Chi è titolare di partita Iva lo sa, l'imposizione fiscale e gli obblighi sono molto impegnativi.

Regole che cambiano, molti costi da sostenere e una generale insofferenza nei confronti di uno stato che penalizza troppo chi sceglie di operare con questa modalità.

Infatti, in Italia sono tantissimi i soggetti che operano in partita Iva, cioè in maniera autonoma, contrapposti a chi invece lavora come dipendente. Naturalmente, le prospettive nei due casi sono completamente diverse ed anche gli oneri, in termini burocratici ed economici.

Il nostro paese è noto proprio per l'abbondanza di questo tipo di figure: il nostro tessuto produttivo ed economico è caratterizzato dalla molteplicità di liberi professionisti e di PMI (cioè Piccole e Medie Imprese). Tutelarle, dunque, diventa fondamentale e necessario, cosa che infatti è accaduto nelle fasi peggiori della pandemia dal marzo 2020 ad oggi.

Nei periodi di picco dei contagi, infatti, sono arrivati aiuti per i soggetti più in difficoltà, tra cui anche imprese e titolari di partita Iva. I cosiddetti contributi a fondo perduto che hanno permesso di migliorare la situazione soprattutto per chi non ha potuto esercitare la propria attività e, purtroppo, si tratta di moltissime realtà.

Non sono questi gli unici aiuti per le imprese, perché si sono uniti anche prolungamenti delle scadenze per i pagamenti di tasse e contributi, aiuti per lasciare i lavoratori in cassa integrazione, oltre a bonus di varia natura che a volte hanno riguardato anche le imprese e non solo i singoli privati cittadini.

Nel complesso, quindi, il Governo ha cercato di mettere una pezza laddove ha potuto, ma i problemi in termini di burocrazia eccessivamente complessa e carico fiscale troppo gravoso sono ben più antichi della pandemia.

Capire come riformare il sistema è ora una delle priorità del Governo guidato dall'ex Governatore della Banca Centrale Europea, rendendo tutto più semplice sotto il punto di vista burocratico, ma anche più coerente dal punto di vista fiscale.

Vediamo dunque cosa sta per succedere alle partite Iva forfettarie ed ordinarie.

Se fossi interessato o interessata ad approfondire questo genere di tematiche, ti suggeriamo di seguire il canale YouTube "Redazione The Wam". Troverai ogni giorno nuovi contenuti in cui si parla di tutte le novità che riguardano bonus e sussidi, oltre che di mondo del lavoro in generale. In questo video in particolare si parla proprio di tutte le novità che a breve potrebbero riguardare i titolari di partita Iva:

Riforma Irpef 2021: perché è necessaria?

La riforma Irpef è necessaria ed il Governo Draghi lo sa: ad oggi la disparità di trattamento tra partita Iva in regime forfettario e partita Iva in regime ordinario è troppo grande.

Un problema che esiste da tempo, ma che ora è diventato più urgente, così come i tanti altri accentuati dalla pandemia. Come risolvere questo problema lo vedremo nel successivo paragrafo, ma ad ora è importante capire in cosa consiste questa disparità e quali sono le conseguenze che comporta.

In sostanza, chi è in regime forfettario ha molti vantaggi: tassazione forfettaria ridotta (5% per i primi 5 anni e poi diventa 15%) e pochi obblighi dal punto di vista della fatturazione e della tenuta della contabilità, praticamente nulla.

Chi invece dovesse sforare la soglia dei 65.000 euro di guadagni annuali, si ritroverebbe a dover passare obbligatoriamente al regime ordinario, che è decisamente più impegnativo: si ragiona infatti sulla base degli scaglioni Irpef che rendono la tassazione progressiva.

Progressiva significa che, restando sul semplice, più si guadagna e più è alta la tassazione in percentuale. Il criterio è assolutamente coerente con quanto dice la nostra Costituzione in tema di tassazione, ma effettivamente ciò non significa che sia perfetto o esente da critiche.

In sostanza, questo sistema fa alzare la tassazione in maniera veramente vertiginosa nel passaggio dal sistema forfettario a quello ordinario. Non potendo alzare il primo, proprio perchè forfettario e concepito in tal modo, bisogna abbassare il secondo.

Anche perché l'incentivo all'attività economica è fondamentale: già nei tempi post-pandemia immaginare di iniziare un'attività è cosa temeraria, se si aggiunge anche una tassazione da vertigini il sistema non funziona e, banalizzando un po', nessuno è più disposto ad iniziare un'attività.

Riforma Irpef 2021: ecco le novità in arrivo

Quali sono quindi le novità in arrivo?

L'idea è quella di fare diventare il sistema più graduale, andando a mettere una tassazione al 20% per un certo periodo di tempo per chi passa dal regime forfettario a quello ordinario.

Un'idea coerente con quanto esposto nel precedente paragrafo, ma è anche vero che rimane necessario non far desistere i titolari di partita Iva dal fatturare di più.

Se il sistema Italia vuole crescere, deve migliorare anche sotto questi punti di vista e fare tutto il possibile affinché chi lavora con questa modalità non sia invogliato a fatturare di meno solo per eludere la tassazione.

