Uno dei degli adempimenti burocratici ed economici che si è tenuti ad effettuare quando si ricevono in eredità dei beni, è la presentazione della dichiarazione di successione e il versamento dell’imposta all’Agenzia delle entrate.

Argomento non troppo felice, certamente, ma è necessario che tutti sappiano come muoversi e conoscano le regole e la relativa normativa di legge.

L’erede o gli eredi al lascito, però, possono anche rinunciare all’eredità prima o dopo la presentazione della dichiarazione all’Agenzia delle entrate. Come si può rinunciare ad una parte o a tutta l’eredità? Quali sono gli adempimenti che bisogna rispettare? Ma, soprattutto, si deve pagare lo stesso la tassa di successione?

Questo articolo vuol essere una guida alla successione ereditaria e, soprattutto, alla tassa di successione. Infatti, verrà spiegato, in linea generale, quasi tutto ciò che riguarda la dichiarazione e la tassa di successione. Tuttavia, una parte molto consistente del testo sarà dedicata ai casi di rinuncia dell’erede.

Tassa di successione: cos'è e quando si paga?

Il primo passo da fare, nella stesura di questa breve guida, riguarda la spiegazione della successione ereditaria. Si tratta, sicuramente, di un argomento infelice, non solo affettivamente, ma anche da un punto di vista economico. Sì, perché la successione ereditaria presenta costi non indifferenti

Per non dimenticare, poi, eventuali dissapori tra i chiamati all’eredità. Insomma, anche se si tratta di un argomento non eccessivamente complesso da capire, dall’altra parte non può di certo dirsi privo di difficoltà di sorta.

Comunque sia, cerchiamo di spiegare bene cos’è la successione ereditaria e come gli eredi devono muoversi. Abbiamo appena parlato di eredi; dobbiamo chiarire sin da subito che gli eredi non ricevono automaticamente il lascito ereditario. Infatti, il lungo processo della successione si apre proprio con la morte di una persona e consiste nel trasferimento dei beni ai suoi eredi.

Ci sono diversi modi in cui il lascito viene trasferito agli eredi. Modi che si identificano con la successione testamentaria e legittima. Nel primo caso, molto semplicemente, il defunto ha redatto un testamento ereditario. Nel secondo caso, manca il testamento oppure si è in presenza di un testamento illegittimo e, pertanto, la successione e il trasferimento dei beni viene regolata in base alle disposizioni di legge in vigore.

Quali sono, quindi, gli adempimenti burocratici che gli eredi devono apprestarsi a seguire? In genere, l’inizio del processo di successione avviene lo stesso giorno della morte del defunto. Pertanto, entro dodici mesi dall’inizio della successione, gli eredi interessati sono tenuti a trasmettere la dichiarazione di successione all’Agenzia delle entrate

Successivamente all’invio della dichiarazione di successione, gli eredi sono tenuti al versamento della tassa di successione, ovvero un valore che viene applicato sui beni rientranti nell’asse ereditario che sono entrati in successione.

Per saperne di più sulla tassa di successione e quanto si paga, si consiglia di leggere il seguente articolo pubblicato su Trend Online: Tassa di successione: quanto si paga? Ecco una breve guida!

Dichiarazione e tassa di successione: cosa devi sapere?

Prima di passare all’analisi dei casi di rinuncia all’eredità o ad una parte di essa, spieghiamo un po’ meglio come si deve trasmettere la dichiarazione di successione e quanto si deve pagare di tassa di successione.

La dichiarazione di successione deve essere presentata online all’Agenzia delle entrate, direttamente dall’erede o da un suo intermediario o, in alternativa ai dispositivi telematici, si può presentare presso uno sportello territorialmente competente.

Nella dichiarazione di successione si devono indicare i dati anagrafici sia del defunto che degli eredi, immobili, terreni, buoni fruttiferi, depositi, se presenti donazioni e debiti.

Si tratta di un documento molto importante e funzionale al calcolo della tassa da pagare perché all’interno del documento sono contenuti tutti i beni entrati in successione. Come si calcola, quindi, la tassa di successione? È compito dell’Agenzia delle entrate effettuare il calcolo, ma è sempre bene capire come si fa. Si devono considerare alcuni parametri: la base imponibile dell’eredità, le aliquote e le franchigie.

Come si legge sul sito informazionefiscale.it:

“Il valore netto globale dell’asse ereditario è costituito dalla differenza tra il valore complessivo alla data di apertura della successione, dei beni e dei diritti che compongono l’attivo ereditario e l’ammontare complessivo delle passività e degli oneri deducibili”.

Come rinunciare all'eredità dopo la successione?

Spesso e volentieri, uno o più eredi, dopo la successione, vogliono rinunciare al patrimonio ereditario. Ciò può avvenire per diverse ragioni come, per esempio, quando il defunto ha lasciato, oltre ad alcuni beni, molti debiti.

Come abbiamo già detto, gli adempimenti sono molto costosi, pertanto, è bene capire se accettare l’eredità conviene oppure no.

