La TARI, la tassa sui rifiuti, si deve pagare anche nel 2021, nonostante il Covid-19. In concomitanza con il pagamento di aprile della TARI, arriva però anche una notizia interessante dal fronte riciclo: l’Italia è al primo posto in Europa. Il nostro paese supera per il terzo anno consecutivo ogni record, battendo anche Francia e Germania, da sempre paesi molto attivi per lo smaltimento.

Sul totale dei rifiuti prodotti, l’Italia è in testa, perché ne ricicla almeno il 79%. Il dato sulla sostenibilità è positivo per il nostro paese, e si attesta al primo posto superando le aspettative. Da un lato l’economia circolare italiana supera i record, dall’altro ottiene il primato europeo.

La ricerca da cui arrivano questi dati in positivo è condotta da Symbola, la fondazione per le qualità italiane. L’obiettivo, più grande, è quello di raggiungere la quota “rifiuti zero”, con una completa gestione del riciclo dei materiali di scarto prodotti.

Rifiuti zero: l’obiettivo prefissato

Il presidente della Fondazione Symbola ha spiegato già nel 2015 qual era l’obiettivo da seguire, con queste parole:

“L'obiettivo "rifiuti zero" non è solo un orizzonte culturale, ma una possibilità tecnologica in grado di dare forza e competitività alla nostra economia. La seconda manifattura d'Europa, la meccanica più competitiva del mondo dopo quella tedesca.”

La Fondazione, insieme al gruppo Waste Italia, responsabile della gestione dei rifiuti, vede in chiave sostenibile lo smaltimento, nella direzione sempre più marcata di economia circolare.

Al centro del concetto di economia circolare troviamo una gestione dei rifiuti che prevede la riutilizzazione completa di tutti i materiali che vengono scartati, per raggiungere l’obiettivo “rifiuti zero”. E l’Italia sta andando nella giusta direzione, secondo gli ultimi dati che la vedono prima in classifica in Europa per riciclo.

Ed è il terzo anno di fila che l’Italia si aggiudica il podio per materiale riciclato derivante dai rifiuti. Seguono Francia, Germania e Spagna.

Economia circolare: il primato dei rifiuti tutto italiano

Il rapporto aggiornato al 2021 sull’economia circolare ci mostra uno scenario da medaglia d’oro per il nostro paese. Bisogna ricordare che attualmente in Europa sono 519 mila le persone impegnate nel settore dell’economia circolare, che contribuisce a migliorare la situazione climatica.

Per il Circularity Gap Report 2021 del Circle Economy, si potrebbero ridurre, tramite economia circolare, i consumi dei materiali da 100 a 79 gigatonnellate, diminuendo i gas serra globali del 39% all’anno.

L’Italia ha visto negli ultimi anni una diminuzione della produzione dei rifiuti, seguita da un sempre maggiore smaltimento in termini di riciclo. La raccolta differenziata è quasi raddoppiata ad oggi, rispetto ai valori del 2008.

Mentre in passato la situazione dei rifiuti ha dato voce a numerose polemiche, soprattutto per la situazione del sud Italia, negli ultimi anni la situazione si è ribaltata completamente, e i dati che si riferiscono alla raccolta differenziata sono tutti positivi.

Per la gestione degli scarti prodotti dalle case dei cittadini, l’Italia prevede una particolare tassa, la TARI, che va pagata per le operazioni di smaltimento, a carico dei cittadini.

Non solo TARI: qual è il rapporto sui rifiuti del 2020

Uno studio condotto sui rifiuti urbani del 2020 evidenzia come in Europa ogni paese, pur seguendo delle linee di sostenibilità comuni, smaltiscano gli scarti in modo diverso. Il modo di smaltire è differente tra i paesi europei, in base a diverse procedure:

•Incenerimento;

•Discarica;

•Riciclo;

•Compostaggio e smaltimento aerobico/ anaerobico;

•Recupero di energia.

La partizione delle diverse tipologie di smaltimento varia in base al paese. Ci sono differenze anche enormi, per esempio in Svizzera la discarica è del tutto inutilizzata come forma di smaltimento di rifiuti, mentre in Serbia è utilizzata al 100%.

Per quanto riguarda l’Italia, ci sono delle ripartizioni: il 32% degli scarti urbani viene riciclato, il 23% è sottoposto a compostaggio, con un riciclo quasi del 55%.