In tal senso quindi la tassazione al 20% può essere un buon compromesso, che però solo tempo ci dirà se sia coerente ed adatto per raggiungere gli obiettivi preposti.

Anche perché le pratiche per eludere la tassazione sono ormai note e tristemente utilizzate in Italia, quindi vanno valutate anche misure coerenti per diminuire l'evasione e combattere questa "battaglia" su tutti i fronti possibili e con forza, altrimenti la vittoria è davvero cosa remota.

Riforma Irpef 2021: nel quadro delle riforme di Draghi

Questa riforma del sistema progressivo Irpef si colloca all'interno di un insieme di riforme molto importanti che, in futuro, potrebbero essere quelle su cui verrà valutato l'operato del Governo Draghi.

L'Esecutivo lo sa e sta per concentrare le sue forze proprio su queste tematiche, con particolare attenzione a quelle più delicate che scaldano di più l'opinione pubblica e, di conseguenza, il cuore della politica.

Sicuramente c'è la riforma del sistema pensionistico che, come sistematicamente accade, necessità di una novità importante: il passaggio da Quota 100 alla Legge Fornero (cioè la precedente che ritorna in vigore) rischia di essere davvero traumatico per un largo numero di soggetti.

Un altro delicatissimo tema è la riforma dell'apparato burocratico in generale, che potrebbe poi essere seguita da alcune novità in tema di sistema giudiziario. Temi delicati e complessi, spesso semplificati dal dibattito politico ma che nei fatti richiedono l'analisi di una infinità di elementi anche piuttosto complessi.

In generale, Mario Draghi sa che il tempo delle riforme sta partendo ora e che potrà concretizzarsi solo se la situazione pandemica lo permetterà: un eventuale nuovo aumento dei contagi causerebbe molti problemi, costringerebbe a nuove chiusure (magari di minore entità) e di conseguenza metterebbe di nuovo il Governo di fronte alla necessità di approvare di nuovo aiuti e sussidi emergenziali.

Riforma Irpef 2021 e aiuti per le partite Iva: la situazione

Per quanto riguarda gli aiuti le partite Iva hanno potuto beneficiare di un importante introito denominato contributo a fondo perduto. Una cifra stabilita secondo criteri chiari e precisi che i beneficiari non dovevano in alcun modo restituire: in teoria questo aiuto avrebbe dovuto almeno in parte compensare gli introiti mancati a causa della pandemia.

I contributi erano calcolati sulla base degli introiti persi rispetto ad un anno di riferimento (il 2019): solo con il 30% o più delle perdite era possibile richiedere l'aiuto.

Ciò significa che solo chi ha avuto un dimostrabile danno dalle restrizioni e chiusure ha potuto beneficiare degli aiuti, calcolati poi in percentuale proprio sulla perdita. Nei fatti, però, a ritrovarsi in questa situazione sono stati moltissimi (sicuramente la maggioranza) dei soggetti in partita Iva e delle imprese.

Un aspetto meritevole di approfondimento è che hanno ricevuto gli aiuti anche coloro che hanno aperto la partita Iva nel 2020: come fanno questi soggetti a dimostrare la perdita rispetto al 2019?

Naturalmente non possono, ma ancora una volta c'è una logica dietro. Questi soggetti hanno beneficiato comunque dell'aiuto perché il Governo lo ha ritenuto un modo per incentivare la libera iniziativa di chi vuole aprire partita Iva: trattandosi già di un periodo molto particolare, in cui pochi si "buttano" in avventure del genere, dare un incentivo di questo genere può aiutare.

Una sorta di premio, se così vogliamo definirlo.

Bonus per le partite Iva: fino a 800 euro in arrivo

Non è finita qui, perché c'è un'altra misura neonata che interessa a molti soggetti che hanno partita Iva. Un bonus, denominato bonus Iscro, che può raggiungere fino a 800 euro al mese per sei mesi, per un totale di 4.800 euro.

Il bonus è stato approvato in forma sperimentale per il triennio 2021-2023 ed ha lo scopo di compensare eventuali cali di fatturato. Può essere richiesto solo una volta nell'arco dei tre anni ed ha appunto durata di sei mesi.

La data entro cui presentare domanda per questo bonus è il 31 ottobre 2021, ma ovviamente diventerà il 31 ottobre 2022 nel caso in cui si volesse richiedere il bonus per l'anno successivo e la stessa data anche per il 2023.

La domanda va compilata come sempre online, sul portale INPS ed è necessario anche fornire tutte le informazioni utili per il calcolo dell'importo (e per dimostrare la diminuzione di fatturato). La durata semestrale si riflette anche nei criteri di calcolo: si considera metà del fatturato dell'anno, cioè quello indicativamente dei sei mesi, e si moltiplica tale dato per il 25%.

Il minimo ottenibile è pari a 250 euro ed il massimo, come già detto, è pari a 800 euro.

Un bonus certamente prezioso in tempi di covid, ma che verrà prolungato anche oltre e che interviene sui cali di fatturato in generale, non solo su quelli causati dalla pandemia.

Un ulteriore aiuto che dovrebbe significare un supporto da parte dello Stato per le situazioni in cui i titolari di Partita Iva non riescono a mantenere il loro fatturato nel tempo, per qualsiasi motivo.