Quanto tempo è concesso alla decisione o meno di accettare l’eredità? Dopo l’apertura della successione, ci sono dieci anni di tempo per rinunciare oppure accettare il lascito ereditario. Ma ci sono alcuni distinguo che dobbiamo fare. Se, per esempio, l’erede in questione conviveva con il defunto ed era anch’egli in possesso dei suoi beni, sono concessi solo tre mesi dalla morte per fare l’inventario e ulteriori quaranta giorni per accettare oppure rinunciare all’eredità.

Analizziamo il caso della rinuncia. Come si deve fare? È sufficiente recarsi presso un notaio e firmare un’apposita dichiarazione di rinuncia o andare in tribunale e presentare un atto al cancelliere.

Se si rinuncia all’eredità, ovviamente, non si è chiamati al pagamento dei debiti lasciati dal defunto. Bisogna anche specificare un’altra cosa. Come si legge sul sito laleggepertutti.it:

“[…] la rinuncia (come l’accettazione) opera retroattivamente. In parole povere, chi rinuncia all’eredità è considerato come se non vi fosse mai stato chiamato”.

Rinuncia all'eredità: si deve pagare la tassa di successione?

Ci sono alcuni casi in cui si è esonerati dal versamento della tassa di successione. Come si legge sulle schede esplicative presenti sul sito dell’Agenzia delle entrate, non sono soggetti alla presentazione della dichiarazione di successione e al pagamento della tassa di successione, coloro per i quali si verificano, in contemporaneo, le condizioni di seguito elencate:

  • L’attivo ereditario non supera il valore di 100.000 euro;
  • Non sono compresi beni immobili o diritti reali immobiliari;
  • L’eredità è destinata al coniuge e ai parenti in linea retta.

Vi è, poi, un altro caso in cui non si deve pagare la tassa di successione. Sempre come si legge sul sito dell’Agenzia delle entrate, sono esonerati:

“[…] dall’obbligo di presentare la dichiarazione di successione i chiamati all’eredità ed i legatari che abbiano rinunciato all’eredità o al legato anteriormente alla scadenza del termine per la presentazione della dichiarazione di successione […]”.

Tuttavia, la rinuncia all’eredità comporta ben altre spese da affrontare. Quali sono i costi? Abbiamo detto si può rinunciare davanti ad un notaio oppure in tribunale. Se si rinuncia davanti ad un notaio con la firma di una dichiarazione, si dovrà pagare soltanto la spesa al professionista.

Rinunciare presso un tribunale, comporta i seguenti costi:

  • 200 euro che si devono versare all’Agenzia delle entrate, mediante la presentazione del modello F23. La ricevuta si deve presentare alla cancelleria del tribunale;
  • 16 euro di marca da bollo che si deve apporre alla dichiarazione della rinuncia all’eredità.

Rinuncia all'eredità dopo la dichiarazione di successione: cosa succede?

Vi sono anche alcuni casi in cui uno o più eredi decidono di rinunciare all’eredità dopo la presentazione della dichiarazione di successione. Analizzando uno di questi casi, l’Agenzia delle entrate, rispondendo all’interpello n. 677 del 7 ottobre 2021, indica come si deve procedere. 

Qual è il caso in questione? Come si legge sul sito informazionefiscale.it, Un erede legittimo deve presentare la dichiarazione di successione:

“[…] dopo la morte del padre e la rinuncia all’eredità della sorella e della madre, che aveva già effettuato la denuncia”.

Cosa chiede l’erede? Il suo intendo era quello di presentare una dichiarazione integrativa, allo scopo di non pagare un’altra volta l’imposta ipotecaria e quella catastale, in proporzione già versate dalla madre. È riuscito a farlo? No, per “impossibilità tecnica”.

Secondo l’Agenzia delle entrate, l’erede deve presentare una nuova dichiarazione di successione, ovviamente diversa da quella già presentata, versando le relative imposte.

Le somme già corrisposte possono essere recuperate, ma solo da parte di chi ha presentato la prima dichiarazione.

Rinuncia con effetto retroattivo: si deve pagare la tassa di successione?

Come abbiamo detto, uno dei motivi che spinge alla rinuncia dell'eredità, è quando nel lascito sono presenti anche debiti molto alti, che, in molti casi, vanno a superare i beni mobili e immobili lasciati.

Se un erede, dopo aver presentato la dichiarazione di successione all'Agenzia delle entrate e, con atto successivo, rinuncia all'eredità, è obbligato al pagamento della tassa di successione?

A tale proposito si è espressa la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11832 del 12 aprile 2022, in relazione ad un ricorso presentato da un erede rinunciatario all'Agenzia delle entrate.

L'Agenzia gli intimava il pagamento della liquidazione, giustificando l'emissione della cartella esattoriale a carico del contribuente, in quanto lo stesso non aveva proceduto ad impugnare l'atto di pagamento. 

Semplicando la questione, la Corte di Cassazione ha sentenziato che l'erede rinunciatario non è tenuto al pagamento della tassa di successione, in quanto la rinuncia retroattiva - legittimamente esercitata -, come riporta il sito edotto.com:

"[...] determina il venir meno con effetto retroattivo anche del presupposto impositivo".