Negozi chiusi, PIL in picchiata, meno consumi e quindi meno rifiuti. Eppure, tra i tanti paradossi italiani ci sta anche quello della TARI, la tassa sui rifiuti che cittadini ed imprese devono pagare. E proprio le partite IVA, che nel 2020 hanno visto le proprie attività bloccarsi, subiscono il peso di questo paradosso. Secondo uno studio dell'Osservatorio Tasse Locali di Confcommercio, nel 2020 la pressione fiscale legata alla Tari è rimasta invariata rispetto al 2019 ed in diversi comuni addirittura è aumentata del 3,8%.

Tari: il principio chi inquina paga

La tassa sui rifiuti, che aveva nel lontano 2014 sostituita la Tares, si basa sul principio che chi inquina paga. Il presupposto della TARI è il possesso di un immobile, sia esso residenziale che commerciale, ed annesse aree scoperte, suscettibili di produrre rifiuti. Affinchè il comune possa gestire i rifiuti mediante la raccolta e lo smaltimento degli stessi, chiedono il pagamento di questo servizio applicando la Tari. Essa si differenzia tra utenze domestiche residenziali ed utenze non domestiche. In pratica, il privato cittadino che vive in un appartamento, villa, o altro immobile paga una determinata tariffa per ogni metro quadro di superficie suscettibile di produrre rifiuti. Ad essa si aggiunge la componente fissa legata al numero delle persone che compongono il nucleo famigliare. Per le utenze non domestiche, riguardanti negozi, aziende, esercizi commerciali, studi professionali, insomma per chi come lavoratore autonomo o partita iva esercita un'attività, la Tari si paga solo sui metri quadrati delle superfici coperte e scoperte. La tariffa per le utenze non domestiche è molto più alta di quella domestica. Esse variano da comune a comune, che adotta un proprio regolamento e proprie tariffe. 

Chi ha un immobile in disuso non dovrebbe pagare la tassa.

Tari: chi deve pagarla

Tutti i soggetti che occupano locali ed aree scoperte, all'interno dei comuni, utilizzati per qualsiasi scopo, abitativo, commerciale o di lavoro, devono pagare la TARI. Chi paga è l'utilizzatore dell'immobile, in base al principio della disponibilità dei locali o dell'area, indipendentemente se si tratta di proprietario, locatario, usufruttario. Solo in caso di breve periodi di utilizzo, ad esempio la casa vacanza usata per una settimana, a dover pagare la Tari è il proprietario. La Tari la paga l'utilizzatore anche quando vi siano più soggetti ad usare l'immobile o l'area scoperta. In questi casi vige il vincolo di solidarietà, per cui chiunque degli occupanti deve pagare la Tari. Per le multiproprietà invece la responsabilità del tributo è attribuita  al soggetto  che gestisce i servizi comuni, fermo restando il suo diritto a richiedere il rimborso dell’importo versato in misura percentuale ad ogni effettivo detentore.

Ogni comune stabilisce le tariffe da applicare per tipologia di utenza e locale. Così come ogni comune stabilisce nel regolamento Tari, le eventuali esenzioni, gli sconti, le modalità e tempi di pagamento. 

Il principio per l’applicazione della TARI è sancito nell’art. 191 del Trattato per il Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) in base al quale “chi inquina paga”, sebbene i Comuni, per mera semplificazione,  possano e usino determinare la propria tariffa secondo i criteri già previsti per la TARSU, quindi commisurando la tassa al costo del servizio e alla  quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie.

Tari: aumenta il costo per le partite IVA

Sebbene le attività sono ferme nella maggior parte del Paese, e nel 2020 tra lockdown e Italia in fasce di colori, il 60% dei Comuni ha aumentato la tariffa della Tari in capo alle partite IVA che svolgono attività commerciale. Ad essere penalizzati maggiormente sono i negozi di ortofrutta, fiorai, pescherie, ristoranti, pizzerie e pub. Lo sancisce lo studio condotto dall'Osservatorio delle tasse locali di Confcommercio analizzando tutte le delibere comunali relative alla Tari. Nonostante il calo di rifiuti di oltre 5 milioni di tonnellate rispetto al 2019, il costo totale della Tari aumenta. In 10 anni è aumentata dell'80% e nel 2020 ha raggiunto il suo livello record di 9,73 miliardi. Dalla lettura dei regolamenti Tari di oltre 110 capoluoghi di provincia e città metropolitane, sottolinea lo studio di Confcommercio, in quasi l'80% dei casi non è stato ancora adottato il principio di chi inquina paga voluto dall'Unione Europea. Ma le tariffe sono ancora calcolate secondo un metodo normalizzato che prende in esame la superficie calpestabile. Solitamente l'80% della superficie catastale. In poco più del 20% dei comuni cha hanno adottato il nuovo metodo, oltre la metà ha aumentato le tariffe del 3,8%. L'occasione di rivedere il metodo di calcolo è stata colta anche per ritoccare all'insù il costo. E su questo non ci sta il presidente di Fratelli d'Italia che in un post su Facebook scrive

