Superbonus 110% con una dote finanziaria da 19 miliardi, ma utilizzati all’incirca 670 milioni di euro. Un flop senza precedenti dell’ex governo Conte. Un insuccesso totale, ma non così inaspettato considerato che dall’inizio i riscontri non sono stati molto confortevoli. Il Superbonus 110% rappresentava una delle misure determinanti per rilanciare l’economia nazionale. In particolare, ci si aspettava quella spinta decisiva per ridare attualità al comparto costruzioni.

Per ora su circa 187 miliardi destinati al Superbonus 110% sono stati richiesti all’incirca 670 milioni per l’apertura del cantiere di un'opera, con una spesa totale di 710 milioni. D’altra parte, tutti i tasselli sembravano incastonati nel posto giusto, tanto da far supporre che il Superbonus 110% raggruppasse molteplici interessi dai proprietari che avrebbero dovuto avviare i lavori di riqualificazione energetica, efficientamento e antisismici, ma anche per lavori demolizione e ricostruzione degli edifici a costo zero. 

D’altra parte l’impresa avrebbe ottenuto nuove commesse e la riattivazione dei cantieri in essere. Una posizione favorevole anche verso le banche, oppure, per le assicurazioni che potevano ricavare il 10% sulla percentuale del 110% del finanziamento. Tutto troppo perfetto, tanto da non decollare facendo registrare meno del 5% sul plafond delle risorse disponibili.

Dalle stime è emerso che circa 6.512 sono i lavori avviati, di cui più di un terzo sono stati individuati in Veneto, Lombardia, nonché, Emilia Romagna. Gli interventi previsti per i condomini hanno riscontrato notevoli problemi, tanto che all’incirca il 10% sono partiti.

Troppe aziende hanno rifiutato tali lavori. D’altra parte molte imprese sono collocate nel limbo dell’incertezza di un pessimo posticipo fissato al 2023 stabilito nel Recovery Plan da trasmettere all’Ue entro la data del 30 aprile 2021.

Imminente la cancellazione del superbonus 110%? Sembrerebbe di sì. Non solo. Si trascinerebbe dietro diversi bonus edilizi. Cosa resta allora? Secondo le ultime indiscrezioni, pare che il premier Draghi miri a strategie diverse valutando un sostanziale cambiamento con l’introduzione di diverse agevolazioni dirette ai lavori edilizi. Non solo. Punta a snellire, semplificare e riorganizzare le procedure burocratiche, oltre all’applicazione di un’aliquota unica al 75%.

In sintesi, ti spiegheremo cosa cambia per i bonus ristrutturazione con l’applicazione di un’unica aliquota e cosa sta succedendo con il Superbonus 110%.

Superbonus 110%: cosa cambia per i bonus casa?

Nel decreto Rilancio è presente un bonus destinato a risollevare il settore dell’edilizia che si accosta verso i bonus casa previsti per la prevenzione del rischio sismico, come appunto il Sismabonus, nonché, diretti alla riqualificazione energetica del patrimonio edilizio, denominato Ecobonus.

Per ora, tra i bonus casa più utilizzati troviamo il Superbonus 110%. Un bonus diretto a diversi interventi, tra cui l’efficienza energetica, prevenzione sismica, montaggi impianti infrastrutture e fotovoltaici e così via.

Il privilegio del Superbonus 110% è quello di non pesare nelle tasche del beneficiario. O, meglio è quello di essere a costo zero, in più viene assicurato un benefit del 10%.

Nello stesso tempo, per godere del credito maggiore delle spese effettuate, è importante che gli interventi specifici vengano eseguiti in un periodo ben prestabilito. In particolare, la norma si riferisce al lasso di tempo compreso tra il 1° luglio e sino alla data del 31 dicembre 2021.

Per poter usufruire delle agevolazioni del Superbonus 110% sulla somma della spesa eseguita a fronte degli interventi di riqualificazione energetica, efficientamento e antisismici, ma anche per lavori demolizione e ricostruzione degli edifici, il primo criterio ruota sui lavori edilizi da eseguire sull’edificio. In particolare, il credito può essere richiesto in base alle seguenti modalità, tra cui

  • cessione credito d'imposta;
  • sconto in fattura;
  • cessione del credito a istituto di credito, oppure, intermediari finanziari.

