Avviare un'attività in proprio è in sogno di moltissimi italiani, soprattutto di tantissimi giovani; se poi si ha un’idea innovativa, è frequente decidere di avviare una start up e mettersi in proprio.

Essere il capo di se stessi e guadagnarsi da vivere grazie alla propria idea geniale ha sicuramente tantissimi vantaggi; ma smettiamo di sognare, in quanto la vita di uno startupper non è fatta solo di guadagni, anzi: avviare una start up comporta dei costi.

Innanzitutto, quelli legati alla partita IVA, costi che non sempre vengono tenuti in considerazione dagli startupper all’inizio della propria attività.

Aprire una partita IVA, per una start up (come per qualsiasi altro tipo di azienda) è un passaggio obbligato; senza partita IVA, la start up non può fare promozione, né svolgere regolarmente la propria attività, qualunque sia il settore in cui opera.

I costi della partita IVA vanno dunque considerati già prima della fase di avvio della start up. Il calcolo corretto dei costi della start up innovativa è infatti quel che può fare la differenza nella riuscita dell’attività, pena il fallimento della nuova azienda.

In ogni caso, per fortuna, nel nostro Paese le start up possono godere di numerose agevolazioni, anche legate alla partita IVA.

In questo articolo scopriremo dunque i dettagli della partita IVA per le start up.

Partita IVA per start up: regime forfettario

Generalmente, quando si crea una nuova attività, la prima cosa da fare è aprire una partita IVA. Purtroppo, però, una partita IVA in regime ordinario prevede dei costi anche molto alti. 

Ecco perché moltissime nuove attività vengono aperte con partita IVA in regime forfettario.

Questo regime prevede infatti un’aliquota al 5%, ovviamente solo fino a cinque anni dall’inizio della nuova attività; trattandosi di un regime fiscale molto vantaggioso, chi decide di mettersi in proprio, di solito, cerca di usufruire di questo regime.

Analizziamo i dettagli del regime forfettario, cercando di capire se è possibile usufruirne quando apriamo una partita iva per la nostra neonata start up.

Regime forfettario, di cosa si tratta

Le motivazioni per cui il regime fiscale forfettario viene scelto da moltissimi liberi professionisti e possessori di aziende nel nostro Paese è che si tratta, probabilmente, del regime più vantaggioso che abbiamo a disposizione in Italia.

In regime forfettario, infatti, la percentuale che andrà allo Stato italiano, in forma di imposte, è pari ad un massimo del 15%. Nella maggior parte dei casi, però, come accennavamo prima, l’aliquota è ancora più bassa, raggiungendo addirittura il 5%.

Lo Stato italiano, infatti, nel tentativo di promuovere iniziative di imprenditoria e avvio di nuove attività economiche nel nostro Paese, permette di usufruire per i primi anni dell’attività di questo regime agevolato, per un massimo di cinque anni.

Chi avvia nuove attività, infatti, viene “premiato” con il regime forfettario: le attività nuove di zecca pagheranno un’aliquota del 5%.

Purtroppo, com’è ovvio, non tutte le nuove partite IVA possono usufruire di questo regime agevolato.

Requisiti per usufruire del regime forfettario

Come capire, dunque, se è possibile aprire una partita IVA con regime forfettario? I requisiti da rispettare vengono definiti all’interno della Legge 23 dicembre 2014, n. 190.

Innanzitutto, il futuro possessore di partita IVA non deve aver esercitato, nei tre anni precedenti all’apertura della partita IVA, alcuna attività delle seguenti tipologie:

  • attività artistica
  • attività professionale 
  • attività d’impresa

L’attività per la quale si apre la partita IVA deve essere nuova, ossia non deve rappresentare la prosecuzione di un’altra attività, sia in regime di lavoro dipendente che in forma di lavoro autonomo.

Questi requisiti hanno uno scopo ben preciso: quello di non permettere ad eventuali furbetti di chiudere ed eventualmente aprire una nuova partita IVA per usufruire del regime forfettario per periodi superiori ai cinque anni previsti dalla legge.

Il regime forfettario, in ogni caso, è riservato alle piccole imprese, ossia quelle il cui volume di affari annuo non superi i  65mila euro.

Se i precedenti requisiti verranno rispettati, si potrà tranquillamente aprire la partita iva in regime forfettario. In caso contrario, o se il possessore di partita IVA dovesse rientrare tra coloro che, nei tre anni precedenti all’apertura della partita IVA, hanno svolto attività artistica, professionale e d’impresa, l’aliquota passerà dal 5% del regime ultra-agevolato al 15%.

Ma cosa succede nel caso delle start up?

Le start up possono usufruire del regime forfettario?

Anche per le start up innovative facenti parte delle piccole imprese è possibile aprire una partita IVA in regime forfettario con aliquota al 5% per un periodo di cinque anni.

Questo perché per una nuova attività imprenditoriale, soprattutto nel caso in cui venga avviata da giovani che si affacciano per la prima volta al mondo del lavoro, potrebbe risultare molto difficile rientrare nelle spese: il regime agevolato, anche per le start up, è mosso dalla volontà dello Stato di promuovere le attività di imprenditoria.