Imprenditori italiani: oltre al danno, la beffa. Imprese, commercianti, artigiani, il motore produttivo dell'Italia, dopo essere stati enormemente danneggiati da oltre un anno di chiusure e limitazioni tuttora vigenti, devono anche subire la beffa di veder aumentare la tassa sui rifiuti che ha raggiunto, l'anno scorso, il livello record di 9,73 miliardi e di veder aumentare la pressione fiscale passata dal 42,4% del 2019 al 43,1% del 2020 come certificato dall'Istat, con una pressione fiscale reale ben più elevata, stimata oltre il 48%.

Aumenta la Tari ma non migliora il servizio

La denuncia di Confcommercio dopo l'analisi di oltre 2000 regolamenti comunali sulla Tari è rivolta all'inefficienze dei servizi di raccolta e smaltimento. Un paradosso se si considera che il pagamento della Tari è proprio dovuta per finanziare i servizi comunali dedicati alla raccolta, smaltimento e gestione dei rifiuti. Secondo Confcommercio un paradosso che penalizza

le imprese del terziario, già duramente colpite dagli effetti della pandemia, con costi che restano ancora troppo alti e sproporzionati a fronte dei quali, peraltro, non corrisponde un'efficiente gestione dei servizi resi dagli enti locali.

Eppure già nel 2020 l'Arera, l'autorità di regolazione per energia reti e ambiente, aveva stabilito che in quell'anno  sarebbe dovuta diventare operativa l'adozione del nuovo Metodo tariffario rifiuti con l'obiettivo di evitare voci di costo improprie, inefficienze e una maggiore aderenza tra le tariffe pagate dalle utenze e la reale produzione dei rifiuti nel rispetto del principio europeo “chi inquina paga”. Ma mancano impianti per la trasformazione e lo smaltimento dei rifiuti con evidenti ricadute anche sull'ambiente e l'inevitabile ricaduta dei costi sulle bollette che le partite IVA devono pagare. 

Due esempi: nel comune di Ancona, per un bar di 100mq la Tari nel 2020 è aumentata di 112 euro; per un supermercato di 100mq nel comune di Torino l'aumento arriva a 312 euro.

Tari: il bonus che salva, ma che non funziona

Il bonus Tari è stato introdotto dal decreto fiscale n. 124/2019 ed è collegato al bonus sociale. Una serie di riduzioni a favore delle famiglie in condizioni economiche di svantaggio. Il collegamento al bonus sociale era stato determinato per semplificare la procedura di accesso allo sconto. In altri termini tutte le famiglie che risultavano beneficiare del bonus sociale, in automatico dovevano ricevere uno sconto sulla Tari. La base di riferimento è il valore dell'ISEE. Attraverso i dati comunicati dalle famiglie nel 2020, sulla base dei requisiti economici, l'ARERA, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, comunicava ai vari gestori delle utenze l'eleggibilità nell'ottenere lo sconto in bolletta e ai vari comuni i beneficiari per applicare lo sconto sulla Tari. Niente di tutto questo, lasciando ai singoli comuni di applicare nel regolamento TARI le condizioni per erogare uno sconto alle famiglie in particolare condizioni economiche di svantaggio.

Sconto Tari: con pagamento RID o cashback

Se il bonus Tari per le famiglie in condizioni economiche di svantaggio è bloccato per il 2021, almeno si può provare ad avere uno sconto del 20% sul pagamento della Tari. E questa volta per tutti, senza necessità dell'ISEE. 

Ad introdurre lo sconto del 20% è il Decreto Rilancio che lascia discrezionalità ai comune di poter "premiare" coloro che per i pagamenti si avvalgano della domiciliazione bancaria, applicando una riduzione fino al 20% dell`aliquota. Il decreto in parola consente ma non obbliga gli enti pubblici ad accettare come modalità di pagamento la domiciliazione bancaria. Ogni comune a propria discrezione potrà indicarlo nei regolamenti locali della Tari. Con l'obbligo di mettere a disposizione dei contribuenti il canale di pagamento tramite PagoPA, dal 1° marzo la possibilità di ottenere lo sconto del 20% è attuabile. Con l'obbligo di mettere a disposizione dei contribuenti il canale di pagamento tramite PagoPA, dal 1° marzo la possibilità di ottenere lo sconto del 20% è attuabile.

Se invece la Tari si paga mediante i sistemi di pagamento presso gli uffici postali o i circuiti abilitati usando la carta di credito o il bancomat registrato sull'App IO, si può ottenere uno sconto del 10% sul costo della Tari, come cashback che verrà erogato entro agosto 2021, per un importo complessivo non superiore a 150 euro di tutte le spese effettuate in negozi fisici e pagati con carta di credito o bancomat, purchè si raggiungano 50 transazioni.