È pronto il Decreto sostegni bis, passato al vaglio dalla commissione di Bilancio e Finanza del Senato, contiene tutte le misure a supporto di imprese e famiglie per far fronte alle difficoltà innescate dalla pandemia.

Dall’esonero di pagamento su alcune tasse come Tari, Imu per la prima casa, Tosap e Canone Rai per citarne alcune, a bonus spesa per le famiglie, proroga del Rem e agevolazioni per l’acquisto della prima abitazione. Tutti gli interventi riguardano proroghe o vere e proprie sospensioni relative all’anno in corso.

Come citato, tra questi è prevista l’esenzione da una tassa che ha spesso fatto storcere il naso agli italiani: il Canone RAI. Lo stop, però, non è rivolto a tutti ma solo a chi possiede un’attività commerciale e di seguito vedremo quali nello specifico.

Esistono poi delle categorie che, pur non rientrando nel Decreto sostegni, possono comunque essere esonerate dal pagamento della stessa.

Canone Rai a chi è rivolta l’esenzione

Secondo il Decreto sostegni bis l’esonero è rivolto a tutte le strutture ricettive, bar, pub e ristoranti, ovvero tutte le attività di somministrazione e consumo di bevande in locali pubblici o aperti al pubblico, come citato nella bozza:

Le strutture ricettive nonché di somministrazione e consumo di bevande in locali pubblici o aperti al pubblico sono esonerate dal versamento del canone di abbonamento alle radioaudizioni di cui al regio decreto-legge 21 febbraio 1938, n. 246, convertito dalla legge 4 giugno 1938, n. 880. 

Già il primo Decreto sostegni aveva stabilito per loro una riduzione del 30% del Canone Rai per il 2021, proprio per alleviare il carico fiscale su chi non ha potuto lavorare a causa delle restrizioni imposte dal Covid.

Questi soggetti, infatti, di solito pagano una tassa che varia dai 203,70 ai 6789,40 euro a seconda della categoria di appartenenza calcolata in base alla struttura e alla sua capienza. 

Nel caso in cui qualcuno abbia già pagato la prima rata o tutto il Canone prima dell’entrata in vigore del decreto, gli verrà riconosciuto un credito d’imposta del 30%. Per questo sono stati stanziati 60 milioni di euro da assegnare all’Agenzia delle Entrate-fondi di Bilancio che provvederà al trasferimento a favore della Rai delle somme che non entreranno causa esenzione.

Il Canone Rai per le partite Iva

Quindi la misura interessa nello specifico chi possiede una partita Iva. Per loro si parla di Canone Speciale Rai, pagato da chi ha uno o più apparecchi in esercizi pubblici o locali aperti al pubblico, solitamente imprese di accoglienza turistica e commerciali.

Nel caso in cui l’abitazione corrisponda al luogo dell’attività commerciale il Canone deve essere pagato solo se la televisione presente viene utilizzata ai fini dell’esercizio.

Importi del Canone Speciale Rai

A differenza dell’uso privato questo tipo di Canone deve essere pagato tramite un bollettino postale inviato all’attività, con rate trimestrali, semestrali o in un’unica soluzione.

L’importo dipende dalle dimensioni della struttura ed è quindi suddiviso in diverse categorie consultabili sul sito della Rai e di cui riportiamo alcuni esempi:

  • Per gli alberghi a 5 stelle con un minimo di 100 camere, la cifra sarà di 6800 euro annui, che scenderà a 2000 se le camere sono tra 25 e 100 o in caso di villaggi turistici;
  • Se le strutture sono a 3 o 4 stelle l’importo ruoterà intorno ai 1000 euro;
  • Per le categorie che dispongono di un solo apparecchio che siano negozi, botteghe, circoli, scuole, associazioni, studi professionali ecc. la tassa sarà di circa 200 euro annui.

Non lo pagano invece enti culturali pubblici no-profit e di assistenza, istituti scolastici e centri sociali diurni per anziani.

Canone Rai chi altro non lo paga

Oltre a questi interventi salva imprese sanciti dal Decreto sostegni, esistono delle agevolazioni relative al Canone Rai per questi soggetti:

  • Invalidi civili ospiti delle case di riposo;
  • Militari delle Forze Armate italiane e tutto ciò che concerne questa categoria;
  • Militari appartenenti alle Forze Nato se cittadini stranieri;
  • Diplomatici e consoli;
  • Anziani oltre i 75 anni che abbiano un reddito massimo di 8000 euro annui.

In quest’ultimo caso i 75 anni devono essere compiuti entro il 31/01 dell’anno di riferimento e la domanda va fatta entro il 30 aprile per poter beneficiare di un esonero completo; nel caso in cui i 75 anni siano compiuti entro il 31 luglio la tassa verrà pagata a metà, per l’ultimo semestre dell’anno.

Come richiedere l’esonero dal Canone Rai

La richiesta è valida solo per l’anno in cui viene inviata e va quindi rinnovata ogni anno. Ci si può rivolgere direttamente all’Agenzia delle Entrate tramite posta raccomandata, oppure in via telematica utilizzando un indirizzo di posta Pec, o rivolgendosi a intermediari come Caf o commercialisti.

Gli over 75 dovranno tener conto della data di compimento d’età che prevede una scadenza doppia. Fino al 30/04 se li hanno già compiuti entro il 31/01 con esonero totale; entro il 31/07  per chi li compie entro tale data, con esonero parziale.