Dunque, per le start up che decidono di aprire una partita IVA in regime forfettario, le agevolazioni sono del tutto analoghe a quelle previste per tutte le altre tipologie di attività aziendali.

Valgono, inoltre, gli stessi requisiti previsti dalla legge, di cui abbiamo avuto modo di parlare già nel precedente paragrafo.

Partita IVA e start up, gli esclusi dal regime forfettario

Purtroppo, esistono alcuni settori, che non sono neppure pochi, per il quali non è concessa l’apertura di partita IVA in regime forfettario; dunque, le start up operanti in questi settori, non potranno godere di questo regime agevolato per i primi cinque anni dall’inizio dell’attività imprenditoriale.

Come leggiamo sulla guida di fattureincloud.it, sono escluse dal regime forfettario tutte le imprese che operano nei seguenti settori: agricoltura e pesca, vendita di tabacchi, editoria, commercio di fiammiferi, intrattenimento e giochi, rivenditori di documenti di trasporto pubblico, attività inerenti la gestione della telefonia pubblica e servizi annessi, attività legate al turismo (incluse agenzie di viaggi), aziende di vendita a domicilio, aziende che si occupano di beni usati, antiquariato o collezionismo (inclusa la vendita d’asta), vendita di rottami

L’elenco è stato tratto dalla circolare n. 10 del 2016 resa disponibile dall’Agenzia delle Entrate per eventuali chiarimenti.

Inoltre, per poter accedere all’apertura di partita IVA in regime forfettario, la start up deve avere un fondatore residente in Italia o in uno degli Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo. In questo caso, però, il reddito complessivo deve essere prodotto in Italia per una quota pari ad almeno il 75% del totale.

Cosa succede dopo 5 anni? E se la start up aumenta il proprio fatturato?

Abbiamo già parlato dei requisiti e dei limiti del regime forfettario.

Ma cosa accade una volta passato un periodo di cinque anni dall’apertura della partita IVA in regime forfettario? 

In questo caso, la start up pagherà non più il 5% di imposte, ma la quota salirà al 15% a partire dal quinto anno dall’inizio dell’attività.

Altra domanda lecita che i futuri startupper potrebbero farsi è la seguente: cosa succede se, prima dello scadere dei cinque anni, il fatturato annuo della start up supererà la quota massima prevista, ovvero 65mila euro?

La domanda appare lecita, in quanto per definizione una start up innovativa dovrebbe, in tempi molto brevi, accelerare il proprio business e trasformarsi repentinamente in una grande azienda con fatturati annui elevati.

Cosa accade in questo caso?

La risposta ce la fornisce flextax.it:

“La Disciplina del Regime forfettario prevede che nel caso in cui si adotti tale Regime e in corso d’anno superi il limite dei 65.000 euro di ricavi, si sarà esclusi dal Regime forfettario dall’anno successivo e NON per l’anno in corso”.

Questo significa che per l’anno in cui si superino i limiti la tassazione seguirà le regole previste del regime forfettario, mentre l’anno successivo si passerà alla tassazione in regime ordinario.

L’anno successivo, comunque, qualora non si superino i 65mila euro, si potrà usufruire nuovamente del regime forfettario.

Altri vantaggi del regime forfettario per start up

Il regime forfettario è, insomma, la scelta di elezione delle nuove aziende, start up incluse, che aprono una nuova partita IVA; rappresenta inoltre un’opportunità da non perdere per coloro che non hanno dei volumi di affari annui eccessivamente elevati: e, per una start up in fase di avvio, molto spesso i primi anni di vita rappresentano un periodo in cui i guadagni non sono eccessivi.

Ma una partita IVA in regime forfettario ha anche tantissimi altri vantaggi.

Innanzitutto, coloro che hanno aperto per una start up una partita iva con regime forfettario hanno diritto alla franchigia IVA: possono, cioè, non applicare l’IVA (Imposta sul Valore Aggiunto) al proprio tariffario. Questo permetterà dunque di vendere i propri prodotti e garantire l’adempimento dei propri servizi a prezzi inferiori rispetto alla concorrenza che opera con regime ordinario (e che deve applicare l’IVA).

Una start up con partita IVA in regime forfettario, poi, non ha obbligo né di tenere la contabilità, né dei libri IVA. Un contribuente in regime forfettario, poi, gode dell’esonero di dall’applicazione di:

  • IRAP
  • IRPEF 
  • ritenuta di acconto sui compensi.
  • addizionale regionale/comunale 
  • presentazione della dichiarazione Isa

In regime forfettario, però, la start up perde il diritto ad usufruire delle detrazioni fiscali riservate alla partita IVA in regime ordinario.

Niente detrazioni per spese familiari in caso di familiari o minori a carico, niente detrazioni per spese sanitarie, né altre legati ai costi per i locali dell’attività o altri costi che, per il regime ordinario, sono deducibili.

Non solo vantaggi, insomma, ma per una start up in fase di avvio la partita IVA in regime forfettario rappresenta, in ogni caso, la scelta migliore; soprattutto dal momento che, in fase iniziale, non si sa ancora se la nuova azienda avrà successo o meno.