Il Decreto Legge Sostegni corre rapido verso le camere dopo l’annuncio venerdì scorso al Paese delle sue principali previsioni. Già ottenuta la bollinatura della Ragioneria dello Stato, ora il vaglio delle camere dovrebbe procedere senza voto di fiducia e con un’approvazione in tempi minimi. La velocità dei versamenti e dei ristori a partite IVA e imprese è infatti una delle principali promesse del sofferto DL del nuovo governo Draghi. 

Per forza di cose “parziale”, ossia limitato ai 32 miliardi di euro di scostamento approvato dal Parlamento, il nuovo decreto legge cerca di superare alcune criticità dei provvedimenti precedenti, senza però varare quella rivoluzione che le forze politiche prima all’opposizione e oggi al governo chiedevano a gran voce. Nonostante i ritardi di un paio di settimane che hanno rivelato la difficoltà di un accordo tra forze politiche tanto eterogenee, manca ancora un quadro complessivo, ma si compiono comunque dei passi avanti. Li evidenzia il governo in una tabella riassuntiva dei nuovi ristori: si tratta del superamento dei codici ATECO e dell’innalzamento da 5 a 10 milioni di euro del tetto massimo del fatturato dei potenziali beneficiari.

Ristori: i maggiori sostegni a partite IVA e imprese

I ristori per partite IVA, imprese, operatori del terzo settore rappresentano il cuore delle nuove misure e ne assorbono circa un terzo delle risorse complessive, con una dotazione di 11 miliardi di euro. Quali sono le novità? Oltre al superamento dei codici Ateco e all’innalzamento della soglia di fatturato a 10 milioni, si segnala che i contributi a fondo perduto (i ristori) possono essere anche convertiti in credito di imposta:

“Il contributo potrà essere erogato tramite bonifico bancario direttamente sul conto corrente intestato al beneficiario o come credito d'imposta, da utilizzare esclusivamente in compensazione”

Altra novità dovrebbe essere la velocità. Il governo si è affidato all’Agenzia delle Entrate per le erogazioni. Chi vorrà accedere ai contribuiti a fondo perduto (o a un corrispondente credito d’imposta a scelta irrevocabile) dovrà presentare in via telematica direttamente o tramite un intermediario un’istanza all’Agenzia delle entrate indicando la sussistenza dei requisiti entro 60 giorni dall’avvio della procedura telematica.
I dettagli saranno definiti da un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate. La promessa del nuovo esecutivo, ribadita dal leader della Lega Matteo Salvini, è di effettuare tutti i pagamenti entro aprile, quindi in poco più di un mese.

L’Italia ci spera, ma forse ricorda che anche l’ex ministro dell’Economia Roberto Gualtieri lo scorso 27 ottobre aveva promesso ristori a fondo perduto in tempi record (entro il 15 novembre) con un bonifico dell’Agenzia delle entrate. D'altronde queste nuove misure superano da sole l'ammontare di tutti i ristori e contributi erogati nel 2020 durante i quattro ristori precedenti (circa 10 miliardi di euro). Con tutto ciò si rischia che le risorse siano poche. Il rischio di un déjà-vu insomma è concreto e molti temono che sia un po’ come le 500 mila dosi di vaccino al giorno, una promessa difficile da incassare.

I nuovi ristori: requisiti, limiti, ammontare e altro ancora

Altre cose rimangono invariate nel nuovo Decreto Sostegni. Per esempio il tetto massimo ai 150 mila euro per ristoro.
C’è anche un tetto minimo di 1.000 euro per persona fisica e di 2.000 euro per gli altri soggetti.
C’è infine un tetto di fatturato massimo posto a 10 milioni di euro, oltre i quali il DL Sostegni non interviene.
Sono inserite nella platea dei beneficiari solo le partite IVA ancora attive alla data di entrata in vigore del decreto (non quelle cessate prima dunque); sono escluse quelle attivate dopo.

Entro questo perimetro il calcolo è abbastanza semplice, si prende il fatturato medio mensile del 2020 e quello del 2019, si fa la differenza, si vede se c’è stato un calo del 30% almeno. Se sì, si può calcolare il ristoro in base al livello di fatturato dell’azienda o della partita IVA in questione. 

Si calcola quindi una percentuale di quella perdita di fatturato mensile registrata. La percentuale del ristoro è calcolata in modo da finanziare soprattutto i piccoli e quindi in maniera decrescente le realtà più grandi.

- Fino a ricavi o compensi da 100 mila euro (il fatturato in questione) si ha un contributo del 60% della media mensile. 

- La fascia successiva fino a 400 mila vede l’aliquota di contributo scendere al 50% 

- Tra 400 mila e 1 milione di euro flette al 40%. 

- Tra 1 e 5 milioni di euro si ottiene un contributo del 30% delle perdite

- Fra 5 e 10 milioni di euro di giro d’affari si ottiene un contribuito pari al 20 per cento.

Lo stesso ministro dell’Economia Daniele Franco ha annunciato che la platea di beneficiari dei nuovi ristori, potenzialmente 5,7 milioni di partite IVA, sarebbe in concreto, secondo stime dell’Agenzia delle Entrate, pari a circa 3 milioni di soggetti che riceveranno contributi a fondo perduto di 3.700 euro in media per soggetto. Per molti esercizi commerciali che hanno dovuto congelare tutte le attività per quasi un anno, mentre continuavano a pagare affitti e bollette, potrebbe essere poco più della “mancetta” di cui le opposizioni parlavano in riferimento al “Conte Bis”.

