Il consiglio dei ministri approva la legge delega: quali conseguenze con le riforme su rendite del catasto, IseeIrpefIres, Irap.

Un disegno di legge asciutto, riassunto in poche pagine e improntato su quattro criteri (Riduzione, progressività, evasione e semplificazione) è stato approvato ieri dal Consiglio dei ministri e successivamente presentato in conferenza stampa dal premier e dal ministro dell’Economia Daniele Franco

Nel primo semestre 2021 il peso di tributi e contributi in rapporto al Pil è stato pari al 41,9%. Decisamente sopra le medie internazionali. L’approvazione è avvenuta dopo contrasti nella maggioranza generati da una parte della maggioranza di centrodestra sulla riforma del catasto. 

La delega è composta da dieci articoli in cui viene rimodulato sin dalla base il sistema fiscale del nostro paese. 

Da qui ai prossimi 18 mesi l’esecutivo intende intervenire a tutto campo sul tema fiscale, partendo da una dotazione di appena 3 miliardi già stanziati a bilancio, palesemente insufficienti per l’attuazione delle riforme previste, ma con la ferma convinzione di trovare le risorse per le coperture che saranno necessarie. 

Risorse già identificate principalmente nel gettito fiscale generato dalla crescita dell’economia (6%).

Particolare attenzione sarà rivolta alla lotta all’evasione, dove nonostante il recente recupero sull’Iva, si stima che il sommerso ammonti a 100 miliardi l’anno. 

Esplicito il riferimento nella delega ad una tassazione che incentivi la partecipazione al lavoro di giovani e secondi percettori, di solito donne.  Vediamo nel dettaglio i singoli interventi previsti nella delega approvata ieri.

Riforma fisco: revisione del catasto dopo 30 anni

La revisione del Catasto, riportata nella legge delega nonostante l’opposizione della Lega, è attesa da trent’anni e genera sempre grandi contrasti da parte della politica poiché ritenuta impopolare

Draghi ha voluto rassicurare ancora una volta sul rischio di aumenti di imposizioni sulla casa e ha sottolineato che la tipologia di intervento avrà come obiettivo la trasparenza.

La legge delega si pone due obiettivi. Il primo vuole adeguare ai parametri di mercato i valori degli immobili e definire una modalità di aggiornamento nel tempo

I nuovi criteri, però, sarebbero da utilizzare dal 1° gennaio 2026 e non andrebbero ad incidere come base imponibile sui tributi, che continuerebbero a essere parametrati sulle rendite attuali. Principio che varrà anche per il calcolo dell’Isee che preoccupava il M5S

Inoltre, è stato richiesto la possibilità di utilizzo di nuovi strumenti e incentivi che facilitino l’attività dell’agenzia delle Entrate nella caccia agli immobili fantasma (stimati tra 1,2 e 2,1 milioni), rilevati mediante aerofotogrammetria dal catasto ma non comunicati al Fisco o che risultano abusivi, edificabili accatastati come agricoli o che nella realtà risultano diversi rispetto alla loro fotografia catastale.

Riforma fisco: Irpef e taglio dell'aliqiota del 38%

Il tema della pressione fiscale è il cuore nevralgico della riforma presentata dal premier e dal ministro dell’economia.

Il primo obiettivo potrebbe essere rappresentato dal taglio dell’aliquota del 38% alla quale fanno riferimento i redditi della classe media particolarmente penalizzati rispetto allo scaglione inferiore. Operazione di certo non semplice in termini di realizzazione poiché la riduzione di un solo punto (al 37%) si stima costerebbe 3 miliardi. In proposito si era espresso nei giorni scorsi sul tema il leader di Confindustria indicando in 12 mld una copertura adeguata a fornire un intervento fiscale percepibile dal contribuente.

L’Irpef, come anticipato, sarà rivista sotto altri aspetti prevedendo l’introduzione del sistema duale, ossia la separazione dei redditi da lavoro dagli altri redditi. Ci sarà, inoltre, un trattamento di favore per i secondi percettori (tendenzialmente donne)

La delega prevede anche l’applicazione della medesima aliquota proporzionale per i redditi derivanti dall’impiego di capitale anche nel settore immobiliare nonché nell’impresa e nel lavoro autonomo. Un’aliquota unica per i redditi derivanti dagli affitti, dagli interessi sui conti correnti e dalle attività di professionisti non soggetti ad Ires. L’aliquota potrebbe essere quella del 23% già adottata per il primo scaglione Irpef.

Insieme alle deduzioni sono 602 gli sconti che abbattono l’imponibile per un ammontare totale di 68 miliardi di euro. Il riordino che verrà effettuato dovrà tenere conto della finalità e degli effetti su equità ed efficienza dell’imposta.

Oltre ai fondi a disposizione (due miliardi nel 2022 e uno nel 2023) e le coperture di bilancio generate dalla crescita della economia il riordino, insieme alla razionalizzazione dell’Iva, dovrà fornire risorse aggiuntive funzionali all’applicazioni dei tagli fiscali. Il sistema si avvarrà del meccanismo dei vasi comunicanti che permetterà di finanziare interventi con le risorse individuate dagli altri decreti legislativi.

Riforma fisco: Irap e Ires

L’esecutivo sta lavorando ad una serie di interventi pensati per la fiscalità delle imprese. Il primo riguarderebbe la cancellazione graduale dell’Irap (pagata dalle imprese anche quando non fanno utili), e la revisione dell’Ires (imposta sui redditi delle società) con aliquota al 24%. 

