale ad alleggerire le buste paga dei lavoratori con redditi fino a 47 mila euro

La proposizione sarebbe arricchita anche da un nuovo stanziamento di 500 milioni con il quale si andrebbe a calmierare il rincaro delle bollette dell’energia. Ovviamente Draghi ha tenuto a ribadire che, invece, non è in discussione l’impianto a quattro aliquote approvato recentemente dal Consiglio dei Ministri frutto dell’intesa raggiunta la scorsa settimana al Mef fra il governo e i partiti della maggioranza dopo un complicato lavoro tecnico su calcoli per disegnare la nuova curva dell’Irpef. 

Il pacchetto fiscale sarà poi discusso in Consiglio dei ministri. Ma prima del Cdm il premier, come nelle intese con i sindacati, comunicherà ai tre segretari generali quali delle loro proposte saranno recepite.

Sempre nel corso dell’incontro è stata mostrata ai segretari dei sindacati una tabella, predisposta dal ministro dell’Economia Daniele Franco, con la quale si andavano a confutare le opinioni circa l’esclusione dai benefici, all’interno della manovra sull’Irpef, dei ceti più poveri. 

La ripartizione dei 7 miliardi mostrata dal responsabile del Mef nella tabella, ha evidenziato come quasi la metà (3,3 miliardi) vada a beneficio dei redditi fino a 28 mila euro, mentre 2,7 miliardi siano stati assegnati alla fascia fino a 50 mila euro e 1 miliardo per quella superiore.

La ripartizione vede i lavoratori dipendenti assicurarsi 4,3 miliardi, i pensionati 2,3 miliardi, gli autonomi 284 milioni.

Sotto i 28 mila euro si andranno a concentrare 32,7 milioni di contribuenti su 41,5 milioni totali (quasi l’80%) con risparmi annui che in assoluto saranno più piccoli: dai 61 euro (fino a 15 mila euro di reddito), 150 euro (tra 15 e 28 mila euro), 417 euro (tra 28 e 50 mila euro), 692 euro (che rappresenta il massimo) tra 50 e 55 mila euro, mentre scende a 468 euro tra 55 e 75 mila euro e  247 euro sopra i 75 mila euro.

Il risultato è stato ottenuto non soltanto andando a ridurre da cinque a quattro le aliquote Irpef, ma anche andando a tagliare di cinque punti le due aliquote centrali (seconda e terza fascia) e rivedendo le detrazioni in essere. 

Riforma fiscale: nuova Iperf e sindacati

Da dove viene questa insoddisfazione dei sindacati relativamente ai tagli effettuati sull’Irpef? La CGIL, su tutti, ha contestato la modalità della ripartizione degli 8 miliardi, che, secondo il suo segretario generale Landini, sarebbero dovuti andare a premiare ulteriormente pensionati e lavoratori, senza effettuare alcun intervento sull’Irap (a cui sono stati assegnati 1.3 miliardi).

La Uil, invece, è stata focalizzata sulla fascia bassa rappresentata dai redditi inferiori a 26 mila euro che risultano penalizzati dalle recenti riforme sull’Irpef. Sempre la Uil ha lamentato la mancata attenzione e le risposte del governo ai temi che riguardano pensioni, evasione, giovani.

Piu positivo, invece, il leader della Cisl che ha valutato positivamente come la ripartizione effettuata dal governo sui 7 miliardi abbia avuto come destinazione l’85% alle fasce di redditi inferiori ai 50 mila euro per i lavoratori dipendenti e i pensionati.

Inoltre, ha apprezzato moltissimo le proposte del premier di mettere 1,5 miliardi a beneficio della decontribuzione per redditi bassi di dipendenti nonché ulteriori 500 milioni per la gestione il rincaro delle bollette, oltre ad innalzare la no tax area dei pensionati a 8.500 euro. La Uil avrebbe chiesto al premier che l’intervento di decontribuzione diventi strutturale.

Riforma fiscale: in cosa consiste la nuova Irpef

Il nuovo impianto con quattro aliquote che sarà introdotto dal 2021, mediante legge di bilancio, avrà come riferimento una detrazione di base da 3.100 euro rispetto ai 1.880 che rientrano nelle regole attuali. L’incremento della detrazione comporterà un innalzamento di oltre gli 8.000 euro il livello della no tax area e andrà a modificare il decremento previsto per quelli superiori.

Questo aspetto rappresenta la variabile fondamentale con la quale si andranno ad abbassare le imposte anche per le fasce di reddito nel nuovo sistema con un’aliquota marginale più alta di quella di oggi. Inoltre, verrà ad essere inglobato anche il bonus Renzi (portato a 100 euro dal secondo Governo Conte dagli 80 iniziali), che però non andrà a scomparire del tutto: il bonus, infatti, contabilmente rappresenterà un trasferimento monetario e non una riduzione d’imposta, rimendo in vita quindi per i redditi fino a 15mila euro, poiché la loro Irpef risulterebbe troppo bassa per poter utilizzare la detrazione. 

Altri sostegni sono stati previsti per quei redditi che fra le vecchie e le nuove normative potrebbero rischiare qualche svantaggio: potrebbero essere numeri marginali, azzerabili dal nuovo sostegno, all’interno di una prospettiva di riforma con la quale sono previsti risparmi generalizzati nell’imposta media chiesta di tutte le fasce di reddito.

Ad alleggerirne il peso finanziario nell’anno del debutto è in primo luogo il meccanismo degli acconti e dei saldi, che scarica sull’anno successivo una quota di imposta (e quindi di sconti) prodotta dai redditi dell’anno prima. 