Va però aggiunto che si è deciso di prevedere una definizione agevolata degli avvisi bonari relativi ai periodi 2017 e 2018 per chi ha subito cali di oltre il 30% del volume d’affari nel 2020 rispetto al 2019. È stata inoltre prevista la sospensione della riscossione coattiva fino al 30 aprile

Sul fronte delle bollette va inoltre evidenziata una disposizione per le utenze diverse da quelle domestiche che prevede per i mesi di aprile, maggio e giugno 2021 una riduzione della spesa collegata a trasporto e gestione del contatore e a oneri generali del sistema: si tratta di un provvedimento finanziato con 600 milioni di euro.

Oltre i ristori: rinvio dei licenziamenti, reddito di cittadinanza, di emergenza e altro ancora

Altri importanti provvedimenti attorniano e completano alcune delle previsioni di questo importante Decreto del nuovo governo. A nessuno infatti sfugge che mancano ancora gli interventi organici e forse non poteva essere diversamente, dato il tempo esiguo passato dall’insediamento del nuovo governo. Il Paese attende e il governo ha promesso riforme complete e quindi generali degli ammortizzatori sociali, delle politiche attive del lavoro, del sistema fiscale, delle politiche industriali

Non si fanno da un giorno all’altro, ma in attesa di Godot si prende tempo con il necessario rinvio della scadenza del blocco dei licenziamenti. La nuova deadline è il 30 giugno 2021. 

Si proroga inoltre la Cassa Integrazione Guadagni, si rifinanzia per 400 milioni di euro il Fondo sociale per occupazione e formazione, si rifinanzia con 1 miliardo di euro il Reddito di cittadinanza

Si rinnova per 3 mesi il Reddito di emergenza (e si amplia la sua platea). Si prevedono indennità da 2.400 per stagionali e tempo determinato, mentre varia da 1.200 a 3.600 euro l’indennità per i lavoratori sportivi

Anche in questo caso si tratta di reti temporanee contro la frana della povertà causata dalla pandemia, ma da qualche parte bisogna (ri)partire.

Così anche il terzo settore che registra un incremento di 100 milioni di euro nella dotazione al Fondo straordinario predisposto per il suo sostegno. 

Un fondo specifico da 200 milioni viene inoltre destinato al sostegno delle attività commerciali dei centri storici, del settore matrimoni ed eventi.
Vengono inoltre rifinanziati fondi per spettacolo, cinema e coltura, per le forze di polizia e le forze armate. 

È istituito anche un sostegno da 100 milioni di euro per il settore fieristico.
Viene infine rifinanziato (sale a 400 milioni di euro) il Fondo per lo sviluppo e il sostegno di filiere agricole, della pesca e dell’acquacoltura istituito dalla legge di bilancio 2021.

Tutti interventi a favore di vari settori e contro una povertà che, tutt’altro che abolita, assedia fasce sempre più estese della popolazione come ammesso dal discorso programmatico di Draghi. 

Ristori e territori

Un altro miliardo di euro del DL sostegno è rivolto a Comuni e Città metropolitane, si aggiungono un miliardo per le regioni a statuto ordinario che devono coprirvi (almeno in parte) l’aumento delle spese sanitarie del 2020, e 260 milioni per Regioni a statuto speciale e province autonome

Tutte declinazioni del contrasto alla pandemia i cui esiti dipendono dalla difficile campagna di vaccinazione in corso. Così altri 2,1 miliardi di euro vanno all’acquisto di vaccini e 700 milioni a quello di farmaci anti-COVID. Si coinvolgono le farmacie nella campagna, si proroga il permesso (al 31 maggio) di impiegare alberghi e strutture ricettive per ospitare quanti sono in sorveglianza sanitaria o isolamento fiduciario qualora non possano ricorrere al proprio domicilio. Altri 200 milioni vanni al sostegno alla produzione di nuovi farmaci e vaccini, altrettanti alle grandi imprese colpite dalla crisi (banche e assicurazioni escluse). 

Ristori, il condono delle cartelle

Uno dei temi più spinosi è stato il condono delle cartelle. Da sempre battaglia del centrodestra, è stato definito “condono” dallo stesso Mario Draghi, che ha cercato un difficile punto di incontro nella cancellazione delle cartelle esattoriali fino a 5 mila euro del periodo tra 2000 e 2010 per soggetti con reddito inferiore ai 30 mila euro. È stato considerato anche un intervento di efficientamento di una macchina burocratica tesa a formare milioni di cartelle spesso inesigibili che ingolfano inutilmente la già fragile macchina della nostra burocrazia. 

Ovviamente non sono mancati i malumori. In compenso è prevedibile che altri se ne aggiungeranno nei prossimi mesi.
Il leader della Lega Matteo Salvini ha già ammesso che servono più risorse, persino 100 miliardi di euro, se necessario, ma intanto questo “mattoncino” serviva a tamponare l’emergenza.
Sulla questione giustizia invece non c’è fretta, secondo Salvini con la disomogeneità di visione nell’attuale compagine di governo, sarebbe meglio rinviare un approccio completo alla questione al prossimo esecutivo. 

Come se sulle altre questioni, dal fisco agli ammortizzatori sociali, ci fosse una visione d’insieme…

(Giovanni Digiacomo)