Una delle principali preoccupazioni che coinvolgono i contribuenti sono i pignoramenti da parte dell'Agenzia delle Entrate. Questi possono arrivare in egual misura su un conto corrente, su una pensione od uno stipendio: in generale sulla maggior parte dei crediti che il debitore ha presso terzi. Moti soggetti coinvolti in queste spiacevoli situazioni si chiedono se sia possibile contestare questi pignoramenti direttamente presso l'Agenzia delle Entrate o il suo braccio armato, l'Agenzia Entrate Riscossione.

Su questo argomento è intervenuta la Corte di Cassazione, che con la sentenza n. 15436 del 21 luglio 2020, ha fornito uno vero e proprio strumento di difesa per tutte quelle azioni di pignoramenti presso terzi intrapresi dal fisco. I giudici ritengono che l'Agenzia delle Entrate starebbe commettendo un errore molto grave, tanto da invalidare addirittura le procedure esecutive. In altre parole è stato messo, nelle mani del contribuente, un vero e proprio strumento per difendersi.

Pignoramento, ecco come contestarlo!

Nel momento in cui ci viene notificato un pignoramento da parte dell'Agenzia Entrate Riscossione come è necessario comportarsi? Iniziamo ad effettuare una distinzione: nel momento in cui il pignoramento arriva da un creditore qualsiasi, sebbene la trattenuta sullo stipendio scatti nel momento stesso della notifica del pignoramento, è sempre necessaria un'udienza in tribunale. E' necessario, infatti, che sia un giudice ad ordinare al datore di lavoro o alla banca di versare la somma al creditore. Una decisione che viene presa solo dopo che siano stati controllati tutti i documenti prodotti proprio dal creditore.

Questo, invece, non accade quanto il pignoramento arriva dall'Agenzia Entrate Riscossioni. Il fisco parte immediatamente emettendo una cartella esattoriale, che è a tutti gli effetti un titolo esecutivo. In altre parole ha la stessa validità e la stessa forza di una sentenza: a tutti gli effetti ha il valore legale di un assegno o di una cambiale. L'ente provvederà, poi, a notificare l'atto al debitore e, nel caso in cui non ci sia alcuna opposizione, diventa definitiva a tutti gli effetti e non può essere contestata. Diventa come una sentenza irrevocabile.

A questo punto l'Agenzia delle Entrate provvede a notificare il pignoramento dello stipendio o del conto corrente: da questo momento il debitore ha 60 giorni per pagare. In caso contrario tutte le somme confluiscono direttamente sul conto dell'ente esattore. Non si passa davanti a nessun giudice.

La presa di posizione della Cassazione!

Proprio di fronte a questo strapotere dell'Agenzia Entrate Riscossioni, la Cassazione ha voluto porre alcuni paletti. Perché se da un lato le procedure esattoriali non devono arrivare ad ingolfare i tribunali, dato che nella maggior parte dei casi è proprio lo Stato (tramite qualche Ente pubblico) a citare in giudizio i contribuenti; dall'altro è necessario garantire un minimo di trasparenza nella proceduta. Prima di tutto il cittadino coinvolto deve avere la possibilità di controllare e verificare che tutto sia in regola e quindi, se lo ritiene opportuno, difendersi nelle sedi appropriate.

La Corte di Cassazione ha definito alcune regole precise. L'atto con il quale viene pignorato lo stipendio o il conto corrente deve indicare a quale titolo vengono pignorate alcune somme. Nel caso in cui mancasse una motivazione specifica il pignoramento risulta illegittimo. Questo significa che, nel caso in cui nelle cartelle esattoriali non venga indicato chiaramente a quale titolo si richiedano le somme, l'atto di pignoramento è nullo a tutti gli effetti.

Pignoramento: una lente di ingradimento sui documenti!

Questa presa di posizione da parte della Cassazione, senza dubbio, è molto interessante. Nella maggior parte dei casi Agenzia delle Entate Riscossioni, nel momento in cui procede a pignorare uno stipendio si limita ad inviare un atto generico, nel quale non viene specificato altro se non l'importo del credito richiesto. L'atto intima al datore di lavoro o alla banca di effettuare la trattenuta, senza ulteriori indicazioni. In questo modo il contribuente non sarebbe messo nelle condizioni di difendersi e di verificare se la procedura di pignoramento è corretta.

Nel caso in cui l'atto di pignoramento fosse incompleto, mancando totalmente l'indicazione della natura del credito maturato, il pignoramento risulterebbe non legittimo. A questo punto è possibile fare opposizione e annullarre la procedura.