Chi deve pagare la TARI: la tassa sui rifiuti in Italia

Come abbiamo visto, la tassa in Italia è la TARI, che è stata introdotta nel 2013. La tassa è definita come:

“Il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di locali o di aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani. Sono escluse dalla Tari le aree scoperte pertinenziali o accessorie a locali tassabili, non operative.”

Ogni comune determina qual è la TARI da pagare, e la cifra cambia in base alla superficie abitativa e alla quantità di rifiuti prodotti. Il principio di base su cui si determina il pagamento è la sostenibilità: più si inquina, più si paga.

La cifra della tassa varia in base al comune, e può essere ridotta fino al 20% per particolari casi:

•Quando il servizio di smaltimento è insufficiente o manca;

•Quando ci sono gravi violazioni della normativa nell’erogazione del servizio di rifiuti;

•Quando ci sono interruzioni di servizio che possono causare danni a persone o ambiente;

•Si può avere una riduzione anche in caso di uso non continuativo di un immobile.

La cifra della TARI è variabile in base al numero di persone e alla grandezza dell’immobile di riferimento, oltre alla quantità di rifiuti effettivamente prodotti.

Come pagare la TARI

La tassa sui rifiuti si paga in genere a rate, con scadenza ogni sei mesi. In ogni caso le modalità variano da comune a comune, è buona norma chiedere e informarsi al proprio comune di riferimento per sapere come muoversi.

Solitamente il pagamento avviene in tre momenti: Aprile, Luglio e a fine anno. Per le modalità di pagamento, anche queste sono variabili in base al comune in cui si risiede, può servire un bollettino postale, un pagamento con MAW o con modello F24.

Una novità del 2021 riguarda la definizione di rifiuto urbano: cambia per i comuni, che vedono l’eliminazione della categoria dei rifiuti speciali. Le industrie vedono dal 2021 un cambiamento della TARI da pagare, perché i magazzini delle industrie vengono esclusi dai pagamenti come rifiuti ordinari.

I rifiuti prodotti dai magazzini delle industrie prendono il nome di “rifiuti speciali” in qualsiasi caso. Chi ha la proprietà di un’abitazione in cui vive deve pagare la tassa sugli scarti prodotti, ma questo vale anche per chi è in affitto. In questo caso sono gli inquilini che devono pensare al pagamento, non i proprietari.

TARI 2021: chi non la deve pagare

Esistono alcune particolari situazioni per cui è possibile risparmiare sulla TARI. La tassa dei rifiuti, come l’IMU, va pagata anche sulla seconda casa. Questi sono i casi più comuni di esenzione dal pagamento:

Immobili inagibili e inabitati: non si paga la TARI perché di fatto le abitazioni non producono rifiuti;

Abitazioni vuote, non utilizzate (seconde case) purché non ci siano né arredi né utenze (ogni comune sceglie in questo caso come comportarsi):

Pensionati residenti all’estero: da quest’anno chi non risiede in Italia e riceve pensione nello stato di residenza, può vedere dimezzata la tassa IMU e di conseguenza la TARI scende con un risparmio di due terzi. Questo tipo di esenzione si può richiedere solo per una abitazione, presentando apposita domanda.

Questi sono i casi particolari in cui un cittadino italiano può essere esonerato dal pagamento della TARI o recepire agevolazioni, tuttavia, data la variabilità della tassa in base al comune di riferimento, è necessario informarsi al proprio comune sulle disposizioni locali.

Rifiuti e sostenibilità: il problema delle grandi città

Uno dei problemi principali per la gestione della sostenibilità ambientale in Italia è dato dalle grandi città: l’impatto dei rifiuti sull’ambiente è ancora elevato, nonostante il record italiano. Il problema principale è la plastica.

In Italia il problema principale a questo proposito è generato dalle grandi città, in cui si concentra maggiormente l’uso della plastica: porzioni monouso, prodotti venduti in piccoli pacchetti di plastica sono i fattori più problematici.

Il tema della sostenibilità risulta caro agli italiani, anche perché con l’arrivo del Covid-19 abbiamo assistito ad una nuova e crescente consapevolezza. Soprattutto nelle grandi città, lo stile di vita è più consumistico, e basato sull’acquisto di prodotti che vengono poi sostituiti velocemente, fattore nocivo per l'ambiente.

Sia per le città stesse che per la totalità dell’ambiente. Le previsioni per il futuro tuttavia sono ottimistiche, e il primato italiano è un chiaro segnale della direzione che il nostro paese sta prendendo per la nuova economia circolare.