Superbonus 110%: il bluff dei bonus casa

Nelle ultime settimane appare incisivo il dibattito sul Superbonus 110%, in merito ai dati diramati dal Governo Draghi sull’utilizzo del denaro destinato per i bonus casa.

L’ex governo Conte a copertura delle agevolazioni edilizie aveva disposto una dote finanziaria di 187 miliardi di euro, di cui all’incirca 670 milioni sono stati effettivamente adoperati per la messa in opera dei lavori edilizi.

D’altra parte, se da un lato i dati non sembra favorire l’applicazione del Superbonus 110%, una voce dissonante arriva dal settore delle costruzioni. A dire il vero, da una relazione eseguita dal Centro Studio della CNA è emerso che il settore delle costruzioni ha ricevuto una spinta considerevole dal Superbonus 110% grazie agli interventi eseguiti per la riqualificazione degli immobili.

Una ricerca che mette in evidenza come il settore stia a piccoli passi uscendo dalla crisi economia. In ogni caso, il 57% delle aziende edili sono favorevoli all’introduzione dei bonus edilizi, nonché, alla conferma di ulteriori misure che vadano a rafforzare la filiera delle costruzioni. Si registra, dunque, un impatto positivo specie nel settore installazione, infissi e serramenti.

Nello stesso tempo, non si può non tener conto del possibile aumento dei materiali edilizi. Un problema che investirebbe sia le materie prime che gli strumenti e apparecchiature del comparto edile.

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Superbonus 110%: il governo Draghi spinge verso la proroga dei bonus casa

Il governo Draghi non avrebbe intenzione di cancellare del tutto il Superbonus 110%, ma punta a rielaborare, fortificare e snellire l’ottica dei bonus casa.

Misure che garantirebbero il rilancio economico del Paese. Non a caso esiste la proroga per poter avvalersi del Superbonus 110% diretto agli interventi per ottimizzare l'efficienza energetica degli edifici. È presente nella redazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Misure destinate per i bonus casa promosse dalla Camera dei Deputati e dal Senato.

Nelle indicazioni è presente il differimento del Superbonus 110% sino al 2023, senza il vincolo del termine contrattuale di ultimazione dei lavori di percentuali d'incidenza minime. Nello stesso tempo, si prevede adozione di diverse uno snellimento procedurale, specie per quanto concerne i controlli sulla conformità urbanistica degli edifici, nonché, delle singole unità immobiliari.

L’obbiettivo del governo Draghi resta quello di rendere meno rigide le norme del guadagno relativamente a due classi energetiche, qualora risultino difficile onorare. Si pensi, ad esempio, a interventi di riconversione di edifici posizionati nei centri storici e così via.

Draghi ci cambia i bonus casa?

Attesi importanti cambiamenti al Superbonus 110. Il fine del governo Draghi resta quello di far ripartire il Paese, potenziando al massimo le risorse disponibili. Ecco, perché, il Superbonus 110% deve contenere tutti gli elementi necessari per renderlo quanto più possibile accessibile, per garantire l’accesso a una vasta platea di beneficiari.

Nel merito della questione è possibile che venga introdotta un’unica aliquota, il che porterebbe a ridurre l’aliquota del 110% fissandola al 75%.

Si tratterebbe di una rivisitazione dell’articolo 16 bis del Testo Unico che si riferisce alle imposte sui redditi. Si andrebbe verso una detrazione spalmata almeno di 5 anni.

La notizia non è stata ufficializzata dal Governo. Le indiscrezioni spingono verso l’immissione di un’unica aliquota del 75% attivabile per tutti i bonus casa, come ad esempio: bonus ristrutturazione, sisma bonus e così via, con uno snellimento sul metodo per la cessione del credito.

D’altra parte, il richiamo per il Superbonus 110% è innegabile, ma la procedura farraginosa e la sproporzionata mole delle domande da presentare per accedere al beneficio penalizzano uno strumento di altissimo impatto.