Canone Rai come funziona la tassa per la televisione

Chiunque detenga uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione dei programmi televisivi deve per legge R.D.L.21/02/1938 n.246 pagare il canone TV. Trattandosi di un'imposta sulla detenzione dell'apparecchio, il canone deve essere pagato indipendentemente dall'uso del televisore o dalla scelta delle emittenti televisive.

Questo è quanto riportato dal sito canone.rai.it, infatti chi possiede “apparecchiature munite di sintonizzatore per la ricezione di un segnale terrestre o satellitare” è tenuto al pagamento del Canone. Da qui si può facilmente intuire che la sola presenza di tali dispositivi generi l’obbligo del pagamento indipendentemente che vengano utilizzati o meno. 

La cifra da versare è di 90 euro all’anno ripartiti in un arco di tempo che va da gennaio a ottobre e, per evitare evasioni, le rate sono ora inserite nella bolletta dell’energia elettrica

La tassa è valida solo per l’indirizzo per cui viene stipulata, corrispondente quindi alla residenza del soggetto. 

Questo potrebbe sciogliere il dubbio se chi ha una seconda casa debba pagare un ulteriore Canone Rai. La risposta è no, in quanto esiste la possibilità di un’unica residenza che doverebbe essere la stessa dell’indirizzo di addebito delle utenze. 

In caso non si possegga un contratto di fornitura elettrica il pagamento può essere effettuato con il bollettino F24 ed eventualmente può essere richiesto l’addebito sulla pensione se questa non è superiore a 18 mila euro annui.

Come non pagare più il Canone Rai

È vero, il Canone Rai sembra una tassa a cui gli italiani non possono sfuggire se non per i casi elencati fin’ora. 

Esiste però un modo per liberarsi di questo onere: non possedere un apparecchio televisivo

Questo andrà comunicato con una “dichiarazione sostitutiva di non detenzione” da rinnovare ogni anno dal 1° luglio dell’anno precedente fino al 31 gennaio dell’anno di riferimento e, in caso venga inviata dal 1° febbraio, la disdetta per l’anno in corso avrà validità semestrale. 

I contribuenti titolari di un’utenza elettrica per uso domestico residenziale, per evitare l’addebito del canone TV in bolletta, possono dichiarare che in nessuna delle abitazioni dove è attivata l’utenza elettrica a loro intestata è presente un apparecchio tv sia proprio che di un componente della loro famiglia anagrafica, presentando la dichiarazione sostitutiva. (agenziaentrate.gov.it)

La disdetta va quindi fatta con un’ autocertificazione di non possesso di dispositivi televisivi, valida anche nel caso non si abbia più una televisione e indirizzata alla sede Rai della propria regione.

Se a qualcuno venisse in mente di dichiarare la non detenzione per non pagare il Canone pur continuando a possedere una televisione potrebbe rischiare una denuncia per “reato di false dichiarazioni”, oltre che il pagamento di tutti gli arretrati.

Come pagare gli arretrati del Canone Rai

In casi sospetti l’Agenzia delle Entrate può iniziare delle verifiche per poi procedere all’eventuale riscossione dei pagamenti evasi attraverso l’agenzia esattoriale entro 10 anni.

Entro tale data, al termine della quale subentra la prescrizione, possono quindi essere richiesti tutti gli arretrati facendo così decadere il termine dei 10 anni che si azzera dando il via a un nuovo conteggio, stessa cosa avviene al momento dell’invio della cartella di pagamento.

Le verifiche stana-evasori vengono eseguite dall’Agenzia delle Entrate attraverso un controllo incrociato dei dati presenti nelle diverse banche dati, fino ai casi estremi in cui i controlli vengono fisicamente effettuati dalla Guardia di Finanza.

Le origini del Canone Rai

Fu il Governo di Benito Mussolini ha istituire questa tassa nel 1938 per finanziare la propaganda del regime fascista. 

Ma, non essendo ancora nata la televisione, fino agli anni Cinquanta era obbligatoria solo per chi possedeva un apparecchio radio per essere estesa successivamente anche agli altri possessori. Non molti comunque considerando l’epoca e le condizioni economiche del dopo guerra.

È curioso notare come questa legge creata negli anni Trenta abbia ancora lo stesso testo rimasto invariato, con una differenza dell’importo tra televisione a colori e in bianco e nero immutata fino al 1992.

Chiunque detenga uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento del canone di abbonamento, giusta le norme di cui al presente decreto” (R.D.L 21 febbraio 1938 n. 246 art 1) (fonte wikipedia.org)

Nell’ultimo decennio la Rai ha anche tentato di estendere la tassa a chi possiede un computer incontrando l’opposizione del Governo. Chi utilizza il PC o altri supporti digitali per accedere alle reti televisive (si veda per esempio Raiplay) non è tenuto a pagare nessuna tassa in quanto la visione non è dovuta alla ricezione di un segnale digitale o terrestre. 

L'imposta che resiste dai tempi di Mussolini quindi avrà ancora lunga vita salvo non si faccia parte di determinate categorie o si decida di fare a meno della televisione. Per ora a essere sgravati di quest’onere, ma solo per l’anno 2021, saranno gli esercenti pubblici data la difficoltà di guadagno di questi ultimi mesi.