Le tempistiche della nuova Irpef, pur vedendo l’attuazione finanziaria della riduzione d’imposta a gennaio 2022, saranno effettivamente rilevabili nelle buste paga di marzo, che riporteranno insieme lo sconto del mese e il conguaglio relativo ai mesi iniziali (gennaio e febbraio).

La partenza tecnica da marzo ha, infatti, una motivazione legata all’esigenza di concedere i tempi necessari per l’adeguamento dei software e l’allineamento all’avvio del nuovo assegno unico ai figli. 

Riforma fiscale:  Irap e decontribuzione, 1,5 miliardi per il taglio

Non va dimenticato che il primo intervento effettuato sull’Irap, ossia l’addio dell’imposta regionale per gli autonomi e le ditte individuali, necessiterà di 300 milioni aggiuntivi rispetto al miliardo che è stato già messo accantonato nell’intesa.

Sul tema della decontribuzione il Governo ha comunicato la sua proposta di destinare 1,5 miliardi al taglio, una tantum dei contributi solo per il 2022, sui redditi da lavoro dipendente fino a 47mila euro.

Una misura che riguarderebbe circa 20 milioni di lavoratori dipendenti (oltre il 90% del totale) per un taglio di mezzo punto: quindi su un terzo dei contributi che a carico dei lavoratori pari all’8,90% si pagherà l’8,40%. Il provvedimento sarebbe accompagnato dall’innalzamento della no tax area dei pensionati a 8.500 euro. 

Riforma fiscale e bollette: la dote aggiuntiva fermata a mezzo miliardo

Dopo il pressing dei partiti e dei sindacati,  Mario Draghi ha presentato al tavolo con rappresentanti sindacali la proposta di incrementare con altri due miliardi la dotazione della manovra. Il premier ha così rivelato i numeri e le iniziative per gestire anche il tema dell’incremento dell’energia senza però arrivare ad un’intesa, dopo un confronto ritenuto molto utile, ma soltanto ad un accordo finalizzato ad un nuovo contatto telefonico prima della presentazione all’Esecutivo sulla ripartizione non più di 8 ma di 10 miliardi di euro. 

I due miliardi aggiuntivi come detto derivano proprio dai risparmi ottenuti nel primo anno di applicazione della nuova Irpef-Irap e rappresenteranno un tesoretto che il governo Draghi destinerà in gran parte (1,5 miliardi) per ridurre (solo) nel 2022 il carico contributivo che grava sulle buste paga dei lavoratori.

A questi si aggiungeranno altri 500 milioni di euro per l’incremento del fondo destinato a contenere il caro-bollette. Complessivamente per calmierare i prezzi di gas ed energia nella manovra ci saranno quindi almeno 2,5 miliardi.

Vista la dotazione ritenuta esigua dalle forze politiche e dalle indicazioni emerse da Nomisma sicuramente le forze politiche torneranno di nuovo alla carica per incrementare lo stanziamento.

Infatti, la Lega ha già fatto sapere che i 500 milioni non bastano e sono già stati presentati emendamenti alla manovra per rendere ancora più incisivo il taglio recuperando le risorse necessarie dal reddito di cittadinanza.

Poiché il rincaro delle bollette dipenderà esclusivamente dal prezzo del gas, che potrebbe continuare ad aumentare, bisognerà capire, non potendo sterilizzare tutto, quali interventi potranno essere attuati a beneficio delle fasce e le famiglie più deboli ma sostenendo nel contempo anche le imprese particolarmente in difficoltà.

Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, invece, ha risposto che l’esecutivo limiterà la sua azione soltanto al contenimento dell’impatto del caro energia con azioni di mitigazione sulle bollette. 

Si vedrà successivamente, già nei primi mesi del prossimo anno, se il rincaro del gas naturale sarà un fenomeno contingente oppure se destinato a durare nel tempo. In quest’ultimo caso sarebbero necessari interventi strutturali che andranno concertati con la Ue.

Mercato dell’elettricità, le valutazioni della UE

I Ventisette ministri europei dell’energia sono tornati nuovamente ieri a discutere dell’annoso tema relativo al forte incremento dei prezzi energetici. Ci sono evidenti difficoltà nel ricercare un compromesso sulla questione. Appena in cinque paesi, tra cui l’Italia, hanno presentato una proposta con la quale si revisionerebbe la direttiva che regolamenta il mercato dell’elettricità, ma è forte l’opposizione di molti altri Stati membri.

La proposta di rivedere l’articolo 5 della Direttiva Elettricità vede il prezzo dell’elettricità collegato a quello del gas. L’obiettivo dei cinque paesi è di fare in modo, invece, che il prezzo dell’energia elettrica (in Italia prodotta quasi esclusivamente con il gas) rifletta il costo del mix energetico e più a lungo termine, una riforma del mercato dell'energia. 

L’altro fronte è costituito da nove paesi, guidati dalla Germania e dall’Olanda che anche ieri hanno voluto ribadire la loro opposizione a una riforma dell’assetto legislativo quindi mantenere l’attuale sistema di mercato all’ingrosso dell’elettricità.

La commissaria Ue all’Energia Kadri Simson, che sta lavorando a proposte sullo stoccaggio in comune di gas, ha confermato che nei prossimi mesi l’Agenzia per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell’energia (Acer) presenterà un rapporto definitivo sullo stato del mercato. Bruxelles di conseguenza deciderà poi se intervenire o meno.