Alla base di tutto c’è l’interesse e il benessere degli italiani. Questa è l’unica certezza per la prossima Riforma Fiscale che il Governo Draghi tarda a mettere in piedi e che vede nella lotta all’evasione fiscale e nel taglio dell’IRAP gli unici due punti che, probabilmente, prenderanno realmente forma e nel più breve tempo possibile.

In realtà sul piano (e negli intendi dell’Esecutivo) le modifiche che devono essere apportate toccano vari aspetti: riforma del catasto, fatturazione elettronica, taglio delle imposte per il terzo scaglione e molto altro ancora.

Ma ancora la bozza di quella che deve rappresentare la riforma fiscale per il 2023 tarda ad essere presentata alla Consiglio dei Ministri per una prima scrematura.

Probabilmente a mettere particolarmente in crisi le scelte di Draghi e del suo staff sono da una parte le correnti discordanti nei vari partiti politici e dall’altro il grande stravolgimento che, con ogni probabilità, saranno molto sentite dal popolo italiano.

In questo video L'imprenditore in-formato ci presenta la situazione attuale e gli intenti che soggiacciono alla lotta all’evasione fiscale: RIFORMA FISCALE 2022 | COME CAMBIERA' IL FISCO E IL REGIME FORFETTARIO ?

 

Si inizia a lavorare ora, per una riforma che prenderà piede nel 2023

Le modifiche che il Governo dovrà apportare, più o meno gradualmente, al fisco andranno quindi a toccare vari aspetti dell’economia italiana.

L’impalcatura tecnica per la Riforma Fiscale che, a ben pensare, prenderà piede nel 2023, è stata curata nei minimi dettagli e i temi principali su cui dover andare a lavorare sembrano essere stati già rintracciati.

In particolare l’attenzione del Governo si concentra, ad oggi, su:

  • lotta all’evasione, grazie alla strutturazione di controlli incrociati tra i dati in possesso delle banche e quelli dell'amministrazione finanziaria;
  • revisione del catasto;
  • nuova calibratura delle aliquote IRPEF, in favorire delle categorie meno abbienti;
  • abolizione dell’IRAP, per ridurre la pressione fiscale sulle imprese;
  • cancellazione di imposte minori come ad esempio superbollo;
  • modifiche alla fatturazione elettronica con estensione dell’obbligo a nuove categorie.

In linea di massima comunque l’intendo principale del Governo è quello di supportare il più possibile le classe che hanno maggiori difficoltà economico e, al tempo stesso, le aziende più piccole.

Ma l’iter di lavorazione della Riforma fiscale deve ancora partire, per ora si parla solo di voci non ufficiali e i primi passaggi, tra cui la riformulazione dell’IRPEF, non prenderanno piede prima dell’inizio del prossimo anno.

Il primo punto sarà il taglio dell’IRPEF

Punto fondamentale di tutti i lavori del Governo rimane come sempre il supporto ai lavoratori e, in generale, ai cittadini italiani che ne hanno più bisogno.

Proprio per questo motivo il primo passo che dovrebbe essere messo in atto, e che ha messo d’accordo grossomodo tutti i Partiti, è la riduzione della terza aliquota Irpef.

In teoria, già dal 1° gennaio del prossimo anno dovrebbe essere ridotto o cancellato il terzo scaglione IRPEF, ovvero quello che interessa ceto medio, il cui reddito è compreso tra i 28 mila e i 55 mila euro, e che ad oggi prevede un’aliquota pari al 38%.

Questo scaglione infatti ha una differenza rispetto allo scaglione più basso pari a ben l’11%.

Ma ad oggi non si hanno certezze su come il Governo intende muoversi. 

Non si sa infatti se verrà effettuata una riduzione di qualche punto percentuale rispetto al 38% o, in alternativa, se verrà completamente abolito il terzo scaglione.

Quest’ultima opzione sembra però piuttosto di difficile attuazione dal momento valutare la possibilità di un’aliquota unica al 27% risulterebbe anche troppo oneroso per le casse dello Stato.

Un taglio non favorevole per i lavoratori: la Cassa unica assegni familiari

Un’altra delle modifiche che si intende apportare riguarda le agevolazioni previste per i lavoratori, con la cancellazione della Cassa unica assegni familiari. La Cuaf infatti rappresenta un tipo di integrazione allo stipendio che l’INPS, per tramite del datore di lavoro, concede ai lavoratori.

La sua abolizione sarebbe dettata dall’idea di far confluire i fondi verso una forma di incentivo sempre rivolto ai lavoratori ma in modo permanente e strutturale, come per esempio andando ad integrare ulteriormente i fondi destinati all’assegno unico universale che dal gennaio 2022 riguarderà tutte le famiglie con figli a carico con ISEE inferiore a 50.000 euro.

Vantaggi anche per le aziende con la riformulazione dell’IRAP

L’intervento sulle aliquote IRPEF potrebbe essere accompagnato anche dalla limitazione dell’importo dell’IRAP già dal prossimo gennaio.

Questa tassa rappresenta un’imposta che deve essere pagata dalle imprese sulle proprie attività produttive e già da tempo da più punti ne era stata chiesta la riduzione.