La prima emerge da una delle indicazioni più chiare dell’indagine parlamentare, che indica nel superamento dell’imposta, nata 25 anni fa, un elemento imprescindibile della riforma. Una delle ipotesi è che sia assorbita in altri tributi sotto forma di addizionale (ad esempio con l’Ires).

In tempi brevi si è valutato di poterla abolire per professionisti e lavoratori autonomi lasciando l’onere del versamento alle società (con criteri diversi). L’indicazione sull’Ires è di adottare una semplificazione avvicinando nel calcolo i valori del bilancio civile a quello fiscale.  

Fisco: La riforma dell’Iva

Un altro tema sarà rappresentato dalla riforma delle imposte indirette sulle quali da tempo la Commissione europea ci richiede un intervento.

Relativamente l’Iva, il testo approvato riferisce di rimodulare, semplificare e razionalizzazione l’imposta sul valore aggiunto andando a ridurre il numero delle aliquote (oggi sono 4 di cui tre agevolate una ordinaria al 22%) modificando la distribuzione dei panieri anche nell’ottica di contrastare fenomeni di evasione (l’Iva è l’imposta più evasa in Italia) ed erosione che costano all’Italia 30 miliardi ogni anno oltre alle operazioni elusive che consentono di gonfiare le detrazioni. 

La riforma, comunque, deve passare necessariamente dall’approvazione a livello Ue delle direttive che consentono la fissazione, da parte dei singoli Stati membri, delle aliquote e della relativa distribuzione delle basi imponibili. Poiché la riforma permetterebbe il contrasto dell’evasione e l’aumento del grado di efficienza sarebbe coerente con la disciplina Ue. 

La delega andrà anche ad agire anche sulle accise, in particolare per quelle connesse Green Deal europeo, ossia quelle su petrolio, gas ed energia nell’ottica di contrastare il riscaldamento globale. Inoltre, l’obiettivo è l’eliminazione dei sussidi ambientali dannosi come quelli per il diesel. Secondo il ministro Franco potrebbe essere introdotta anche una sorta di Robin tax. 

Riforma fisco: modifiche su addizionali e microtasse

Le attuali addizionali sull’Irpef, sia regionali che comunali, verrebbero trasformate in sovraimposte per semplificarne la gestione.

Attualmente le imposte vengono calcolate sulla base imponibile dell’Irpef nazionale mentre l’obiettivo è che la base sia rappresentata dal tributo erariale, sul quale successivamente Regioni e Comuni potrebbero modulare il loro prelievo all’interno di un certo ambito.

Nel processo di semplificazione la delega ha come obiettivo la cancellazione di moltissime microtasse applicate con numerose leggi nel corso degli anni.

Rigardo invece l'Imu sono 4 i miliardi che attualmente sono incassati dallo Stato sugli immobili di categoria D (capannoni, fabbriche, banche) che torneranno in modo graduale agli enti locali.

Riforma fisco: Riscossione e superamento dell’aggio

Il capitolo sulla riscossione previsto nella delega vuole rendere il sistema più efficiente e ha come obiettivo portare ad una ricaduta pratica anche per il contribuente, evitando l’aggio il meccanismo previsto per la riscossione, sul quale tema sul quale si era espressa la Corte costituzionale (sentenza 120/2021) segnalando le gravi problematicità connesse alla non equità dell’applicazione dell’aggio nella riscossione. 

Relativamente ai crediti inesigibili sarà realizzato un depotenziamento della procedura del discarico per inesigibilità, attraverso sistemi automatici di cancellazione dei crediti diventati inesigibili, fatto salvo alcuni casi. La tecnologia sarebbe di ausilio alla riduzione dei costi operativi.

Inoltre, è prevista anche la fusione di agenzia delle Entrate-Riscossione nelle Entrate, con l’obiettivo di superare l’attuale sistema duale tra soggetto incaricato del recupero e l’ente creditore. 

Si completerebbe quel processo di riunificazione che era iniziato con la soppressione di Equitalia, trasformata alcuni anni fa in Agenzia delle Entrate Riscossione. Un nuovo sistema che dovrà proseguire il percorso di efficientamento e semplificazione.

Vista l’incidenza dei contribuenti recidivi (il 90% dei destinatari di cartelle), si cercheranno modalità che agevolino l’aggressione dei patrimoni anche mediante l’adozione di alleggerimenti dei temi di privacy e la possibilità di accesso alle condizioni finanziarie dei debitori con dati il più possibilmente aggiornati.

Riforma fisco: le semplificazioni 

Nell’ambito della delega, tra i principi cardine c’è anche la razionalizzazione e la semplificazione del sistema tributario. Saranno eliminati i micro-tributi a carico dei contribuenti” che presentano costi di adempimento alti in relazione al gettito percepibile dallo Stato. 

La richiesta pervenuta anche dalle forze politiche è di abolire l’Irap senza però colpire la sanità (per cui sarebbe prevista una clausola di garanzia per il finanziamento alla sanità). Nelle tante indicazioni riportate all’interno del documento sulla riforma del fisco, però, la delega approvata ieri sul tema non dice altro, e non riprende l’ipotesi di una fusione nell’Ires cosi come discusso dalle commissioni Finanze di Camera e Senato.