Questa volta ad avanzare la proposta è stato il presidente della commissione Finanze della Camera Luigi Marattin (IV).

E il progetto prevede due punti distinti:

  • l’inglobamento dell’IRAP e dell’IRES per le imprese di grandi dimensioni, dell’Irap nell’Ires;
  • l’ abolizione dell’IRAP per professionisti, autonomi, ditte individuali e società di persone. 

Ma proprio sull’abolizione dell’IRAP non vi è unanimità da parte dei sindacati, i quali richiedono un’azione univoca e unanime: o per tutti o per nessuno. 

"Non servono piccoli aggiustamenti ma una riforma complessiva che sostenga lo sviluppo e gli investimenti a partire da Pnrr, e che abbia come fine progressività, semplificazione, riduzione della pressione fiscale e redistribuzione più equa delle risorse".

 Al centro del contendere vi è anche la Riforma del Catasto

Uno dei punti più caldi, fortemente voluto dal Governo Draghi ma contestato da alcuni Partiti come ad esempio la Lega, è la Riforma del Catasto.

L’idea di fondo è quella di aggiornare la mappatura degli immobili, per andare a ricalcolare anche il loro valore, su tutto il territorio nazionale.

In questo modo infatti si intende porre rimedio ad alcune problematiche che già da tempo sono note, come ad esempio la differenza di valore degli immobili tra quelli collocati nelle zone centrali delle grandi città e quelli che invece sorgono in zone più decentrate.

In questo senso lo Stato dovrebbe intervenire con la riorganizzazione delle destinazioni d’uso degli immobili oltre ad una nuova definizione delle categorie immobiliari, che si distinguerebbero solo tra ordinari e speciali, con una conseguente riorganizzazione dei valori.

Ma non è tutto: si spera di poter dire addio per sempre ai cosiddetti "immobili fantasma”.

La loro identificazione è in realtà già stata fatta dall’Agenzia delle Entrate, grazie ad un lavoro certosino di sovrapposizione dei rilievi aerofotogrammetrici e degli elaborati catastali.

In questo modo è stata creata una mappatura catastale dettagliata di tutti i beni immobiliari , compresi appunto quelli fantasma.

E questa scelta sembra essere in realtà obbligatoria, dal momento che a spingere in questo senso sono sia la Commissione Europea che l’OCSE.

Ma come già detto le opposizioni provenienti da vari partiti sono numerose.

In particolare la Lega non è favorevole all’aumento delle imposte dirette o indirette sugli immobili oltre che alla generale revisione degli estimi catastali.

La fattura elettronica potrebbe essere estesa a tutti

Sempre nell’ottica di combattere su più fronti l’evasione fiscale, un’altra proposta è quella di estendere l’obbligo della fatturazione elettronica a tutte le Partite IVA, comprese quelle che sono a regime forfettario e che, ad oggi, ne sono esentate.

In questo modo infatti si potrebbe monitorare in modo più sistematico il flusso di denaro, riducendo i "buchi" per quelle fatture che non sono tracciabili, nel caso in cui vi sia un controllo da parte dell'amministrazione finanziaria.

In particolare, l’obbligo di fatturazione elettronica sarebbe estesa a:

  • Partita IVA forfettaria, i cui possessori oggi rappresentano 1,5 milioni; 
  • Associazioni e società sportive dilettantistiche i cui proventi siano inferiori ai 65.000 euro annui;
  • Operazioni sanitarie.

Sempre a proposito di fatturazione, un’altra richiesta è stata avanzata da Bruxelles e l'estensione temporale dell'obbligo di fatturazione fino al 31 dicembre 2024.

Ma per questo più che il consenso dei Partiti bisognerà attendere l’eventuale responso positivo della Commissione Ue.

In ogni caso il Governo Draghi dichiara guerra all’evasione fiscale

Rendere più tracciabili i flussi di denaro, monitorare i dati, ricalibrare i principi su cui si basa la tutela della privacy: sono tutti passi che il Governo intende compiere per combattere l’evasione fiscale e per diminuire l’impatto del cosiddetto “sommerso” nell’economia italiana.

Ma anche in questo campo rimaniamo nel campo delle ipotesi da momento che la legge delega che dovrà passare poi al vaglio di Camera e Senato ancora è solo un miraggio.

E una volta che sarà formulata, la legge delega riguardante la riforma del Fisco, comunque seguirà un iter particolarmente lungo.

Discussioni tra i vari Partiti e, probabilmente, anche all’intento di una stessa fazione politica.

Forse per questo motivo il Governo ha scelto di spostare la discussione su temi così caldi al momento successivo alle elezioni amministrative.

Inoltre, come sottolinea Repubblica, si vorrebbe evitare la concomitanza tra l’approvazione della legge delega con la sessione di Bilancio.

Non rimane quindi che attendere i primi passi del Governo che, comunque, non si faranno attendere più di tanto se si pensa che, come anticipato le prime importanti riforme su IRPEF e IRAP dovrebbero arrivare già con l’inizio del 2022.